Riuscirà l’ennesima novità nel formato dell’All-Star Game a salvare l’insalvabile per la NBA?

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Tim Reynolds e pubblicata su The Press Democrat, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.
Immaginate questa lineup: Shai Gilgeous-Alexander, Giannis Antetokounmpo, Luka Doncic, Nikola Jokic e Victor Wembanyama, tutti con la stessa canotta da compagni di squadra. Ci sono MVP, scoring in quantità, Campioni NBA, macchine da tripla-doppia, maghi della fase difensiva, giocatori di caratura internazionale tutti in un’unica, incredibile e paurosa lineup – a cui nessun altro quintetto si è mai probabilmente avvicinato finora. E la NBA sembrerebbe in procinto di realizzare tutto ciò.
Ci saranno, infatti, verosimilmente cambi in arrivo per quanto riguarda il format dell’All-Star Game e uno di essi parrebbe orientato verso il contrapporre le star statunitensi ad altrettante provenienti dal resto del mondo – il tutto in un torneo. Basta pensare alla Ryder Cup nel golf o al 4 Nations Face-Off nell’hockey, ed è ciò che probabilemente accadrà ad Inglewood, California – nel bel mezzo di un altro evento sportivo di portata internazionale, le Olimpiadi di Milano-Cortina.
“Parlo molto con i tifosi e non si sa bene per quale ragione, ma l’All-Star Game attira sempre molta attenzione nel basket”, ha affermato l’NBA Commissioner Adam Silver.
“Penso che dovremmo ideare qualcosa che sia divertente, eccitante e intrigante. Non dovremmo aspettarci che i ragazzi giochino allo stesso modo di quando si contendono le NBA Finals o una sfida ai Playoffs, ma che scendano in campo, diano spettacolo e facciano divertire i tifosi.”
Adam Silver
Il progetto, non ancora definitivo, è impostato su un torneo triangolare, con due team composti da giocatori statunitensi ed uno da giocatori provenienti dal resto del mondo, tutti con roster composti da 8 membri. Il motivo principale è che circa due terzi dei giocatori NBA provengono dagli USA e un terzo dal resto del mondo – e ciò parrebbe corretto ai vertici NBA. “Si spera che tutto vada a migliorare”, ha rivelato la star dei Denver Nuggets, Nikola Jokic.
Quella di sistemare l’All-Star Game sta diventando una costante questione annuale per la NBA. Silver ed altri membri della dirigenza – e, ad essere sinceri, anche qualche giocatore – vorrebbero disperatamente che il prodotto sia di qualità migliore e più competitivo. Si è provato con capitani del calibro di LeBron James, Kevin Durant e Giannis Antetokounmpo a scegliere le rispettive squadre, senza molti cambiamenti nell’esito.
Si è provato con un ritorno alle origini, ovvero il vecchio Eastern Conference vs Western Conference, ma neppure questo ha riscosso gran successo. Il risultato finale di 211-186 a Indianapolis nel 2024 è stata l’ultima cartuccia per vari aspetti, quindi la NBA ha provato ad imbastire un mini torneo con poca attenzione da parte dei tifosi.
La stella dei Golden State Warriors, Stephen Curry, era stato nominato MVP della finale di un torneo a 4 squadre di 8 membri ciascuna, terminata col risultato di 41-25 ed interrotta per circa 20 minuti per un tributo a TNT come servizio di broadcast della lega. “Pensavo che l’anno scorso fosse andata bene fino a quando non è andata avanti troppo per le lunghe”, ha detto ai microfoni Steph Curry.
“Tutti sappiamo che l’All-Star Game è cambiato molto negli anni, ma bisogna trovare un modo per mantenere i giocatori freschi e l’azione viva sul parquet. L’anno scorso è giunto ad un echeggiante battuta d’arresto. Ma qualunque sia il format, so che proveremo vari tentativi per trovare una soluzione, che è ciò che ci si aspetta da questa lega.”
Stephen Curry
I giocatori provenienti dal resto del mondo si dicono entusiasti all’idea della proposta USA vs Rest of the World. Antetokounmpo, stella dei Milwaukee Bucks, ha affrontato la tematica in precedenza, affermando in maniera allegra che la lega dovrebbe dargli credito per aver originato l’idea. “La NBA si prenderà il merito, ma io adoro quest’idea,” ha affermato il greco.
“Penso che sarà interessante da seguire per la gente che assisterà. Giocherò dando il massimo. Lo faccio da sempre, ma penso che questa soluzione metterà un pò più di ‘pepe’ nella disputa.. Tutti i giocatori hanno un certo ego. Nessuno vuole uscirne sminuito. Tutti saranno spinti a dare il massimo – non saprei come esprimere il concetto al meglio – per non diventare ‘virali’. Sono davvero entusiasta di questo format.”
Giannis Antetokounmpo
L’organizzazione sta lavorando su questo progetto da mesi e Adam Silver ha affermato di sperare di poterne annunciare l’ufficiale decisione a inizio stagione. La Regular Season avrà inizio il 21 ottobre. “Mondo contro USA? Vedremo come andrà a finire. Penso sia interessante”, affermazioni di Cade Cunningham, stella dei Detroit Pistons che per la prima volta è sceso in campo all’All-Star Game lo scorso anno.
“Personalmente avrei voluto giocare la sfida East vs West, ma penso che un giorno avrò la mia chance di disputarla.. So che chi scenderà in campo per gli Stati Uniti darà il massimo. Penso che faremo davvero bene.”
Cade Cunningham
Gilgeous-Alexander, attuale MVP in carica e vincitore della classifica per lo scoring, nel roster degli Oklahoma City Thunder Campioni NBA, sa che lega vuole un All-Star Game competitivo. Ma non è sicuro del fatto che il format possa spingere o meno i giocatori a dare il meglio di sé- un problema che abbiamo affrontato QUI. “Chi scende in campo è un uomo maturo, perciò saranno competitivi se lo vorranno, altrimenti non lo saranno. Credo che questo sarà lo scenario che si avrà di fronte,” ha dichiarato Shai.
“Perciò il cambio di format penso sia comunque positivo e divertente. Mantiene i fan attivi e fedeli. Potrebbe essere interessante, e ciò che ci si aspetta dalla lega. Fanno un grandissimo lavoro in questo senso. Ma in definitiva penso che dipenda tutto da come verrà intrapresa la cosa dai giocatori.”
Shai Gilgeous-Alexander