Negli anni ’80 il basket stava diventando popolare, durante il dominio di Boston e Los Angeles. Non fosse stato per un sesto uomo di nome Michael Cooper, i libri di storia sarebbero più verdi…

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Questo articolo, scritto da Josh Cornelissen per The 94 Feet Report e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 15 novembre 2018.


In questo articolo esploreremo il concetto di “giocatore perno” (“hinge” player), con cui ci riferiamo a giocatori che hanno segnato una svolta per la storia dell’NBA. Per parlare di uno di essi, forse il più sottovalutato degli anni Ottanta, dobbiamo prima iniziare da Larry Bird.

Bird non è assolutamente un “perno”; piuttosto, è la porta di ingresso in legno di quercia deglli anni Ottanta. L’ala da French Lick, Indiana, è uno dei migliori giocatori di sempre e ha dominato lungo tutti gli anni ’80. È stato All-Star per 12 volte, guadagnandosi la chiamata in ogni anno in cui ha giocato più di sei partite. Ha vinto il premo di MVP per tre volte; solo Adbul-Jabbar, Chamberlain, Russell, Jordan e LeBron ne hanno di più.

Bird era quasi immarcabile, essendo forse il miglior tiratore della Lega ai suoi tempi, e di certo il miglior realizzatore fino all’ascesa di Michael Jordan. Poteva mettere la palla nel canestro da qualunque posizione – e in effetti lo faceva spesso, a prescindere dalle contromisure prese dalla difesa.

I Celtics hanno vinto il titolo nel 1981, 1984 e 1986. Con una front line composta da Bird, Kevin McHale e Robert Parrish, erano impossibili da fermare, soprattutto in una Lega in cui le regole e i giocatori presenti rendevano molto difficile contrastare i lunghi di talento. E questo ci porta a una domanda: per quale motivo Bird ha vinto “solamente” tre titoli, e mai consecutivamente? La risposta è rappresentata dal “perno” Michael Cooper, maestro del gioco in difesa.

Nascita di una rivalità

Michael Cooper fu scelto dai Lakers al terzo turno del Draft 1978, e mai una volta nella sua carriera è stato un titolare fisso. Non ha mai giocato un’All-Star Game, né ha mai avuto una media superiore a 12 punti a partita. Come può aver avuto un impatto notevole su un intero decennio della storia della Lega?

Perché è stato in grado di marcare Larry Bird.

I Los Angeles Lakers degli anni Ottanta sono diventati un fenomeno culturale, grazie alle personalità carismatiche, come quella di Magic Johnson, e uno stile offensivo spettacolare, con corse su e giù per il campo e schiacciate in transizione. Questa tendenza ha portato molti a definire quei Lakers una squadra “soft”, che cercava di giocare in contropiede perché non avrebbe potuto resistere contro difese schierate.

Pat Riley, head coach di quei Lakers (e uno dei migliori di tutti i tempi) era personalmente contrario a questo credo. Da giocatore, era un difensore tenace che cercava di buttarsi su ogni palla vagante per consegnarla alla sua squadra. Come coach, pretendeva l’eccellenza in difesa dai suoi giocatori; cosa che non ha mai ottenuto del tutto, ma che ha sempre avuto ad un livello piuttosto buono. Considerato la loro incredibile pericolosità offensiva, è facile capire perché i Lakers hanno lottato per il titolo per tutta la decade.

I Lakers raggiunsero le Finali NBA nel 1980, ’82 e ’83, vincendo due titoli. I Celtics vinsero nel 1981, ma non riuscirono ad arrivare alle Finals per affrontare i Lakers nelle due stagioni successive. Finalmente, nel 1984 i Celtics erano la miglior squadra dell’NBA e stavano per affrontare le Finali NBA contro i Lakers, per la resa dei conti che l’intera Lega stava aspettando.

Larry Legend era l’MVP in carica, con 24.2 punti, 10.1 rimbalzi e 6.6 assist, contribuendo alle 62 vittorie stagionali di Boston. Aveva spianato la strada verso le Finali, sbarazzandosi di avversari forti con prestazioni al tiro inarrestabili. Dopo aver segnato con il 49% in Regular Season, Bird toccò il 54% nei primi tre round di Playoffs: i Celtics erano decisamente “on fire”. E ciò costrinse Riley a trovare un modo per frenare Bird.

Questa sfida (LA contro Boston, Magic contro Bird, Showtime contro il duro lavoro dei Celtics), era ciò che la squadra stava aspettando. Ma cosa fare contro Larry Bird? I Lakers di Riley avevano preparato una zona 1-3-1 che aveva spiazzato gli avversari (e li aveva condotti al titolo del 1982). Contro i Celtics e contro un tiratore come Larry Bird, però, la zona sarebbe stata fatta a pezzi, e quindi era necessario passare a una difesa a uomo.

Tutta la NBA si stava chiedendo se esistesse un modo per fermare Larry Bird. Non solo segnava quanto voleva, ma lo faceva anche in modo umiliante. A volte, indicava una zona del campo, dicendo al difensore che sarebbe andato a segnare da lì. Poi, nel possesso successivo, andava effettivamente in quella zona, da dove realizzava un jumper in faccia all’avversario. Chiedeva spesso a chi lo marcava qual era il record di punteggio in quel palazzetto, e poi provava a batterlo (e a volte ci riusciva).