Abbiamo intervistato Alessandro Pajola, capitano della Virtus Bologna ed elemento chiave della Nazionale – nonché protagonista della campagna di lancio della nuova Away Jersey adidas.

Chiunque segua anche solo sporadicamente la pallacanestro italiana, non può non apprezzare Alessandro Pajola, tra i volti più genuini e rappresentativi del movimento azzurro, e da quest’anno anche capitano della Virtus Bologna. Nonché, tra le altre cose, protagonista della campagna di lancio della Away Jersey adidas della squadra, indossata dalla squadra il 5 dicembre scorso nella vittoria contro Dubai in EuroLeague – mentre per maggiori dettagli, rimandiamo al comunicato stampa.
Per la nuova maglia, “il design in total white è caratterizzato da un pattern di “V” di Virtus che si moltiplicano, metafora dell’energia e della grinta che crescono in trasferta”, quindi chi meglio del capitano della Virtus, che incarna alla perfezione tutti questi valori, poteva parlarcene? Partendo da una domanda molto semplice: bianco o nero?
In realtà non saprei dire quale dei due colori io preferisca, sono bellissime le divise di entrambi i colori. Se proprio devo scegliere, vado per la nera, perché significa nella maggior parte dei casi giocare in casa, e quindi è una motivazione in più per fare bene.
Una risposta che ci si poteva aspettare. Alessandro Pajola ha giocato il suo primo minuto con la maglia della Virtus Bologna in LBA proprio in casa nel 28 febbraio 2016, contro Milano. Quasi 10 anni fa, quando era ancora un ragazzino, diventando nel tempo uno dei capisaldi della squadra, simbolo di affidabilità e lealtà, e vivendo la cavalcata verso due campionati italiani, tre Supercoppe italiane, una Basketball Champions League e una EuroCup, oltre al premio di miglior under-22 della Serie A nel 2020/21 e MVP della Supercoppa Italiana nel 2021. Insomma, ha svariati motivi per preferire il campo di casa.
E poi c’è da dire che anche la Home Jersey nera non è affatto male, ma di questo ce ne ha già parlato Carsen Edwards, che abbiamo intervistato QUI. Così come ci ha parlato di scarpe, un altro elemento importante di questa campagna della quale Pajola è stato protagonista. In particolare, negli scatti compare la Anthony Edwards 2, seconda signature adidas della stella dei Minnesota Timberwolves, lanciata a settembre 2025.
Tutti possono vederle da fuori, ma il capitano della Virtus ne ha parlato direttamente, sebbene sappiamo per certo che preferisca la linea Damian Lillard, che dal 2022 a oggi ha indossato in oltre il 66% delle proprie gare:
Assieme alle Anthony Edwards 1, sono le scarpe adidas più belle che abbia mai visto. Però devo spezzare una lancia a favore, in termini di comodità, alla linea di Lillard. Non me ne voglia Edwards, sono bellissime, ma per stare in campo preferisco le Dame, sono le più comode che abbia mai indossato. E sono migliorate anche a livello estetico.
Con le Dame X mi trovo benissimo perché c’è questa combo di bellezza e comodità davvero incredibile. Una cosa che apprezzo molto di ogni scarpa è il grip, quanto aderisce al parquet, e riguardo al grip le Dame X sono le migliori mai provate.

E mantenere una certa comodità in campo, soprattutto in periodi come questo, è fondamentale. La Virtus Bologna, in appena dieci giorni, ha dovuto affrontare tre sfide fondamentali di Eurolega e una di campionato contro Milano, mentre la prossima avversaria in LBA è la capolista Brescia. Tutte avversarie di livello, tutte gare ravvicinate con a malapena 48 ore di riposo tra una e l’altra. La sfida per Pajola, da capitano, è diversa rispetto agli anni scorsi:
Il calendario è complicato e fitto. Mi sto cercando di adattare in questo ruolo, ma quello che faccio è essere me stesso, mettere tanta positività in campo, uniti i compagni e alto il morale. Sia in caso di vittoria, ma soprattutto in caso di sconfitta. Abbiamo la fortuna di avere tante partite, e questo significa che, se ne perdi una, pochi giorni dopo puoi rifarti subito, quindi è una buona occasione per rimettere in campo tutto il meglio della squadra. Questo è il mio contributo da capitano e da giocatore.
Se dieci anni fa avessero detto a quel ragazzino alle prime armi che sarebbe diventato capitano della Virtus Bologna, ci avrebbe creduto? Cosa gli direbbe lo stesso Pajola?
Allora ero molto giovane, non avrei mai pensato nemmeno di arrivare a certi livelli, ancora meno di essere capitano. Al me di 10 anni fa direi di comportarsi come ho fatto: lavorare duro, dare il 100% in ogni partita e allenamento, essere sempre sé stesso in campo e fuori.
Tra l’altro, una transizione tutt’altro che leggera. In estate, infatti, Marco Belinelli ha annunciato il proprio ritiro dalla pallacanestro, e il ruolo di capitano è così passato a Pajola.
Dalla firma di Belinelli nel 2020 a Bologna sono arrivati due Campionati italiani, tre Supercoppe e una Eurocup. Con 2258 punti segnati, l’ex Virtus è anche il 4° miglior marcatore nella storia della Nazionale italiana maschile di pallacanestro, e ricordiamo anche il titolo NBA con i San Antonio Spurs nel 2014. Un passaggio di testimone non proprio leggero, diciamo, sebbene non ci siano state troppe formalità.
Ho vissuto il suo ritiro con una lieve tristezza, è stato mio amico e compagno di squadra per 4 o 5 anni. Ovviamente l’amico è rimasto, ma non il compagno, perciò è rimasta un po’ di amarezza. Però sono stato molto contento per lui perché ha finito con la ciliegina sulla torta dello scudetto, ne ha riportati due alla Virtus. Sono contento che abbia concluso così una straordinaria carriera, e di averne fatto parte.
Quanto al ruolo di capitano, ci abbiamo solo riso e scherzato su. All’ultima cena di Natale, effettivamente, Daniel Hackett ha ufficialmente (diciamo) passato lo scettro dall’uno all’altro, ma in maniera scherzosa.
Se si parla di Marco Belinelli, Alessandro Pajola e Scudetto, è impossibile però non menzionare Achille Polonara. Quest’ultimo, dopo la diagnosi di leucemia mieloide, lo scorso anno non ha potuto prendere parte alle gare della Virtus, lavorando ovviamente sulla propria salute. Ma, nonostante questo, la sua presenza in squadra non è mai mancata, anche a distanza, ed è stato in tutto e per tutto partecipe della campagna vincente.
Tanto che Pajola, Shengelia e Belinelli lo hanno raggiunto all’Ospedale Sant’Orsola con la coppa del Tricolore a giugno scorso, regalandogli una bella sorpresa. Pajola in particolare è stato anche compagno di Polonara con la Nazionale italiana, di recente nella World Cup 2023, e condividono la stessa città natale, Ancona, pertanto un rapporto umano che si estende anche fuori dal campo.
Non penso se lo aspettasse, credo sia stata una bella sorpresa per lui, sapevamo quanto ci tenesse a essere con noi, soprattutto a festeggiare. Lo abbiamo comunque fatto, anche se nel nostro piccolo. Fa parte, come tutti noi, di questa vittoria, quindi era giusto che anche lui toccasse e si godesse la coppa. Sicuramente è un momento che porterò sempre nel mio cuore.
Tra i tanti eroi e veterani della pallacanestro italiana con i quali Alessandro Pajola ha intrecciato legami, c’è ovviamente anche Danilo Gallinari, che ha di recente annunciato il proprio ritiro – e che abbiamo salutato QUI. In questo caso, si tratta di un compagno di Nazionale, ma a tutti gli effetti di una bandiera e un talento unici, con 16 stagioni di contratto in NBA.
Con il Gallo, Pajola ha condiviso anche la recente esperienza a EuroBasket 2025, dove l’Italia è stata eliminata dalla Slovenia agli ottavi, gara che ha segnato l’ultima apparizione di Gallinari in Nazionale – esperienza chiusa, tra l’altro, alla grande, con 10 punti in meno di 12 minuti in campo. Un esempio da seguire, ma più di un compagno per il capitano della Virtus:
Sicuramente il Gallo è un’altra di quelle persone con cui ho avuto il piacere di essere prima di tutto amico, poi compagno di squadra. Insieme a Beli penso siano due dei migliori giocatori della storia dell’Italia, e quindi aver fatto una piccola parte della mia carriera con loro è qualcosa di meraviglioso. Anche se quello che mi porto più dentro è poter essere amico e aver conosciuto due persone che sono veramente simpatiche e fantastiche fuori dal campo. Questa per me è la cosa più importante.
Quello che mi ha colpito di lui è sempre stato la sua “aura”, perché ha veramente un carisma incredibile e mi ha subito colpito. Quello che posso dire è che abbiamo passato tanti momenti belli insieme, tante partite di poker all’ultimo sangue, ed è stato ovviamente bello vivere l’ultima estate con lui.
Mi è dispiaciuto un po’ non riuscire a raggiungere un bel risultato di squadra, però fa parte del percorso. Quello che resta, la cosa più importante, sono le relazioni personali, e quella è sicuramente rimasta bella e intensa.
Con il ritiro di Gallinari e Belinelli, si chiude un capitolo significativo della pallacanestro italiana, aprendo lo spazio per le nuove leve e creando di conseguenza una transizione generazionale ai nuovi “veterani”. Questo “vuoto” lasciato dai due cosa lascia ad Alessandro Pajola?
Non sento maggiori responsabilità, mi dispiace solo di non aver raggiunto dei risultati insieme. Con Beli non ho avuto la fortuna di giocare in Nazionale per poco, con Gallo sì, però come ho già detto quello che più mi mancherà di più è avere due amici, due compagni di squadra in uno spogliatoio. Più che quei formidabili campioni, riesco sempre a vedere la loro parte umana prima, e quello che mi mancherà di più è sicuramente la loro simpatia, il loro essere se stessi, soprattutto fuori dal campo.
Ma ovviamente il movimento sembra poggiare, al momento, su solide fondamenta. L’Italia Under 20 ha vinto EuroBasket in estate, e l’MVP Francesco Ferrari ha anche debuttato nelle sfide di qualificazione alla World Cup con la Nazionale maggiore contro Islanda e Lituania. Con lui anche Luigi Suigo ha avuto minuti, mentre è arrivata la prima chiamata per Diego Garavaglia e Luca Vincini, oltre a Elisèe Assui e Giovanni Veronesi, tra i disponibili.
Tanto talento, che in estate ha portato anche al bronzo per la Nazionale Under 18 maschile, e nel femminile ad altri due terzi posti, per la Nazionale maggiore e per l’Under 20. Un movimento che si prefigura sano e profondo, che ha l’obiettivo di creare una Nazionale del futuro competitiva ai massimi livelli. Con guide e “consiglieri”, ovviamente, come Alessandro Pajola:
I ragazzi che stanno arrivando sono veramente bravi sia a livello di talento, che come persone. Sono tutti bravi ragazzi e fortissimi nel giocare a basket, quindi non penso che abbiano bisogno di troppi consigli. Devono semplicemente continuare a lavorare duro sia in allenamento che in ogni partita, dare il cento per cento, e sono sicuro che si toglieranno grandi soddisfazioni.

Per chiudere, un piccolo flashback sull’esperienza in NBA Summer League di luglio 2022 con i Dallas Mavericks, a Las Vegas. Un torneo di esibizione che si svolge nell’offseason NBA, dove solitamente muovono i primi passi Rookie e Sophomore, oppure tentano di mettersi in mostra giocatori ancora free agent, come undrafted o provenienti da competizioni internazionali. Caso, quest’ultimo, dello stesso Pajola, la cui memoria è ancora molto fresca.
Sicuramente è stata un’esperienza bellissima, che ricordo con molto piacere. Allo stesso tempo è stata anche un po’ strana, per me era la prima volta negli Stati Uniti, quindi anche un’esperienza forte e bella a livello di vita. A livello cestistico, invece, un po’ più complicata, perché comunque ho vissuto un mondo totalmente diverso da quello di cui ero abituato.
Però in maniera positiva, ovviamente, perché sono riuscito a capire quanto veramente gli americani vedano la palestra come una religione. Loro giocherebbero veramente a basket 24 ore su 24, ed essere stato parte di questo assaggio di mondo NBA è stato bellissimo, me la sono goduta tanto. Quindi è stata veramente qualcosa di positivo, ho imparato tanto ed è servito sicuramente ad arricchire ancora di più il mio bagaglio culturale, sia come persona che come giocatore.
Un’esperienza anche di scouting, quasi sembrerebbe, dato che poi si è ritrovato come compagni alla Virtus Bologna sia Derrick Alston Jr., che era nel roster di quei Mavs con Pajola, sia Karim Jallow, loro avversario nella competizione con la canotta dei Phoenix Suns. Una bella coincidenza, della quale i tre si trovano spesso a parlare:
Sì, assolutamente. Ne abbiamo parlato più e più volte, è stato oggettivamente figo essere stati compagni di squadra con Derrick [Alston Jr.] e ritrovarsi qua, c’è stato modo di scherzare molto a riguardo. Allo stesso modo troviamo veramente molti avversari che sono stati compagni di squadra in quella esperienza a Dallas: a Tortona gioca Justin Gorham, anche lui nostro compagno; lo stesso Moses Wright, che abbiamo affrontato sia contro l’Olympiakos che di recente contro lo Zalgiris, era nostro compagno.
Lì siamo stati poco insieme, quindi non c’è stato modo di conoscersi, però adesso ho avuto il piacere di passare più tempo sia con Derrick che con Karim [Jallow]. Sono veramente due ottimi compagni di squadra, è stato bello avere un assaggio di Summer League insieme e a volte ci scherziamo su.
Inevitabile la domanda cliché sulle principali differenze rispetto alla pallacanestro europea, sebbene fosse Summer League, contesto diverso anche dalla stessa NBA:
Ci sono sicuramente parecchie differenze. La Summer League nasce un po’ come un torneo di esibizione, dove i giocatori senza contratto mettono in mostra le proprie skills, le qualità migliori. Quindi diciamo che in quel torneo prevale un po’ più l’individualismo rispetto al gioco di squadra. Non c’è neanche modo di allenarsi prima, quindi è davvero difficile creare un sistema di squadra, anche a livello di letture difensive.
Semplicemente, vai lì e giochi, quindi è molto basato sull’avere capacità individuali, specialmente in uno-contro-uno. Un po’ diverso dal mondo in cui sono cresciuto io a livello cestistico. Però fisicità e atletismo sono aspetti predominanti, quindi è sicuramente anche bellissimo da vedere. Penso che queste siano le principali differenze.
E per concludere, quali sono gli avversari più difficili che un difensore agguerrito come Alessandro Pajola abbia mai dovuto marcare? Il prototipo sembra quello delle guardie molto tecniche, capaci di bruciarti dal palleggio ma anche di punirti con l’arresto e tiro. E i nomi sono tre in particolare, con una lunga carriera alle spalle:
Ci sono sicuramente tanti esempi, direi più a livello europeo che in Summer League. Sicuramente Mike James, Shane Larkin e Kendrick Nunn sono i tre talenti più difficili che ho avuto il piacere e la fortuna di marcare. Quindi, se devo stilare una top tre, dico questi.
Però ovviamente parliamo di giocatori esperti. In Summer League ho affrontato giocatori un po’ più giovani, sicuramente di grande talento, ma quelli che ho elencato sono sicuramente di un altro livello per la loro esperienza e la loro carriera.
In ogni caso, state certi che la prossima volta il capitano della Virtus Bologna sarà comunque alle loro calcagna, sostenuto dal grip delle proprie, fedelissime Dame X, e con la nuova canotta adidas di squadra, bianca o nera che sia.