Chicago Bulls, Toronto Raptors e Cleveland Cavaliers hanno deciso di non toccare nulla alla trade deadline: perché è uno sbaglio

Sul mercato, la fretta può giocare brutti scherzi; storicamente, farsi prendere dall’euforia e forzare la mano per aprire (o mantenere) una finestra per il titolo NBA si rivela spesso una pessima idea, che finisce per compromettere intere stagioni. Basti pensare alla trade dei Los Angeles Lakers per Russell Westbrook, o alla follia commessa dai Minnesota Timberwolves per Rudy Gobert.

C’è tuttavia l’altra faccia della medaglia: il cosiddetto “braccino corto”, l’errore di non muoversi quando se ne ha la possibilità. Gli effetti non sono forse altrettanto plateali, ma la portata dei danni effettivi non è poi così inferiore.

Diverse squadre della Eastern Conference, in occasione dell’ultima trade deadline, si sono macchiate della colpa di immobilismo. Prime tra tutte: Toronto Raptors, Chicago Bulls e Cleveland Cavaliers.


Raptors: giocare con il fuoco finché non ti bruci

Per i Toronto Raptors era chiaramente arrivato il momento di svoltare il progetto tecnico. In campo, il segnale è stato chiaro: questa squadra non può andare da nessuna parte, il massimo che può ottenere è una stiracchiata qualificazione ai Playoffs.

Guardando il payroll, lo scenario appare ancora più limpido: Fred VanVleet rifiuterà la Player Option a fine anno e diventerà free agent, Gary Trent Jr farà lo stesso, OG Anunoby ha l’occasione di farlo nel 2024, estate in cui diventerà unrestricted free agent anche Pascal Siakam.

Tutti giocatori con mercato, tutti giocatori da cui i Raptors avrebbero potuto ottenere asset e scelte al Draft (che, come sappiamo, sanno sfruttare piuttosto bene). Masai Ujiri ha invece deciso di sparare richieste molto alte per tutti loro, e come risultato ha ottenuto solamente sonori rifiuti.

Il rischio più concreto è ora quello di perdere VanVleet e Trent Jr a zero a fine stagione, e dover comunque pensare successivamente alla cessione di Anunoby e Siakam, che nel frattempo avranno perso un po’ di valore di mercato a causa della scadenza ravvicinata dei loro contratti.

Come detto prima, si tratta di un errore meno appariscente rispetto a un all-in fallito, ma nella gestione di un processo di rebuilding può costare molto caro.

I Bulls non possono “né scendere né salire, né scendere né salire”

Come i Raptors, i Chicago Bulls hanno deciso di non far saltare in aria il roster attuale. La loro sceltà è sicuramente molto più legittima, sia per talento a roster che per situazione salariale, ma lascia comunque più di qualche perplessità.

La direzione è semplice da intuire: con Nikola Vucevic in scadenza a fine anno, i Bulls vogliono darsi ancora una chance di costruire un roster competitivo intorno a Zach LaVine e DeMar DeRozan.

Inoltre, con l’implosione dei Brooklyn Nets, hanno intravisto un insperato spiraglio per mettersi nella mischia già da quest’anno.

Tralasciando per un attimo il giudizio su questa scelta, se davvero hanno pensato di poter competere fin da subito, senza il bisogno di rivoluzionare la rosa e rimettersi in rebuidling, perché non hanno fatto niente sul mercato?

Gli asset per cercare qualche rinforzo non mancavano. Vucevic in scadenza poteva assicurare un buon “dump salariale” (22 milioni di dollari) alle franchigie in fase di ricostruzione, e in cambio poteva portare a Chicago giocatori più funzionali al gioco nei Playoffs. Discorso simile per Coby White.

Invece, alla fine dei conti Chicago ha sostanzialmente perso una sessione di mercato per dare fiducia allo stesso roster che, ad oggi, ha collezionato più sconfitte che vittorie. Quantomeno discutibile.

Cavs, occasione mancata?

I Cleveland Cavaliers navigano in acque ben migliori rispetto alle altre due squadre trattate in questo articolo. Squadra giovane e già competitiva, con il quarto miglior record della Eastern Conference. Eppure, la loro gestione della trade deadline lascia uno strano retrogusto di opportunità mancata.

A volte, la pazienza è una virtù un po’ sopravvalutata in NBA, di cui le franchigie con processo di costruzione in buono stato tendono ad abusare. Specialmente dopo il passo indietro dei Nets, perché i Cavs non hanno pensato di poter tentare l’assalto al titolo?

Per quanto ben assemblati, allo stato attuale non sarebbero in grado di battere quattro volte una tra Boston Celtics e Milwaukee Bucks. Ma in mezzo non c’è un abisso, e il gap si poteva colmare con una mossa di mercato mirata.

Il contratto di Caris LeVert, in scadenza a fine anno, condito da qualche scelta, poteva essere utilizzato per portare a Cleveland il role player di alto livello che manca per completare il roster. Magari, perché no, proprio OG Anunoby dai Raptors.

Darius Garland uscirà dal rookie contract al termine di questa stagione, per poi iniziare a pesare 33 milioni di dollari sul payroll, e sarà presto il turno di Evan Mobley. Donovan Mitchell sta giocando la miglior pallacanestro in carriera.

E’ un punto di vista del tutto opinabile, ma forse, con un po’ di coraggio, i Cavs potevano regalarsi una chance immediata.