In attesa che il buyout venga ufficializzato, i Los Angeles Clippers vengono già dati per favoriti nella corsa a Bradley Beal.

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FOTO: Clutch Points

Per quanto sia ormai cosa nota, è giusto ripeterlo: Bradley Beal è vicino a lasciare i Phoenix Suns dopo una stagione complicata e la dirigenza sta lavorando a un buyout che consentirebbe alla guardia di diventare free agent. In questo modo, verrebbe aggirata la clausola “no-trade” che offre al giocatore il diritto di veto su qualunque scambio e che di conseguenza lo ha reso incedibile – assieme al faraonico contratto del quale è titolare.

Questa scelta permetterebbe ai Suns di spalmare il suo stipendio residuo su cinque anni, alleggerendo il peso salariale immediato e consentendo a Beal di cercare una nuova destinazione. Che si prospetta Los Angeles, sponda Clippers, confermati come i favoriti assoluti per l’eventuale firma del giocatore da The Athletic.

Gli angeleni hanno recentemente ceduto Norman Powell e acquisito John Collins, una mossa interpretata dagli addetti ai lavori come propedeutica all’arrivo di Beal, che potrebbe affiancare James Harden – fresco di rinnovo – e Kawhi Leonard, portando punti e gestione di palla in un roster ambizioso.

Il ruolo di Beal sarebbe flessibile: potrebbe partire titolare o essere un sesto uomo di lusso, offrendo profondità e soluzioni offensive alla guida della second unit. E il tutto a prezzo scontato. Los Angeles può offrirgli il resto della taxpayer mid-level exception (circa 5,3 milioni di dollari) per completare virtualmente il roster restando sotto la soglia obbligatoria (hard cap) del primo apron.

Tra le altre squadre interessate ci sono Lakers, Warriors e Bucks, ma i Clippers restano in pole position anche grazie alle recenti mosse di mercato e alla volontà di Beal di unirsi a una contender in una grande città. E al rapporto con James Harden, citato già dall’executive Lawrence Frank come una calamita per i free agent a causa del proprio status – nel caso del rapporto con Beal, c’è anche l’amicizia tra le mogli a fare da ponte.

Ricordiamo però che il buyout deve essere concordato tra le parti e che il giocatore lascia sul piatto una certa somma, a differenza del taglio che ricade per intero sulle spalle della squadra. Nel caso specifico di Beal e dei Suns, sarebbe necessaria una rinuncia a circa $13.8 milioni per l’ex Wizards.

L’NBA limita le squadre a non avere più del 15% del tetto salariale in denaro morto. Milwaukee, per esempio, nonostante il rilascio e il cosiddetto “stretch” di Lillard per cinque anni, è rimasta appena al di sotto di questo limite; il suo dead cap hit è arrivato a 670.000 dollari sotto la soglia, il che ha reso possibile la mossa. Phoenix non si trova nella stessa posizione.

Se i Suns dovessero tagliare Beal e spalmare il suo contratto su cinque anni, il suo impatto sul cap sarebbe di 22.2 milioni di dollari all’anno. Ma i Suns hanno già 3.8 milioni di dollari di cap morto per i tagli di Nassir Little e EJ Liddell. Sommando il tutto, si supera il limite della lega – l’ammontare è di 26 milioni di dollari, ovvero il 16.8% del cap. È qui che un buyout diventa essenziale. Non solo preferibile, necessario.

Affinché i Suns possano accedere allo stesso meccanismo finanziario utilizzato dai Bucks con Lillard, Bradley Beal dovrebbe accettare di prendere meno di quanto gli spetta. Altrimenti, i numeri non funzionano. Affinché Phoenix possa rimanere entro la soglia del 15% del dead cap della lega e attuare legalmente una strategia di waive-and-stretch, è necessario rimuovere quei $13.8 milioni.

Beal, 32 anni, ha chiuso la stagione con 17 punti, 3,7 assist e 3,3 rimbalzi di media, ma la sua esperienza ai Suns non ha mai davvero decollato a causa di infortuni e difficoltà di inserimento accanto a Durant e Booker. Se la trattativa andrà a buon fine, potrebbe essere l’ultimo tassello per rilanciare le ambizioni dei Clippers e cambiare gli equilibri della Western Conference.