Questo contenuto è tratto da un articolo di Orlando Silva per Fadeaway World, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Le NBA Finals 2016, quelle della rimonta dei Cavs da 1-3 contro gli Warriors, sono ancora oggi molto chiacchierate tra i tifosi, e pure tra i loro protagonisti. Recentemente, ad esempio, Stephen Curry è tornato a parlare di uno dei momenti-chiave, in Gara 7.


Quella sera, nella gara decisiva, Golden State si trovava sul -3 (89-92) a 45 secondi dalla fine, con la palla in mano e l’opportunità di pareggiare (o avvicinarsi) nel punteggio. È in quel possesso che Curry, accoppiato con Kevin Love dopo un cambio difensivo, si prese un tiro dal palleggio che lui stesso ha definito “affrettato”, a 33.5 secondi dalla sirena finale. Un errore “che ci è costato il titolo”, ammette Steph a sette anni di distanza.

“È un cliché, ma se non sei nervoso, non ti importa abbastanza della partita. Io in quell’occasione ero teso, ed è stata la tensione a farmi correre, affrettare le giocate. (…) Con l’esperienza, poi, capisci come rallentare e gestire meglio quei possessi, ma ai tempi ero più giovane.”

“Pensavo cose del tipo: ‘Ho solo bisogno di un po’ di spazio, e posso tirare da tre’. Ed è così che ho preso quel tiro. Guardando indietro, penso che avrei potuto facilmente battere Love e segnare 2 punti; con un paio di buoni possessi dopo, avremmo potuto vincere quella partita e un altro anello. Invece sono andato per il ‘colpo dell’eroe’, che sentivo di poter segnare… e ci è costato un titolo.”

“Oggi non commetterei mai lo stesso errore, non affretterei così quel tiro.”

Qualche mese fa, tra l’altro, Steph aveva già discusso con JJ Redick di quel momento in una interessante chiacchierata su The Old Man and the Three, di cui potete trovare qualche estratto in questo thread.