Bene, Al Horford è un giocatore intelligente ormai nella Lega da anni. Ecco, forse anche un po’ troppi.

Al Horford Golden State Warriors
FOTO: NBA.com

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Tye Hooker e pubblicata su The Lead SM, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


Nella scorsa stagione i Golden State Warriors hanno amplificato l’intensità nella loro caccia al Titolo NBA imbastendo una Blockbuster trade coi Miami Heat che ha portato Jimmy Butler in California. L’organizzazione è fermamente convinta di puntare al 5° Anello durante l’Era di Stephen Curry, durante questi ultimi giorni di “estate” sono stati aggiunti a roster alcuni elementi di valore. L’arrivo più intrigante fin qui è stato quello di Al Horford, che ha formalmente messo nero su bianco un affare pluriennale coi Dubs il 28 settembre. 

Come si adatterà il veterano NBA nel nuovo sistema di gioco e perché potrebbe essere proprio lui l’elemento fondamentale che riuscirà a mantenere le squadra competitiva in una Western Conference elitaria?

L’abilità nell’ampliare gli spazi e nel servire i compagni

Non è un segreto il fatto che i Dubs abbiano sofferto la mancanza di un Big Man in grado di ampliare gli spazi offensivi negli ultimi anni. Anche se il rookie Quinten Post ha mostrato sprazzi di ottime qualità l’anno scorso, aggiungere a roster un esperto centro come Al Horford è un boost incredibile.

Nel corso della sua lunga carriera ha dimostrato concretamente le sue abilità nel tiro da tutte e tre le principali mattonelle, con una percentuale inverosimile del 38% da fuori nel corso di ben 18 anni di carriera. Questo livello di efficienza dal perimetro ha reso Horford una delle minacce più temute, nonché uno dei più rinomati centri della lega nell’ampliare le spaziature offensive: esattamente il tipo di giocatore di cui Golden State aveva disperatamente bisogno data la costituzione del roster. 

In aggiunta alla sua abilità nell’ampliare gli spazi, Horford possiede un’eccellente visione di gioco, nonché enormi capacità nel servire i compagni e nell’inserirsi all’interno della circolazione del pallone – veri e propri marchi di fabbrica nel corso degli anni. A prova della sua eccezionale abilità nel decision-making c’è l’incredibile 3.3 di Assist-to-turnover ratio nei Playoffs 2024, dimostrando ancora una volta di poter ravvivare le offensive in modo affidabile.

Il Coach dei Warriors, Steve Kerr, ha sempre impiegato un sistema offensivo che valorizzava i centri con evidenti abilità nel playmaking: ciò suggerisce un veloce inserimento di Horford nel rapido e complesso stile di gioco dei Warriors.

L’impatto di Horford in fase difensiva

Oltre a ciò che apporta in fase offensiva, il veterano ha il potenziale per offrire un enorme impatto anche in quella difensiva. Nel corso di 18 anni di carriera si è distinto come un ottimo difensore tanto sui cambi quanto nel pitturato, e ancora nel 2024 ha messo a referto un Defensive rating di 110, tanto buono da valergli l’82° percentile tra tutti i giocatori d’élite. 

Pur non essendo un eccellente stoppatore nel complesso, si è creato un’ottima reputazione da rim-protector in tutta la lega. Gli avversari ne rispettano la presenza, e questo conta più di ogni altra cosa per i lunghi, perché alimenta la cosiddetta deterrenza al ferro. Con Big Al a ricoprire il ruolo di centro in quintetto, Kerr potrà inoltre schierare maggiormente Draymond Green nel ruolo di ala – il suo preferito e quello in cui ha dato storicamente il meglio di sé in fase difensiva. 

Aspettative sul ruolo di Horford a The Bay

Il progetto è chiaro e lo stile, le statistiche di Al Horford parlano da sé. Nel corso di 18 anni di carriera il 5 volte All-Star e Campione NBA ha avuto un ruolo fondamentale in ogni tappa lungo la via. Adesso, giunto nella Baia, apporterà tutta la sua conoscenza ed esperienza a un nucleo già molto “maturo”, ma che proverà comunque a vincere il Larry O’Brien Trophy

Al fianco di All-Star come Curry, Butler e Green, Al Horford otterrà quasi certamente il ruolo di centro titolare in quintetto per i Dubs. Quando è stato interrogato sul ruolo di Big Al nel corso di tutte le varie sfide, l’analyst Monte Poole ha confidato di potersi attendere circa 20-25 minuti sul parquet di media. E nonostante ci siano alcuni dubbi sulla sua presenza in campo, avviandosi ai 40 anni d’età, il centro veterano ha mostrato enormi abilità nel saper contribuire all’interno di roster di varie contender, specialmente nel periodo dei Playoffs.

Se riuscisse a rimanere integro anche in post-season, Horford potrebbe essere l’X-Factor che permetterà ai Golden State Warriors una lunga Playoffs-run. In fin dei conti, pur essendo giunto al canto del cigno della sua carriera una cosa è certa: Big Al è sempre Big Al.


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