Ci vengono spesso riproposti alcuni momenti importanti della storia dei Knicks, ma ne esistono anche di altrettanto gloriosi e non abbastanza valorizzati.

FOTO: NBA.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Michael Corvo per The Knicks Wall, tradotto in italiano da Marta Policastro per Around the Game.


I fan dei Knicks non faranno certo fatica a richiamare alla mente il game winner di Allan Houston a Miami, la Linsanity contro Toronto, le back-to-back threes di Carmelo Anthony contro i Bulls nel clutch time, la giocata da quattro punti di Larry Johnson al Garden o la schiacciata di Starks, perché le avranno viste un milione di volte.


A parte l’inizio degli anni ‘70, gli anni ‘90 e il periodo di Carmelo Anthony, i Knicks non sono mai stati una squadra di prima fascia: è per questo motivo che si tende a rievocare spesso il passato. Tuttavia, non tutte le azioni clutch della storia dei Knicks sono oggi equamente valorizzate.

Gli anni ‘50

Basketball-Reference tiene traccia di ogni buzzer beater della vittoria dal 1946 fino a oggi. Il primo della storia dei Knicks fu il 10 dicembre del 1949, quando il leggendario Dick McGuire segnò in overtime, consegnando la vittoria ai suoi (93-91 contro i Chicago Stags).

Carl Braun, compagno di squadra di McGuire nonché uno dei giocatori più sottovalutati della franchigia, fu anche uno dei più clutch. Grazie a un suo canestro allo scadere, a coronamento di una prestazione da 21 punti e 7 assist, i Knicks nel 1950 superarono i Celtics (82-80). Braun si ripeté a marzo, questa volta con un tiro da oltre 9 metri contro i St. Louis Bombers, nel supplementare. Quattro anni dopo, nel gennaio del 1954, segnò il suo unico canestro della serata, lasciando un secondo sul cronometro, per sconfiggere i Philadelphia Warriors. Ancora oggi, Braun guida l’NBA per buzzer beater della vittoria.

Nello stesso decennio, Vince Boryla, compagno di Braun, risolse due partite con due conclusioni da distanza siderale: segnò da oltre 9 metri contro i Minneapolis Lakers (1951) e da oltre 12 metri contro i Rochester Royals (1953). Boryla è secondo solamente a Vince Carter nella classifica dei giocatori che hanno realizzato il maggior numero di buzzer beater da 9 metri.

Christmas day e centri Hall of Fame

Nel giorno di Natale 1969, Willis Reed si regalò l’unico game winning buzzer beater della sua carriera. Mancava un secondo alla fine della partita e i Knicks erano sotto di un punto. Red Holzman decise di chiamare uno schema, la sua “one-second play”, ben sapendo che difficilmente avrebbe funzionato: anche durante gli allenamenti Walt Frazier mandava spesso la palla fuori dal campo per errore. Ma, questa volta, il passaggio di Frazier fu degno di un giocatore di football e permise a Reed di segnare allo scadere, 112-111. Il canestro coronò una serata da 33 punti, 15 rimbalzi da parte del giocatore che sarebbe diventato, in quella stagione, MVP dell’All-Star Game, della regular season e delle Finals.

Nel 1986, Patrick Ewing rovinò il Natale a Michael Jordan: sotto 85-84 a 6 secondi dal termine, Ewing portò un blocco per Trent Tucker, che sbagliò malamente un long two. Fortunatamente per i Knicks, Ewing catturò il rimbalzo e segnò al volo allo scadere. Il pubblico del Garden fece invasione di campo.

1987: La tabellata di Louis Orr

In 7 stagioni NBA, Louis Orr collezionò un interessante 3/36 dalla lunga distanza. Tuttavia, ciò che le statistiche non dicono è che una di quelle triple mandò in delirio il Madison Square Garden: dopo i due tiri liberi del pareggio di Kevin McHale, Orr fece tutto il campo in palleggio, si arrestò poco oltre l’arco e tirò. Fortunatamente, la palla colpì il tabellone ed entrò nel canestro, consegnando ai Knicks di Spike Lee, visibilmente euforico a bordo campo, la vittoria (111-109) sui fortissimi Celtics di Larry Bird.

Gerald Wilkins e lo sweep ai 76ers

Nel primo round dei Playoffs ’88, i Knicks sconfissero i 76ers di Charles Barkley 3-0, con una differenza totale di soli 8 punti. Gerard Wilkins, guardia di NY, concluse la migliore serie della sua carriera (21.3 punti, 6.7 rimbalzi, 4.3 assist e 2 palle rubate di media) con un long-two che regalò ai Knicks i punti del sorpasso (116-115) e il passaggio al turno successivo.

Il capitolo Trent Tucker

Nessuno, nella storia dei Knicks, ha segnato più buzzer beater di Trent Tucker. Nella stagione 1987-1988, sotto la guida di Rick Pitino, i giocatori erano soprannominati “Bomb Squad” per la loro abilità nel tiro da tre punti.

In Gara 6 delle Semifinali di Conference contro Chicago, Tucker segnò il secondo gioco da quattro punti più clutch della storia dei Knicks: a -4 con 9 secondi sul cronometro, Pitino disegnò una rimessa per liberare Tucker che ricevette e tirò immediatamente, mentre subiva il fallo di Craig Hodges. New York avrebbe poi perso, a causa di due tiri liberi di Michael Jordan e dell’errore dal campo di Johnny Newman nei secondi successivi.

Non parleremo del velocissimo canestro di David Lee contro i Bobcats, se non per rievocare un’altra simile prodezza: il 15 gennaio 1990, con la sfida con i Bulls sul 106 pari e 0.1 sul cronometro, Tucker ricevette il passaggio da Mark Jackson, si girò e segnò prima della sirena. Phil Jackson, all’epoca coach dei Bulls, protestò contro la Lega: si muovevano i primi passi verso la “Trent Tucker rule”, che prevede che non sia possibile segnare in meno di 0.3 secondi, se non deviando la palla vicino al canestro.

Tucker non aveva ancora finito di stupire: un anno dopo, segnò un altro buzzer beater, questa volta contro i Pistons. Dopo i punti del pareggio di Dumars, Tucker ricevette il passaggio da rimessa, si girò e tiro. Le sue preghiere furono ascoltate ancora una volta, perché la palla colpi il tabellone e trovò il fondo della retina, mentre il giocatore cadeva sulla panchina avversaria. Questo canestro sarebbe stato l’ultimo buzzer beater della vittoria della franchigia, fino a quello di John Starks contro i Suns nel 1997.

2000: l’ultima gioia di Ewing

Per tutta la sua ultima stagione a New York, il centro Hall of Fame ebbe a che fare con dubbi relativi alla sua capacità di affrontare la post-season e speculazioni sulla situazione contrattuale. Nonostante i dubbi, il trentasettenne disputò una stagione incredibilmente solida, partendo in quintetto in 62 partite, mantenendo medie di 15 punti e 9 rimbalzi a gara e confermandosi come go-to-guy nelle situazioni clutch.

Ewing sarebbe stato scambiato quell’estate, ma non prima di aver regalato un ultimo momento indimenticabile al Garden: un canestro in fade away contro Dale Davis e i Pacers, lasciando solo 2 secondi sul cronometro.

2006: Crawford segna a modo suo

Durante la quinta gara di regular season, con il punteggio in parità, Jamal Crawford cercò invano di superare Carmelo Anthony, ma perse il pallone. Si fece prontamente perdonare strappandolo dalle mani di Eduardo Najera e segnando in arresto e tiro da tre punti, lasciando agli avversari solo 3.7 secondi.

2007: Eddy Curry

Il canestro più strano dei Knicks degli anni 2000 fu opera di Eddy Curry, il quale aveva firmato un ricco contratto da 60 milioni di dollari (soldi ben spesi, a giudicare da questa prestazione incredibile).

Contro i Bucks, sul -3 e con il possesso a favore, Isiah Thomas sapeva a chi avrebbe dovuto affidare l’ultimo tiro: Curry si rivelò la scelta giusta, perché i Knicks pareggiarono e vinsero poi all’overtime. Quella sera, Curry segnò 43 punti e catturò 13 rimbalzi: era inevitabile che la scelta del coach ricadesse su di lui, nonostante nella sua carriera avesse tentato solamente una tripla. Per Thomas, era proprio questa la ragione per la quale avrebbe dovuto tirare lui:

“Pensavo sarebbe stato smarcato: era tutta la stagione che gli dicevo che avrei disegnato un’azione per un suo tiro da tre. Quando ho chiamato time out gli ho detto che era arrivato il momento”.

Tecnicamente, Curry terminò la sua carriera con la percentuale da tre punti più alti di tutta la lega: 2/2.