
Due corpi, o parti di essi, non possono occupare simultaneamente la stessa posizione nello spazio. Prima Julius Randle imparerà la “impenetrabilità dei corpi” teorizzata da Isaac Newton, prima potrà avere dei minuti di qualità contro gli Oklahoma City Thunder.
L’ex New York Knicks è stato l’MVP nei primi due turni Playoffs, e in generale da marzo in poi, dei Minnesota Timberwolves, alla pari con Anthony Edwards. Ha chiuso il primo turno contro i Lakers a 22.6 punti di media con un clamoroso 39.63% su 5.6 triple tentate a partita, nonostante nelle due precedenti esperienze in post-season girasse al 34.4% dal campo e al 28.3% da fuori. Si è dimostrato il maestro di un’arte ormai perduta, la bully ball, contro i Golden State Warriors, facendo sentire il peso del proprio corpo in più di un’occasione anche contro un difensore roccioso come Draymond Green, alzando nelle semifinali la media punti a 25.6 con il 63.5% da due. Negli ultimi sei quarti – circa, visto che è stato tenuto in panchina nel quarto periodo di Gara 2 – tutto questo, anche per merito di OKC, è stato cancellato.
L’inizio eccezionale delle Conference Finals da parte di Randle ha illuso che il solo shot making potesse bastare ad aprire una difesa dotata di ogni tipo di mezzo per contrastare – nei limiti del possibile e in relazione alla caratura del giocatore – un juggernaut offensivo come Nikola Jokic. Questo è il tempo impiegato da OKC per “decifrare” Big Ju:
- Gara 1, primo tempo: 20 punti, 6/8 FG, 5/6 3PT, 3 palle perse
- Gara 1, secondo tempo: 8 punti, 3/5 FG, 2 palle perse
- Gara 2, primo tempo: 2 punti, 1/5 FG, 2 palle perse
- Gara 2, terzo quarto: 4 punti, 1/6 FG, 2 palle perse
- Gara 2, quarto periodo: 0 minuti
I problemi di avere Randle in campo contro questa difesa sono molteplici, e hanno a che fare sia con lo stile di gioco del giocatore, sia con lo scarso rispetto che OKC gli riserva come tiratore. I Thunder non si sono bevuti le sue doti da shot maker nei primi due turni, né tantomeno nel primo tempo di Gara 1, e la situazione standard che si presenta quando la palla transita dalle mani di Anthony Edwards è la seguente:
Anche senza far partire il video, si può notare in anteprima come il pitturato – o comunque la linea di penetrazione – sia sovraccarico di corpi dei Thunder, e questo di per sé non è un male per i Timberwolves. Il problema è che, non essendoci movimenti lontano dalla palla, queste spaziature sono statiche, e i tiratori battezzabili di Minnesota sono già troppi: Jaden McDaniels, e lo stesso Randle.
E qui arriva la questione grave: l’uomo dell’ex Knicks è sempre quello più vicino alla palla in queste situazioni, dato che “Big Ju” è il portatore secondario di questa squadra e il primo deputato ad attaccare il vantaggio palla a terra (inoltre, in angolo è una non-minaccia); se la difesa non se ne preoccupa, non solo Edwards è costretto sempre e solo al pull-up – situazione che accetta grazie alle sue doti di shot maker, ma non necessariamente la migliore per mettere in ritmo sé e la squadra – ma Caruso può addirittura aiutare a contestare il tiro dal lato forte.
Riaprire potrebbe essere una soluzione, ma si arriva al problema numero due. Per Julius Randle, mettere palla a terra contro questa difesa con i suoi modi è un incubo, perché al netto degli altri due non spacer – Jaden McDaniels, e nel caso di palla all’ex Knicks anche Gobert – il pitturato sarà pieno anche per lui. Anzi, in generale, quell’area sarà sempre carica anche circondandolo di tiratori, dato che anche Naz Reid e Nickeil Alexander-Walker hanno cominciato a essere battezzati a causa delle percentuali, come si vede nella terza e ultima clip del seguente montaggio:
Semplicemente, il post-up statico non è una soluzione perché non può esercitare la bully ball, essendo Jalen Williams duro e grosso quanto lui – ancora i corpi solidi – così come Lu Dort per un eventuale cambio, nonostante la differenza di taglia. E soprattutto la difesa di OKC, appena vede l’uomo di spalle, si muove per scippargli il pallone dal lato cieco. Randle ha perso 9 palloni in due partite, tutti con queste modalità: botte con il difensore e conseguente perdita dell’equilibrio; botte con il difensore e fallo in attacco; botte con il difensore troppo a lungo e “attenzione pickpockeeeeet” da parte di terzi.
Esiste una soluzione? Niente più attacchi statici spalle a canestro, continuare con le situazioni di “Horns Flare” (QUI una spiegazione del termine) dove Gobert blocca per la ricezione di Randle FRONTE a canestro e prendere da lì decisioni molto più rapide, senza pensare di poter attaccare a testa bassa la difesa schierata in palleggio. Non lo può fare Anthony Edwards, figurarsi lui.
E infine, per non essere panchinati nel quarto periodo, serve anche maggiore attività difensiva, soprattutto lontano dalla palla. Randle non è mai stato un buon difensore, per usare un eufemismo, ma nel leggere i tagli o le action costruite appositamente per movimenti senza palla è una vera e propria tragedia. Chet Holmgren non è un matchup facile per lui, essendo molto più lungo, ma proprio per questo deve essere più fisico nel vietargli la ricezione nei pressi nel canestro (prima clip) o facendo tagliafuori (terza clip). E soprattutto deve imparare ad aiutare dal lato debole (seconda clip), o questa serie non avrà nemmeno inizio, né per lui, né per i Minnesota Timberwolves. Considerando che in questo aspetto è sempre stato una tragedia, non ci sarà da stupirsi di vederlo fuori dal campo molto più spesso, a meno che non cambi approccio, stupendo tutti come ha fatto da marzo a questa parte.