Dopo aver annunciato il ritiro, Danilo Gallinari ha concesso un breve incontro con i media, e anche AtG ha colto l’occasione per salutarlo.

Danilo Gallinari si ritira
FOTO: ItalBasket (Facebook)

Dopo aver annunciato il ritiro, Danilo Gallinari ha concesso un breve incontro con i media, dove ha risposto a numerose domande sul proprio passato, sul presente e sul futuro da parte di tutti i presenti. Ovviamente non sono mancati gli aneddoti su Rudy Fernandez, Kobe Bryant, ma soprattutto Chris Paul e Blake Griffin, in coda a domande più serie come possibili collaborazioni con la Nazionale Italiana e nel mondo della pallacanestro.

  • sui contatti avuti da Gallinari con altre realtà (e con l’Olimpia):

Non c’è mai stato nessun contatto con l’Olimpia. Interessamento e contatti sono arrivati da altre squadre, ma non dall’Olimpia. Come ho detto nel mio pod, non mi sveglio e chiamo per sapere se posso tornare. Anche i tempi non lo hanno concesso.

  • sempre su una possibile “The Last Dance” di Gallinari in Italia:

Io ci ho pensato, ma allo stesso tempo non volevo spostarmi per l’ennesima volta per poi fare un solo anno o due, sapendo di dover poi tornare come base in America. Lo avrei fatto solo per Milano, perché avrei avuto motivazioni in più. Ma a Portorico è stato un finale di carriera incredibile. Agli atleti consiglio di poter finire come vogliono finire. Per me, finire da protagonista e rivivere sensazioni da giocatore importante è stato bellissimo.

  • quanto alla decisione del ritiro, Gallinari ha spiegato:

Ho deciso quando ho scelto di giocare l’ultima estate in nazionale, volevo chiudere in nazionale. Anche l’arrivo del mio terzo bimbo ha spostato il focus su altro. E poi, anche fisicamente, quest’anno è stata tosta, perché in Portorico abbiamo giocato 50 partite in 5 mesi, e in tutte 35 minuti a partita. Ritmi che non tenevo dai miei inizi in NBA. Sì, è stata una figata, ma pensare di poterlo rifare sarebbe stata tosta. La testa e il fisico hanno pacificamente deciso di smettere.

  • quali sono i prossimi passi per Gallinari?

Me la sto prendendo comoda. La verità è che sto lavorando a cose dentro e fuori dalla pallacanestro. Quelle fuori mi stanno tenendo impegno, ora che ho più tempo sono progetti a cui dedico molto tempo. Quanto alla pallacanestro, non mi piacerebbe fare da allenatore, non ne sono capace, preferisco la parte manageriale. Ci sono situazioni che devo portare avanti, ma nulla prima del 2026. NBA Europe sta correndo velocemente, ma sarà nel 2026.

  • cosa ne pensa Gallinari della Nazionale Italiana di Luca Banchi?

Sono in contatto con Gigi (Datome), essendo migliori amici ho dato piena disponibilità per aiutare lui e la Federazione. Ho sentito Luca Banchi per come potrei essere d’aiuto. A livello pratico non so cosa possa voler dire, ma darò una mano.

Ho visto le ultime partite, sono tutti ragazzi nuovi e da allenatore hai pochissimo tempo per prepararle. Le nazionali contro cui giochiamo hanno sempre a disposizione gli stessi giocatori, e la squadra di queste finestre è la stessa che poi portano alle competizioni. Per noi è diverso. Ma il gruppo è talentoso, per me siamo più forti delle altre squadre e sono convinto che faremo bene. Sono bastate due partite per trovare una chimica.

  • è vero che Gallinari potrebbe giocare nei 3×3 come Della Valle?

Sul 3×3, è stata una cosa nata da una battuta sui social del mio grande amico Amedeo Della Valle. I 3×3 li gioco al campetto con gli amici, e rimane al campetto con gli amici.

Precisamente ogni domenica mattina qua a Miami con un gruppo di amici, non riesco a stare fuori dal basket. Carlos Arroyo è in una Lega di 4-contro-4 e ogni due settimane partecipo. Mi hanno invitato a una lega di over-35, ma giocano alle 22, non ce la faccio perché è troppo tardi.

  • quanto è stato motivazionale per Gallinari il rapporto (e la rivalità NBA) con Belinelli e Bargnani?

Il rapporto personale è cresciuto negli anni e ci ha sempre motivato. I derby e le sfide che facevamo portavano sempre a grandi confronti, era bello non solo per noi ma anche per i tifosi italiani da casa. Proprio per questo, abbiamo spesso giocato bene uno contro l’altro, divertendoci e facendo divertire. L’idea è sempre stata quella di divertirci d’estate con la Nazionale. Purtroppo lo abbiamo potuto fare molto poco.

  • qual è il lascito di Danilo Gallinari al basket italiano?

Mi auguro di essere stato un leader positivo e un buon compagno di squadra. I messaggi privati ricevuti da molti ex compagni parlano di ricordi o di frasi imparate da me e che ora usano con i giovani.

Mi hanno anche scritto di avermi sempre preso come modello, e questa per me è la cosa più bella: essere stato un modello positivo per i giovani. Anche quelli che hanno fatto l’europeo con me mi hanno detto che spesso mi guardavano in televisione. Sono le cose più belle.

  • tornando in NBA, Gallinari ripensa mai alle possibilità di titolo con Boston o alle aspettative iniziali?

Sì, anche se provo a non farlo. A Boston sarebbe stato il momento perfetto per giocare per un titolo per la mia franchigia preferita. Purtroppo è andata così, ma ho costruito grandi rapporti fuori dal campo soprattutto con lo staff con cui ho lavorato per la riabilitazione. Stando meno in campo, ho costruito relazioni più personali, e ora che vivo a Miami mi vedo ancora con certe persone quando vengono a giocare qua.

All’inizio avevo molte per me stesso, non sai come sia la NBA finché non ci giochi. Al primo anno purtroppo non ho giocato molto, ma dal secondo ho preso fiducia e ho iniziato a capire di poter diventare un buon giocatore a lungo. Sono uno positivo, non penso a cosa poteva andare meglio. Tutti hanno fantasie, ma è tempo perso. Sono fiero di aver dato tutto quello che avevo, forse avrei potuto giocare più partite se mi fossi gestito meglio. Ma comunque non ho alcun rimpianto.

Continuare a pensare a quello che sarebbe stato è semplice, ma inutile. Quello che dico ai giovani è che ti definisce il modo in cui risolvi i problemi e come ti rialzi dalle cadute. Ci sono sempre alti e bassi, a fare la differenza è come reagisci.

  • cosa direbbe Gallinari al Danilo 20enne?

Gli direi di ascoltare di più il corpo e non dire di sì a tutto. Quando sei giovane e sei in lizza per il Draft, non si considera la stagione precedente. Dopo i Playoffs con Siena, due giorni e sono volato negli Stati Uniti. Quando sei giovane vuoi strafare.

  • oltre a Boston, quante altre volte Gallinari si è sentito vicino al titolo?

Al terzo anno a Denver e l’anno a Boston, tutti e due coincisi con due brutti momenti. Però sono due anni dove sono stato nelle squadre più forti. L’anno dove sono arrivato più in fondo è stato con Atlanta, ma è stato inaspettato.

  • quanto al livello dei giocatori europei rispetto a quando Gallinari è entrato in NBA, e soprattutto a Nikola Jokic:

Sono fiero di rappresentare il basket europeo in NBA. Quando sono arrivato, gli americani erano sempre i migliori, adesso invece ci sono europei di livello MVP e All-NBA. Ora tocca agli americani trovare il modo di alzare il livello.

Su Jokic, non immaginavo che potesse diventare questo. Al mio secondo anno mi sono accorto che sarebbe stato un buon giocatore, ma non il migliore al mondo, come è secondo me. Vedere lo sviluppo è interessante, come era e come è ora. Il suo, e di Jamal (Murray) fino al titolo.

Ogni vice in NBA gestisce un gruppo di 3/4 giocatori, e Mark Daigneault seguiva me. Siamo stati vicini per la quarantena, siamo molto legati, e gli dicevo già da lì che sarebbe stato un grande allenatore. Lo vedevamo tutti, e lo ha visto Sam Presti.

  • … e poi si passa a quelli più divertenti:

Con Rudy Fernandez abbiamo costruito un’amicizia che continua tutt’ora. Rudy faceva molte interviste in spagnolo, non sapeva l’inglese all’inizio, perciò chiamava me a fare da interprete. Quando lui giocava a Portland, avevano una chiamata dove usciva dai blocchi e dovevo inseguirlo. Si stupiva sempre di come fossi lì sebbene fossi più alto. A Denver cucinavo la pasta, una volta ho sbagliato le porzioni e non ce n’era abbastanza per lui. Ancora me la fa pesare.

Kobe ogni volta mi parlava italiano. L’unica volta che non mi ha parlato è stato nella notte dei 61 punti al Madison Square Garden, credo non abbia parlato nemmeno ai compagni.

Blake Griffin a un tiro libero cominciò a cantare ‘Io sono un italiano vero’, tutta intera in italiano, la sapeva tutta!

Chris Paul ha giocato con Marco Belinelli (altro grande italiano ritiratosi): a me e al Beli piace mangiare, CP3 lo sapeva e chiamava ciccione lui, e poi anche me. Proprio nei giochi costruiti per me chiamava “ciccione”.