FOTO: Instagram (@currysvision)

I Golden State Warriors sono la più grande dinastia degli ultimi 10 anni, e nella notte di domenica il numero di uno dei pilastri di quel nucleo è stato ritirato. Il #9 di Andre Iguodala non verrà infatti più indossato da nessuno nella storia della franchigia, ma penderà sulle teste di tutti i presente al Chase Center in eterno. Un momento importante per Iggy, che ha cercato di ringraziare tutti, da Steve Kerr a Draymond Green, Klay Thompson e Kevin Durant, senza dimenticare i fan, ma soprattutto Stephen Curry. Come Iguodala stesso ha fatto capire alla fine del proprio discorso (“Questo è l’inizio della celebrazione di Steph Curry”), non solo la sua carriera, ma anche questo momento, sono inevitabilmente e strettamente collegati al suo compagno più significativo. Quest’ultimo, a sua volta, ha fatto un po’ di fatica a mettere insieme le parole, dal momento che l’argomento del ritiro e dell’invecchiamento è molto “fresco”: nonostante l’arrivo di Jimmy Butler III abbia rivitalizzato l’ambiente, veterani come Steph e Dray nel corso della stagione hanno fatto più volte intendere di essere consapevoli che si tratti delle ultime occasioni per provare a competere, o comunque per godersi al massimo il tempo prima dell’addio alla pallacanestro giocata. Non a caso, l’esordio di Steph è stato: “Sto facendo un po’ fatica a stare qui in piedi in questo momento, per una o due ragioni”. Poi, è partito il suo nostalgico tributo:

“Da quando hai lasciato lo spogliatoio, è stato difficile riempire quel vuoto, ma mi hai anche lasciato il titolo di Warrior più anziano. È stato difficile accettarlo. E lo sarà ancora di più, quando vedremo la tua maglia appesa lassù, meritatamente. Quindi, sai, ci si rende conto che siamo vecchi. Io sono ancora qui fuori con la mia attrezzatura da basket, a cercare di giocarmela con questi giovani ragazzi e tu ricevi il tuo riconoscimento. E ripenso al fatto che ero nel prime quando giocavamo insieme. Quindi, è davvero una benedizione essere qui con ognuno di voi per celebrare quest’uomo, Andre Iguodala, che avrà la sua maglia ritirata, la prima di questa generazione. Già.”

Come Iguodala deve molto a Curry, il rapporto però è anche inverso. Tutto tra i due è iniziato alla FIBA World Cup 2010, dove hanno vinto l’oro con Team USA, quando un giovane Steph 22enne ha fatto la sua prima esperienza ai massimi livelli nella pallacanestro internazionale. Anche se il punto di svolta è rappresentato dai Playoffs 2013, quando Iguodala era nei Nuggets eliminati in 6 gare al primo turno dai Golden State Warriors di Mark Jackson, preludio della dinastia dell’era Kerr e momento che ha posto le basi dell’incredibile carriera di Stephen Curry, che in quella serie girò a 24 punti e 9 assist di media da debuttante in post-season, tirando con oltre il 44% da tre punti su 8.7 tentativi:

Non si tratta solo di un numero che finisce lassù. Si tratta di celebrare un giocatore che ha cambiato il corso della nostra intera franchigia. Hai stabilito lo standard per ciò che significa essere un leader e per ciò che significa rendere migliori tutti coloro che ti circondano. L’ho sentito la prima volta che ho avuto modo di passare del tempo con te nel 2010, alla World Cup, quando giocavamo con Team USA. Non avevo idea del perché fossi in quella squadra, ma ho imparato molto da te in termini di impatto sulla vittoria, di cultura, di presenza dentro e fuori dal campo. E quando la gente parla dei nostri anni di dinastia, dei titoli, degli MVP delle finali, di tutti i grandi tiri, dei grandi momenti che hai avuto, sai, quelli veri, sanno dove tutto è iniziato e ne abbiamo parlato un po’ tutti. Ricordo Gara 6 del 2013, tu eri nei Denver Nuggets e noi eravamo i giovani Warriors che cercavano di affermarsi nei playoffs. Abbiamo avuto la fortuna di battervi in quella serie. Ma la prima cosa che hai fatto dopo il fischio finale è stata correre per il campo e trovarmi. Ovviamente avevamo una storia, ma quell’amore e quel messaggio che mi hai dato in quel momento – non potevo vedere il futuro – ma sentivo qualcosa e sentivo che tu vedevi qualcosa.

Nella visione di Curry, Iguodala rappresenta non solo il compagno perfetto, ma anche il catalizzatore di quella che è stata l’esplosione dei Golden State Warriors, grazie alla sua esperienza, alla sua intelligenza e alla sua leadership:

E dopo quanto, quattro mesi? No, nemmeno, sei stato il primo a sceglierci. E questo ha significato il mondo, per una squadra che stava cercando di capire. Per una squadra che sapeva di essere brava ma non sapeva come arrivare al livello successivo, hai sbloccato tanta fiducia, tanto QI, tanta maturità in quello che facevamo. Da quel momento in poi e dal momento in cui sei arrivato qui, ci hai mostrato esattamente chi eri. Non sei venuto a chiedere i riflettori. Hai accettato un ruolo che la maggior parte delle star non avrebbe accettato. Ci hai guidato con la difesa, facendo la giocata giusta come diceva il coach. I game winner, il primo contro OKC proprio nel primo anno, sono stati momenti speciali che ci hanno dato la certezza di poter fare qualcosa di speciale insieme. Hai sacrificato l’ego per l’eccellenza, che per noi è la Warriors way.

L’ultimo, grande momento è invece rappresentato dal ruolo di mentore di Iguodala nel corso della run Playoffs 2022, che ha portato all’ultimo titolo della dinastia. Curry ha sfruttato i meme per ricordarlo, riesumando il momento in cui il veterano ha chiamato Wiggins dalla panchina in maniera memorabile, scena divenuta virale sui social e spesso usata tutt’ora:

Essere il compagno di squadra per eccellenza è difficile, e credo che ognuno possa guardare a momenti diversi della propria carriera. Hai avuto quasi due carriere, sai, da Philadelphia dove eri l’uomo di punta, il volto della franchigia, per poi arrivare qui ed essere il collante che ha fatto funzionare tutto. E hai attraversato tutta la tua carriera fino all’ultimo momento che ricordo, che è uno dei miei momenti preferiti, noi a Boston in Gara 6 e tu che continui a far sentire la tua presenza come mentore, come incoraggiatore, come qualcuno che ispira grandezza. Quando ha urlato “Ehi, per favore, vieni qui! Vieni qui!”. Quel momento lì, quell’energia, per me incarnava tutto ciò che eri. Quanti minuti hai giocato in quella partita? Non me lo ricordo nemmeno. È che ci sei stato fino alla fine. Eri lì al momento della sirena finale, sapevi di aspettarti la grandezza da tutti noi e che l’avresti tirata fuori. Ed è per questo che siamo qui stasera. La tua eredità è più grande dei banner. È più grande degli anelli. È nel modo in cui ti sei comportato oggi.

Infine, la chiusura per quello che, oltre al riconoscimento come grande comprimario, è stato anche Finals MVP 2015 e soprattutto parte fondamentale di 3 anelli sul campo, e di un quarto più “da fuori”:

So che tutti noi volevamo lasciare questa squadra in un posto migliore di quando l’abbiamo trovata. E ogni giovane giocatore che entra in questa organizzazione e indossa la maglia dei Warriors ora capisce com’è il basket vincente perché tu hai contribuito a definirlo. E spero che chiunque entri in questo edificio, vedendo il tuo medaglione all’esterno o la tua maglia lassù, capisca l’importanze di quel 9 sul retro della canotta, e senta questo messaggio fino in fondo, fratello. Quindi grazie mille per quello che hai fatto per me, per la nostra franchigia, per la nostra squadra. Ti voglio bene. Lo apprezzo molto.

Un piccolo extra, con un racconto “meno sobrio” in conferenza da parte di Curry, al quale è stato chiesto quale sia stato il suo momento più memorabile con Iguodala:

Non era un tipo da festa. Non era un gran bevitore. Quindi direi, dopo la vittoria del primo campionato a Cleveland, aver bevuto il primo shot con lui, quello è stato un momento importante. C’è voluto un titolo per convincerlo a bere un bicchierino di Tequila. Questo incarna Iggy, tutto il duro lavoro che c’è dietro. Ci vuole uno sforzo costante, un sacrificio da parte di tutti coloro che hanno vissuto l’esperienza del titolo, ma alla fine lui ha lasciato andare alcune delle sue regole personali e ha passato una bella serata con noi. Ce l’aveva promesso, e ci è riuscito.