Ecco come i Boston Celtics ci sono riusciti.

Tyrese Maxey contro i Boston Celtics
FOTO: Celtics Blog

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Nate Moskowitz e pubblicata su Celtics Blog, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Tyrese Maxey è come un uragano, raggiunge velocità pericolose e sa metterti a disagio. Per fortuna, Boston si è portata la giacca, e all’interno del TD Garden non c’era nemmeno un alito di vento. Senza Joel Embiid, Gara 1 è stata tutta in mano a Maxey. Lo sapevamo noi, lo sapeva lui e, cosa più importante, lo sapevano anche i Celtics.

Maxey ha giocato l’intero primo quarto, chiudendo con una percentuale di usage del 34.5%. In quel periodo ha tirato 3 su 9, superando tutti per numero di tiri dal campo tentati da entrambe le squadre. Sembrava una strategia prestabilita: il modo migliore per contrastare il piano di Boston di soffocarlo era essere ultra aggressivo.

Ha aperto la partita con una tripla in step-back quasi incontrastata su Sam Hauser, per poi segnare solo 2 tiri sui successivi 10. Una delle ragioni principali di questo calo è che, in vista di un Maxey molto aggressivo, Boston si è concentrata su come poter comunque dettare le regole del gioco.

Jordan Walsh aveva parlato prima della serie della sfida e degli obiettivi nel marcare un giocatore simile, e la sua analisi ha centrato proprio ciò su cui i Celtics si sono concentrati in Gara 1: “Eliminare le tendenze e conoscere i piccoli dettagli. Costringerli a ricorrere alla loro seconda opzione, alla terza. Se vuole andare a destra e fare uno step-back, basta non lasciarglielo fare e costringerlo a fare qualcos’altro, e di solito ci accontentiamo del risultato finale”.

Mappa di tiro di Tyrese Maxey
FOTO: Celtics Blog

Walsh ha individuato un elemento chiave della partita: limitare i tiri in step-back di Maxey verso destra. Come mostra il grafico, la combo guard dei Sixers è decisamente più efficace dalla distanza quando va verso la sua destra. Quella sera, solo uno dei suoi quattro tentativi da tre punti è partito proprio dall’ala destra. Il suo secondo tiro della partita è arrivato dopo che Jayson Tatum lo ha ricevuto come incarico difensivo:

L’aspetto più importante di questo possesso è il posizionamento di Sam Hauser. Nel momento in cui Maxey inizia la sua penetrazione, Hauser gli fa uno stunt. Si tratta spesso di una mossa incredibilmente efficace. Può portare a palle perse, passaggi verso l’esterno o intercettazioni precoci del pallone. Nel caso di un così un abile penetratore, ciò riduce la sua potenziale pericolosità se non riesce a tirare il suo floater o ad addentrarsi in profondità nell’area. Lui individua la finta – e un Queta in attesa – e opta invece per uno step-back dall’ala sinistra.

Se c’è un vero punto cieco in campo per Maxey, è l’area del tiro a media distanza da sinistra. Ha tentato 28 tiri da lì in questa stagione, convertendone solo il 25%. Non è una zona che cerca, ma in diverse occasioni è esattamente lì che i Celtics lo hanno guidato.

In questo caso, è stato Maxey a portare rapidamente la palla in avanti, approfittando dello spazio che si è trovato in 1-contro-1 con Derrick White. Ma, ancora una volta, è il posizionamento di Boston, con Tatum e Hauser che si spingono troppo in avanti, a restringere il centro del campo. Questo limita le sue opzioni e il giocatore dei Sixers si accontenta di un tiro cadendo indietro contestato in una zona a lui poco familiare.

Un possesso come quello sembra il risultato dell’equilibrio tra Maxey che cerca di dimostrare che non sarà limitato e Boston che lo spinge fuori dalla sua zona di comfort e accetta le conseguenze, come ha spiegato Walsh. Questo è senza dubbio il miglior esempio della mano biancoverde all’opera.

Con Boston pronta a cambiare, Oubre esegue un blocco “brush” per cercare di creare uno spazio che permetta a Maxey di spostarsi sulla sua destra. White non si lascia ingannare dal blocco e arriva sul punto prima della guardia di Philadelphia. Questo costringe i Sixers a riorganizzarsi, e Oubre torna indietro per eseguire un blocco “ghost” questa volta – il glossario dei termini tecnici lo trovate QUI.

Maxey scende verso sinistra, ma Vucevic lo aspetta in area, Hauser sta accorrendo e White è ancora sul suo fianco. La sua finta di tiro allontana White, ma viene immediatamente sostituito da Hauser e Tatum che accorrono per contrastarlo. È costretto a passare la palla a Paul George, che vede scomparire la propria linea di penetrazione con una simile schiera di Celtics sulla sua traiettoria. Il suo passaggio viene intercettato e Tatum conclude in contropiede.

Non è possibile vincere ogni possesso, ma l’obiettivo era quello di costringere Maxey a penetrare sulla sinistra e a rimanere lì il più possibile. Quando avvia un’azione dalla sinistra — che si tratti di un isolamento o di un pick & roll — preferisce girarsi, fare un crossover o un euro-step per dirigersi verso il centro e la sua mano destra.

Notate come White si posiziona rispetto a questo blocco. Rimane sopra di esso, ma resta in attesa di qualsiasi segnale di penetrazione verso destra. Maxey cede, sfruttando il blocco di Drummond per andare a sinistra. White gira sotto il blocco per incontrarlo dall’altra parte, mentre Vucevic e Brown si uniscono a lui per chiudere quello che sembrava appena uno spazio libero. Maxey interrompe il palleggio e tenta il suo secondo tiro in sospensione dalla media distanza, contestato, dal lato sinistro.

L’attenzione ai dettagli spicca in ogni giocatore in campo. In ogni clip non è necessariamente la difesa individuale di un giocatore, ma la comprensione collettiva di ciò che stanno cercando di realizzare. Mentre tre giocatori convergono su un’azione in penetrazione, gli altri due ruotano o si posizionano in zona sul lato debole.

Nei momenti in cui si tratta di difesa sull’isolamento con palla, il resto della squadra continua a muoversi in modo coordinato per prevenire crolli o aperture altrove.

Qui Maxey si ritrova di nuovo a marcare Tatum. Ha spazio per muoversi e cerca di creare lo spazio necessario per il suo fidato tiro in arretramento. Probabilmente a Tatum non viene ancora riconosciuto abbastanza il merito delle sue capacità difensive, ma è proprio il suo intuito in questa occasione a permettergli di sbilanciare Maxey. Rimane abbastanza vicino da scoraggiare il tiro da tre senza però perdere terreno sul penetrazione. Spinge Maxey verso la linea di fondo — dove si sta dirigendo Vucevic — e lo costringe a tornare indietro verso la mano sinistra, prima di tentare un goffo tiro in sospensione dando le spalle a canestro.

Mentre la difesa di Tatum è sotto i riflettori in questa occasione, è importante notare lo sforzo congiunto di Vucevic e Walsh che permette loro di mandare aiuto a canestro senza lasciare il corner o il lungo disponibili come punti di riferimento. Quello sforzo coordinato è stato il tema della serata. Maxey ha chiuso con 21 punti su 8/20 al tiro, e la sua aggressività è visibilmente diminuita dopo il primo quarto. Ogni difensore aveva il proprio compito nel rallentarlo, indipendentemente da chi avesse iniziato la marcatura.

Questa era solo Gara 1, e Philly si adatterà. Cercheranno di liberare Maxey senza palla, cambiare l’angolo dei suoi blocchi e trovare modi per farlo muovere prima che la difesa si sistemi, sfruttando la velocità. Il problema più grave rimane il fatto che i suoi compagni di squadra non riescano ad attirare abbastanza attenzione difensiva da costringere Boston a scelte più difficili.

Finché i Celtics potranno lasciare spazio ai tiratori e concentrare le forze nelle zone di penetrazione, continueranno a dettare le regole del gioco. Maxey è ancora come il vento, Boston sa semplicemente da che parte soffia.