I Golden State Warriors si sono ripresi dopo la sonora batosta subita dai Thunder.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Joe Viray e pubblicata su SB Nation, tramite accesso da Celtics Blog, tradotto in italiano da Mattia Tiezzi per Around the Game.
A circa 5:30 dalla fine del terzo quarto della partita vinta dai Golden State Warriors contro i San Antonio Spurs, Victor Wembanyama si è seduto per la sua consueta pausa. Fino a quel momento, il francese era stato in qualche modo contenuto dalla difesa individuale di Draymond Green – almeno, per quanto possa essere contenuta una superstar, considerando che Wembanyama ha chiuso la serata con una tripla-doppia da 31-15-11 con il 62.9% di True Shooting.
Con Wembanyama in panchina, la geometria cambia drasticamente per gli Spurs in entrambe le metà campo. In difesa, gli errori diventano molto più difficili da cancellare, specialmente più vicino alla linea di fondo, dove giocare in difesa in modo compatto diventa fondamentale. In attacco, tutto smette di passare attraverso il fulcro poliedrico alto 225 centimetri (presumibilmente, alcuni dicono che sia molto più alto) e deve invece passare attraverso qualcun altro – principalmente Stephon Castle.
È stato proprio durante questo periodo di pausa di Wembanyama che Steve Kerr (e, in virtù del suo ruolo di coordinatore difensivo de facto dei Warriors, Jerry Stackhouse) ha scelto una strategia diversa per mettere in difficoltà gli Spurs. Curiosamente, si trattava di una strategia che gli Warriors non avevano mai utilizzato prima in partita, forse nel tentativo di tenerla nascosta e aspettare il momento opportuno per sferrarla contro gli avversari ignari.
Come nella maggior parte dei possessi di questa configurazione, Gary Payton II marca Castle a tutto campo e ritarda l’avanzata degli Spurs con il suo ball denial, mettendo anche pressione sulla palla quando questa arriva a Keldon Johnson, fedele alla sua natura di fastidioso difensore.

Dopo che la palla ha superato la metà campo, i Warriors tornano a una configurazione a zona “2-3”. Ma non è una zona 2-3 qualsiasi:

A prima vista, non sembra una difesa 2-3, piuttosto una zona 1-3-1. Tuttavia, ciò che differenzia questa difesa “tandem” 2-3 dalla 1-3-1 è, prima di tutto, l’obiettivo. La prima è una zona piuttosto conservativa che mira a impedire i tiri da tre punti; la seconda è una zona aggressiva a metà campo che impiega raddoppi e trap, cercando attivamente di intercettare i passaggi affollando le linee di passaggio. Un’altra cosa da ricordare nel cercare di differenziare i due schieramenti dall’aspetto simile:
- In una 1-3-1, il “cinque” si trova nell’area del tiro libero, al centro della formazione a tre. Se la palla viene lanciata verso l’angolo, il giocatore numero cinque scende verso il post basso per fungere da rinforzo dietro al difensore sulla linea di fondo, il cui ruolo è quello di scivolare e coprire qualsiasi passaggio verso uno dei due angoli.
- In una tandem 2-3, una guardia occupa il punto chiamato “nail”, mentre il cinque è tra i difensori nella retroguardia. I difensori laterali hanno il compito di bloccare qualsiasi passaggio verso l’ala, in modo da consentire a uno dei due difensori superiori di recuperare.
Sulla base delle categorie sopra indicate, Green, essendo il “cinque” della formazione, è il difensore della retroguardia, mentre Brandin Podziemski è il difensore di punta in una configurazione “stacked guard” con Payton, che rende questa zona un tandem 2-3. La configurazione stacked può trasformarsi in un tradizionale allineamento a due uomini in una tipica zona 2-3, a seconda di dove viene lanciata la palla. Fluidità e adattabilità sono le parole chiave, ma l’obiettivo principale è semplice: impedire il più possibile tiri efficaci da oltre l’arco.
Da notare come Moses Moody, uno dei difensori esterni in questa configurazione, salga piuttosto in alto per contrastare Julian Champagnie, prima di correre fino all’angolo per spingere Johnson fuori dalla linea e impedirgli di segnare un tiro da tre, concedendo però a Johnson un tiro in sospensione dall’area, un tiro che gli Warriors avrebbero preferito evitare.

Questo errore di Johnson ha permesso agli Warriors di correre in transizione, con la loro risposta in un tipico tiro da tre punti di Steph Curry su Champagnie – quando, in genere, sarebbe stato Castle a marcare il 30, ma in transizione non c’è tempo per scegliere gli avversari, con grande disappunto degli Spurs in questo caso:

Questo tiro da tre punti di Curry è stato uno dei cinque realizzati su 16 tentativi, non proprio all’altezza dei suoi standard in questo senso. Ma la stella ha realizzato 8 tiri su 9 da due punti, compresi un paio di attacchi riusciti a canestro e un raro tiro dalla media distanza appena dentro la linea. La sua aggressività gli ha anche permesso di guadagnare tiri liberi, con un risultato di 15 su 16. Ha chiuso con 46 punti e il 71.8% di True Shooting.
Al suo fianco c’era Jimmy Butler, che – un giorno dopo essere stato criticato per la sua prestazione con tre tiri dal campo contro gli Oklahoma City Thunder – ha risposto con una prestazione da 28-6-8 con l’81% di True Shooting, compreso un 5 su 7 nei tiri da tre. Butler è stato efficace sia indipendentemente da Curry, sia in tandem con lui. Il primo aspetto è stato esemplificato al meglio dalla varie incursione che hanno portato a viaggi in lunetta o a situazioni di vantaggio che hanno messo in difficoltà la difesa degli Spurs, rese efficaci dalla combinazione di giocatori che circondavano Butler (cioè tiratori/spacers):

Quest’ultimo aspetto è stato rappresentato da un possesso nel quarto periodo che ha dimostrato quanto sia importante per questa squadra creare vantaggi grazie alla collaborazione dei due principali creatori degli Warriors, che hanno seminato caos e confusione nella difesa degli Spurs.
Da notare il blocco iniziale di Podziemski su Butler, seguito dal suo blocco su Curry. Il trio degli Spurs incaricato della difesa sul punto di attacco va in tilt a causa della confusione: Harrison Barnes insegue Butler intorno al blocco di Podziemski, poi rimane indietro quando Butler compie uno slip; Curry attira due avversari sulla palla, mentre lo scatto di Butler allontana Wembanyama dall’angolo, aprendo il passaggio ad Al Horford.

Ma probabilmente la notizia principale della serata, insieme alla zona tandem che ha permesso agli Warriors di strappare la vittoria agli Spurs, riguarda Green, la sua difesa su Wembanyama e il fatto che i Dubs non sarebbero riusciti a sopravvivere senza la sua difesa in campo.
I dati relativi alle marcature NBA possono essere difficili da interpretare e devono quindi essere presi con le pinze. Detto questo, Wembanyama ha realizzato un modesto 2 su 10 con Green come difensore principale, nonostante sia più alto di lui di quasi 30 centimetri. Questa discrepanza non ha scoraggiato il sempre attivo Dray, che ha utilizzato ogni trucco difensivo a sua disposizione per rendere il tempo di Wembanyama sul campo meno confortevole di quanto il fenomeno francese avrebbe preferito, tra cui esercitare pressione sulla parte inferiore del corpo e utilizzare tutta la sua apertura alare per contrastarne il tiro in sospensione:

In tandem con Will Richard, giocando in una posizione mediana nella copertura del pick&roll, intercettando un passaggio che altrimenti avrebbe raggiunto Wembanyama:

Bloccando un tiro in sospensione di Wembanyama grazie alle sue lunghe braccia, tanto da fargli cambiare idea a metà rilascio e causare un turnover:

Invadendo lo spazio vitale di Wembanyama e costringendolo a usare la sua mano sinistra più debole in quello che è stato un tentativo di layup goffo e fuori tempo:

E chiudendo con forza su un tentativo da tre punti di Wembanyama, tanto da costringerlo ad affrettare il rilascio e ad andare lungo:

Gli Warriors hanno superato gli Spurs di 15 punti nei 26 minuti di gioco di Green, che sono stati interrotti a causa dei suoi falli. In quello che è stato un microcosmo dell’importanza di Green come punto di riferimento difensivo per i Dubs in tutti questi anni, gli Warriors hanno ottenuto un punteggio difensivo di 105 con Green in campo e un punteggio difensivo di 123.9 senza di lui.
Nel frattempo, la difesa di Green è stata integrata dall’uso improvviso della difesa a zona 2-3 contro gli Spurs, che hanno segnato un totale di nove punti in 14 possessi su questa coverage, con una media di 0.643 punti per possesso. Secondo i dati raccolti da Synergy, tra le nove squadre che hanno registrato un minimo di 50 possessi in zona in questa stagione, i 0.811 punti concessi dagli Warriors per possesso a zona sono il secondo risultato migliore, dietro solo ai Miami Heat (che giocano una difesa a zona 2-3 molto simile).
— 'Murica Film Room (@muricafilmroom) November 13, 2025
La zona 2-3 tandem, insieme alla brillante difesa individuale di Green e alla coppia Curry-Butler, sia indipendentemente che in combinazione tra loro, hanno contribuito a formare un gruppo che si è ripreso dal disastro di Oklahoma City, in tempo per salvare (almeno momentaneamente) una squadra che appariva nel caos.
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