Garnett è anche costato 6000 dollari al “Mago” Bargnani per un doppio tecnico causato da un po’ di sano trash talking.

Chiunque abbia seguito la carriera di Andrea Bargnani in NBA non può non ricordare il momento di trash talking acceso con Kevin Garnett, datato dicembre 2013, quando Il Mago era ai New York Knicks e KG nella fase calante della propria carriera, dopo lo scambio che lo aveva mandato dai Celtics ai Brooklyn Nets.
Intervistato di recente su Basketball Network, canale dedicato alla NBA, l’Azzurro è tornato su quell’episodio di trash talking che gli costò un’espulsione per doppio tecnico piuttosto iconica, una tripla in faccia a KG accompagnata da qualche parolina direttamente di fronte all’arbitro a bordocampo, quasi cercando la sanzione:
KG è uno dei miei idoli. Lo rispetto molto, è una superstar e una leggenda. Stiamo su due piani differenti, ma in quella partita ho giocato meglio e ho vinto io, quindi è una piccola soddisfazione.
Una piccola soddisfazione senza dubbio, anche se costò 6000 dollari complessivi di multa. Un piccolo prezzo da pagare per aver segnati i punti 14, 15 e 16 della propria partita (con 7/13 dal campo), mentre KG si fermerà a 6 complessivi nel blowout a favore dei Knicks. Perciò, sul fatto di aver vinto e convinto, Il Mago non mente, abbiamo anche fatto double check.
Così come non mente quando afferma di non aver mai affrontato alcun difensore come Kevin Garnett, sebbene come detto prima quella versione fosse già abbondantemente fuori dal prime. Il complimento più grande che possa arrivare da un attaccante moderno e versatile come Bargnani è proprio quello di averne “influenzato il gioco” offensivo, aspetto che solitamente – come Il Mago sottolinea – dipendeva solo dal suo mindset, non dai difensori:
Ma KG è una leggenda assoluta. È sicuramente il miglior difensore contro cui abbia mai giocato. Essendo io un ottimo giocatore offensivo, non ho mai avuto problemi a segnare contro nessuno. Onestamente, non ho mai sentito la differenza tra chi avevo di fronte. Era più una questione di me, se stavo giocando male o bene, non del giocatore che avevo di fronte. Non ha mai influenzato il mio gioco. Kevin Garnett mi ha influenzato molto quando mi difendeva.
Durante l’intervista, Bargnani ha tessuto le lodi anche di Carmelo Anthony e Chris Bosh, suoi compagni rispettivamente ai Toronto Raptors e ai New York Knicks. Partendo da questo aspetto, si è concentrato su quella che è la figura della superstar, una delle tante differenze tra il mondo americano e quello europeo:
Giocare con Carmelo Anthony è stato fantastico. Ho giocato con Carmelo Anthony e Chris Bosh, le due vere superstar che ho avuto come compagni, forse Carmelo anche più di Bosh a livello di fama e di giocatore. È stato fantastico, credo che le superstar siano una delle altre grandi differenze rispetto all’Europa.
In Europa non abbiamo il livello delle superstar, il tipo di giocatore inteso come superstar, quindi essere accanto a una delle superstar e giocare con loro e allenarsi ogni giorno è stata un’esperienza fantastica, perché si vede cosa sia davvero una superstar, che è qualcosa di completamente diverso da chiunque altro. C’era molta pressione.
E a proposito di quelle differenza, Bargnani ha dovuto spiegare quanto poco al tempo si sapesse di NBA e da questa parte dell’Oceano si sperasse in una chiamata in NBA. Figurarsi con la prima scelta assoluta, tanto che fu proprio Il Mago il primo europeo di sempre scelto così in alto. Un momento storico che lo ha influenzato? Non proprio:
Non sapevo nemmeno cosa fosse il draft NBA. E giocare nell’NBA quando avevo otto, nove, dieci anni era un sogno irraggiungibile. Non si poteva nemmeno sognare di giocare nell’NBA quando avevo otto, nove, dieci anni, perché dall’Italia nessuno diventava un giocatore importante nell’NBA. Non è mai successo.
Sognavo di giocare nel Barcellona, nel Real Madrid, nel Panathinaikos, perché quello era il mio sogno quando stavo crescendo. Quindi, per rispondere alla sua domanda, non ho sentito la pressione di essere la prima scelta assoluta.
Di seguito, l’intervista completa. Una quarantina di minuti dai quali emergono numerose storie e racconti su sé stesse e sulla NBA, quella NBA che rappresenta un periodo indimenticabile per Andrea Bargnani, un po’ meno “viceversa”. Sebbene di motivi per cui essere ricordato, Il Mago, ne abbia lasciati diversi.