
Dopo una prima parte di 2023-2024 decisamente in ascesa e una seconda con una flessione evidente, gli Houston Rockets 2024-2025 sembrano aver continuato i propri miglioramenti per ritornare nelle parti alte della classifica, in una Western Conference sempre in evoluzione e più agguerrita che mai.
Nel momento in cui state leggendo questo articolo i Rockets sono reduci da due sconfitte consecutive contro Sacramento e Golden State, nelle prime due delle tre partite del loro giro di trasferte in California.
Sono state partite differenti, ma entrambe hanno messo in luce quello che deve essere il leit motiv della squadra di Udoka, che in queste due gare non abbiamo visto: difesa e transizione offensiva.
Contro i Kings, Houston ha subito il 51.6% dal campo e il 46.7% da tre punti, di conseguenza un possesso su due vedeva Jalen Green e compagni iniziare l’azione dovendo attaccare a difesa schierata, il vero tallone d’Achille di questa squadra.
Contro i Warriors, se leviamo dal conteggio totale i tiri liberi segnati (13) e i punti in transizione (24), sono solamente 56 i punti messi a referto dalla squadra di Coach Udoka.
Queste due partite rappresentano un microcosmo dell’attuale situazione dei Rockets: grazie all’applicazione e alla taglia dei propri giocatori riescono a difendere molto bene, sprintando così in transizione, ma se la difesa viene meno o l’attacco avversario riesce comunque a trovare il fondo della retina nonostante l’ottima copertura, allora la squadra del Texas fatica a generare attacco a metà campo, dovendosi spesso affidare a situazioni estemporanee o a punti da seconda opportunità.
Attualmente Houston si trova seconda nella Western Conference, con lo stesso record dei Dallas Mavericks e dei Memphis Grizzlies, a due partite e mezzo di distacco dagli Oklahoma City Thunder.
Questo piazzamento è reso possibile grazie alla difesa, caratteristica fondamentale richiesta da Udoka: difficilmente vi stancherete di vedere l’effort difensivo messo in campo da Amen Thompson, da Tari Eason o da Dillon Brooks, perché è grazie a questa volontà nella difesa singola che si riesce a costruire un sistema di marcature e coperture che si tramuta nel secondo defensive rating della lega con 105.1 punti subiti su 100 possessi.
Amen Thompson was so sick on defense in this game against the Knicks. Was absolutely huge for the Rockets. Huge reason they won. Just so twitchy and quick. Can switch onto any and all perimeter players. pic.twitter.com/9Qq9WQAZB9
— Sam Vecenie (@Sam_Vecenie) November 5, 2024
Nella clip impeccabilmente mostrata e spiegata da Sam Vecenie, vediamo come Amen Thompson è riuscito a bloccare Jalen Brunson e OG Anunoby nella partita giocata contro i New York Knicks ad inizio novembre: nonostante le finte e i cambi di mano dell’ex Dallas e l’estensione al tiro dell’ex Toronto, Thompson riesce a non abboccare a nessun accenno di footwork e a contestare ogni tiro grazie ai suoi 2.13m di apertura delle braccia.
Come dice Coach Udoka, fresco del titolo di allenatore del mese di novembre: “Siamo tanto forti quanto la nostra difesa uno contro uno. Siamo tanto bravi quanto tutti i nostri cinque giocatori in campo, perché ogni nostra debolezza verrà esposta.”
“Non ci sono molti schemi. C’è molta volontà e voglia, questo è sicuro. Ma è anche rivelatore mostrare loro (i giocatori) i numeri degli anni precedenti in determinate aree. Se sei sinceramente stanco di perdere e vuoi cambiare la percezione della squadra, voglio dire, è da lì che devi iniziare”.
Tutto nasce dallo sforzo quindi, dalla capacità di rimanere focalizzati per 24 secondi in difesa.
Le tendenze difensive di squadra si riflettono nei numeri: concedono solo il 38.4% di tiri da tre agli avversari – 34.4 a partita – sul volume totale di tiri subiti, con il quinto miglior record di conversione a 34.2% (due stagioni fa, prima dell’arrivo dell’ex allenatore di Boston, sotto Stephen Silas, erano ultimi per volume di tiri da tre punti concessi e terz’ultimi per tasso di conversione subita).
“Tutti i nostri schemi sono incentrati sull’evitare di subire tiri dall’arco.” “Se riusciamo a cambiare difensivamente, levare le situazioni di vantaggio agli avversari costringendoli a batterci uno contro uno, alla fine si riduce tutto alle percentuali da tre punti”.
Houston è una squadra che cambia molto in difesa proprio per questo motivo e tutto questo è reso possibile dalla taglia dei giocatori a roster.
Brooks, Thompson e Eason hanno un’altezza compresa tra 1.98m e 2.03, quindi possono tranquillamente scambiarsi le marcature; in più, tutti e tre hanno una defensive field goal percentage eccellente, con Thompson primo, Eason sesto e Brooks ottavo tra le ali che hanno difeso almeno 8 tiri a partita.
In questa clip si vede come Thompson e Brooks cambiano su Harris e Hardaway Jr., con Eason che contesta efficacemente il tiro di Ivey dopo il blocco di Reed.
Se Udoka chiede di togliere gli avversari dalla linea dei tre punti, questi, gioco forza, penetreranno, andando ad attaccare il ferro, facendo tuttavia il gioco della difesa di Houston: nonostante concedano, volontariamente il terzo maggior numero di conclusioni sotto canestro, i Rockets hanno la seconda percentuale di difesa in queste situazioni della lega, dietro solo ai Thunder.
Perché è vero che “non ci sono molti schemi” come dice Udoka, quelli che ci sono però sono ben impiantati nel DNA della squadra. I continui cambi difensivi, appunto, ma anche la modifica dell’assegnazione difensiva di Sengun, che è passato dal difendere sul centro della squadra avversaria al marcare il peggior tiratore in campo tra i non centri dell’altra squadra – il turco si è visto diminuito notevolmente il compito di marcare il lungo avversario, passando dal 41.8% di tempo della passata stagione al 30.3% di quest’anno – favorendo così le sue abilità di roamer (un po’ come Udoka utilizzava Robert Williams a Boston) e finendo spesso a contestare (in aiuto) i tiri sotto canestro, dove solo Mobley concede una percentuale più alta della sua tra i giocatori che hanno difeso almeno 150 tiri al ferro.
Non è un caso che Houston conceda di gran lunga il più basso numero di assist, 21.5, perché i continui cambi difensivi e la difesa molto aggressiva alla linea dei tre punti porta a quello che vuole Udoka, “che ci battano nell’uno contro uno”.
SGA who is one of the best fourth quarter scorers in the NBA went 1-5 in the fourth quarter against the Rockets defense.
— Lachard Binkley (@BinkleyHoops) December 2, 2024
Rockets held the Thunder to 20 points in the fourth quarter.
🎥via @shotcreatordata pic.twitter.com/t22gtLShzQ
Prima delle due sconfitte contro Kings e Warriors, i Rockets hanno battuto i Thunder in casa, marcando uno contro uno nel quarto quarto Shai Gilgeous-Alexander in modo eccellente.
Tutti questi stop difensivi portano alla transizione offensiva, vero cavallo di battaglia della squadra di Udoka: sono settimi per frequenza di attacchi in transizione al 20%, ottavi per punti segnati in queste situazioni a 25.7 e secondi per fast break points a 18.5. Se a questo aggiungiamo il fatto che sono secondi dietro a Charlotte per punti da seconda opportunità a 17.2 a partita, capiamo come la squadra, in questo momento, riesce ad essere più efficace, ovvero attaccando contro le difese non schierate.
I Rockets sono 15esimi per punti per possesso segnati dopo aver subito un canestro, sintomo del fatto che faticano a creare vantaggio e a segnare quando non hanno una qualche tipo di superiorità.
Il 16esimo posto in offensive rating, il 26esimo per percentuale da tre punti e addirittura il 29esimo per effective field goal percentage ci restituisce un quadro non molto incoraggiante per Jalen Green e compagni, tanto che si sta già iniziando a parlare di potenziali scambi da poter effettuare per poter aggiungere uno scorer di razza a roster, in sostituzione magari proprio a Green.
Il #4 sta segnando 19 puniti a serata, tirando in queste prime 23 partite con il 39.6% dal campo e il 32.4% da tre, con un rapporto assist palle perse sostanzialmente in pari – 2.7 assist a fronte di 2.6 palle perse a partita – ed ha recentemente firmato un’estensione triennale con i Rockets da 106 milioni, con una player option per l’ultimo dei tre anni.
Doveva essere lui nei piani del front office il giocatore che garantiva punti nelle mani ai suoi, la prima opzione in attacco sia nello scoring che nelle assistenze per i compagni, ma finora tutto questo non è successo.
Vediamo anche in quest’ottica il cambio di marcatura difensiva di Sengun di cui parlavamo prima: spostando la sua influenza su un giocatore che non rappresenta una minaccia in attacco Sengun può risparmiare fiato e soprattutto falli che rischierebbero di tenerlo fuori dal campo per troppo tempo, stagnando ancora di più l’attacco dei Rockets.
Il turco ha visto diminuiti i suoi possessi da rollante nel Pick&Roll, quelli in post e i tocchi al gomito e non credo sia un caso che la squadra sia ultima per percentuale di canestri assistiti a 54.1%, ma quantomeno Sengun riesce a creare per se e per i compagni dei tiri più che buoni, tanto da aver appena ottenuto il riconoscimento di giocatore della settimana nella Western Conference.
Forse servirebbe effettivamente un innesto di qualità in questi Houston Rockets, che possa segnare e mettere in ritmo i compagni, altrimenti nei Play-Offs la squadra di Udoka faticherà e non poco.
Ad oggi, però, i Rockets sono in rampa di lancio verso un futuro nelle parti nobili della lega, avendo costruito un roster giovane attorno a dei veterani che stanno aiutando a creare un ottimo bilanciamento.
Quindi sì, dovranno fare qualche cambiamento, tuttavia dovranno cercare di farlo senza snaturare eccessivamente il proprio credo e quello dell’allenatore. Ed è questa la parte realmente difficile, fare l’ultimo passo.