No, nessuno è la kryptonite dei Thunder. Ma, tornando seri, quello con gli Spurs potrebbe rivelarsi un matchup molto divertente da seguire, in stagione e – si spera – ai Playoffs.

Ventiquattro vittorie nelle prime venticinque, sedici di fila, e adesso tre sconfitte nelle ultime cinque, tutte nel giro di dieci giorni? Abbiamo visto abbastanza, è crisi Thunder. Scherzi a parte, in quella che si chiuderà senza troppi patemi come una stagione da record per OKC, una passeggiata di salute in direzione Playoffs, ogni sconfitta attira particolarmente l’attenzione. Soprattutto se, a distanza di poco tempo, ne arrivano due contro la stessa squadra, i San Antonio Spurs di Victor Wembanyama. E la prima non è avvenuta nelle semifinali di NBA Cup, dove la posta in palio era un pelino più alta rispetto alla partitella media di regular season. Cosa ci hanno insegnato queste due gare?
Ancora, non sarebbe corretto parlare di kryptonite per due vittorie a dicembre, ma sono emersi aspetti molto interessanti. Per esempio, sebbene i Thunder siano la migliore difesa in assoluto della Lega nel proteggere il ferro, concedendo solo il 58.9% sul terzo più basso volume NBA, gli Spurs non si sono fatti problemi a mettere i piedi nel pitturato, chiudendo anche con buone percentuali – specialmente nella seconda gara, qua sotto a destra, dove OKC era anche più stanca, in back-to-back.

San Antonio in particolare ha generato ottimi tiri da fuori con i penetra e scarica delle guardie e degli esterni, tutti abilissimi portatori con un primo passo bruciante ed esplosivi al ferro. De’Aaron Fox, Stephon Castle, il rookie Dylan Harper, ma nella seconda gara anche ali come Keldon Johnson e Harrison Barnes: nessuno di loro ha avuto mai paura di assorbire il contatto e chiudere contro le braccia protese di Chet Holmgren e Isaiah Hartenstein, nessuno di loro ha soprattutto mai esitato – “skill”, se così si può chiamare, fondamentale per un piccolo che vuole attaccare al corpo i grandi rim protector.
E soprattutto, però, non hanno mai sbagliato scelta, aspetto che favorisce anche la metà campo difensiva. Gli Spurs sono 9° in NBA per drives, le incursioni dal palleggio verso il pitturato, filtrando solo alle guardie, comunque in top-10 in generale, e riescono a sostenere questo volume perdendo pochissimi palloni “vivi” – in generale, sono tra le migliori 10 per percentuale di palle perse.
Questo li rende, di conseguenza, abilissimi nel difendere le transizioni avversarie, concedendo un bassissimo volume (7° in NBA) e classificandosi come la terza migliore difesa della Lega per punti aggiunti dagli avversari in transizione. Un punto chiave contro OKC, il 5° migliore attacco in transizione NBA e il 4° per punti aggiunti in transizione da palla rubata.
In poche parole, gli Spurs hanno messo a piacimento i piedi nel pitturato senza concedere deflections o rubate a quella che è la difesa più pericolosa della Lega sotto questo aspetto, e ne hanno beneficiato anche dall’altro lato senza concedere punti facili in transizione ad alto volume. E contro la difesa schierata di San Antonio, quando c’è Wembanyama, a quel punto per nessuno è facile segnare – con il francese in campo, i texani concedono -15.4 punti per 100 possessi rispetto a quando è fuori, massimo percentile in assoluto.
Per il resto, poi, serviranno ulteriori indizi nelle gare a venire. Tra l’altro, quest’anno gli incontri tra le due squadre saranno cinque, di cui uno nel Christmas Day, perciò non può che fare bene una sana rivalità. Altri punti da osservare sono la salute di Jalen Williams, non ancora sé stesso – come era normale aspettarsi – del rientro dall’infortunio, il maggiore impiego di Wembanyama una volta che sarà tornato al proprio minutaggio usuale e soprattutto la nascita di un po’ di sano “odio” agonistico.
Lo stesso Wemby, in NBA Cup, si è lasciato andare a un bel po’ di trash talking contro Alex Caruso, mentre in conferenza stampa ha accennato alla pallacanestro più “etica” degli Spurs rispetto a quella di altre squadre, non un diretto attacco ai campioni NBA in carica ma ovviamente è piuttosto esplicativo che questo commento sia arrivato proprio dopo la vittoria contro di loro. E poi, anche se fosse un attacco diretto, chi se ne frega, non sarebbe né il primo né l’ultimo a odiare la “perfezione” dei Thunder.
Tutto quello che chiediamo non è che gli Spurs sconfiggano OKC per vedere questi ultimi fallire, ma che siano in grado quantomeno di offrire del filo da torcere a una squadra apparsa sinora inscalfibile. Se questo dovesse succedere, sarebbe davvero un gran bel regalo di Natale.