La presenza di DeRozan ha ritardato un processo di retooling, dando inizio a un altro di ricostruzione.

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FOTO: The Lead

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Justin Butler e pubblicata su The Lead Sports Media, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Nel 2021, i Chicago Bulls hanno scommesso forte su DeMar DeRozan, ingaggiandolo con un contratto triennale da 81.9 milioni di dollari che doveva contribuire a dare slancio alla squadra verso i playoffs. La mossa ha suscitato grande entusiasmo e ha portato a un record celebrativo di 46-36 nella sua prima stagione. Ma solo tre anni dopo, è diventato chiaro che l’ingaggio era stato un errore di valutazione clamoroso.

La maestria di DeRozan nel tiro dalla media distanza e il suo stile di gioco ball-dominant erano in contrasto con il roster dei Bulls. Ha ostacolato il potenziale successo di Zach LaVine, ridotto le abilità di Nikola Vucevic e ritardato la crescita di Coby White. Inoltre, ha incatenato Chicago a un attacco obsoleto in un’era NBA moderna dominata dai tiri da tre punti.

Zach LaVine: la stella eclissata

Zach LaVine era il leader indiscusso dei Chicago Bulls, con una media di 27,4 punti a partita nella stagione 2020-21. Il suo PER (Player Efficiency Rating) quell’anno era di 21,5 (la media della lega è 15), la sua effective field goal% era del 59,6% e la sua true shooting era del 63,4%. Nel 2021-22, i tentativi di tiro di LaVine sono scesi da 19,4 a 17,7 e il suo usage è sceso dal 31,0% al 28,8%. I 27,9 punti di DeRozan e i 4,1 punti clutch a partita, il migliore della lega, lo hanno reso il giocatore di riferimento dei Bulls.

Di conseguenza, questo ha anche spinto LaVine in un ruolo secondario. Il suo scoring versatile – 47,6% dal campo e 38,8% da tre nel 2021-22 – è stato sottoutilizzato, poiché lo stile iso-heavy di DDR ha preso il centro della scena. I Bulls hanno scommesso sull’affidabilità del veterano piuttosto che sul potenziale della loro stella al massimo salariale. Il risultato:

  • DeRozan ha ristabilito il proprio valore nella Lega
  • La crescita di LaVine si è fermata e l’identità di squadra si è alterata

Nikola Vucevic: un gigante fuor d’acqua

Quando i Bulls hanno acquistato Nikola Vucevic, immaginavano un giocatore capace di realizzare doppie-doppie a piacimento, che avrebbe allargato il campo e guidato l’attacco. In altre parole, sarebbe stato l’antitesi di Wendell Carter Jr. L’arrivo di DeRozan ha mandato all’aria quel piano. La produzione di Vucevic è crollata da 23,4 punti a partita nel 2020-21 a 17,6 l’anno successivo. I suoi tentativi di tiro sono diminuiti da 19,9 a 15,8.

DDR è stato come al solito un abile tiratore dalla media distanza, primo nella lega con 741 tentativi dalla zona. Ma quei tentativi hanno intasato le linee di penetrazione e di passaggio, lasciando Vucevic come un glorificato rimbalzista invece di essere utilizzato come fulcro dell’attacco.

Coby White: una crescita ritardata

L’infortunio di Lonzo Ball nel gennaio 2022 ha portato DeRozan a ricoprire il ruolo di point forward. Ha giocato in modo eccellente, con una media di 4,9 assist a partita nella stagione 2021-22. Ma questo cambiamento ha compromesso lo sviluppo di White come potenziale titolare, costringendolo più spesso a un ruolo senza palla. Ha registrato una media di soli 12,7 punti e 2,9 assist in 27,5 minuti a partita.

Solo nel 2023-24 White ha avuto un anno di svolta, quando il ruolo di DDR come playmaker è diminuito. White ha registrato una media di 19,1 punti e 5,1 assist, con il 37,6% dalla distanza. Il dominio di DeRozan palla in mano ha ritardato l’emergere di White come guardia dinamica, costandogli anni di crescita.

Un attacco fuori ritmo

Il 30% al tiro da tre punti di DeRozan nella sua carriera dopo il 2021-22 era in contrasto con la rivoluzione NBA. I Bulls si sono classificati ultimi per tentativi da tre punti sia nel 2021-22 che nel 2022-23. Il risultato? L’attacco di squadra si è classificato al 24° posto nella classifica offensiva nel 2022-23. E Chicago ha ottenuto un deludente record di 40-42, con la mancata qualificazione ai playoffs.

Lo stile di DDR come ala che segna dalla media distanza senza tiri da tre punti si è confermato ormai superato, impedendo ai Bulls di dare priorità al ritmo e allo spacing.

A volte la verità fa male

Le prestazioni da All-Star e i momenti clutch di DeRozan hanno portato grande entusiasmo e un posto nei playoffs. Ma i costi sono stati elevati. Il suo stipendio di 28 milioni di dollari ha limitato la flessibilità finanziaria e la sua partenza per Sacramento nel 2024 ha portato in cambio solo Chris Duarte, due scelte al secondo giro e pochi spiccioli.

I record di 40-42 e 39-43 dei Bulls nei suoi ultimi due anni hanno messo in evidenza la mediocrità della squadra con lui come punto di riferimento offensivo. Dando priorità alle prestazioni brillanti a breve termine del veterano, Chicago ha ritardato la crescita di LaVine e White e non è riuscita a stabilire un’identità offensiva moderna.

L’esperimento DeMar DeRozan non è stato un disastro, ma una lunga e tortuosa deviazione che ha lasciato i Bulls in fase di ricostruzione… ancora una volta.