L’offseason di Philadelphia sembra prospettarsi molto attiva, in entrata e in uscita.

I Philadelphia 76ers sono, attualmente, la squadra più attiva nei rumors in vista dell’offseason, che si parli di trade talks o Free Agency target. Dopo l’eliminazione al secondo turno contro i Miami Heat, i Sixers sembrano infatti intenzionati a rimescolare le carte in tavola, con la prossima estate che si prospetta caldissima nella città dell’amore fraterno.

Dato che ci sono numerose voci di mercato che coinvolgono nomi in entrata e nomi in uscita, è importante specificare quali saranno i cardini della struttura che il President of Basketball Operations, Daryl Morey, e il General Manager, Elton Brand, stanno cercando di costruire.

The Untouchables

I nomi inamovibili, in tutto il trambusto interno, sono quelli di Joel Embiid, James Harden e Tyrese Maxey. Il primo per ovvie ragioni, essendo il volto della franchigia e un borderline MVP; l’ultimo, invece, ha dimostrato una versatilità e uno spirito d’adattamento non scontati per un sophomore, modellandosi in base ai bisogni e ai cambiamenti a roster, e disputando degli ottimi Playoffs dal punto di vista offensivo.

Per Harden il discorso è diverso. Secondo gli ultimi rumors, la dirigenza dei 76ers starebbe spingendo il Barba ad accettare la player option da $47.4 milioni prevista per il 2022/23, per poi discutere un’estensione a breve termine – probabilmente biennale o triennale, stando a quanto riportato da Jake Fischer (Bleacher Report) e Kevin O’Connor (The Ringer).

Questo accordo sarebbe un’assicurazione per Philadelphia, dal momento che, in caso di opt-in, l’ex-Rockets e Nets sarebbe eleggibile per un’estensione da 4 anni a a circa $223 milioni, per un totale di $270 milioni in 5 anni – con un eventuale stipendio di $61.7 milioni nel 2026/27, quando Harden avrà oltre 37 anni. Cifra esorbitante per un giocatore che è sembrato aver perso molta della propria esplosività dopo gli infortuni, dovendosi reinventare più come playmaker e facilitatore che non come il megacreator e scorer inarrestabile di Houston.

Dato che l’alternativa di un opt-out e ri-firma a cifre più basse non sembra essere contemplata, la soluzione trovata da Morey consentirebbe al Barba di massimizzare i propri guadagni per ancora tre anni, e alla dirigenza di evitare un totale intasamento del salary cap nel prossimo quinquennio per un giocatore dai numerosi interrogativi.

I nomi in uscita

Già dalla fine dei passati Playoffs, un paio di profili hanno cominciato a figurare come potenziali candidati a trovarsi nell’occhio del ciclone. Sebbene Matisse Thybulle fosse stato accostato da subito ai Chicago Bulls (i dettagli QUI), se possibile le cose sembrano destinate ad andare ancora di più a complicarsi.

Stando alle ultime voci riportate da Keith Pompey su The Philadelphia Inquirer, i 76ers starebbero cercando di inserire Thybulle e la first round pick numero 23 del prossimo NBA Draft in un’eventuale trade a tre squadre. L’obiettivo sarebbe quello di liberare un minimo di spazio salariale, ottenendo in cambio una scelta al primo giro.

Questa mossa sarebbe un upgrade, in termini di appetibilità, rispetto al tentativo di svendere ancora la 23esima scelta al Draft 2022, ma con Danny Green al posto di Tisse. L’ex-Raptors ha subito un grave infortunio a fine stagione, che probabilmente ne minerà la fine della carriera, e i Sixers proveranno fino alla fine a utilizzarlo come dead cap da cedere a squadre in rebuilding che necessitino di occupare spazio. Il suo contratto da $10 milioni tondi per la prossima stagione è comunque non garantito fino all’1 luglio, con Philadelphia che non esiterà a tagliarlo entro questa deadline in caso non si arrivi ad un accordo per muoverlo.

Ecco spiegato il perché di includere Thybulle: i suoi $4.4 milioni previsti per la prossima stagione non sono molti per liberare spazio, ma sono forse la migliore opzione a disposizione se Philadelphia ragionasse nell’ottica di muoversi per una vantaggiosa prima scelta futura. Un profilo del genere, di un giovane specialista difensivo, farebbe comodo sia a tante contender, sia a squadre che puntino a sviluppare un nucleo competitivo nel raggio di due o tre anni, dove Tisse troverebbe un impiego e una possibilità di crescita maggiori rispetto al contesto gestito da coach Doc Rivers, non proprio un allenatore dedito allo sviluppo dei giovani.

In pratica, il probabile ragionamento di Morey e affini consiste nel cercare di ottenere qualche asset vantaggioso in cambio di un giocatore che sarà probabilmente restricted Free Agent nel 2023 e che non sembra essere incluso nei piani tattici di squadra, soprattutto offensivi.

Altri nomi in uscita sono poi quelli di Shake Milton e Furkan Korkmaz, oltre al last but not least Tobias Harris. Quest’ultimo rientra fra i profili piombati fin da subito nell’abisso dei trade rumors, anche se le difficoltà alla base di uno scambio non sono poche. I $37.6 milioni previsti per la prossima stagione, uniti ai 39.3 di quella successiva, rendono il contratto poco appetibile a causa della discrepanza negativa fra valore salariale e reale.

L’idea è che a farsi avanti possa essere solo una squadra più preoccupata di occupare salary cap che non di voler aggiungere un pezzo essenziale per una Playoffs run, soprattutto viste le cifre. La situazione resta in fase di stallo, ma i 76ers saranno sicuramente aperti e intenzionati a fare tutto il possibile per costruire una trade che porti ad un profilo più complementare a Harden e Embiid.

I nomi in (potenziale) entrata

Proprio nelle ultime ore sono emersi svariati rumors che vedrebbero nel mirino di Daryl Morey due suoi ex-pupilli dai tempi dei Rockets. Uno sarebbe PJ Tucker, che ha prevedibilmente rifiutato la player option da $7.4 milioni prevista per la prossima stagione in cerca di un contratto più remunerativo, che anche i Miami Heat potranno offrirgli.

In questo scenario, i 76ers partono leggermente svantaggiati, dal momento che avranno a disposizione solo la taxpayer midlevel exception da $6.4 milioni, a differenza della non-taxpayer ($10.3 milioni) che Miami e altri potranno offrire. Lo snodo, però, potrebbe celarsi dietro il desiderio di Tucker di riunirsi sia a Morey, sia a Harden, tentando un ultimo approccio in un ambiente già noto e favorevole.

Considerando la posizione di svantaggio dei Sixers in termini di capacità di offerta, la serenità dichiarata da PJ verso una permanenza a South Beach (frutto anche dello stretto legame con Butler) e il tentativo che faranno gli Heat di non cedere un pezzo importante ad una diretta concorrente nella Eastern Conference, l’offerta di Philadelphia dovrà essere molto appetibile.

E, infatti, secondo quanto riportato da Keith Pompey, le cifre e la durata proposte sarebbero abbastanza esuberanti per un 37enne.

L’interesse del giocatore, secondo le fonti di Inquirer, ci sarebbe. Lo spazio salariale, a quelle cifre, un po’ meno, ed ecco che tornare al tentativo di svendere Danny Green e Matisse Thybulle aiuta probabilmente a reperire gli ultimi pezzi del puzzle.

Puzzle che nella testa di Morey andrebbe a completarsi con l’aggiunta del secondo ex-Rockets, Eric Gordon. A quanto riportato da ESPN, sul giocatore starebbero facendo pressioni i Phoenix Suns – che lo hanno già inseguito in passato con CP3 come ponte – e gli stessi 76ers, nel tentativo di una reunion in salsa (ex-)texana.

Il contratto di Gordon prevede $19.6 milioni per la prossima stagione e una quota non garantita del valore di $20.9 milioni per il 2023/24, e che difficilmente diventerà garantita a causa delle condizioni stabilite – 500 minuti in Regular Season o 750 tra Regular Season e Playoffs o All-Star Game e titolo Rockets.

La chiave per sbloccare la situazione, in base alle richieste dei Rockets, sarebbe in una first round pick in cambio del giocatore, il quale per adesso si è comunque sempre dichiarato soddisfatto della sua permanenza a Houston. I texani sembrerebbero però uno di quei profili in grado di assorbire senza problemi il contratto di Danny Green se contornato da una prima scelta e, rispetto a Miami con Tucker, i Rockets avrebbero meno interesse nell’opporre resistenza alla cessione del veterano ai Philadelphia 76ers.