Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Troy Renck e pubblicata su The Denver Post, tradotto in italiano da Emil Cambiganu per Around the Game.


Josh Kroenke ha detto tutto quello che ci si aspettava da lui. Ma il suo messaggio era completamente sbagliato.

Ha ben presente che il tempo a disposizione con Nikola Jokic al massimo della forma sta scadendo. Ma il suo piano per valorizzare al meglio questo talento ha dato l’impressione di essere completamente fuori contesto.

Kroenke è pronto a riprovarci con lo stesso gruppo. Non ha usato esattamente queste parole, ma non ci sono dubbi: i Nuggets della prossima stagione potrebbero assomigliare moltissimo a quelli dell’ultima.

Ma così facendo, non vinceranno mai un altro titolo. Continuare con questo roster è come pedalare su una cyclette: ti sembra di fare fatica, ma resti fermo.

I Nuggets hanno ricevuto una delle stagioni più straordinarie mai viste dal loro tre volte MVP — Jokic ha mantenuto medie da tripla doppia e ha dominato anche da oltre l’arco — eppure non sono riusciti a battere gli Oklahoma City Thunder.

Jokic non si è lasciato convincere dall’idea che la squadra fosse “vicina”: ha liquidato le lodi per aver raggiunto Gara 7 come fumo negli occhi e ha ammesso che servono rinforzi in profondità per competere davvero con OKC e Minnesota.

Kroenke lo sa bene, e ha definito l’epilogo della stagione “inaccettabile”. Eppure, giovedì ha dipinto l’immagine di un’organizzazione disposta ad affidarsi a soluzioni interne, piuttosto che valutare scambi per Jamal Murray, Aaron Gordon o Michael Porter Jr.

Questo è un pensiero o illusorio, o ingenuo. O entrambe le cose.

Come già accaduto con l’ex allenatore Michael Malone, la speranza di un altro titolo è riposta in un quintetto titolare ormai avanti con l’età e nella capacità del nuovo allenatore David Adelman — ora ufficialmente promosso — di costruire una panchina affidabile con Peyton Watson, Julian Strawther, Jalen Pickett e DaRon Holmes II, più qualche veterano pescato qua e là. Sempre che, con un po’ di fortuna, Russell Westbrook e Dario Saric rinuncino alle loro Player Option.

È un copione già visto, noioso e purtroppo reale. O, più precisamente, è roba da Booth. Calvin Booth.

Abbiamo già sentito queste promesse dal precedente GM: vincere più titoli in una finestra di cinque anni. E i giovani erano fondamentali per costruire il roster e cementare la cultura di squadra.

Ma questa logica non ha più senso. I Nuggets stanno invecchiando e sono sempre più soggetti a infortuni.

Gordon ha saltato metà stagione per un problema al polpaccio. Murray vive la preparazione estiva come un passatempo, e ciò ha portato a molte prestazioni opache e serate di riposo nei primi due mesi. Porter, seppur resistente, ha storie ben documentate di problemi alla schiena e alla spalla.

E siamo sicuri che i giovani dei Nuggets siano davvero forti? Perché non si intravedono né un Naz Reid, né un Alex Caruso, né un Aaron Wiggins in questo gruppo.

Chi ha seguito i Nuggets quest’anno ha visto un Jokic mai così frustrato, mentre Kroenke parlava di trovare un equilibrio tra sacrificare partite in ottobre e novembre per arrivare pronti ad aprile, maggio e giugno.

Ha perfettamente senso… se l’obiettivo dei Nuggets è un’altra eliminazione al secondo turno. Ma davvero ogni stagione senza titolo, con Jokic in squadra, non è uno spreco?

“Che sia giusto o meno, non importa”, ha detto Kroenke. “Se hai quel ragazzo nel roster, hai una chance per vincere, e devi provarci. Lo diciamo da tempo, anche prima del suo primo MVP. Ora è innegabile quanto sia forte. Sento il peso di tutto ciò? Più di chiunque altro.”

E la risposta sarebbe spremere il massimo dai giovani e spronare i veterani a fare una grande offseason?

Malone ha fallito nel dare spazio ai giovani, giocandoli poco e senza fiducia. Adelman sarà migliore sotto questo aspetto. Ma è questa la “ricetta segreta”? Un coach in sintonia con Kroenke e il futuro GM? Questa non è una offseason. È una dose di Ambien.

Sarebbe stato più onesto se Kroenke avesse ammesso che i Nuggets sono con le mani legate dal secondo apron e che stanno ancora pagando Malone oltre 20 milioni di dollari per non allenare. E che per questo devono puntare su giovani e promozioni interne per migliorare. (Il prossimo a salire sarà il GM, perché nessun dirigente con esperienza accetterà il posto se non può scegliere l’allenatore.)

I Nuggets hanno vinto un titolo solo due anni fa e devono essere orgogliosi del loro cammino nei playoff dopo un cambio radicale.

Prima della scorsa stagione, si poteva sostenere che i Nuggets 2024 avessero chance di vincere anche senza Kentavious Caldwell-Pope. Ma oggi non è più così. I Nuggets non hanno abbastanza talento per battere i Thunder o i Timberwolves, e faranno fatica anche contro i Lakers se questi dovessero prendere un lungo.

Serve un cambiamento. O due.

Mi aspetto già i messaggi che diranno che non hanno margine per migliorare il roster. E che non è poi così grave, tanto la NBA avrà il suo settimo campione diverso in sette anni. Nessuno riesce a ripetersi.

Certo, ma nessuna di quelle squadre ha Jokic. Uno che è destinato a essere ricordato tra i 15 più grandi di sempre. Quanti di questi hanno vinto solo un anello?

Kroenke ama il basket. La sua passione è evidente. Ma è troppo legato a questo gruppo, a questi giocatori, per essere davvero obiettivo.

Se i Nuggets vogliono tornare in cima, dovranno farlo senza Murray, Gordon o Porter.

Ci sono molte domande aperte, e tutto parte da Jokic. Volete davvero regalargli un altro titolo? Se la risposta è sì, allora dategli una mano. Perché se non lo fate, il prossimo anno i Nuggets non andranno da nessuna parte.