
Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Mike Dynon e pubblicata su Celtics Blog, tradotto in italiano da Erika Annarumma per Around the Game.
Oggi vi racconto la storia di quando mi intrufolai al Draft 1978, diventando il primo tifoso dei Celtics a sapere che Boston aveva scelto Larry Bird.
Quando mi svegliai a Brooklyn il mattino del 9 giugno 1978, i miei piani per la giornata consistevano semplicemente nell’andare al lavoro. Mai avrei neanche lontanamente immaginato che avrei assistito personalmente al Draft. E chiaramente non sapevo nemmeno che i Celtics quel giorno avrebbero selezionato Larry Bird, né che sarei diventato il primo tifoso al mondo a venire a conoscenza della scelta di Boston. Eppure, accadde esattamente questo. E giuro che questa storia è vera al 100%.
Pur essendo nato e cresciuto a Brooklyn, nel 1978 non tifavo né per i New York Knicks né per gli allora New Jersey Nets. Sono un tifoso dei Celtics dal momento in cui ho iniziato a seguire l’NBA nel 1965. Presi quella scelta grazie a Frank Ramsey, storico numero 23 (poi ritirato) dei bianco-verdi. La cosa mi ripagò immediatamente, perché i Celtics vinsero il titolo nel 1966, l’ultimo di Red Auerbach prima che abbandonasse la carriera da allenatore.
Qualche anno più tardi, dopo essermi laureato alla Boston University (sì, scelsi di fare l’università a Boston), tornai a vivere a Brooklyn per lavorare nel reparto comunicazione aziendale di una compagnia di assicurazioni con sede a Manhattan. Arrivando al mio ufficio, diedi il buongiorno al mio vicino di scrivania. La sua risposta fu: “Perché non andiamo al Draft oggi?”.
La proposta mi lasciò sorpreso, perché l’evento non era aperto al pubblico. Solo molti anni dopo l’NBA cominciò a consentire la presenza di spettatori (tanto che ora vende biglietti a 40/50 dollari l’uno e offre esperienze VIP), ma nel 1978 il Draft non era nemmeno trasmesso in televisione. Però Neil, il mio collega, era una delle persone più intelligenti e furbe che avessi mai conosciuto.
Gli sport erano parte integrante della sua vita, anche da un punto di vista professionale. Era stato scout di giocatori universitari per i Sixers, aveva gestito le pubbliche relazioni per il Roller Derby e per i New York Nets nei primi anni dell’ABA, e successivamente aveva scritto diversi libri sul baseball. E quando mi propose di andare al Draft, Neil aveva già escogitato un piano che ci avrebbe permesso di entrare: ci saremmo finti giornalisti sportivi. Fare una cosa del genere oggi sarebbe impossibile senza accrediti, ma era del tutto fattibile alla fine degli anni ’70.
Verso ora di pranzo, Neil prese il suo taccuino da reporter, io presi in prestito una macchina fotografica da 35 mm dalla stanza delle attrezzature del nostro reparto, e ci dirigemmo verso il Plaza Hotel. Il Draft stava per iniziare quando arrivammo nella sala principale, dove si trovavano i rappresentanti di tutte e 22 le squadre. Neil disse alla donna al tavolo del check-in che lavoravamo per la testata (del tutto inesistente) Basketball Weekly e lei ci fece cenno di entrare.
Facemmo del nostro meglio per confonderci tra i membri della stampa: Neil prendeva appunti mentre io scattavo foto a caso. Quando le squadre iniziarono ad annunciare le loro pick, le prime cinque scelte erano tutte nella sala: Mychal Thompson fu selezionato con la prima chiamata dai Portland Trail Blazers, Phil Ford andò ai Kansas City Kings, Rick Robey gli Indiana Pacers, Micheal Ray Richardson ai New York Knicks e Purvis Short ai Golden State Warriors.

Arrivò quindi il turno dei Boston Celtics, che avevano la sesta scelta. E così Boston ebbe l’occasione di selezionare il ragazzo che avrebbe dovuto, col senno di poi, essere la prima scelta assoluta.
Larry Bird veniva da una stagione al college con una media di 30 punti, 12 rimbalzi e 4 assist, in cui aveva fatto parte del First Team All-American. Larry non era una scelta sicura, perché era eleggibile secondo le regole dell’epoca, ma aveva ancora un anno di eleggibilità al college che si era impegnato a sfruttare. La squadra NBA che avesse scelto Bird, dunque, avrebbe dovuto aspettare un’intera stagione per averlo a disposizione.
Pensateci, però. I Pacers rinunciarono ad avere in squadra il più forte ragazzo dell’Indiana che abbia mai giocato a basket. I Knicks si lasciarono sfuggire il prospetto che sarebbe diventato il giocatore-franchigia e l’icona di New York. Tutte e cinque le squadre avevano i loro buoni motivi per non chiamare Bird quella sera, ma tutte e cinque si sono amaramente pentite negli anni a venire.
Nel prendere questa decisione, Auerbach aveva un vantaggio fondamentale: i Celtics avevano anche l’ottava scelta, ricevuta da Los Angeles in una trade della stagione precedente. Boston usò quella pick per prendere Freeman Williams, così, a prescindere da ciò che sarebbe successo con Bird, Red ottenne un giocatore (tra l’altro, due volte miglior realizzatore del college a livello nazionale) che potesse aiutare la squadra fin da subito. Williams fu poi inaspettatamente ceduto prima di arrivare persino a indossare la divisa dei Celtics, ma rimane la notizia rumorosa che… i Lakers avevano aiutato i Celtics a prendere Larry Bird!
Ricordo ancora le parole: “I Boston Celtics scelgono Larry Bird, da Indiana State!”.
Io e Neil, gli impostori, eravamo gli unici tifosi del mondo che avevano sentito l’annuncio in diretta e dal vivo (e Neil tifava per i Knicks). Tutti gli altri presenti nella sala lavoravano per la lega, le squadre o i media accreditati. Oltre a non esserci una copertura televisiva in diretta, non c’erano una rete radiofonica satellitare o i cellulari, né tantomeno siti web da aggiornare. ESPN sarebbe stata creata nel 1980, Twitter dopo circa trent’anni. L’unico canale di comunicazione era telefonico, e collegava la sala dell’hotel con i front office delle rispettive città di provenienza.
Gli altri tifosi statunitensi vennero a conoscenza della notizia alla radio o seguendo il telegiornale locale quella sera, mentre i giornali – anche quelli delle edizioni pomeridiane (sì, allora si pubblicava più volte al giorno) – la riportarono solo dopo diverse ore. Per almeno un breve periodo di tempo, Neil e io fummo gli unici tifosi dei Celtics a saperlo. Essendo già molto in ritardo per tornare dalla pausa pranzo, subito dopo la chiamata di Larry Bird ce ne andammo via.
Il resto, beh… è storia. Non la nostra, ma quella di uno dei migliori giocatori di sempre.
Larry giocò la sua ultima stagione a Indiana State University, portando la sua squadra a conquistare un record di 33-0 e la finale per vincere il campionato, dove però caddero contro Magic Johnson e la sua Michigan State.
Bird, ovviamente, firmò con Boston prima della fine dell’anno, e vinse il titolo di Rookie of the Year portando i Celtics a 61 vittorie dopo le 29 della stagione precedente. Al suo secondo anno con la squadra, i Celtics vinsero il titolo. Red l’aveva fatto di nuovo.
Ripensando oggi a quel momento, in quella sala di quell’hotel, in tanti avevano la sensazione che Larry Bird probabilmente si sarebbe rivelato il miglior giocatore della sua Draft class. A posteriori, è stato molto molto di più.
Da impostori, io e Neil abbiamo partecipato a un giorno speciale nella storia dei Celtics. Anche se ancora non sapevamo che sarebbe diventato “Larry Legend”.