La situazione Kuminga, ancora in sospeso, sta bloccando le firme di Al Horford e De’Anthony Melton per i Golden State Warriors.

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I Golden State Warriors stanno monitorando con attenzione il mercato dei free agent per rinforzare il roster. Nelle mire dei Dubs, secondo le ultime riportata sia da Jake Fischer (The Stein Line= che da Brett Siegel (ClutchPoints), su tutti svetterebbero Al Horford e De’Anthony Melton.

Il primo è considerato l’obiettivo principale dopo aver lasciato andare Kevon Looney, in modo da recuperare profondità ed esperienza nel ruolo di centro e offrire un minimo di supporto a Draymond Green, anche lui ormai avanti con l’età. Nonostante i suoi 39 anni, Horford garantisce ancora affidabilità in difesa, leadership e – punto non trascurabile – spaziature offensive grazie al suo tiro da tre (36% nel 2024-25).

Melton, invece, è una “vecchia” conoscenza. L’esterno ha cominciato la passata stagione nella Baia alla grande, fino a conquistarsi il posto da titolare per 2 gare, fra cui quella contro i Dallas Mavericks nel corso della quale ha rimediato un infortunio al legamento crociato anteriore sinistro (ACL) che lo ha tenuto fuori per l’annata. Dopo 44 partite in 2 anni, il suo valore di mercato si è abbassato nonostante i soli 27 anni e un ottimo avvio, dove si segnalano i 16.5 punti di media tirando 7/14 da fuori nelle due da titolare nella Baia.

Golden State, che su Melton aveva investito l’intera mid-level exception, offrendogli uno stipendio da $12.8 milioni – il più pagato in squadra dopo Curry, Wiggins e Green – cercherà di recuperarlo a cifre minori. Si tratta di un 3&D di alto livello (soprattutto D), capace di convertire con buone percentuali in catch&shoot ma anche di mettere palla a terra contro i closeout o iniziare l’azione, perfetto per il sistema Warriors. La sua difesa PoA, mista a queste qualità, ne farebbe il titolare perfetto da accoppiare a Stephen Curry, supportandolo difensivamente e risultando più che complementare offensivamente.

Ma ogni movimento è bloccato dalla situazione ancora incerta legata a Jonathan Kuminga.

Kuminga, selezionato subito dopo Giddey nel Draft 2021, era parte integrante del piano “double timeline” di Golden State, ma la strategia non si è concretizzata come sperato a causa di vari eventi interni, fra cui la gestione incerta del suo ruolo, il flop di James Wiseman e le tensioni in spogliatoio che hanno cambiato le gerarchie e la fiducia della franchigia.

Nonostante ciò, Kuminga ha fatto vedere lampi del suo potenziale diventando uno dei migliori scorer della squadra tra i giovani, con prestazioni in crescendo ogni volta che gli è stato dato spazio da titolare. Nelle 56 partite da starter ha tenuto 17 punti di media, 51% dal campo, 5 rimbalzi, 2.7 assist e 1.4 tra recuperi e stoppate, cifre che lo collocano tra i migliori della sua generazione.

Nella parte finale dell’ultima stagione, però, il suo utilizzo è stato sporadico e altalenante: dopo lo scambio per Butler, Steve Kerr gli ha preferito altri giocatori nei momenti chiave, fino a lasciarlo completamente in panchina in partite decisive, salvo poi affidarsi a lui in emergenza playoffs contro i Minnesota Timberwolves, senza ottenere risultati di squadra nonostante le sue medie personali da 24.3 punti a gara nelle ultime quattro della serie.

Questa gestione ha portato Kuminga a esprimere pubblicamente il suo desiderio di maggiore centralità e minuti stabili: “Sono convinto di potere essere uno di quei giocatori su cui una squadra può investire per il futuro, pronto a un salto da All-Star, ma non ho mai avuto davvero l’occasione di provarlo”, ha dichiarato di recente su The Athletic. E infatti un articolo recente su ESPN parla di questo come un punto cardine: coach Steve Kerr avrebbe approcciato il giocatore garantendogli un ruolo importante nelle rotazioni, ma il desiderio del giovane sarebbe quello di “non essere più un’opzione secondaria o un ripiego, temendo una minimizzazione nei momenti importanti”.

Sul mercato, la situazione si è arenata perché gli Warriors hanno chiesto in cambio scelta al primo giro e giovani di prospettiva attraverso sign-and-trade, secondo quanto riportato da ESPN, ma nessuna squadra è pronta a investire questo capitale. Le più attente restano Bulls ma soprattutto Kings e Suns, le quali avrebbero avanzato anche offerte concrete – nel caso di Phoenix, un pacchetto con Grayson Allen e molto altro che bolle in pentola.

Inoltre, le cifre attorno ai 25 milioni di dollari annuali che Kuminga chiede per un accordo a lungo termine sarebbero troppe per Golden State, segno che la franchigia stessa è divisa tra la volontà di non perderlo a zero e l’impossibilità di offrirgli un contratto lungo e oneroso. A complicare la trattativa ci sono anche i vincoli delle regole salariali NBA sulle sign-and-trade, che rendono meno conveniente uno scambio in questa fase.

Ora Kuminga potrebbe accettare – il suo camp lo sta valutando, secondo ESPN – la qualifying offer da poco meno di $8 milioni per un solo anno e diventare unrestricted free agent nel 2026, ma questa scelta comporta rischi economici per il giocatore. Secondo Yahoo Sports, gli Warriors, consapevoli che l’incertezza su Kuminga pesa anche sulle potenziali firme di Horford e Melton (o Gary Payton II), sembrano orientati verso una soluzione ponte: un rinnovo a cifre contenute e più breve del previsto, scambiabile dopo il 15 gennaio, che dia al giocatore minuti e visibilità per poi valutarne il destino verso la deadline l’estate prossima, anziché perderlo a zero.

Tutto il mercato dei Golden State Warriors ruota quindi attorno alla risoluzione di questo stallo, che blocca sia le trattative con Horford sia ogni altra operazione rilevante in entrata.