I New York Knics non hanno solo impiegato più intensità, ma hanno anche effettuato svariati aggiustamenti

Il segreto per i New York Knicks è nascondere Jalen Brunson e Karl-Anthony Towns nella metà campo difensiva, in modo da rendere l’impatto offensivo dei due positivo. Lo sanno loro, lo sanno gli Indiana Pacers, che sin dal primissimo istante di Gara 1 li hanno cercati su ogni singolo possesso, fino a costruire il vantaggio di 3 a 1 che potrebbe aver assicurato un accesso alle NBA Finals. Giusto usare il condizionale, però, dal momento che questa serie non è ancora finita e che la squadra newyorkese ha effettuato qualche aggiustamento di livello.
In primis, al di là di qualunque considerazione tattica, a fare la differenza è stata probabilmente la “disperazione”. La squadra di coach Thibodeau, senza margine di errore e per non uscire di fronte al pubblico di casa, ha impiegato un’intensità superiore a quella vista sin qui nel corso di tutta la serie. Tanto sulla palla, quanto nel seguire i movimenti lontano da essa, come in questo possesso che ha animato il Madison Square Garden nel terzo quarto:
Si possono notare numerosi accorgimenti, come la pressione a tutto campo esercitata da Mikal Bridges e soprattutto la capacità di restare davanti ad Haliburton (face-guarding) per tutta la durata del possesso, anche a palla lontana, isolando così Myles Turner fino a un consegnato e tiro contestato di Nesmith. Il resto è pura voglia, quella che è mancata ai Knicks per tutta la serie, ma soprattutto in Gara 4, dove la stella avversaria ha dominato incontrastata sfruttando l’incapacità di Bridges di passare su ogni singolo blocco, la mancanza di aiuti nel pitturato da parte di Towns e tutti i limiti di letture e di taglia di Brunson.
Proprio quest’ultimo si è applicato esattamente come successo nella serie di primo turno contro i Detroit Pistons, quando Cade Cunningham stava facendo vedere i sorci verdi alla difesa di New York. La tattica predefinita usata attivamente dalla superstar sottodimensionata dei Knicks è quella del cosiddetto “Show&Recover”, cioè un’uscita alta sopra il livello del blocco per far indietreggiare il palleggiatore e dare il tempo al difensore primario di passare sul blocco e recuperare la marcatura, in modo da non concedere un cambio.
Quello di Brunson è stato un vero e proprio clinic nella serie contro Detroit, ma nei primi quattro episodi è stato sia passivo, sia disastroso nei tempi e negli angoli dello show. Per intenderci, questa clip da Gara 5 è un po’ il manifesto della serie difensiva dell’ex Mavs, dato che ad Haliburton basta semplicemente rifiutare il blocco per apire come una scatoletta la difesa di New York:
Troppo anticipato lo show, troppo semplice da leggere per una mastermind come il generale in campo dei Pacers. La buona notizia, però, è che anche Brunson si è adattato, e questo è forse l’unico grave errore della sua Gara 5 difensiva. I compagni lo hanno ovviamente aiutato molto, ma per la prima volta nella serie i Knicks sono riusciti a non fare uscire la palla dalle mani di Haliburton con un enorme vantaggio sistematico già creato per il tiro, soprattutto per Nesmith – l’assigment difensivo della stella di New York.
Il lavoro di Mitchell Robinson nel coprire il gap è magnifico, ma a fare tutta la differenza del mondo è il lavoro svolto da OG Anunoby in roaming (in aiuto lontano dalla palla), altro grande aggiustamento che ha permesso ai Knicks di avere sempre l’enorme ala ex Raptors nel pitturato, in modo da non concedere ricezioni facili a Myles Turner e Pascal Siakam contro il Brunson/Bridges di turno, molto più piccoli e leggeri.
Nella seguente clip la palla arriva a Nesmith da uno Show&Recover di Brunson su Haliburton, uno scenario favorevole per Indiana se non fosse per il grande closeout di Mitchell Robinson e soprattutto sul cambio preventivo lontano dalla palla chiamato da Anunoby, che nega non solo il mismatch a Turner, ma anche la ricezione:
Questo, più di ogni altro, è stato l’aggiustamento che ha deciso Gara 5. Nonostante Bridges sia stato massacrato da Haliburton per tutta la serie, è giusto mantenerlo come marcatore primario, lasciando ad Anunoby i compiti di protezione secondario del ferro e tutte le botte sotto i tabelloni.
Anche i numeri lo dimostrano. Tra Gara 1 e Gara 4, Pascal Siakam è stato responsabilità primaria di Anunoby, suo ex compagno ai Raptors, con un matchup che ha occupato quasi il 50% dei possessi offensivi di uno e quasi il 50% dei possessi difensivi dell’altro. Il risultato? Mancanza di un aiuto dinamico nel pitturato come OG, capace anche di sprintare fuori per contestare con efficacia dopo gli scarichi, a differenza di “pachidermi” come Towns e Robinson, e dominio assoluto di Siakam, servito benissimo da Indiana facendo faticare Anunoby sui blocchi a palla lontana per cercare lo switch, ma anche avvantaggiato in termini di centimetri.
In Gara 5, Anunoby si è occupato pochissimo di Siakam, partendo invece accoppiato con Andrew Nembhard. Quest’ultimo, che ha tirato benissimo ai Playoffs sin qui, non è uno scorer perimetrale di volume, pertanto rappresenta una minaccia ridotta sotto quel punto di vista, permettendo all’ala dei Knicks di girovagare a piacimento in aiuto nel pitturato. Inoltre, Anunoby ha tutti i chili per non concedere a Nembhard le sue scorribande al ferro che hanno massacrato Bucks e Cavaliers, grazie a una spalla definita “bionica” dai tifosi Pacers.
Lo si è visto su un cambio in Gara 4, lo si è visto per tutta Gara 5, dove il giocatore canadese di Indiana è stato impalpabile. A differenza di Anunoby, che ha anche chiuso la partita con un aiuto difensivo dal lato debole proprio sullo stesso Siakam, dimostrando come il mismatch si possa limitare non necessariamente soltanto lottando fino alla morte per non concedere il cambio, aspetto del quale i Knicks si sono preoccupati fin troppo nelle prime quattro sfide:
Anche perché i Pacers hanno costruito questo vantaggio nella serie sfruttando non tanto gli accoppiamenti per gli uno-contro-uno e i post-up, ma l’incapacità da parte di New York di chiudere le linee di passaggio e di comunicare sia sui cambi, sia sugli aiuti. Indiana non è Boston, non basta cambiare su tutto e negare il ferro scommettendo sulle percentuali, si tratta di una squadra che sfrutta tutti e 24 i secondi alla ricerca del miglior tiro possibile, senza forzare nulla.
Questa intensità sul perimetro non tanto nel disturbare il portatore, ma nel non concedere accoppiamenti favorevoli è la chiave per i Knicks per provare a portarla a Gara 7. New York deve osservare e studiare al dettaglio la propria prestazione al Garden e replicarla per filo e per segno in trasferta, solo così avrà chance di sopravvivere.