FOTO: The Denver Post

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da RJ Wagner e pubblicata su The Lead Sports Media, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


La stagione dei Denver Nuggets è stata come una corsa sulle montagne russe. Nikola Jokić si sta ancora affermando come il giocatore più rappresentativo della sua epoca con un’altra campagna da MVP e la squadra è ancora ai piani alti della classifica della Western Conference, ma le giunture iniziano a lacerarsi.

Le curiose sconfitte contro Wizards, Trail Blazers e quella quasi arrivata contro i Lakers privi di Luka hanno macchiato l’ultimo mese giocato. I Nuggets hanno anche ottenuto delle belle vittorie contro i Thunder, i Rockets e i Warriors (senza Jokić e Jamal Murray), ma la sensazione è di non essere più di fronte al gigante degli anni precedenti. Cominciano a emergere alcune tendenze inquietanti che potrebbero affliggere Denver al momento dei Playoffs, alle quali nemmeno Jokić potrebbe rimediare.

I Nuggets hanno sempre più problemi in difesa

Se i Nuggets vogliono sperare di raggiungere i playoffs, devono tornare a difendere: è la zona scoperta più grande nella loro armatura. Questa stagione è stata una grande battuta d’arresto sotto questo aspetto per la squadra, e le sconfitte inusuali contro squadre di livello inferiore sono state in gran parte dovute all’incapacità di Denver di ottenere degli stop difensivi.  Attualmente sono al 22° posto nella classifica dei punti concessi su 100 possessi, con 116.5. La scorsa stagione hanno chiuso al nono posto con 113.3 punti per 100 possessi e sono stati terzi per effective Field Goal% avversaria.

E, se possibile, la situazione si è aggravata negli ultimi tempi. I famosi grafici “Efficiency Landscape” di Kirk Goldsberry tracciano l’efficienza netta delle squadre, ponendo la produzione offensiva sull’asse delle ascisse e quella difensiva sull’asse delle ordinate, nelle ultime 10 partite. È un ottimo modo per vedere la posizione delle squadre rispetto al resto della Lega. L’ultima versione del grafico rivela alcune note interessanti:

Innanzitutto, OKC è scappata via. Come per la maggior parte della stagione, i Thunder sono primi per net rating e efficienza offensiva, secondi per efficienza difensiva, il tutto culminato nella prima stagione da 60 vittorie per la franchigia dai tempi di KD-Russ. In secondo luogo, i Clippers si sono inaspettatamente inseriti nella classe delle squadre d’élite. Detengono il secondo miglior net rating, con un attacco e una difesa migliori di squadre come Boston e Cleveland. Un altro duro colpo per Paul George. Infine, cosa più preoccupante, i Nuggets si trovano esattamente sul lato delle “squadre negative” della linea di demarcazione. La loro difesa, al 26° posto, è peggiore di quella di Mavericks, Spurs e persino Wizards.

La perdita di Kentavious Caldwell-Pope e della sua difesa perimetrale nella free agency potrebbe essere una spiegazione di questa discesa difensiva. E forse la mancanza di protezione del ferro da parte di Nikola Jokic è ancora più marcata rispetto agli anni precedenti. In ogni caso, i problemi difensivi di Denver non fanno ben sperare per la post-season. Se si eliminassero la reputazione e i successi passati della squadra e si considerasse l’ultimo grafico di Goldsberry, difficilmente si potrebbero prendere sul serio i Nuggets in vista dei Playoffs, figurarsi come contender.

La mancanza di profondità potrebbe essere fatale ai Playoffs

I Nuggets sono terribilmente corti, soprattutto rispetto ai loro colleghi della Western Conference. I titolari di Denver (escluso Aaron Gordon, che ha avuto problemi di infortuni per tutto l’anno) giocano tutti più di 33 minuti a partita – Jokic è quello che ne gioca di più, 36, un carico di lavoro stagionale superiore alla media per lui.

I minuti con Jokic in panchina sono stati motivo di costante discussione a Denver. Non solo la produzione delle riserve è al di sotto delle aspettative, ma il resto del quintetto titolare composto da Christian Braun, Michael Porter Jr., Gordon e Murray deve assumersi un carico di lavoro maggiore proprio a causa delle fatiche della panchina. Non è forse abbastanza severo dire “al di sotto delle aspettative”. I Nuggets hanno probabilmente un massimo di sei giocatori di cui potersi fidare in un momento importante della post-season.

Russell Westbrook, per esempio, ha fornito un valore reale come aggiunta in offseason. È stato un efficace voce e presenza difensiva capace di contribuire alla poesia offensiva composta da Jokic, ricevendo nel pitturato e facendo il solito lavoro sporco sotto i tabelloni. Il suo valore, tuttavia, diminuirà nei playoffs se non entrerà il tiro da tre punti, compromettendo ulteriormente le spaziature dei Nuggets. Westbrook sta tirando con il 33.3% da tre in questa stagione, un dato superiore alla sua media in carriera del 30.6%, ma ancora del tutto insufficiente – tanto da far pensare a un’ulteriore riduzione del suo ruolo.

Oltre a Westbrook, non ci sono scelte interessanti per la panchina dei Nuggets. Julian Strawther era un peso in difesa ancora prima di subire un infortunio al ginocchio, Dario Saric non entra nella rotazione da mesi e Zeke Nnaji ha una media di minuti inferiore al fossile di DeAndre Jordan.

I Nuggets probabilmente giocheranno con una rotazione di sei uomini, forse sette, nei playoffs. Questo li pone in netto svantaggio in una Lega in cui la profondità è un fattore chiave per il successo. Celtics, Thunder, Rockets e Cavaliers hanno semplicemente più opzioni a disposizione e più opportunità di far riposare i titolari.

I Nuggets sono ancora una contender?

I Nuggets sono ancora un’ottima squadra. Nel bel mezzo di un’altra campagna da MVP e di una delle migliori stagioni della storia dell’NBA, Nikola Jokic ha continuato la sua ascesa. Ha persino aggiunto al suo bagaglio i tiri da 65 metri:

Jamal Murray sta iniziando a sembrare quello di sempre, nella sua scattante versione primaverile. Aaron Gordon si sta rimettendo in salute al momento giusto e Christian Braun sta mettendo su un vero e proprio caso per il premio di Most Improved Player. Tuttavia, le loro carenze potrebbero rivelarsi troppo grandi da superare. Le squadre che non difendono e non hanno una rotazione di otto giocatori raramente arrivano a giugno, e la grandezza apparentemente illimitata di Nikola Jokic potrebbe non essere sufficiente questa volta.