“Allenare oltre mille partite NBA e vincerne più della metà è qualcosa di inimmaginabile.”

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Questo contenuto è tratto da un articolo di Marc J Spears per The Undefeated, tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game.


Il club degli head coach con almeno 700 vittorie è decisamente esclusivo, tanto da contare solamente 19 membri sui 343 allenatori che si sono seduti almeno una volta su una panchina NBA. Di questi 19, quattro sono ancora in attività: Gregg Popovich, Doc Rivers, Rick Carlisle e Nate McMillan.

Quell’allenatore che 22 anni fa accettava malvolentieri la panchina ad interim di Seattle è oggi il terzo afroamericano per vittorie nella storia della Lega, dietro a due mostri sacri come Lenny Wilkens ed il già citato Doc Rivers. Nate ha commentato così il traguardo raggiunto:

“Non avrei mai immaginato di trovarmi qui. Allenare oltre mille partite NBA e vincerne più della metà è qualcosa di inimmaginabile.”

McMillan, nominato inizialmente allenatore ad interim da Atlanta nel 2021, è al momento uno dei 15 coach afroamericani della NBA, un numero recentemente accresciuto.

“È importante che questi ragazzi abbiano delle opportunità. Solo un’opportunità, poi devi essere tu a farla fruttare. Parliamo di persone qualificate per questo lavoro, così come ce ne sono tante altre. Siamo stati per troppo tempo una Lega che si è retta sulle conoscenze interpersonali.”

Coach Nate, tuttavia, non aveva velleità da allenatore in campo durante la propria carriera sul parquet, durante la quale ha vestito per 12 anni la maglia dei Seattle Supersonics. Il coach era al tempo uno specialista difensivo da quasi 6 punti, 6.1 assist, 4 rimbalzi e 2 rubate a sera, con due chiamate nel All-Defensive Second Team.

A causa della sua fedeltà a Seattle, McMillan si è poi guadagnato il soprannome di “Mister Sonic”: un indice della sua popolarità, testimoniata anche dal ritiro della maglia numero 10.

A far venire a Nate la voglia di allenare è stato George Karl, suo ex-coach a Washington. Proprio nella Emerald City, una volta terminata la sua carriera da giocatore, Nate ha iniziato quella da allenatore sotto la guida di Paul Westphal, nella stagione 1998/99.

Durante il mio ultimo anno, sono stato spesso infortunato e coach Karl era sempre con me. Mi vedeva già come un allenatore e voleva che partecipassi alle sue riunioni e tutto il resto. Io gli dicevo ‘Guarda che sono ancora un giocatore, non voglio tutto ciò.’ Lui però mi aveva offerto un lavoro da assistente. Subito dopo lo hanno licenziato, ma Seattle voleva tenermi e quindi sono rimasto lì.”

Un suo caro amico, l’allenatore dei Phoenix Suns Monty Williams, conferma questa versione:

“Quando l’ho incontrato, non aveva nessuna intenzione di fare l’allenatore. Oggi, però, e uno dei migliori coach della NBA.”

Nel novembre del 2000, tuttavia, Westphal venne licenziato dai Sonics, desiderosi di dare una svolta ad una stagione negativa. La squadra, in evidente crisi, comprendeva allora due Hall of Famer del calibro di Gary Payton e del nuovo arrivato Patrick Ewing.

McMillan, intervistato dalla dirigenza di Seattle, fu sicuro nel dire che a meritare il posto era l’allora assistente Dwane Casey. Casey, allo stesso tempo, disse che tutti i giocatori erano convinti che il posto spettasse a Nate. Seattle trovò una soluzione a metà: McMillan sarebbe stato coach ad interim – a soli 36 anni – mentre Casey sarebbe stato associate head coach.

“Mi sono semplicemente messo il fischietto al collo e ho iniziato ad allenare. Non pensavo, però, di aver completato il mio percorso da assistente. Alla fine, era passato solo un anno.”

Sotto la guida di McMillan, Seattle chiuderà la stagione con 38 vittorie in 67 partite. Mcmillan chiuderà, in seguito, le sue cinque stagioni a Seattle con 212 vittorie e 183 sconfitte, condite da un paio di presenze ai Playoffs. In seguito, allenerà per 7 anni a Portland, dove raccoglierà 266 vittorie e 269 sconfitte.

Monty Williams, assistente di Nate a Portland, ricorda così il periodo trascorso insieme:

“Ho imparato più nei 5 anni con Nate che in qualunque altro posto io sia stato. Quando sono stato a San Antonio, infatti, sono arrivato in un progetto già affermato, quindi non ho imparato a costruire. Ho avuto un’idea di come si faccia solo a Portland. In molti momenti, Nate ha dovuto spronarmi. Sono contento che lo abbia fatto. Lo ringrazio per quello che ha fatto per migliorare la mia carriera e per aiutare me e la mia famiglia. Adoro Nate, e il successo che ha avuto è stato d’ispirazione per me e per il mio modo di allenare.”

McMillan ha poi allenato, dal 2016 al 2020, gli Indiana Pacers, con cui ha raccolto 183 vittorie e 4 apparizioni consecutive ai Playoffs. Nessuna delle quattro stagioni ad Indianapolis ha visto la squadra con un record negativo.

I Pacers hanno premiato il suo lavoro con un’estensione contrattuale firmata nell’agosto del 2020, durante la bubble di Orlando. Il plenipotenziario della franchigia, Kevin Pritchard, aveva commentato così al tempo la scelta del Front Office:

“Tra infortuni e cambi di organico, McMillan ha saputo adattarsi e portare a casa risultati positivi. Riesce poi a rappresentare la nostra squadra, la nostra città e il nostro stato in un modo splendido. “

I Pacers, colpiti da diversi infortuni, entreranno ai Playoffs del 2020 con la quinta testa di serie. L’assenza di giocatori importanti come Jeremy Lamb, Victor Oladipo e Domantas Sabonis, tuttavia, si farà sentire. Gli Heat, futuri campioni della Eastern Conference, supereranno Indiana in sole quattro gare. Due settimane dopo l’eliminazione – e a poche settimane dalla firma del rinnovo – McMillan verrà licenziato dalla franchigia di Indianapolis. Sempre Pritchard commenterà così:

“È stata una decisione veramente difficile, ma crediamo sia nel migliore interesse della squadra prendere una nuova direzione. “

La notizia scuote McMillan, che vive un momento di difficoltà:

“Mi hanno colpito le modalità: un mese prima firmiamo un rinnovo e poi vengo licenziato dopo un’eliminazione viziata da diversi infortuni; ma sono rimasto nella Lega abbastanza per capire che sono cose che capitano. Mi sono ritrovato in una situazione difficile: Miami giocava una grande pallacanestro e ci ha sweepati. Indiana ha ritenuto necessario mandarmi via, da questo si va solo avanti. “

La decisione iniziale di McMillan era quella di prendersi la stagione 2020/21 come anno sabbatico, tanto da rifiutare in un primo momento l’offerta di Lloyd Pierce di unirsi al proprio staff ad Atlanta. La successiva perdita di uno degli assistenti di Pierce, poi, ha convinto Nate a stabilirsi in Georgia, dove ha ricoperto il ruolo di associate head coach.

“Sapevo cosa volesse fare Lloyd, perché ho vissuto esperienze simili quando ho allenato squadre molto giovani. Voleva far fare alla squadra il salto di qualità. Al che gli ho detto: ‘ Va bene, vengo per un anno.’ In pratica volevo un contratto a progetto.”

Il primo marzo 2021, gli Atlanta Hawks hanno licenziato coach Pierce. Atlanta era 11esima nella Eastern Conference, con sole 14 vittorie nelle prime 34 partite; la squadra era continuamente funestata da infortuni. Il front office ha subito offerto il lavoro a Nate, specificando tuttavia che si trattasse di un incarico ad interim. McMillan ha accettato solo dopo il benestare dell’amico Lloyd.

“Mi stava bene il ruolo che avevo. Sarebbe stato difficile prendere il posto di Lloyd. Lui, però, mi ha detto di accettare. Allora ho pensato: ‘Finiamo la stagione e poi vedremo.’ “

Con la nuova guida tecnica, gli Hawks diventano la sorpresa della Eastern Conference, chiudendo la stagione con 41 vittorie e la quinta piazza ad Est. Ai Playoffs, poi, la squadra ha sconfitto i Knicks e la testa di serie numero uno, Philadelphia, grazie alle prestazioni decisive di Trae Young. A fermare la corsa di Atlanta ci hanno pensato solamente i futuri campioni, i Milwaukee Bucks.

Terminata la stagione, McMillan era sostanzialmente un free agent in una lega con 8 panchine libere. Per rispetto verso la sua squadra attuale, tuttavia, il coach non ha voluto sentir parlare di contratti prima di aver discusso con gli Hawks.

Come rivelato dal suo agente, infatti, Nate non ha voluto nemmeno sapere quali squadre avessero bussato alla sua porta: voleva unicamente interfacciarsi con Atlanta per vedere se ci fosse la possibilità di un rinnovo.

“Gli Hawks ci hanno chiamati durante le Finali di Conference. Io volevo rimanere concentrato fino alla fine, ma, una volta eliminati, avevamo già trovato l’accordo.

Prima di tornare, tuttavia, ne ha voluto parlare con Trae Young, per essere sicuro che i due fossero sulla stessa lunghezza d’onda. Trae è diventato durante la stagione uno dei più grandi fan del proprio allenatore, di cui apprezza i consigli, visto il suo passato da guardia NBA. Dopo una piacevole conversazione tra i due, tutti i dubbi erano stati dissipati:

“Mi ha chiesto se lo volessi ancora lì. Io gli ho risposto che sapeva benissimo quanto fosse importante un coach per un gruppo e per un giocatore-franchigia come me. Ha pensato a me prima di prendere una decisione del genere, è stato bellissimo.”

Trae Young

McMillan, che non si è nemmeno mai avvicinato alla Hall of Fame come giocatore, potrebbe entrarci da allenatore. Gli mancano poche vittorie per diventare il 17esimo di sempre nella Lega, ma ha davanti a sé ancora molti anni di basket.

Nessun lavoro gli è stato offerto su un piatto d’argento, e spesso Nate è partito da incarichi ad interim, ma è diventato uno dei primi 20 allenatori della storia per partite allenate e vittorie. Non male, per uno che non era nemmeno sicuro di accettare la panchina di Seattle…

“Sono basito ed estasiato del fatto che sia riuscito a restare così a lungo in sella e con questo tipo di successo.”