I New York Knicks hanno aperto un parziale complessivo di 44-11 tra fine quarto periodo e overtime, il tutto senza Josh Hart. Cosa è cambiato? Molto più spazio per Jalen Brunson – e un tiratore in più.

Josh Hart dei New York Knicks, NBA
FOTO: Heavy.com

Con i Cavaliers sopra di 22 punti a 7:45 dalla fine di quarto periodo, i New York Knicks avevano lo 0.1% di chance di rimontare secondo il calcolo delle probabilità. Hanno vinto loro. Jalen Brunson è partito con una run di 11-1, propiziando un parziale finale di 44-11 per New York in quel lasso di tempo, overtime incluso. I Cavs hanno tirato 4/18 dal campo durante il parziale, mentre i Knicks hanno chiuso con un clamoroso 15/20.

Dato ancora più assurdo, Brunson ha finito con 17 punti e 8/10 in quei minuti, mentre la coppia composta da James Harden e Donovan Mitchell ha messo a referto un totale di 3 punti con 1/10 al tiro. Ogni singolo punto dei Knicks è nato dalla ricerca del mismatch contro il Barba, letteralmente cucinato da Brunson per oltre dodici minuti, senza che Cleveland fornisse il minimo aiuto. Questa è stata la chiave rispetto ai primi tre quarti e mezzo: perché è successo?

A 7:52 dalla fine è successa una cosa. Mitchell Robinson è uscito dal campo, rimuovendo anche l’ultimo non-tiratore di New York e andando con un quintetto tutto offensivo, privo anche di Josh Hart – già fuori a circa 10 minuti dalla fine del quarto periodo. Al suo posto, Landry Shamet, un tiratore dinamico e non battezzabile, nonché un difensore pestifero sulla palla, più abile di Hart nel navigare sui blocchi, sebbene non abbia gli stessi intuiti sulle linee di passaggio o la stessa taglia per essere efficace nel pitturato. La difesa ha deciso di non far uscire più il lungo al livello del blocco, raddoppiando di fatto il portatore, ma si è fidata di Shamet.

L’attacco dei Knicks è inoltre tornato così a respirare. La caccia disperata di James Harden, infilato in ben 9 isolamenti tra quarto periodo e overtime, ha prodotto 1.9 punti per possesso (!). Senza più un non fattore offensivo come Hart in campo – 1/5 da tre punti in Gara 1 e un tremendo -23 di plus/minus, contro il +25 di Shamet -, Mobley e/o Allen non hanno più avuto un riferimento dal quale staccarsi per intasare il pitturato e chiudere le linee di palleggio verso il ferro.

New York ha chiuso Gara 1 con 1.259 punti per possesso nelle 32 penetrazioni senza Josh Hart, contro gli 0.625 per possesso nelle 29 con lui in campo – quasi il doppio della produttività. Questi dati, forniti dalla analyst Caitlin Cooper, sono stati evidenziati assieme alla distanza media dei difensori sulle triple di Josh Hart: 2.8 metri.

Il dilemma di Josh Hart

Questo è un problema annoso per i New York Knicks, che sommando le ultime quattro stagioni sono meglio con Josh Hart fuori dal campo di circa 7.7 punti per 100 possessi. Non fraintendete, Josh Hart è un ottimo role player. Porta energia a rimbalzo, sa mettere palla a terra per attaccare gli spazi e aggredire il pitturato, può segnare tiri senza marcatura a piacimento e, se non dovessero entrare, sa crearsi punti in transizione, dal palleggio o sui tagli. Il problema è che si tratta di un giocatore che deve essere messo in condizione di incidere offensivamente, non può essere solo una valvola di scarico.

Usandolo così, toglie ritmo e soprattutto spazi vitali per la squadra, che soffre contro difese in questo modo – con due rim protector di altissimo livello che si possono alternare nella non-marcatura per chiudere il pitturato. Lo abbiamo visto con la scelta degli Spurs su Alex Caruso in Gara 1, servita ad annullare Shai Gilgeous-Alexander, pur costando quasi la partita perché il role player ha segnato 8 triple.

Nei Playoffs, quando le difese prendono scelte drastiche, ignorando il non-tiratore in un quintetto altrimenti dotato di potenza di fuoco illimitata, a stimolare l’attenzione – quindi a determinare la gravity, la forza di gravità che si porta dietro un giocatore – è il volume di tiro. Questo è il modo in cui Hart è stato marcato:

La marcatura su Josh Hart, ala dei Knicks.

Oltre il 60% delle conclusioni tentate da Josh Hart – includendo tutti i tiri, non solo le triple – arriva senza marcatura o con una marcatura leggerissima. Le difese lo ignorano anche se quest’anno ha tirato con il 41.3% da fuori, miglior dato in carriera. Perché? Perché non è una gran percentuale su tiri senza marcatura, ed è comunque meglio di non aiutare sulle due stelle, Jalen Brunson e Karl-Anthony Towns.

Anzi, la presenza di Hart peggiora di gran lunga l’efficacia di questi due sia in quanto singoli, sia in quanto coppia. Nel caso di Towns, molto più pericoloso fronte a canestro a causa dell’ottima mano da tre punti e della rapidità rispetto ai pariruolo, nonostante sia un lungo, le difese spesso scelgono di marcarlo con un esterno, impiegando i lunghi più statici su Hart. Questo vanifica l’efficacia di KAT, poiché la difesa può contare su un personale migliore per marcarlo sul perimetro e allo stesso tempo impiegare l’uomo di Hart in aiuto, al ferro o chiudendo le linee di penetrazione.

Con l’uomo di Hart sempre staccato, inoltre, il playmaking di Towns – 8.0 assist di media da Gara 3 contro gli Hawks – ne ha risentito molto, perché i Knicks non sono riusciti ad effettuare tagli verso il ferro grazie ai soliti blocchi a palla lontana effettuati da Brunson – una dinamica che abbiamo spiegato QUI.

Per rispondere a questa marcatura, ci sono due soluzioni a disposizione di Mike Brown Nella prima, Josh Hart segna i tiri e può rimanere in campo senza essere deleterio. Nella seconda, bisogna toglierlo dal campo, perché in queste 82 partite, più Playoffs, non è mai stata trovata una risposta tattica davvero soddisfacente.

Il seguente possesso è emblematico. Brunson ottiene il cambio su Harden, ma deve farla uscire perché Allen lo aspetta al ferro. Wade, sul perimetro, sceglie Anunoby, battezzando Hart. Questo l’ha segnato, ma la difesa dei Cavs vuole questo scenario.

Di situazioni simili se ne trovano a bizzeffe nel primo tempo o nel terzo quarto, e già a stagione in corso ne abbiamo parlato QUI. Una scelta importante sarà quella sul minutaggio di Hart nei quintetti con Towns e Brunson, perché i Knicks in Gara 1 hanno pagato questi assetti anche difensivamente, scegliendo di salire un po’ troppo in emergenza sul portatore accettando di giocare in 4-contro-3.

Profili come Shamet e McBride, più esili e piccoli, possono passare meglio sui blocchi, non forzando marcature troppo aggressive. Per non parlare del fatto che posizionare Towns su Mobley e Anunoby su Allen, senza farli allontanare troppo, ha pagato alla grande, consentendo di avere sempre un ottimo aiutante nel pitturato.

Hart, di contro, potrebbe rendersi più utile in quintetti con Brunson, da portatore aggiunto e/o da short-roller qualora i Cavs iniziassero a raddoppiare la stella dei Knicks, e Mitchell Robinson, assetti più difensivi e impostati sulla transizione. Dopotutto, il quintetto titolare di New York fatica da sempre e gli aggiustamenti a serie in corso passano anche da qui.

Josh Hart è un signor role player, semplicemente deve rimanere tale e non godere di troppe responsabilità, forzate dalla difesa avversaria. Lui si è dichiarato aperto a qualunque cosa pur di vincere, ovviamente, e nel frattempo ha messo su un bel po’ di allenamento sul tiro dagli angoli. Da qui, passerà la serie per i Knicks.