Il rapporto immortale con Kobe Bryant e il ricordo di quella Gara 7 del 2010; l’intervista a Pau Gasol alla vigilia del ritiro del suo numero 16 da parte dei Los Angeles Lakers

Mentre i Los Angeles Lakers versione 2022-23 provano a rimanere aggrappati alla speranza di qualificarsi ai Playoffs, stanotte avrà luogo un momento decisamente importante e significativo per la franchigia.

In occasione della sfida contro i Grizzlies, ci sarà finalmente la cerimonia per il ritiro della maglia numero 16 di Pau Gasol. Dopo i due titoli vinti in maglia gialloviola, il nome dello spagnolo raggiungerà quello di molte altre leggende sotto il tetto della Crypto Arena.

Alla vigilia dell’evento, Gasol ha concesso una lunga intervista ad ESPN. Ha raccontato, ovviamente, quanto sia importante per lui assistere al ritiro della sua maglia in una franchigia prestigiosa come i Lakers:


Sto cercando piano piano di digerire e comprendere il fatto che il mio nome e la mia maglietta saranno là sopra, insieme a tutti quei fantastici nomi che hanno fattola storia del nostro gioco. E ovviamente essere vicino a Kobe, ancora emozionante.

Purtroppo, Kobe Bryant non potrà essere presente, almeno fisicamente, alla cerimonia.

Il rapporto tra i due è andato ben oltre il campo, e Pau lo definisce ormai impossibile da dividere, anche dopo la tragica scomparsa dell’amico:

È un legame impossibile da scindere. È inevitabile. Il mio numero andrà lassù, per gran parte, grazie a lui.

Per come mi ha reso migliore, per come ci ha resi migliori. Per come ci ha guidati in quelle run e l’effetti che ha avuto.

Ovviamente non averlo qui con noi, è dura

Gasol ha parlato infine del momento più importante della sua carriera, la grande prestazione in Gara 7 contro i Celtics che è valsa ai Lakers il titolo del 2010:

Quando riuscivo ad arrivare a quel punto di aggressività, di fisicità, con la mentalità di vincere a ogni costo, è lì che davo il meglio di me. E ovviamente, quale momento migliore per farlo di quella partita?

Ricordo di aver passato quel giorno pensando “farò tutto ciò che serve, non possiamo permettergli di batterci a casa nostra in Gara 7. Vinceremo questo titolo. Non mi importa ciò che dobbiamo fare”. È tipo un istinto di sopravvivenza, uccidere o essere uccisi. Sono stato capace di mettermi in quella modalità da killer, e a quel punto ero pronto per staccare la testa agli avversari, non mi importava chi fossero, non mi importava nulla.

Kobe invece era in quella modalità ogni partita

Se siete tifosi Lakers, preparate i fazzoletti.