I Dallas Mavericks hanno perso un’occasione per valutare offerte storiche in cambio di Luka Doncic, fra le quali quella dei Chicago Bulls.

Gli effetti dello scambio di Luka Doncic si fanno sentire ancora oggi, mesi dopo l’accordo iniziale. All’epoca, con grande stupore di tutti e in maniera del tutto inedita, Dallas inviò il proprio uomo franchigia ai Lakers senza alcun preavviso e dopo settimane di trattative segrete, come emerso soltanto tempo dopo, senza nemmeno tentare la fortuna di un’asta con altre offerenti per un miglior pacchetto.
Quello che i Mavericks forse non avevano capito allora è che ogni squadra della Lega avrebbe offerto di tutto e di più per acquisire il numero 77, e la conferma è arrivata anche di recente:
“Una fonte ha dichiarato al Sun-Times che Arturas Karnisovas e il suo front office avrebbero offerto tutto e tutti i giocatori del roster se i Mavericks avessero comunicato la disponibilità di Luka Doncic a febbraio.”
E questo era abbastanza ovvio fin da subito. Luka Doncic è un cestista che capita una volta per generazione ed è il tipo di giocatore che le squadre aspettano per anni per costruirci sopra. In soli sette stagioni di carriera nell’NBA, è stato 5 volte All-Star, 5 volte All-NBA e una volta campione in termini di scoring. In carriera, la guardia slovena ha una media di 28.6 punti, 8.6 rimbalzi e 8.2 assist a partita con il 43,8% di tiro. Ma soprattutto, pochi mesi prima dello scambio, aveva guidato Dallas alle NBA Finals, perciò non c’erano grossi dubbi che spingessero a una mossa con queste tempistiche.
Con il deteriorarsi dei rapporti tra Doncic e i Mavericks, la maggior parte delle squadre avrebbe annunciato la propria disponibilità per cercare di offrire il miglior pacchetto possibile, e si sarebbe potuta aprire un’asta che si sarebbe potuta prolungare senza fretta fino all’estate.
Il GM Nico Harrison, tuttavia, aveva già in mente un ritorno ideale: Anthony Davis, 32 anni, Max Christie e una futura prima scelta. La benedizione di Cooper Flagg grazie alla fortuna della Draft lottery potrebbe aver salvato il futuro della franchigia, ma non era qualcosa di calcolato o prevedibile.
Il ritorno è stato sorprendentemente basso per una superstar di 26 anni nel prime, soprattutto se si considera quello che franchigie come i Bulls sarebbero state disposte ad offrire, soprattutto in termini di Draft capital e giovani dai quali ripartire. Come scritto anche QUI, non è scambiare Luka Doncic a essere insensato, ma averlo fatto a questo prezzo:
“La regola è molto semplice: quando cedi il Luka Doncic del caso ancora nel prime, uno sul quale hai investito gran parte delle tue risorse nell’ultimo lustro, per il quale hai pagato milioni e milioni di luxury tax, sul quale hai sempre modellato la tua squadra con mosse di mercato piuttosto rilevanti, devi ricavarne il massimo per contenere i danni. Non è uno sbaglio a prescindere non puntare più su un certo giocatore, è una scelta manageriale. Può avere senso arrivare alla convinzione di non poter vincere con una stella così polarizzante in campo. La follia consiste nel cederlo di fretta, nonostante la totale assenza di urgenza, quando probabilmente sarebbe bastato aspettare qualche mese per ottenere, con calma, offerte migliori.”