L’attacco è crollato e i Toronto Raptors sono stati eliminati dalla NBA Cup. Una dura sconfitta da digerire per i canadesi.

Toronto Raptors Knicks NBA Cup
FOTO: Raptors Republic

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Samson Folk e pubblicata su Raptors Republic, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


La salute gioca un ruolo fondamentale in NBA, e ogni anno sempre di più. Il ritmo sempre più serrato e la copertura del campo richiesta dal gioco moderno hanno un impatto enorme sulla disponibilità dei giocatori, e Toronto Raptors o New York Knicks non sono certo estranei alle assenze dei giocatori.

“Ci mancheranno IQ [Immanuel Quickley] e RJ [Barrett]. Ma oggi saranno fondamentali la motivazione, la concentrazione e l’attenzione ai dettagli. C’è molta energia e grande entusiasmo nella squadra. I ragazzi sono molto motivati. Adoro giocare partite come questa. Mi sento carico. Siamo pronti a scendere in campo e dare il massimo.”

– coach Darko Rajakovic, prima della partita

Ovviamente, a causa degli infortuni, i Raptors hanno dovuto schierare un backcourt completamente nuovo per la prima volta in questa stagione. Ochai Agbaji, che ha giocato bene nell’ultima partita, sostituendo Ja’Kobe Walter, ha finito per conquistarsi il posto da titolare in questa partita. Nel ruolo di playmaker, non poteva esserci nessun altro che Jamal Shead, il quale ha costruito le fortune di Toronto proprio assieme all’assente Quickley (QUI un approfondimento).

“L’inizio della partita sarà molto importante. Molte volte, tutto inizia con la nostra capacità di gestire bene la palla” – ha detto coach Rajakovic a proposito delle recenti partenze lente dei Raptors – “Le prime palle perse, la mancanza di precisione in palleggio, i passi, i blocchi illegali, qualunque cosa sia, ci tolgono slancio. Quindi stasera dobbiamo essere concentrati fin dall’inizio e non possiamo permetterci lo stesso tipo di partenza”.

Il primo possesso della partita? Una palla persa di Brandon Ingram. Stava ai Raptors decidere se fosse solo un incidente di percorso o un presagio. Hanno scelto la prima opzione, almeno per il primo quarto, durante il quale hanno segnato alla grande, totalizzando 39 punti.

Non è che i Knicks sembrassero una difesa di alto livello all’inizio della partita, e la loro mancanza di resistenza ha permesso ai Toronto Raptors di tornare a uno stile più veloce, con molte occasioni in transizione e un’enorme propulsione nell’attacco a metà campo grazie a 17 punti trascendentali su 7 tiri di Ingram nei suoi primi 12 minuti di gioco. Sarebbe stato lui il giocatore determinante del primo quarto, se non fosse stato per l’esplosione di Jalen Brunson dall’altra parte del campo, con 20 punti.

Due squadre alla deriva sulla scia dei punti segnati dalle stelle e che cercano di sostenersi in ogni modo possibile. Nessuna delle due difese riesce a fermare i singoli giocatori, figuriamoci l’attacco di tutta la squadra. I Raptors hanno vinto il primo parziale per 4 punti, portandosi sul 39-35.

Purtroppo, all’inizio del secondo quarto la precisione nel tiro non è rimasta. Con Ingram fuori dal campo, i canadesi hanno segnato solo 2 punti nei primi 5 minuti di gioco. Non è che i Knicks fossero particolarmente brillanti in attacco, con Brunson fuori dal campo, ma almeno erano passabili.

Una volta che i Knicks hanno capito come limitare i Toronto Raptors, cambiando la loro strategia difensiva, sono riusciti a smorzare gran parte dell’efficacia avversaria. Questo è stato un punto critico dell’attacco dei canadesi e della sua generale incapacità di creare azioni coerenti e affidabili. Sono sicuramente in grado di crearne alcune, ma i giocatori non hanno alcuna aspettativa su dove potrebbero arrivare i loro tiri o quanti potrebbero essere.

Forse solo Ingram ha un’idea di quanto spesso e dove otterrà occasioni di tiro. E questo, ovviamente, perché è lui stesso a crearsi lo spazio verso le sue posizioni. In questo modo è difficile ottenere fluidità e consistenza in tutto il roster. È per questo che l’efficienza dei Raptors è dipesa da Ingram, o dalla transizione, nella fase iniziale.

Nel secondo quarto sono stati completamente dominati. L’attacco dei Knicks è tra i primi tre dell’NBA, mentre quello dei Raptors è in caduta libera, quindi è logico che abbiano perso il duello. La disparità nella qualità dei tiri tra le due squadre era sbalorditiva. Si è visto, con un 34-13 nel secondo quarto e un deficit di 17 punti all’intervallo.

Una serie di tiri da tre dalla punta ha permesso ai Raptors di iniziare forte il terzo quarto, il che non era indicativo di un miglioramento in attacco, quanto piuttosto di varianza, eppure i Knicks hanno resistito. Non hanno avuto problemi a smantellare la difesa dei Raptors, utilizzando il metodo “palla a Brunson e s’abbracciamo”, più un continuo movimento della palla per farlo accadere.

Scambio di canestri. Le cose però hanno subito un rallentamento, dato che la parte finale del terzo quarto è stata un po’ stagnante per Toronto. I Raptors, con Collin Murray-Boyles in campo, hanno avuto più facilità a rallentare i giochi a due dei Knicks e sono stati generalmente più presenti nelle linee di penetrazione per dissuadere le incursioni a canestro.

Dall’altra parte, i Raptors sono tornati alla pallacanestro di Ingram, l’unica ragione dei loro numerosi punti segnati in questa partita. Spingendo il masso su per la collina. Bloccati più o meno allo stesso punto del terzo quarto come lo erano stati dalla fine del primo tempo, tranne che per un canestro. I Raptors sono riusciti a ridurre lo svantaggio da 24 punti, ma si sono trovati ancora sotto di molto, 94-79.

Il terzo quarto si è rivelato, a tutti gli effetti, l’ultimo della gara. Non c’era nulla in gioco. Il momento più emozionante per il pubblico è stato quando un bambino molto carino è apparso sul maxischermo. Forse quando i Toronto Raptors hanno raggiunto i 100 punti. I Knicks hanno passeggiato per gli ultimi 12 minuti. I padroni di casa hanno chiuso con la loro peggiore prestazione stagionale in termini di punti segnati a metà campo.

Una parola di ottimismo? Chi scrive, ha seguito i Pacers nelle ultime due stagioni. Era lì per le Finals. Quella squadra ha ribaltato la stagione grazie agli allenamenti che ha potuto svolgere durante il periodo di pausa dopo essere stata eliminata dalla NBA Cup. Questo non vuol dire che i Raptors siano una squadra sottovalutata con potenziale da Finals, ma solo che, se ci sono cambiamenti che potrebbero funzionare, probabilmente verranno attuati dopo questo periodo, e soprattutto una volta che la squadra sarà tornata a pieno organico.


No, i Toronto Raptors non sono candidati a fare le Finals, nemmeno in quella rinominata la “serie B” della NBA. Ma abbiamo parlato delle avversarie realistiche dei Thunder sul nostro podcast, The Weak Side. Ci trovate su Spotify!