Un approfondimento su come David Adelman preferisce utilizzare Nikola Jokic e perché ciò è vantaggioso per i Nuggets.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Bennett Durando e pubblicata su The Denver Post, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
Quella che è stata la stagione statisticamente più impressionante di Nikola Jokic potrebbe non essere mai più eguagliata, i Denver Nuggets non hanno alcun problema a riguardo. Riconoscono che Jokic è uno dei migliori realizzatori dell’NBA, sono più che felici di sfruttare questa sua abilità quando una partita o una copertura difensiva lo richiedono (come è successo questa settimana). Ma sanno anche che il suo punto di forza principale, e quello della squadra, è la capacità di costruire un attacco semplice grazie al gioco di squadra, al movimento e alla creatività.
Se comunque raggiungeranno una media di 120 punti segnati, tanto vale farlo con un punteggio più equilibrato rispetto allo scorso anno, quando Jokic ha stabilito il record personale con 29.6 punti a partita, ma nessuno dei suoi compagni di squadra si è avvicinato a lui di più di otto punti.
Jokic non ha superato Jamal Murray come miglior realizzatore di Denver fino alla settima partita della stagione, dopo una prestazione da 33 punti mercoledì contro il frontcourt dei Miami Heat, tristemente sottodimensionato e inesperto nel momento in cui Bam Adebayo è uscito per un infortunio al piede. Prima del back-to-back di questo fine settimana contro Golden State e Indiana, i Nuggets possedevano il terzo miglior attacco NBA grazie alle 12 assist a partita di Jokic. Non importava che i suoi punti fossero scesi a 24.1, altri due compagni di squadra superavano i 20.
È una scelta deliberata? Non del tutto. Jokic è comunque il miglior giocatore di basket nel leggere il gioco e prendere decisioni. Tranne che per questo dettaglio, sottolineato dall’allenatore al suo primo anno David Adelman:
“Se riusciamo a superare le partite senza doverlo mettere sotto canestro in post 25 volte, penso che sia vantaggioso sia per noi che per il suo fisico. Ma se la partita lo richiede, lo farà. E penso che segnerà quanto necessario. Ma continuando con gli split e i giochi al gomito, anche se può diventare ridondante, penso che coinvolga tutti. E lui coinvolge comunque tutti, perché verrà raddoppiato nel post o qualunque cosa costruiamo. Ma (noi) stiamo cercando di giocare il più possibile come una squadra.”
Infatti, Jokic ha giocato più spesso dal post alto sopra la linea del tiro libero, piuttosto che posizionarsi sul blocco basso come di consueto. Le azioni “split” sono state accentuate come uno dei primi capisaldi del regime di Adelman, che ricordano gli attacchi dal gomito di suo padre, con il centro tre volte MVP che gioca il ruolo di burattinaio dal centro del campo.
A parte il fatto che è efficace, la posizione in campo da cui Jokic opera è più rappresentativa della filosofia di Adelman nella stagione regolare. Fare spam di post-up in ogni partita di novembre sarebbe come sprecare uno sprint nel primo mezzo miglio di una maratona.
“Ad essere sincero, non credo proprio di riuscire a percepire se si tratta di quattro o sei post-up” – ha affermato Jokic, che non ha mai amato ammettere la minima possibilità di affaticamento – “A volte non si tratta nemmeno di un post-up (quando mi avvicino al canestro). A volte si tratta solo di prendere posizione. A volte, in transizione, cerco solo di trovare lo spazio e bloccare il mio avversario. Quindi dipende dalla partita, dall’avversario”.
Lui potrebbe non notare la differenza, ma è proprio per questo che esistono gli allenatori. “A volte l’isolamento è una tecnica vecchio stile dell’NBA, ma altre volte è necessario ricorrervi” – ha affermato Adelman – “È incredibile. È uno dei migliori giocatori sotto canestro che abbia mai visto. Ma devo anche preoccuparmi dell’usura del suo fisico. È una responsabilità che mi assumo”.
Parte dell’equazione è il miglioramento della profondità di Denver. In molti casi nella scorsa stagione, i quattro giocatori che condividevano il campo con Jokic gli hanno mostrato un rispetto eccessivo, specialmente nelle fasi finali delle partite combattute. I Nuggets tendevano ad agire con cautela monodimensionale, esitando a tirare da tre punti, cercando immediatamente di restituire la palla a Jokic nel post e successivamente telegrafando i passaggi di entrata. Le difese lo marcavano stretto, lo raddoppiavano in post basso, sfidando Denver a vincere le partite fuori dall’area.
Con una rosa più completa che favorisce i movimenti senza palla, Adelman ritiene che “possiamo permetterci di giocare in modo più fluido invece di limitarsi a passargli la palla continuamente. Perché penso semplicemente che, naturalmente, subendo colpi, venendo picchiato, urtato, passando da un blocco all’altro… abbiamo dovuto spostarlo nel corso degli anni. Lo facciamo partire dalla sinistra e poi lui corre verso destra, e tre persone diverse hanno la possibilità di colpirlo. So che è un ragazzo grande e grosso, ma questo lo logora”.
Gli split sfruttano l’abbondanza di guardie e ali di Denver abili a fungere da bloccanti. Un giocatore inizia passando la palla a Jokic sul gomito o sul post alto, poi fa o riceve un blocco da un altro compagno di squadra. Questi due giocatori senza palla possono reagire alla difesa mentre splittano, portando a tagli verso il canestro da parte di chi fa il blocco, passaggi con il giocatore che riceve il blocco, tagli back-door, tiri da tre punti… e l’elenco potrebbe continuare.
“Se si imposta un blocco migliore, in genere quando si porta qualcuno sul ferro, due (difensori) vanno su qualcuno e qualcun altro rimane libero. E se così non è, Nikola la gira nell’angolo opposto. Quindi ci sono molte opzioni diverse”.
– Christian Braun
Opzioni sufficienti affinché Jokic possa prendere decisioni sicure e produttive con la palla. Il suo rapporto assist/palle perse era di 4.4 venerdì, in aumento rispetto al 3.09 della scorsa stagione – l’anno in cui Denver ha vinto il titolo era di 2,72.
Come ha detto Adelman, non è che improvvisamente stia abbandonando il gioco sotto canestro come opzione. Infatti, secondo i dati NBA forniti da Synergy, le 35 azioni sotto canestro di Jokic in sette partite sono state ancora le più numerose della lega, e la sua efficienza è stata sbalorditiva. Ha realizzato 20 canestri su 26 (77%) in quei post-up, e i Nuggets hanno una media di 1.4 punti per possesso, il più alto per qualsiasi giocatore con 10 o più post-up finora in questa stagione.
Questo dato dovrebbe scendere a un numero più ragionevole con l’aumentare della dimensione del campione. Jokic è già riuscito a sfruttare alcune difese di bassa qualità, in particolare quelle di New Orleans e Sacramento. Sta tirando con il 77,1% dall’interno dell’arco, il 16% in più rispetto alla sua media in carriera.
Ma è proprio questo il punto. I tentativi da 2 punti di Jokic sono notevolmente diminuiti, aumentando la sua efficienza, consentendogli di tirare meno e facilitare di più – anche i suoi 19 potenziali assist a partita sono in aumento. Adelman preferisce essere selettivo piuttosto che affidarsi eccessivamente ai post-up della sua superstar.
Jokic avrà anche stabilito il record personale di punti segnati nella scorsa stagione, ma l’efficienza dei Nuggets in termini di punti per possesso in quel tipo di gioco è stata di 1.09, la più bassa dal 2020-21.
“Mi piace molto giocare in post-basso. Non voglio dire che sia la mia identità, ma penso che sia qualcosa che personalmente amo, giocare sotto canestro. Tuttavia, penso che nel corso della partita si possano trovare spazi liberi, creare occasioni o fare da bloccante, tutto in funzione degli altri, e allo stesso tempo essere aggressivi in altre zone del campo in determinate situazioni”.
– Nikola Jokic
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