De’Aaron Fox è un ottimo giocatore, ma non tra i migliori 30 della NBA: i San Antonio Spurs hanno messo a rischio il loro futuro

De'Aaron Fox, San Antonio Spurs

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Josh Cornelissen e pubblicata su Air Alamo, tradotto in italiano da Emil Cambiganu per Around the Game.


I San Antonio Spurs hanno appena concesso alla star De’Aaron Fox un’estensione contrattuale enorme, e c’è una ragione molto semplice per cui si tratta di un investimento eccessivo che potrebbero finire per rimpiangere: Fox non è tra i primi 30 giocatori dell’NBA.

Il max-contract nella NBA è stato concepito come uno strumento per permettere alle squadre di retribuire adeguatamente i migliori giocatori della lega. In pratica, però, finisce per agire come un punto di riferimento che attrae i contratti verso di sé come una calamita. I giocatori che meriterebbero di più vengono tirati giù verso il massimo, ma dall’altro lato, anche quelli che non lo meritano vengono spinti verso l’alto.

Togli il tetto, per esempio, e un giocatore potrebbe negoziare un contratto basato sul suo reale valore di mercato, diciamo da 40 milioni. Ma se il massimo che una squadra può offrire è 50 milioni, arrivare al tavolo offrendo 40 può sembrare un insulto. È come dire che il giocatore non è un “giocatore da max”, anche se quella cifra rappresenta solo un punto in un ampio spettro di valori. E proprio perché è il massimo che si può offrire, i giocatori si aspettano di riceverlo, che lo meritino o meno.

La conseguenza di tutto ciò è che giocatori che non meritavano un contratto massimo si sono visti assegnare uno. Pagare troppo un giocatore nel presente può essere una realtà gestibile; farlo con un contratto pluriennale, invece, può innescare una serie di problemi a catena in grado di affondare una franchigia. Molti dei peggiori contratti della lega nell’ultimo decennio sono stati max deal dati a giocatori che non li meritavano.

Se hai un giocatore tra i primi 15 della lega, allora sì: dagli pure quel tipo di contratto. È esattamente quello per cui è stato pensato, e molti di quei giocatori valgono anche di più per le loro squadre. Ma se scendi nella fascia tra il 15° e il 30° posto, pagare il massimo — soprattutto nella NBA moderna, dove superare certe soglie fiscali può essere estremamente penalizzante — diventa molto più rischioso.

Se concedi un max-contract a un giocatore che non è nemmeno nei primi 30, ecco che stai preparando un disastro. E sfortunatamente per i San Antonio Spurs, è esattamente ciò che hanno appena fatto con De’Aaron Fox.

Gli Spurs hanno dato un contratto max che Fox non meritava

Ci sono sicuramente molte ragioni per giustificare i quattro anni e 229 milioni di dollari dell’estensione contrattuale che gli Spurs hanno concordato con De’Aaron Fox. Probabilmente l’accordo è stato raggiunto al momento della trade, è una mossa intelligente per mantenere buoni rapporti con l’influente agente Rich Paul, aiuta a costruire una cultura che premia i giocatori, e possono sempre scambiarlo in futuro. Tutto vero.

Ma la realtà è che gli Spurs hanno dato un max-contract a un giocatore che non lo vale. Ognuno avrà i propri criteri per classificare i migliori giocatori della lega, ma è davvero difficile costruire una lista onesta in cui De’Aaron Fox rientri tra i primi 25, e secondo l’opinione di chi scrive, non è nemmeno tra i primi 30.

Non è un insulto: Fox è un giocatore formidabile, e probabilmente farà una stagione eccellente accanto a Victor Wembanyama. Ha grande dinamismo palla in mano, un tocco raffinato nelle conclusioni, ed è migliorato come passatore. In difesa ci mette impegno, anche se non è il suo punto di forza. È il tipo di giocatore che dovrebbe restare nella conversazione All-Star per le prossime due stagioni.

Ma quel livello non giustifica automaticamente un max-contract — e ancor meno garantisce che lo meriti tra cinque anni. Per ora, gli Spurs possono gestire l’eccesso di spesa su Fox, ma tra tre o quattro anni? Staranno cercando di costruire e mantenere una squadra da titolo con un play che complica la situazione. Fox guadagnerà circa 61,6 milioni di dollari nella stagione 2029-30, quando avrà 33 anni. È davvero realistico pensare che il Fox alto 191 centimetri possa ancora giocare allo stesso livello a quell’età, quando Wembanyama, Stephon Castle e Dylan Harper (e attenzione a Carter Bryant) saranno tutti nei loro nuovi contratti? Per non parlare di Devin Vassell e Keldon Johnson, che a causa di questa decisione verranno probabilmente sacrificati.

Gli Spurs hanno appena dato a Fox un contratto massimo che non meritava. Non è tra i primi 30 giocatori della NBA oggi, e certamente non lo sarà tra cinque anni. E quando hai un talento generazionale come Wembanyama, questi non sono gli errori che ti puoi permettere di fare.