Una scelta, quella del rifiuto del massimo salariale, in piena linea con la figura di Durant fuori dal campo.

A volte bisogna fare mea culpa. Qualche tempo fa, al momento della firma di Kevin Durant coi Houston Rockets, proprio l’autore di questo articolo ha sentenziato:
Il vero vincitore della trade è KD. Lo è in primis per ragioni salariali, dal momento che arriva in un contesto giovane, privo di contrattoni, con tanta flessibilità etc. etc. etc. Insomma, arriva dove lo potranno pagare senza problemi. Sarà eleggibile dal 6 luglio per un’estensione biennale da circa $122 milioni, che potrebbe fruttargli fino a $59.5 milioni nel 2026/27 e $62.5 milioni nel 2027/28, il classico stipendio da 35% del cap – come quello attuale, che recita $54.7 milioni.
Quei soldi saranno garantiti, potete starne certi – a meno che lui non accetti un taglio allo stipendio, ma a livello logico è corretto pensare il contrario. Anzi, forse sarebbe quasi più giusto affermare che quei soldi sono stati la condicio sine qua non per l’approdo della superstar a Houston. Lo stesso è successo con Jimmy Butler III a Golden State, trade alla quale è seguita un’estensione fulminea nonostante i 36 anni. KD va per i 37. Non importa quanto si è vecchi e milionari, i soldi piacciono sempre a tutti, i cestisti professionisti non fanno eccezione.
E invece KD ha trollato tutti, incluso il sottoscritto (per chi non è familiare con il neologismo). Secondo quanto riportato da Shams Charania, ha accettato un taglio di circa $30 milioni complessivi – anche se bisogna ragionare in termini annuali e di percentuale del salary cap occupato, in queste situazioni – accontentandosi di $90 milioni anziché degli oltre 120 di massimo salariale menzionati sopra. Si tratta del primo taglio allo stipendio dai tempi dei Golden State Warriors – e lì, beh, sì che fu una trollata coi fiocchi.
Al tempo, sfruttando l’innalzamento improvviso del salary cap dovuto al nuovo accordo televisivo firmato dalla NBA, i Dubs, reduci da un titolo, due apparizioni consecutive alle NBA Finals e una Regular Season da record con 73 vittorie e 9 sconfitte, poterono firmare la superstar, allora un top-3 (e ci teniamo larghi) della Lega.
Ma non fu (solo) questo ad agitare le acque, perché dopo l’anello Durant rincarò la dose rifiutando la player option garantita dal primo contratto con Golden State per accettare un biennale con $25 milioni puliti il primo anno – $1.5 milioni in meno dell’anno precedente e $9.5 in meno di quelli per cui era eleggibile, mossa decisiva per mantenere intatto il core e trattenere senza patemi Andre Iguodala e Shaun Livingston.
Dal 2019 in poi, invece, ha sempre richiesto massimi salariali, anche con squadre “corte” e da smussare ai margini come i Nets, nonostante lo star power del quintetto, e soprattutto i Suns. Immaginate come ci saranno rimasti a Phoenix, ma anche nelle altre piazze che volevano accoglierlo, come i Minnesota Timberwolves – per i quali il problema sembrava poter essere il secondo apron.
Chi poteva rimescolare le carte proprio adesso, se non uno che definisce l’atto di trollare gli altri utenti su X il proprio “caffè mattutino”?
Adesso, Durant lo ha fatto di nuovo. Nel caso dei Rockets, questa scelta si aggiunge a quella di Fred VanVleet di rinunciare a $45 milioni di player option per un biennale da $50 milioni da soli $25 milioni di stipendio al primo anno, poco più del 16% del salary cap. Questa mossa ha permesso di firmare Dorian Finney-Smith con la piena Mid-Level Exception, mentre la scelta di KD sarà utile per le conferme di Tari Eason – eleggibile già da ora per un’estensione – e forse dal prossimo anno di Amen Thompson, sebbene resti da vedere cosa farà Durant con la player option nel 2027/28.
L’infortunio proprio di VanVleet che rende i Rockets molto meno competitivi nell’immediato deve aver influenzato senza dubbio la scelta dell’ex Suns di tagliarsi lo stipendio, ma è comunque stupefacente considerando lo storico delle ultime sei stagioni e il fatto che probabilmente sarà il suo ultimo contratto o giù di lì.
Dopo anni e anni di critiche per mancanza di fedeltà e incapacità di raggiungere il successo “eticamente” nonostante lo smisurato talento, questa è la mossa che più di tutte si avvicina a un vero favore alla squadra nella carriera di KD. Certo, non è che ora farà fatica ad arrivare a fine mese, resta il giocatore più pagato della storia – ha proprio superato LeBron James con questa estensione, toccando quota $598.2 milioni guadagnati in carriera sul campo – e il fatto che abbia 37 anni implica anche la consapevolezza che si tratti di una delle ultime chance per competere, anziché solo per gonfiare il conto in banca.
Senza dimenticare che comunque non verserà l’imposta statale sul reddito, uno dei motivi per cui le mete desiderate si restringevano a Miami Heat, in Florida, Spurs e appunto Rockets, in Texas – tutte e tre capaci di garantire uno stipendio “esentasse”. Insomma, il sospetto che volesse riempirsi le tasche prima ancora di competere negli ultimi anni di carriera non era (è tutt’ora?) infondato.
Ma alla fine ha avuto ragione Kevin Durant, come spesso capita anche quando risponde sui social o si presenta al meglio sul campo.