Cosa sta succedendo tra FIBA e federbasket britannica (e cosa c’entra NBA Europe).

Sono mesi di “guerra civile nel basket britannico”, scrive The Guardian. Da una parte c’è la Super League Basketball (SLB), la lega creata nel 2024 dai nove club storici per tenere in piedi il massimo campionato, dopo il crollo della vecchia BBL; dall’altra c’è la British Basketball Federation (BBF), la federazione nazionale che rappresenta il basket britannico in FIBA e che controlla le licenze per i campionati. In mezzo, una nuova realtà, la Great Britain Basketball League (GBBL), che avrebbe dovuto sostituire la SLB e ridisegnare i vertici del movimento, ma che si è scontrata con più di qualche difficoltà nei suoi primi mesi di attività.
Le tensioni si sono definitivamente innescate a inizio 2025, quando la BBF ha firmato con la GBBL un contratto quindicennale per affidarle la gestione futura del massimo campionato maschile. Quella che sulla carta doveva essere la svolta per attrarre nuovi capitali esteri e avvicinare il prodotto agli standard internazionali, ha finito invece per aprire una voragine. L’accordo è stato contestato dai club SLB ed è finito sotto la lente del governo, con una lettera della ministra dello Sport (Stephanie Peacock) che ha definito “di natura potenzialmente criminale” alcune delle accuse sollevate sull’assegnazione, chiedendo verifiche su trasparenza e uso dei fondi pubblici.
La GBBL ad oggi è una lega che esiste nei documenti più che sui campi, ma che ha già scatenato ricorsi legali e contribuito a creare un terremoto. Il gruppo è sostenuto da investitori dell’entertainment sportivo internazionale come WestRiver Group (riconducibile a Erik Anderson, già dietro Topgolf e TOCA Football) e Keith Mills (figura chiave della candidatura olimpica di Londra 2012), ed è guidato da Marshall Glickman, statunitense, ex presidente dei Portland Trail Blazers ed ex CEO ad interim di EuroLeague Basketball.
Nel 1992 David Stern, ai tempi commissioner NBA, definì Glickman “un visionario del marketing”. L’ascesa nel basket d’oltremanica, però, non è andata proprio come previsto dalle sue visioni. Il polverone e le indagini hanno portato FIBA a una mossa senza precedenti nel vecchio continente: sospendere la BBF dal proprio mandato (e a titolo provvisorio anche la Nazionale) per “problemi di governance e non conformità normativa”.
E così il 14 novembre scorso la BBF ha annunciato di “aver cessato le attività” e di “avviarsi verso la liquidazione”, dopo “una significativa riduzione delle entrate e l’aumento di spese impreviste”. Pochi giorni prima FIBA aveva revocato il ban sulla Nazionale, ma confermato la sospensione sui campionati, riconoscendo la SLB come massimo livello nazionale.
Lo sfondo è una macrostruttura, quella del basket britannico, già fragile di suo. L’ex giocatore NBA John Amaechi ne ha parlato di recente come “un cartello che produce acque reflue”, alimentando le tensioni all’interno del dibattito e la sfiducia per un sistema che di certo, e non da oggi, vive nella distanza tra potenzialità e realtà del gioco nel mercato locale.
Eppure in un orizzonte sempre più vicino – meno di ventiquattro mesi (a livello organizzativo: ieri) – da quelle parti è atteso lo sbarco di NBA, che tra i suoi dodici avamposti europei avrà proprio Londra e Manchester. Due franchigie da poggiare su fondamenta incerte, con una domanda da sviluppare (con l’aiuto di brand calcistici?), un contesto ancora marginale nel quadro continentale, e – agli occhi di NBA Europe almeno – un enorme margine di crescita.
Non per caso la GBBL ha allineato il proprio debutto, inizialmente previsto per il 2027, all’orizzonte temporale di NBA Europe. E nei documenti interni ha immaginato un campionato in cui le due future franchigie britanniche della lega NBA avrebbero trovato casa. Il punto, però, è che in Gran Bretagna sta effettivamente per partire qualcosa di enorme, ma l’ecosistema cestistico non è affatto pronto.
E l’unica realtà con un progetto a lungo termine, oltre a una serie di problemi di accountability, ha una regia molto più internazionale che britannica: il contrario di quello che cerca l’NBA, che nel frattempo sta investendo sul basket di base, sulle arene e sulle community locali per appoggiarsi un domani a stakeholder riconosciuti e radicati, e non “calati dall’alto”.
Assegnazione e reazioni
Per capire il caos di questi mesi bisogna tornare indietro di qualche passo, a quando è saltato il primo tassello: la British Basketball League (BBL), la vecchia lega professionistica. Nel giugno 2024 la British Basketball Federation (BBF) ha deciso di revocare la licenza alla società che gestiva la BBL, citando “seri problemi finanziari” e il fatto che la lega fosse entrata in accordi con i creditori e non fosse più in grado di svolgere il proprio ruolo. Dietro la crisi c’era il crollo del (controverso) fondo americano 777 Partners, che aveva rilevato i London Lions e investito nel campionato, ma era finito di lì a breve al centro di cause legali e accuse di scarsa trasparenza.
Per non lasciare il Paese senza un campionato, quindi, i club hanno creato in fretta e furia una nuova lega, Super League Basketball (SLB), che dal 2024/25 ha portato avanti il massimo torneo maschile con nove delle dieci vecchie franchigie BBL. In pratica, gli stessi club ma in un nuovo contenitore. Nel frattempo la BBF ha aperto un bando per assegnare a lungo termine la licenza del campionato, e a ottobre 2024 è stata stilata una “invitation to tender” (evoluta poi in un secondo documento, “preferred bidder”) per individuare chi avrebbe dovuto gestire la lega per i prossimi 10-15 anni.
Il 29 gennaio, quindi, il primo scossone: la BBF ha annunciato di aver assegnato lo status di “preferred bidder” per la licenza a GBBL, la cordata guidata da Glickman. SLB, che nel frattempo gestiva il campionato, è invece rimasta fuori, non senza polemiche. Il media britannico Hoopsfix ha spiegato che i club SLB avevano deciso fin da subito di non partecipare al bando perché ritenevano “irragionevoli e illegali” alcune condizioni poste dalla federazione. Solo per concorrere infatti bisognava versare 25.000 sterline, mentre la fee annuale per la licenza sarebbe salita a 2 milioni all’anno.
Ad aprile, il passo successivo: la BBF ha annunciato la stipula di un accordo di 15 anni con la nuova entità, la Great Britain Basketball League, per la gestione del campionato a partire dal 2026. Nel raccontare l’operazione, The Guardian ha descritto un impegno iniziale da circa 15 milioni di sterline e un progetto basato sul modello americano delle franchigie, con l’obiettivo di passare dai 9 club attuali a 14 squadre in città come Liverpool, Leeds, Cardiff ed Edimburgo, con format rivisti (mini-tornei, playoff ridotti) e un nuovo focus sul prodotto televisivo e digitale.
L’accordo tra BBF e GBBL ha spaccato in due il movimento. I nove club SLB hanno annunciato azioni legali, mentre il tema usciva dalla bolla cestistica e arrivava a Westminster. Il 2 aprile 2025 la ministra Stephanie Peacock ha scritto a UK Sport e Sport England per chiedere un’indagine indipendente sul contratto BBF-GBBL, verificare il rispetto del Code for Sports Governance e delle norme sull’uso di fondi pubblici (ogni quattro anni il basket britannico riceve 4.75 milioni di sterline circa di contributi pubblici).
Nella lettera, svelata da The Guardian, la ministra ha sottolineato che alcune accuse potrebbero essere “di natura potenzialmente criminale” e quindi di competenza della polizia. La BBF ha respinto con forza qualsiasi illazione, spiegando che la scelta è stata frutto di un panel indipendente di esperti, assistito da uno studio legale, e che il processo è stato “rigoroso” anche sul controllo dell’origine dei fondi.
Nel frattempo il fronte interno ha continuato a sfaldarsi: a giugno 2025, in piena “civil war”, lo stesso The Guardian ha rivelato che la BBF stesse rifiutando di firmare le candidature europee dei club più importanti, mettendo a rischio la partecipazione alle coppe FIBA per la stagione successiva.
Tribunali e FIBA
Tra primavera ed estate 2025 i club SLB hanno fatto partire una causa in Alta Corte contro la BBF, per contestare la legittimità della licenza GBBL. A settembre, poi, si è aperto un altro fronte legale, questa volta diretto alla SLB, quando 18 ex-dipendenti della vecchia BBL hanno citato in giudizio la lega per “licenziamento illegittimo, violazione di contratto e stipendi non pagati”, sostenendo che i loro contratti sarebbero dovuti transitare automaticamente alla nuova struttura. Un contenzioso tuttora aperto e delicato, che ha allargato la spaccatura. Ed ecco così due contendenti che si giocano la gestione del campionato, una federazione assediata politicamente, e una catena di ricorsi che tiene in scacco l’intero ecosistema.
Dietro le quinte, intanto, è scesa in campo anche FIBA. Ad agosto la federazione internazionale ha istituito una task force per analizzare la situazione, incontrare gli attori coinvolti (federazione, leghe, club, governo) e capire se il modello di governance britannico sia compatibile con gli standard richiesti. Con il primo esito – una mazzata – emerso il 14 ottobre, quando l’Executive Committee ha deciso di sospendere la BBF dalla gestione del basket maschile.
Nel comunicato FIBA si legge che la federazione “è sospesa temporaneamente” dal mandato di licenziare o riconoscere i campionati nazionali e schierare la Nazionale nelle competizioni internazionali. Le misure, si spiega, servono a “ristabilire l’integrità regolamentare e promuovere una governance sostenibile del basket maschile in Gran Bretagna nel più breve tempo possibile”.
È stata la prima sospensione di questo tipo decisa dall’ente nei confronti di un Paese membro, dopo i casi di natura geopolitica che nel 2022 hanno toccato Russia e Bielorussia.
La situazione si è sbloccata parzialmente il 6 novembre, quando FIBA ha emesso un nuovo comunicato. Il ban sulla Nazionale maschile è stato revocato, ma la federazione ha deciso di riconoscere direttamente la Super League Basketball come operatore del massimo campionato, bypassando di fatto la BBF per la gestione della licenza. È stato il segnale che l’asse FIBA-SLB avesse vinto il braccio di ferro, almeno nel breve periodo.
Il colpo di grazia alla BBF è arrivato pochi giorni più tardi, il 14 novembre, quando la federazione ha annunciato l’imminente liquidazione. Nel comunicato la BBF ringrazia staff e giocatori, indicando come “priorità immediata” il lavoro con FIBA, governo e federazioni di Inghilterra, Scozia e Galles “per garantire la continuità delle Nazionali britanniche e ricostruire una struttura di governance forte e sostenibile”. Sul fronte opposto, il consorzio GBBL ha fatto sapere di essere al lavoro con i propri legali per valutare azioni a tutela dei fondi già versati alla BBF in vista della licenza quindicennale, che ora è di fatto sospesa nel vuoto.
È da questo punto, da una federazione che non esiste più e da una nuova lega morta in partenza, che bisogna ripartire. Per capire nei prossimi capitoli che cos’è davvero, ad oggi almeno, il sistema del basket britannico. E come tutto ciò si intreccerà con il mega-progetto in arrivo: NBA Europe.
Ti piace il modo in cui raccontiamo l’NBA su Around the Game? Siamo sicuri che ti piacerà, se non ti sei già iscritto, anche il modo in cui giochiamo al Fanta-NBA! Ti aspettiamo su STAZ, il fantabasket sviluppato dalla nostra redazione e pensato per tutti quelli che – come diceva Rasheed (più o meno) – leggono i numeri pensando… stats don’t lie!
