Cosa ha funzionato, cosa no nella partita d’esordio dei Playoffs degli Hawks contro i Knicks.

Knicks contro Hawks, Jalen Brunson
FOTO: Empire Sports Media

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Lauren Williams e pubblicata su Atlanta Journal-Constitution, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Gli Atlanta Hawks dovranno apportare alcune modifiche quando affronteranno i New York Knicks in Gara 2. Sabato, nei 48 minuti di gioco, hanno provato diverse strategie: alcune hanno funzionato, altre no. Ora cercheranno di rivedere il loro piano partita per pareggiare la serie, a partire da questi aspetti chiave.

Cosa ha funzionato

La nota più positiva per Atlanta è stata la prestazione di Onyeka Okongwu, incisivo soprattutto nella metà campo offensiva. Il lungo degli Hawks ha iniziato però bene anche in difesa, limitando Karl-Anthony Towns nei primi possessi e costringendolo a un primo tempo da soli 6 punti e un canestro su sei tentativi.

Poi è stato Okongwu stesso a prendersi la scena davanti, dando una spinta importante anche nel tentativo di rimonta finale, firmando una tripla che ha acceso il parziale con cui gli Hawks hanno provato a rientrare nel match. Ha chiuso con 19 punti e 8 rimbalzi, numeri che raccontano solo in parte il suo impatto. Dyson Daniels ha sottolineato come il suo contributo vada oltre il tabellino, perché si è fatto valere nei raddoppi, nelle chiusure sugli aiuti e nella capacità di contestare i tiri.

Alla fine, semplicemente, il talento di Towns ha preso il sopravvento:

Un altro aspetto incoraggiante è arrivato quando Atlanta ha attaccato con decisione il ferro. In quelle situazioni, gli Hawks hanno trovato le soluzioni migliori, sia per qualità del tiro sia per ritmo offensivo. Anche Okongwu ha mostrato la strada giusta, imponendosi con energia contro i lunghi di New York e riuscendo persino a finalizzare in post o a rimorchio con efficacia.

Cosa non ha funzionato

Il problema principale è stato il modo in cui Atlanta ha gestito l’attacco per lunghi tratti della gara. Gli Hawks non sono una squadra costruita per vivere di isolamenti continui: il loro punto di forza resta il movimento di palla, la corsa in transizione e la capacità di arrivare al ferro per poi aprire il campo. Quando riescono a fare questo, riescono anche a generare tiri migliori da fuori.

In Gara 1, però, la squadra è spesso uscita da questo canovaccio. L’attacco si è troppo spesso bloccato su un lato del campo, con possessi statici e poco fluidi che hanno facilitato il lavoro della difesa dei Knicks. Towns e Mitchell Robinson hanno potuto leggere meglio le iniziative di Atlanta, proteggendo il pitturato e costringendo gli Hawks a conclusioni più difficili o a palle perse.

Nemmeno le rotazioni più corte hanno dato il rendimento sperato. Nel secondo quarto, ad esempio, Atlanta ha provato una combinazione più difensiva, ma senza abbastanza creazione offensiva per restare davvero in partita. La squadra ha finito per soffrire la mancanza di soluzioni immediate e New York ne ha approfittato per allungare.

Dall’incoraggiante finale di gara, quando Atlanta ha deciso di ignorare Josh Hart – piazzando Okongwu a fare da roamer girovagante per chiudere anche Brunson – e di inserire Dyson Daniels in marcatura su Towns, ignorando la differenza di taglia a causa della dimensione perimetrale del lungo di New York, dovranno ripartire gli Hawks.