Secondo le proiezioni, ci sarebbero grandi probabilità che l’italo-americano finisca ai Rockets, che potrebbero decidere di muovere qualche pezzo.

FOTO: Thunderous Intentions

Non è un segreto che Paolo Banchero, italo-americano in uscita da Duke, sia uno dei migliori talenti del prossimo NBA Draft, previsto nella notte fra il 23 e il 24 giugno. E non è un segreto, dunque, che sarà uno degli osservati speciali quantomeno per le squadre che sceglieranno per prime – in ordine: Orlando Magic, Oklahoma City Thunder e Houston Rockets, con i Sacramento Kings subito fuori dal podio.

Tra queste, Houston sembrerebbe aver fatto un salto in avanti nelle ultime ore, almeno secondo l’opinione comune. In una ricerca condotta da HoopsHype, riportata da Michael Scotto e con il contributo di Alberto de Roa, ben 10 mock Draft (simulazioni compiute da analisti che assegnano un determinato giocatore ad una determinata squadra in base a requisiti ritenuti complementari) su 11 delle maggiori testate giornalistiche sportive assegnerebbero Banchero ai Rockets.

Essendo una simulazione, non si tratta di una fonte ufficiale, ma rende comunque l’idea dello scenario che si prospetta per la notte del Draft. A rendere tutto più convincente, comunque, ci sono le voci degli addetti ai lavori. I rumors mutano continuamente, e muteranno fino a pochi minuti prima delle selezioni (quando il Woj o lo Shams del caso anticiperanno anche la voce di Adam Silver nell’annunciare le decisioni), ma già qualche tempo fa erano emerse alcune indiscrezioni per cui gli Orlando Magic sarebbero divisi tra Chet Holmgren e Jabari Smith (ne abbiamo parlato QUI) per la prima scelta assoluta, con il primo leggermente avvantaggiato.

Visto che, stando a quanto riportato, Smith avrebbe svolto i workout solo con Thunder e Magic, se dovesse cadere alla #2 approderebbe molto probabilmente a Oklahoma City. Tutto materiale a supporto della tesi che Paolo Banchero si giocherà la terza scelta assoluta.

Come proposto da alcuni executive rivali, sempre via HoopsHype, questo potrebbe rimescolare un po’ le carte all’interno del roster. In primis, il nome di Christian Wood, che in estate entrerà nel suo ultimo anno di contratto sarà eleggibile per un’estensione da $77 milioni in 4 anni, potrebbe di conseguenza essere il primo nome ad essere preso in considerazione per il trade market.

Analizzando la situazione, anche ipotizzando la presenza di Banchero, il front court di Houston non sembra proprio provvisto di una “pesantezza” tale da poter risultare competitivo, né ora (e questo interessa il giusto), né tantomeno in prospettiva – dove invece bisogna porre più attenzione.

Alperen Şengün ha mostrato dei flash interessantissimi, soprattutto nella metà campo offensiva, a cui però non corrisponde altrettanta brillantezza dal lato opposto. L’impressione è che il turco abbia bisogno di essere accostato da un rim protector di livello, non essendo in grado di equiparare fisicamente la stazza della maggior parte dei matchup avversari richiesti dal compito.

Lo stesso Wood è più uno stretch big, meno dedito alla fase difensiva, e l’innesto di Banchero non sembrerebbe comunque risolvere questi problemi, dato che anche il prodotto di Duke, per quanto possieda il potenziale per poter diventare un difensore sostenibile, non arriva in NBA con la prospettiva di diventare un’ancora difensiva.

Qualora venisse scelto Paolo, essendo improbabile che i Rockets decidano di muovere Şengün, l’idea di cedere Wood per un profilo più funzionale potrebbe assumere dei tratti molto più che verosimili. In tal caso, le squadra che già in passato si erano proposte per il lungo di Houston sono Charlotte Hornets e Miami Heat.

Gli Heat in particolare hanno già spinto forte alla passata trade deadline, proponendo però un pacchetto incentrato su Duncan Robinson, il quale: in primis, non risolverebbe i problemi difensivi (tutt’altro); in secundis, potrebbe aver perso valore dopo i passati Playoffs, in cui ha mantenuto un rendimento a dir poco altalenante.

Lato Charlotte, invece, si presenterebbe un po’ più di materiale. L’arrivo di coach Kenny Atkinson proverà a dare una svolta al core giovane e ancora un po’ privo di equilibrio, e un profilo come quello di Wood potrebbe integrarsi bene. Nonostante con un movimento simile non si possa sciogliere una delle maggiori critiche rivolte agli Hornets, e cioè la mancanza di rim protection e difesa del pitturato, il fit offensivo sarebbe a dir poco eclatante, aggiungendo un lungo dal 39% da tre su quasi 4 tentativi a gara ad un sistema che dipende molto della dimensione perimetrale – 10° in stagione per tentativi da tre a gara, 7° per conversione.

Kelly Iko (The Athletic) a fine maggio aveva già proposto un’eventuale trade, che avrebbe visto partire Wood e la scelta numero 17 di Houston al prossimo Draft in cambio di un lungo più “tradizionale”, da usare in quanto backup o in alternanza con il Banchero o Şengün del caso, come Mason Plumlee, PJ Washington e la scelta numero 13.

Ipotizzando, però, che all’eventuale arrivo di Paolo Banchero si voglia fare un tentativo in via sperimentale, testando la convivenza nelle rotazioni del rookie alternativamente con Wood e Şengün, esisterebbero comunque soluzioni meno drastiche. Infatti, il contratto di Wood sarà in scadenza a fine 2023, e i Rockets potrebbero prendersi comodamente un altro anno per valutare il tutto, magari sfruttando nel frattempo la midlevel exception da $10.3 milioni a disposizione per attingere dalla free agency.

In questo caso, la priorità andrebbe alle estensioni di Kevin Porter Jr. – potenziale restricted free agent a fine 2023 – e Dennis Schröder, free agent già da questa estate.

Se quest’ultimo dovesse partire, non ci sarebbero point guard da affiancare a KPJ (sempre ragionando per assurdo che sia Banchero ad essere scelto, e non, per fare un nome su tutti, Jaden Ivey), e la posizione di John Wall tornerebbe dunque ad avere un certo rilievo. A tal proposito, Marc Stein ha di recente riportato che la situazione è ancora bloccata dove era stata lasciata alle trade deadline (ne avevamo parlato QUI), e cioè con Houston che starebbe chiedendo Russell Westbrook e una futura first-round pick per l’ex-Wizards, con Rob Pelinka non intenzionato minimamente a cedere.

Al di là di quello che succederà con l’arrivo di Darvin Ham ai Lakers, se un affare del genere dovesse andare in porto i Texani non si troverebbero in una pessima situazione. Avrebbero finalmente un veterano di livello in campo utile allo sviluppo da point guard di Porter Jr, il quale potrebbe, allo stesso tempo, distribuire una parte dei suoi minuti nel ruolo di guardia, senza andare necessariamente ad intaccare la crescita di Jalen Green.

Inoltre, un contratto come quello di Westbrook – posto che accetti la player option da $47 milioni – sarebbe certamente pesante, ma non influirebbe in alcun modo sul salary cap dei Rockets, che non mirano a competere nel breve periodo e non saranno assolutamente costretti a confermarlo alla scadenza. Anzi, una mossa simile aprirebbe una voragine in termini di spazio salariale a fine 2023.

Altrimenti, la via del buyout per Wall resta sempre aperta e, in tal caso, la conferma di Schröder potrebbe risultare saggia, con il piano B di un backup dalla Free Agency – o dalla scelta numero 17.

Se Houston dovesse davvero selezionare Banchero con la scelta numero 3 al prossimo Draft, una reazione a catena di questo tipo sarà sicuramente da monitorare in vista dell’offseason.