Shai Gilgeous-Alexander non ci ha capito molto contro Wembanyama e gli Spurs, e il merito è tutto della difesa.

Shai Gilgeous-Alexander contro Wembanyama degli Spurs in NBA
FOTO: KSI

Shai Gilgeous-Alexander è sostanzialmente un mostro. Ha appena chiuso la quarta stagione di fila da 30+ punti di media, il primo a riuscirci da Michael Jordan, e a questo volume ha saputo mescolare come nessuno l’efficienza. Il suo 66.5% di True Shooting è la 2° migliore percentuale tra i giocatori con 25+ punti di media, dietro solo a Nikola Jokic (66.8%), il quale però ha chiuso la stagione con 3.4 punti in meno a partita.

Ha infranto la striscia di partite consecutive da 20+ punti di Wilt Chamberlain, vincendo il suo secondo MVP e classificandosi come il miglior giocatore di basket del Pianeta Terra, o quasi. Nulla di tutto questo ha avuto importanza in Gara 1 contro Victor Wembanyama e i San Antonio Spurs, capaci di limitarlo a 4 punti e 1/5 dal campo nel primo tempo, forzando anche due palle perse, il tutto in 19 minuti di gioco.

Dopo una partita intera, dopo due tempi supplementari, dopo 51 minuti, Shai Gilgeous-Alexander ha chiuso con soli 24 punti, 4 palle perse, 5 su 16 da due punti, 2 su 7 da tre punti e -15 di plus/minus, il peggiore di squadra. Come è stato possibile annullare così il migliore attaccante NBA, o giù di lì? Così:

Partiamo da un presupposto importante: si attacca in cinque e si difende in cinque. Quando in giro vengono diffuse senza contesto statistiche come “giocatore X ha tenuto giocatore Y a 2 punti con 1/5 al tiro”, solitamente si tratta sempre di una forzatura per esaltare giocatore X e/o screditare giocatore Y. Uno, perché il tracking NBA non è proprio accuratissimo, non nella sua versione pubblica. Secondo, perché l’influenza che un giocatore ha su un tiro contestato dipende anche dalle spaziature degli avversari e dall’influenza dei compagni.

I San Antonio Spurs, per esempio, hanno sfruttato la presenza di Wembanyama e la deterrenza da lui esercitata all’interno del pitturato per concentrare tutte le proprie forze su SGA – qualcosa di simile a quanto visto con Anthony Edwards nel turno precedente, ma con ancora più attenzione.

Gli esterni di San Antonio si sono attaccati come cozze su SGA sia nel momento del possesso del pallone, sia dopo lo scarico, fronteggiandolo costantemente senza lasciargli tempo e spazio di attaccare. I drives, le incursioni palla in mano verso il ferro, sono il pane di Gilgeous-Alexander, 2° nei Playoffs con 19.4 di media, 3° in stagione con 18.8 di media.

Gli Spurs hanno riempito ogni buco, coperto ogni gap, sovraccaricando il lato forte – quello del pallone – per poi accettarne le conseguenze, anche giocare concedendo a OKC il sovrannumero, battezzando i tiratori e puntando sulla presenza di Wembanyama nel pitturato. Nei minuti con il francese in campo, quasi 49, i Thunder hanno tirato 11/31 nel pitturato e 9/21 al ferro. In quelli senza di lui, 8/13 nel pitturato e 7/9 al ferro.

San Antonio ha accettato qualunque cosa pur di togliere a SGA la linea di penetrazione e il palleggio, anche la zona box-and-one con un difensore fisso sul portatore e gli altri quattro distribuiti a rettangolo per chiudere su ogni vertice. Si è trattato di un’esecuzione meticolosa su tutta la durata dei 58 minuti, costata oltre 44 minuti di gioco a ogni singolo titolare degli Spurs, basata su un’energia fisica e una tenuta mentale sovrumane:

Gli Spurs hanno ruotato sempre benissimo, o quasi, avendo sempre la piena consapevolezza di dover eseguire un compito primario, cioè arginare Shai Gilgeous-Alexander, e uno secondario ma di altrettanto primaria importanza, ovvero ruotare nella giusta direzione e con i giusti tempi al momento dello scarico.

Wembanyama può contestare ogni tiro, ma una sua uscita perimetrale significa necessità di rimpiazzo, così come la sua permanenza nel pitturato obbliga gli esterni a un lavoro extra per contestare le conclusioni perimetrali. In un mondo ideale per i Thunder, basta far uscire la palla dal raddoppio per avere un tiratore libero e con un discreto tiro a disposizione:

Il problema è che OKC non ha tirato bene, anzi. Si parla di un complessivo 9/31 da tre, SGA incluso, su conclusioni di buon livello. Ma allora come hanno fatto i Thunder a giocarsela in due overtime? Da quel 9/31 appena citato, è escluso Alex Caruso, autore di un clamoroso 8/14 da fuori e di 31 punti.

L’ex Bulls e Clippers ha giocato letteralmente da “lungo”, facendo da bloccante e aprendo il campo al posto di Isaiah Hartenstein. Wembanyama si è sempre staccato, battezzandolo, tanto che i 14 jumper di Caruso sono arrivati con il difensore a una distanza media di quasi tre metri e mezzo, uno dei dati più assurdi mai registrati. Però, San Antonio va premiata per aver comunque eseguito il piano partita, consapevole che si sia trattato di un’eccezione matematica. Le chance che Caruso segnasse otto triple, secondo i calcoli della shot quality, erano poco più del 3%. Di seguito si capisce come mai abbia segnato tanto, non è mai marcato:

Come hanno reagito SGA e i Thunder?

Il primo vero counter di OKC è stato semplice: far muover SGA senza palla, inizialmente da bloccante per forzare dei mismatch favorevoli, scrollandogli di dosso Castle, Harper o un mastino come Carter Bryant. Anche questo non è bastato, perché a quel punto gli Spurs non hanno avuto paura di raddoppiarlo o salire in maniera aggressiva.

Il penetra-e-scarica è il piatto forte del gioco di Shai Gilgeous-Alexander, ma in queste situazioni non c’è stata alcuna penetrazione, solo uno scarico basilare sull’uomo più vicino. Non a caso, dei suoi 12 assist, 9 sono stati per Alex Caruso, e in generale quasi sempre per l’uomo lasciato libero da San Antonio, una vittoria quindi per la difesa.

Quello che ha fatto davvero paura, della difesa texana, è l’abilità di riuscire a contestare comunque i tiri sul lato forte pur aiutando in quell’area, con un’attività davvero incredibile degli esterni. Bryant, nella clip qua sotto, è costretto al cambio, poi si riavvicina a SGA forzando lo scarico, poi aiuta sempre sul lato forte:

Nel secondo tempo, l’MVP ha comunque iniziato a processare questa marcatura così aggressiva, così concentrataa imbottire il pitturato e le linee di penetrazione. Shai Gilgeous-Alexander ha accelerato i tempi nel secondo tempo, chiudendo con 18 punti tra terzo e quarto periodo, aggiungendone infine due decisivi alla fine del primo overtime, prima che Wembanyama decidesse di trasformarsi in Stephen Curry. Di seguito troviamo:

  • clip 1: allontana Ajay Mitchell per avere il lato libero, sebbene Wembanyama gli resti sulla strada verso il canestro. Nonostante questo, il blocco precedente per scrollargli di dosso Castle è sufficiente a fargli guadagnare spazio e velocità per accelerare, decelerare e infine accelerare di nuovo, fino a battere anche il francese e chiudere come solo lui sa fare.
  • clip 2: sulla rimessa, si crea spazio agendo da bloccante e attacca subito, senza far piazzare la difesa e ottenendo il fallo per due liberi decisivi.
  • clip 3: siam nell’overtime, con Caruso nel dunker spot marcato da Champagnie – non proprio Wembanyama in aiuto – e il DPOY defilato sul perimetro a difendere Chet Holmgren. Sfruttando degli spazi finalmente umani, nonché l’assenza di un ostacolo credibile nel pitturato, SGA ha portato i suoi sul +3 grazie a un semplice blocco alto.

Il maggior pezzo di bravura del coaching staff di OKC, però, è stato il canestro per mandare la partita all’overtime, l’ennesimo clutch di Shai Gilgeous-Alexander. In questo caso, lo spazio sul lato viene liberato grazie a un “Iverson Cut” (QUI spieghiamo cos’è) di Jalen Williams sulla rimessa, una semplice esca per far spostare la difesa e spalancare una voragine, con Wembanyama impegnato sul solito Chet Holmgren – e giustamente poco incentivato a staccarsi per ragioni di punteggio, dato che una tripla avrebbe affossato San Antonio. Il seguente video con descrizione di Basketball Minds spiega bene il concetto:

Gli stratagemmi di OKC, però, non sempre hanno funzionato. Sul possesso per vincere il primo overtime, per esempio, Shai Gilgeous-Alexander parte molto lontano dalla palla, e Chet Holmgren sembra dirigersi verso di lui per una azione con ram screen – viene bloccato SGA, che poi va a bloccare il portatore. SGA, però, dopo il blocco di Chet non blocca a propria volta ma si apre per ricevere e attaccare Vassell, avendo ottenuto il cambio che voleva.

Il due volte MVP, di nuovo, riesce ad andare dentro, ma si notano due problematiche. La prima, è che Caruso è sul lato forte, il che permette a Champagnie anche solo parzialmente di esporsi verso la palla in fase di penetrazione, forzando SGA ad andare più a centro area. La seconda è che Chet Holmgren, dopo il cambio di Wembanyama, non si apre ma resta nel dunker spot, buttando il DPOY in bocca al compagno, costretto allo scarico in emergenza:

Basta una spaziature leggermente alterata e salta il banco per OKC. In questo modo, i San Antonio Spurs hanno annullato Shai Gilgeous-Alexander. La buona notizia, per i Thunder, è che quasi sono usciti vincitori da questo “battesimo col fuoco”, e ora avranno tempo di riflettere sulle alternative.

La prima, al di là del coinvolgimento senza palla di SGA per liberarlo, consisterà nel creare quantomeno un po’ di movimento nei quattro lontano dalla palla, per evitare palle perse banali e situazioni come la seguente, appena rientrati dall’intervallo e con 15 minuti per disegnare una reazione alla pressione a metà campo di San Antonio. Per battere Wembanyama serve curare i minimi dettagli, anche se hai l’MVP.