L’Italia femminile ha conquistato il terzo posto agli Europei, tornando sul podio dopo trent’anni. Cronaca di 12 giorni quasi perfetti

Le immagini, tante, e in diverse occasioni, di Cecilia Zandalasini in lacrime; una delle giocatrici più glaciali sul parquet che si emoziona come una bambina. Il pubblico calorosissimo di Bologna che esulta su ogni rimbalzo conquistato dai muscoli di Lorela Cubaj, e rumoreggia a ogni decisione arbitrale avversa. Le giocatrici di Brno 1995 a bordo campo al PalaDozza per celebrare la nuova leva. La folla immensa di bambine, bambini e adulti ad aspettare le azzurre fuori dal palazzetto per una foto o un autografo.
Dopo averci pensato a lungo, non sono stato comunque in grado di trovare l’immagine più rappresentativa dell’ItalBasket di questi 12 torridi giorni di giugno degli Europei 2025. Ce ne sono troppe, e tutte ugualmente memorabili.
Le 12 giocatrici capitanate dalla veterana Laura Spreafico sono riuscite a conquistare una medaglia trent’anni dopo l’argento di Brno 1995, e 21 anni dopo l’argento ottenuto dalla nazionale maschile alle Olimpiadi di Atene 2004.
Il successo contro la Francia – ancora non abbastanza celebrato, sicuramente non dai media tradizionali, che nelle prime pagine hanno dedicato qualche titoletto, lasciando spazio ai fondamentali aggiornamenti di calciomercato – ha quasi del tutto cancellato la delusione per una finale sfiorata contro il Belgio, in un quarto periodo di follia che ci ha portate dal -14 al +2 a 26 secondi dalla sirena contro le campionesse in carica. Il Belgio, poi, è andato a vincere contro la Spagna in un finale di partita altrettanto surreale.
Le Due Torri riabbracciano il basket femminile
Il format di questa edizione dell’EuroBasket ha previsto che i quattro gironi si giocassero in quattro città diverse. Quello dell’Italia si è tenuto, per uno scherzo del destino, al PalaDozza di Bologna. Quel PalaDozza dove, fino a 12 mesi fa, Zandalasini, Francesca Pasa e Olbis Andrè giocavano con la maglia storica della Virtus, prima che l’ad Luca Baraldi ne annunciasse lo scioglimento.
Una frattura non ancora rimarginata per le atlete che ci giocavano. Soprattutto per Zandalasini, che a Bologna, dopo tanto girovagare, aveva trovato casa, e ha dovuto quindi accettare in fretta e furia l’offerta del Galatasaray per non rimanere ferma, prima di volare a San Francisco e dare inizio alla felice avventura delle Golden State Valkyries, dove è già diventata una protagonista.
Al PalaDozza Zandalasini si è trasformata nella versione demoniaca di sé. Da sempre molto riservata e silenziosa in campo e davanti alle telecamere, al ritorno a Bologna si è presa senza remore il ruolo di leader tecnica, incendiando il pubblico a ogni tripla e a ogni elegantissimo fadeaway, ormai marchio di fabbrica.
A Bologna l’ItalBasket ha fatto tre su tre, in un girone tutt’altro che agevole. Le azzurre hanno esordito contro la Serbia riuscendo a portare a casa una vittoria dopo un quarto periodo col brivido. Uno svolgimento simile alla seconda partita contro la Slovenia di Jessica Shepard, che ha concluso l’Europeo ai gironi con 22 punti e 11 rimbalzi di media.
In svantaggio tutta la partita, le slovene hanno rosicchiato l’ampio vantaggio delle azzurre fino a raggiungere il pareggio a cinque minuti dal termine: uno schiaffo necessario alle azzurre per risvegliarsi.
Nell’ultima partita del girone il solito calo dell’Italia – necessario per evitare la monotonia di una vittoria senza patemi o rischi di problemi cardiovascolari – è arrivato nel terzo periodo, ma è stato assorbito nel quarto, permettendoci di finire nella parte – apparentemente – più agevole del tabellone.
La parentesi di Bologna è finita nel migliore dei modi, con una città intera in festa per il ritorno del basket femminile, una discreta fetta di pubblico internazionale arrivato per sostenere le avversarie dell’Italia, e un’occasione, per le azzurre, per ricominciare ad affrontare le partite della nazionale con serenità.
La storia della nazionale femminile era ormai segnata da anni di sventure. Quella più dolorosa, la sconfitta con la Repubblica Ceca valida per il quinto posto agli Europei del 2017, e soprattutto per la qualificazione al Mondiale successivo, ha segnato sul nascere l’avventura azzurra di Zandalasini, che in quella partita fu vittima di una decisione arbitrale, un tecnico, piuttosto discutibile (eufemismo) a pochi secondi dal termine.
Senza scomodare il fato, la maglia azzurra era diventata piuttosto pesante. Un peso che Zandalasini ha ben sottolineato sul suo profilo Instagram. La nazionale come «fardello», come fonte di «occasioni mancate e grandi delusioni».
Non scomodiamo il fato, giusto. Ma è difficile non aver provato quantomeno una sensazione di impotenza il 26 maggio, alla notizia della rottura del legamento crociato anteriore di Matilde Villa: il talento più luminoso del nostro basket, già protagonista a 20 anni della Serie A1 alla Reyer Venezia.

(Dal profilo Instagram di Matilde Villa)
Non si può certo dirsi sorpresi di sentire un’atleta rompersi quello specifico legamento, l’ACL. Pochi mesi fa, la FIFA ha deciso di finanziare uno studio, che sarà condotto dalla Kingston University di Londra e durerà un anno, per indagare sulla presunta relazione tra il ciclo mestruale e la rottura del crociato nelle calciatrici.
Verrebbe anche da chiedersi come mai si sia arrivati solo adesso a proporre studi per dimostrare questa relazione, visto che si tratta di un collegamento per molte ovvio da tempo: alcuni studi mostrano come le atlete abbiano una probabilità da due a sei volte maggiore di rompersi il crociato rispetto agli atleti.
Sue Bird, leggenda delle Seattle Storm e freschissima Hall of Famer (e che presto avrà una statua nella Città Smeraldo), ha raccontato di recente nel suo podcast A Touch More, condotto con la moglie Megan Rapinoe – leggenda del calcio americano, anche lei alle prese con la rottura del crociato più volte nel corso della sua carriera – di quando, già al suo primo anno di college a UConn, a seguito della rottura dell’ACL i medici le chiesero, come prima cosa, se aveva avuto il ciclo.
Insomma, la missione europea sembrava già compromessa ancora prima di iniziare. Ma fin da subito il gruppo ha dimostrato di essere compatto come forse non mai. Un’avvisaglia è stata il tifo sfrenato da bordocampo di Valeria Trucco e Martina Kacerik, le due giocatrici del Geas che hanno partecipato alla fase di preparazione della nazionale in vista dell’Europeo, ma che sono rimaste escluse dal roster finale.
E ovviamente anche Matilde Villa, insieme alla sorella Eleonora (anche lei parte della fase di preparazione), che nonostante l’infortunio ha voluto essere presente per supportare le compagne. Tutte hanno esultato e saltato (tranne Villa, per ovvi motivi) per le vittorie delle azzurre, e insieme a tutto il PalaDozza hanno contribuito a scacciare i fantasmi che incombevano sull’ItalBasket da diversi anni.
Il Pireo sorride, ancora una volta, all’azzurro
I quarti di finale in Grecia, al Pireo contro la Turchia, sono stati una grande prova di coraggio. Una partita equilibratissima contro un avversario molto preparato, con un roster di grande livello. Le azzurre sono riuscite a sopperire al calo del terzo quarto, quando le turche si sono portate a +9, riuscendo a rialzare la testa grazie a un’ottima Zandalasini e a una tripla clutch di Jasmine Keys, che ha chiuso il torneo col 53% dall’arco, e che contro la Turchia si è vista pure annullare un canestro regolarissimo perché l’addetto al cronometro aveva deciso che era il momento opportuno per aggiornare Windows ’98 installato sul suo pc.
Nel quarto periodo le azzurre sono andate sul +5 grazie a due liberi di Costanza Verona (che ha chiuso con 12 punti e 7 assist), per poi farsi raggiungere sulla sirena da un tiro dalla media di Sevgi Uzun. All’overtime, però, dopo quasi tre minuti a secco, Lorela Cubaj decide di rilasciare tutta la sua potenza fisica mettendo a referto sei punti fondamentali sotto canestro per tenerci a galla. Poi, a 17 secondi dal termine, è Zandalasini a salire in cattedra e consegnarci la prima semifinale dopo trent’anni.
Contro le campionesse in carica del Belgio la partita ha un andamento simile: primo tempo molto in bilico, con una difesa eccezionale sull’MVP del torneo, Emma Meesseman, ma che ci costringe a concedere qualche spazio in più a una straripante Julie Vanloo e a Julie Allemand.
Il calo di zuccheri dell’Italia arriva ancora nel terzo quarto, quando le belghe allungano, sfruttano l’attacco stregato delle nostre, e chiudono sul +14. Il quarto periodo sembra una formalità, finché Martina Fassina, tra le giocatrici fino ad allora con meno minuti, decide di caricarsi la squadra sulle spalle e dare inizio a una rimonta senza nessuna logica: due triple di fila seguite dalla tripla di Francesca Pan che ci porta a -3. Zandalasini e poi Cubaj firmano il sorpasso.
A 28 secondi dal termine la ripartenza ancora di Fassina ci porta sul +2. La partita, tuttavia, viene decisa da una tripla dall’angolo di Antonia Delaere, fino ad allora 0-10 dall’arco. In tutto il torneo.
La delusione per il finale amarissimo non cancella il grande percorso fatto, e anzi fa da carburante per la finale per il bronzo contro la Francia, forse la principale favorita del torneo eliminata dalla Spagna. L’Italia scende in campo più disinvolta, senza più quel peso opprimente della maglia azzurra sulle spalle, e inizia bene con sei punti di Francesca Pasa – un’altra giocatrice che è riuscita a conquistarsi piano piano il suo spazio, con pazienza e umiltà – e della solita Zandalasini.
Si arriva all’intervallo con l’Italia sul +6 grazie a un ottimo secondo quarto di Sara Madera, il contributo di Campobasso alla nazionale insieme a Stefania Trimboli (in doppia cifra nella prima gara contro la Serbia).
Nel secondo tempo la Francia scende fino a -12 ma riesce a recuperare fino ad arrivare al -3 con i liberi di Janelle Salaün, compagna di squadra di Zandalasini a Golden State, che dall’anno prossimo la raggiungerà a Schio. La stessa Zandalasini e Keys ci portano a +11 a tre minuti dalla sirena: è il momento della festa, con Cubaj che segna l’ultimo canestro della partita con lo sguardo offuscato dalle lacrime.
L’Europeo si chiude con la vittoria del Belgio e, per l’Italia, i riconoscimenti per Andrea Capobianco, miglior allenatore della competizione, e Zandalasini, MVP della finalina con la Francia e nel quintetto ideale insieme a Meesseman, Allemand, Alba Torrens e Raquel Carrera.
Ma è davvero la vittoria di tutto il gruppo, al di là della retorica. Ho citato tutte le azzurre di questo Europeo, tranne una. Mariella Santucci ha raggiunto il gruppo in fretta e furia dopo l’infortunio di Villa, e si è messa subito a disposizione di Capobianco. Non si può nascondere, anche qui, qualche rimando al fato: bolognese doc, ha la possibilità di giocarsi una chance in Nazionale a pochi minuti da casa, nel palazzetto dove giocò il suo primo torneo da bambina, prendendosi l’onere di sostituire una compagna di squadra, a Venezia, costretta a vivere quello che lei stessa ha dovuto affrontare giusto due anni fa. A Europeo concluso, ha voluto dedicare la medaglia proprio alla sua compagna di squadra.
Ora che i fantasmi sono stati scacciati, è iniziata una nuova era. L’ItalBasket è pronta ad affrontare un nuovo ciclo, a partire dal torneo pre-Mondiale che si giocherà a Marzo 2026 e che garantirà l’accesso alla FIBA World Cup di Berlino nello stesso anno. Con tante consapevolezze in più e senza più paura di sognare in grande.