Così come lo sono questi New York Knicks in attacco, altra questione totalmente relativa a Jalen Brunson.

Jalen Brunson New York Knicks Atlanta Hawks
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I New York Knicks sono sotto 2-1 contro gli Atlanta Hawks, perdendo due partite di fila a causa di troppi errori nel quarto periodo o nel clutch time, in quella che si sta rivelando la serie Playoffs peggiore di Jalen Brunson da quando è arrivato nella Grande Mela. Alzi la mano chi si sarebbe aspettato il palesarsi non di una, non di due, bensì di tutte e tre le precedenti.

Mentre Gara 2 era imputabile a quello che molto nel dettaglio QUI abbiamo definito “cazzeggio”, Gara 3 si è rivelata un déjà-vu. In Gara 2, i Knicks hanno bruciato nel quarto periodo un +12 di vantaggio, finendo con il perdere la gara per una serie di fattori: scelta di coach Mike Brown di non schierare né Brunson né Towns in campo per troppi minuti, troppo isolamento di Brunson nel quarto periodo a discapito di un Towns dominante nel terzo quarto, Brunson costantemente cercato in difesa senza reazione.

Anche in questo caso, tutte e tre le precedenti si sono riproposte in Gara 3, culminata con la palla persa della stella assoluta di New York nel finale, figlia di una scelta poco lucida e di una partita fatta di insicurezze. Siamo abituati a vederlo molto più deciso, ma la difesa di Daniels, Alexander-Walker e, in questo caso, Okongwu, lo hanno spinto al punto di non trovare fiducia nemmeno nei classici tiri che si prende, come quelli sul finale – qua sotto, mai arrivato.

Ma se nel possesso decisivo le colpe si possono imputare a più fattori, tra cui il troppo tempo impiegato nel far ricevere palla alla point guard, la mancata relocation di McBride nell’angolo opposto o la posizione troppo centrale di Josh Hart, il vero disastro consiste nella sequenza immediatamente precedente, con i Knicks sopra di tre punti.

Gli Hawks ripartono, attaccando con Jalen Johnson, il quale va dritto per dritto verso il ferro ma subisce una grande inchiodata da Towns in aiuto. Ciononostante, JJ recupera il rimbalzo e segna comunque. Qui l’errore di Brunson è duplice: la linea di penetrazione di Johnson nasce da un errore di comunicazione con Anunoby; poi, sul rimbalzo, l’ex Mavericks semplicemente passeggia in mezzo all’area noncurante di quello che sta succedendo sotto i tabelloni. Inaccettabile per una stella del suo calibro, e soprattutto una piena dimostrazione della mancanza di senso di urgenza.

Ma almeno si sarà fatto perdonare di là, come sempre, giusto? No. Non solo prima chiude il palleggio con l’arrivo del raddoppio, riuscendo per miracolo a far uscire la palla per quella che sarà una buona tripla di Josh Hart, ma sull’extra possesso garantito dal rimbalzo di Anunoby sbaglia lato: gli accoppiamenti sono NAW-Brunson, Hart-McCollum e Okongwu-Anunoby; viene chiamato il blocco di Anunoby, che Brunson però rifiuta per… ritrovarsi Okongwu (?), e cioè il miglior difensore possibile in quella situazione? Il risultato è un airball. Il resto, poi, è McCollum che segna di là e la palla persa finale.

Probabilmente Brunson non ha voluto andare verso sinistra a causa della consapevolezza che McCollum si sarebbe staccato da Hart, costringendo a un’altra tripla di quest’ultimo in una serata nera – 2 punti, 1/9 al tiro, 0/4 da fuori per il gregario tuttofare di New York. Ma questo modo di processare è del tutto errato, poiché sarebbe comunque stato un tiro migliore di qualunque cosa sia uscito dalle sue mani per portare a un tremendo airball.

La fiducia di Brunson sin qui è stata minata per tutta la serie dagli Atlanta Hawks, che possono contare su difensori pestiferi come Nickeil Alexander-Walker, fresco di MIP Award, e Dyson Daniels. Nelle prime due gare, i due hanno limitato la stella di New York a 0.71 punti per possesso sulle penetrazioni.

In Gara 3, la masterclass è stata di Daniels, sebbene anche Alexander-Walker abbia offerto il proprio contributo sul finale. Anche contro i Detroit Pistons, lo scorso anno, si era verificata una situazione simile, ma Jalen Brunson aveva risposto alla grande nel corso di tutta la serie. In questa stagione, sembra che gli manchi quasi un passo, e soprattutto la lucidità per effettuare le scelte giuste anche nel coinvolgimento dei compagni: 18 assist e 8 palle perse in tre partite, con quel volume, sono un grosso male per l’attacco di New York, ma lo è ancora di più il 52.0% di True Shooting, efficienza al tiro peggiore in carriera ai Playoffs.

E con “mancato coinvolgimento” dei compagni, ci si riferisce alle sue colpe personali, ma anche alle scarse alternative offerte da lui, da Mike Brown e dalle prestazioni altrui. Il primo sembra accontentarsi di questo isolamento pesante anche quando l’attacco beneficerebbe di un maggior numero di tocchi di Towns. Sebbene il lungo dominicano in alcuni punti fatichi a prendere posizione contro esterni fisici come Kuminga o chi per lui, le span nel terzo quarto dove tutti giocano in sua funzione lo hanno visto dominare.

Sono pochissimi, nemmeno 10 i minuti passati in campo da KAT senza Brunson, ma abbastanza da garantire al lungo un terzo quarto da 14 punti in Gara 2 e un altro da 11 punti in Gara 3, dove ha chiuso addirittura con un plus-minus di +22 – non solo il migliore dei Knicks, ma di entrambe le squadre. Eppure, in Gara 3 come in Gara 2, non ha toccato palla nel quarto periodo, chiudendo con 2 punti e 2 assist con soli due tiri tentati. In quei 10 minuti, non è solo il rendimento individuale di Towns a scoppiare, ma quello dell’intera squadra, come si può notare qua sotto:

Il campione è piccolo, ma è stato così per tutta la stagione, tanto che New York con Towns in campo e Brunson fuori ha un rendimento estremamente positivo (+11.6 on/off net rating), migliore di qualunque combinazione tra i due. E qui la colpa ricade anche su coach Brown. Towns non sa crearsi i propri tiri, se non in occasioni sporadiche dove è accoppiato contro pari ruolo più lenti, quindi servono ricezioni ad hoc in post basso o per farlo attaccare dinamicamente da posizioni di vantaggio, come per tutti i lunghi.

Se la fatica di KAT è quella nello stabilire posizione per difese ai limiti del fallo, perché non coinvolgerlo diversamente in una posizione più frontale o lontana da canestro, dove è comunque pericoloso? O, più semplicemente, impostando un blocco per sganciarlo dall’uomo e fargli mettere i piedi nel pitturato, anziché fargli fare a botte? In Big 2026, un cross-screen per una ricezione in area dovrebbe essere il minimo, a uno staff NBA comunque sarà dotato di molta più creatività.

Sembra quasi che a Brown e allo staff gli isolamenti di Brunson vadano bene, ma c’è una stagione intera che dimostra il contrario. Così come in un’intera stagione i Knicks avevano avuto un rendimento estremamente negativo senza entrambe le stelle – 5.9 on/off net rating in quasi 300 minuti -, confermato da queste ultime due partite, ma Brown sembra ostinato nella propria decisione. Ma se così deve essere, allora si richiede a Brunson almeno il playmaking minimo per mettere in moto l’attacco, allo staff di leggere la situazione dei compagni.

Quello di Josh Hart è un problema che va avanti da tempo, e in serate come quella di Gara 3 va tolto dal campo, sebbene Brown abbia spiegato esplicitamente di non volere tenere in campo insieme Mitchell Robinson e Towns – una decisione non supportata in alcun modo né dai dati stagionali, né dall’eye test, ma a questo punto deve esserci qualcos’altro. Un peccato che Hart si trovi sempre in campo ad ammazzare le spaziature dei Knicks, anche perché l’inserimento di Miles McBride al posto di Mikal Bridges, autore di una prestazione disastrosa, si è rivelato molto positivo – anche questo, comunque, supportato dai dati stagionali, visto che McBride ha avuto il miglior impatto su New York dietro a OG Anunoby.

Un peccato che questo attacco non produca come deve, facendo fin troppo affidamento su Brunson in una serie in cui non ce n’è bisogno, perché la superstar dei Knicks poi dall’altra parte è ancora più stanca. E già di solito fa fatica. Gli Hawks lo hanno massacrato, ai limiti dell’umiliazione, in Gara 2, e così hanno fatto in Gara 3. New York si è sbattuta molto per proteggerlo, provando una serie di coverage differenti, ma non ci è comunque riuscita.

Ma qui non è solo fatica o naturale inferiorità fisica, bensì approccio. Brunson, sebbene cacciato dagli avversari, ha spesso risposto cercando di farsi valere con forza in area contro corpi più grossi o, nei possessi nascosto su un non-pericolo, a rimbalzo. Sin qui, è proprio pigro e poco connesso. Quando si è trovato accoppiato con Dyson Daniels, non tiratore e completamente inutile offensivamente (tanto che i Knicks mettono su di lui Towns per averlo poi in aiuto), non è riuscito nemmeno a fare tagliafuori.

Tutto questo è indifendibile, e Jalen Brunson ha un solo modo di rispondere: guidando i Knicks alla vittoria in Gara 4, nella serie e, possibilmente, più avanti. Anche perché, quanto visto finora, è troppo brutto per essere vero.