Al ritorno nella competizione dopo 32 anni, l’Italia è arrivata agli ottavi di finale, a un soffio di vento dai quarti e da un’impresa storica.

C’è Andrea Capobianco che diventa istantaneamente un idolo oltreoceano, e c’è la palla di Francesca Pasa sulla sirena che compie tutto il giro del canestro prima di decidersi a eliminarci dal mondiale.
Sono due delle decine di episodi tra il surreale e lo straziante che ci ha regalato il mondiale FIBA. Una Berlinale cestistica breve ma intensissima che, malgrado si sia chiusa col finale più scontato – il quinto oro consecutivo degli Stati Uniti -, ci ha regalato tante emozioni e tanti momenti memorabili.
32 anni dopo
L’ItalBasket torna a disputare un Mondiale con un roster composto interamente da giocatrici che, nell’anno dell’ultima edizione disputata (il 1994, quando l’oro lo vinse il Brasile), non erano ancora nate. Una statistica incredibile e resa possibile solo dal crudele infortunio, a poche settimane dall’inizio della competizione, di Laura Spreafico. La capitana che aveva deciso di chiudere la carriera dopo il suo primo e ultimo Mondiale, e che ha dovuto guardare le compagne dalla panchina.
Un Mondiale iniziato con un po’ di timore, un primo tempo con la Cechia tutt’altro che perfetto, tenuto in piedi grazie alla solida difesa – la nostra migliore arma in tutto il Mondiale – e un secondo tempo convincente con due ottime partite di Matilde Villa e Cecilia Zandalasini, entrambe in doppia cifra. Una vittoria obbligatoria per poter passare alla fase successiva, e affrontare con meno paura Stati Uniti e Cina.
È proprio contro gli Stati Uniti che l’ItalBasket ha dato il meglio di sé. Una squadra, quella americana, arrivata a Berlino sicura di passeggiare verso la finale, e che si è trovata davanti dodici giocatrici indemoniate, capaci di tenere tutte le avversarie in singola cifra, a eccezione di Jackie Young.
Il solito primo quarto sottotono, una costante che ci costerà cara ai Playoffs con l’Australia. 8-19 il parziale, che fa pensare a una comoda vittoria di Team USA. Ma dal secondo quarto le azzurre non concedono nulla alle americane, che chiudono il secondo e terzo periodo rispettivamente a undici e dodici punti. L’Italia c’è: Zandalasini è una furia, Villa fa ballare Napheesa Collier e incendia il palazzetto strapieno di tifose e tifosi italiani.
Teniamo fino all’ultimo, nonostante un arbitraggio inadeguato – e siamo caritatevoli. All’ultimo possesso, Zandalasini viene colpita involontariamente nell’occhio da Young. È impercettibile, nessuno se ne accorge. Zanda sbraccia visibilmente, l’arbitro lascia correre. I secondi sono pochi, Zanda deve far partire un tiro disperato dal perimetro, che non entra. Finiamo sotto di tre una partita che rappresenta il punteggio più basso di team USA dal 1971.
Una sconfitta che definire a testa alta sarebbe riduttivo e persino fuorviante. La differenza tra le due squadre – considerando anche le rispettive federazioni e campionati, le strutture e gli stipendi messi a disposizione – è incommensurabile. Stiamo parlando di galassie differenti. Un’impresa storica sfiorata – per certi versi raggiunta – che paghiamo il giorno dopo, contro la Cina.
Nella sfida per il secondo posto, le azzurre scendono in campo scariche. Non solo per l’impegno provante del giorno prima, ma anche per l’enorme carico emotivo che ci ha lasciato la sfida con gli Stati Uniti. Per ventiquattro ore, Zandalasini è diventata oggetto di scherno da parte di migliaia di account sui social, rea di aver simulato in una situazione in cui, oltre a non aver simulato, non avrebbe nemmeno tratto alcun beneficio da una simulazione.
La sconfitta con la Cina complica il percorso dell’Italia, che invece di Porto Rico è costretta a sfidare l’Australia, una squadra piena di talento, fisico e esperienza. Il primo tempo è tragicomico, con un piano gara incomprensibile, un attacco evanescente e nessun’idea per provare a fermare Isobel Borlase, che chiude la gara con trenta punti.
La situazione, peraltro, sembra propizia per l’Italia. Alanna Smith ha chiuso in anticipo il suo Mondiale, e durante la gara Ezi Magbegor e Jade Melbourne sono costrette a uscire in anticipo per infortunio. Il punto più basso arriva nel terzo quarto, quando il parziale arriva a -26, e per le azzurre sembra arrivato il momento di preparare il check-in per il volo di ritorno.
Da qui, però, cambia qualcosa. Capobianco ribalta il banco e lascia le azzurre a briglie sciolte. Costanza Verona e Vittoria Blasigh – la giocatrice di University of Central Florida convocata all’ultimo secondo al posto di Spreafico – si scatenano e danno il via a una rimonta illogica. Negli ultimi sessanta secondi di gara, Zandalasini fa partire una palla dalla media in fadeaway che rimbalza più volte sul canestro prima di uscire.
A quattro secondi dalla fine, l’Australia è a +2 con il libero segnato da Borlase. Senza timeout, Pasa è costretta a raccattare le ultime energie per attaccare il ferro. Prova il layup, la palla flirta con il ferro, sembra voler tuffarsi nella retina, poi ci ripensa, in quegli istanti che sembrano durare una serata intera. La palla esce, il Mondiale per le azzurre finisce qui.
Si esce tra gli applausi, gli sguardi increduli, le lacrime di giocatrici che hanno dato più di quello che avevano, davanti a un pubblico numerosissimo facilitato dalle dirette su Rai 2.
L’obiettivo tacito erano i quarti di finale, che sarebbero stati contro la Spagna (o la Francia, se fossimo arrivate seconde nel girone); oltre sarebbe stato irrazionale. Pur avendo fatto un passo in meno di quanto ci si potesse aspettare, rimangono le emozioni indelebili che questa nazionale ci ha dato.
Una partita, quella con gli Stati Uniti, che andrà sicuramente rivista, forse con la mente un po’ più fredda, per capire la portata di quello che è stato fatto. Un altro piccolo dato: la Francia, che a detta di tutti era l’unica vera possibile rivale degli Stati Uniti, e che nel corso del Mondiale ha sempre vinto in scioltezza, ha perso la finale di diciotto punti. La Spagna, arrivata terza e eliminata in semifinale dagli USA, ha perso di dieci.
C’è sicuramente tanto lavoro da fare. I primi quarti hanno avuto un passivo totale di -43, inaccettabile per una nazionale che vuole stare al tavolo delle grandi. Il gioco, nel complesso, è stato meno esaltante rispetto a quello mostrato negli Europei del 2025.
Ma non si può e non si deve buttare tutto ciò che di buono è stato fatto in questi cinque giorni berlinesi, e che dovremo portarci con noi anche al prossimo Europeo, a giugno 2027. Dopo esserci qualificate, ovviamente.
La squadra ha dimostrato di non dover più dipendere dal talento individuale di Zandalasini, a lungo la go-to player azzurra. Villa ha fatto vedere sprazzi di pallacanestro che fanno sembrare la rottura del crociato un semplice incidente di percorso; ormai sembra una giocatrice totalmente recuperata. La pensano così anche le Atlanta Dream, la squadra che l’aveva selezionata al draft del 2024 senza mai inserirla in squadra, e che subito dopo il Mondiale le ha offerto un contratto nel development pool.
Si tratta di un tipo di contratto nuovo, introdotto quest’anno con il nuovo CBA. Prevede che la giocatrice si alleni regolarmente con il gruppo, e che possa essere schierata in un massimo di dodici partite. Il contratto non partirà da quest’anno, sarebbe controproducente per tutti: a Atlanta mancano le ultimissime partite di regular season, la Reyer ha già iniziato la preparazione in vista del prossimo campionato. Se ne parlerà per l’anno prossimo, e sarà in ogni caso una grande occasione per la guardia della Reyer di allenarsi insieme a giocatrici di grande talento come Rhyne Howard, Allisha Gray, Angel Reese.
Questa parentesi mondiale, in particolare il match contro gli Stati Uniti, ha rappresentato per le azzurre un’occasione importantissima per mettersi in mostra davanti al mondo, e davanti ai tanti dirigenti delle squadre americane e non solo arrivati a Berlino.
Non è solo una grande occasione, è forse anche l’unica. La Serie A1 della Lega Basket Femminile, dove giocano quasi tutte le nostre nazionali (a eccezione di Martina Fassina, ora a Salamanca, e Blasigh impegnata in NCAA), ha un enorme problema di visibilità.
La Lega ha appena annunciato – a pochi giorni di distanza dall’inizio del campionato – il rinnovo dell’accordo con Flima TV, che trasmetterà tutta la stagione di Serie A1 e A2. Si tratta di una piattaforma streaming a pagamento non particolarmente sconosciuta, non proprio performante, e con una promozione del prodotto quasi inesistente. La stagione inizia il weekend del 3-4 ottobre, con la prima giornata che sarà giocata interamente alla Molisana Arena di Campobasso.
Sicuramente una bella notizia per i tifosi e le tifose molisane, che hanno sempre dimostrato una grande passione per il basket femminile e per la Magnolia. La prima giornata sarà anche in chiaro su Flima.
È abbastanza paradossale, tuttavia, aver aspettato l’ultimo momento per trovare il canale dove trasmettere il campionato (per poi tornare sulla stessa piattaforma degli anni scorsi). La maggior parte degli altri campionati europei, compresa la EuroLeague Women, sono visibili gratuitamente su YouTube (a eccezione di quello spagnolo che da quest’anno sarà su Movistar Plus).
La miriade di italiane sugli spalti della Uber Arena e i cinquecentomila spettatori di Rai 2 per Italia-USA non solo meriterebbero un po’ più di rispetto, ma andrebbero tenuti ben stretti con una comunicazione seria, una promozione del prodotto un po’ più coraggiosa e una programmazione degna delle emozioni che ci hanno regalato le azzurre a Berlino.