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	<title>Jacopo Di Francesco | Around the Game</title>
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	<description>Dove il basket sopravvive agli highlight</description>
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		<title>I Pacers alle NBA Finals: un trionfo rurale</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/i-pacers-alle-nba-finals-un-trionfo-rurale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Di Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2025 23:29:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
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					<description><![CDATA[Haliburton, la certezza Carlisle, la sapienza di Larry Bird: come gli Indiana Pacers sono alle Finals dopo 25 anni.]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading">Haliburton, la certezza Carlisle, la sapienza di Larry Bird: come gli Indiana Pacers sono alle Finals dopo 25 anni</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="830" height="467" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/ZDBWYCK5XJD5LEX4BXGNJ2TSDY.jpg" alt="" class="wp-image-71816" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/ZDBWYCK5XJD5LEX4BXGNJ2TSDY.jpg 830w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/ZDBWYCK5XJD5LEX4BXGNJ2TSDY-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/ZDBWYCK5XJD5LEX4BXGNJ2TSDY-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/ZDBWYCK5XJD5LEX4BXGNJ2TSDY-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 830px) 100vw, 830px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: Dallas Morning News</figcaption></figure>



<p>Non è una sfida normale quella tra <strong>Indiana Pacers</strong> e New York Knicks. Ha tutti gli stilemi vintage della Eastern Conference più europea, vendette covate nell’irrilevanza per un quarto di secolo. Ma anche la classica divisione &#8211; oggi più che mai rilevante &#8211; tra la metropoli atlantica per eccellenza e il granaio dell&#8217;impero, la tanto decantata <em>Rural America</em>. Senza scomodare Hemingway e Steinbeck, a chiunque abbia visto due partite della disfida, non sarà sfuggito il glam irraggiungibile del Madison e come sia diverso dal <em>Field </em>di Indianapolis, con tanto di mostra equina nell&#8217;intervallo.&nbsp;</p>



<p>Ad aggiungere pepe al tutto, la crew di TNT è stata premiata dal fato per la scelta di Reggie Miller come seconda voce, il quale nonostante <a href="https://x.com/BallStOfficial/status/1240144006153191425">trascorsi turbolenti </a>e puntualmente riproposti dato che <em>la storia non si ripete ma a volte fa rima</em>, ha saputo mantenersi all&#8217;incirca neutrale. Almeno nel corso dei 48 minuti.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Reggie Miller &amp; Spike Lee Reunite to Talk Pacers-Knicks Rivalry | Inside the NBA" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/R4ylvKiq04g?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h2 class="wp-block-heading">Una questione di appartenenza</h2>



<p>Non è facile essere un tifoso nel Great State of Indiana. I Colts, squadra di football, nonostante Manning hanno subito da vicino l&#8217;era Brady, hanno salutato tra le lacrime per i troppi infortuni il talento cristallino di Andrew Luck quasi 10 anni fa, e da allora stanno cercando di riprendersi.&nbsp;</p>



<p>Come suggerisce il nome della franchigia NBA &#8211; Pacers letteralmente si traduce in battistrada &#8211; anche l&#8217;automobilismo da queste parti ha il suo peso. La storica 500 Miles di Indianapolis nel 2001 venne interrotta per troppa pioggia. Lo stoppage della gara superò per share televisivo il finale di stagione dei Sopranos, show tutt&#8217;oggi imprendibile per vari aspetti.&nbsp;</p>



<p>Eppure, la religione di questo stato quasi completamente agricolo, fondato da coloni tedeschi e scandinavi prima, irlandesi e italiani dopo, è la pallacanestro. In particolare quella collegiale, tipica della province, unita ad una tradizione liceale paragonabile solo a quella del vicino Kentucky: fino al &#8217;97 a questo livello non c&#8217;erano divisioni di categoria, e le storie &#8211; spesso romanzate &#8211; avevano spesso un tocco disneyano.&nbsp;</p>



<p>La nobiltà da parquet di chi scrive a bordo campo “We grow basketball here” si è cristallizzata negli anni &#8217;80 con Larry Joe Bird, stella dell’olimpo celtico in quel di Boston, ma per tre anni eroe di Indiana State University. Erano altri tempi, si stava tanto al college, e Larry Legend passò anche l&#8217;anno da sophomore fermo, a lavorare per la nettezza urbana. Il motivo fu il contrasto insanabile con un’altra leggenda locale, coach Bob Knight.&nbsp;</p>



<p>Padrone di casa nell’arena degli Indiana Hoosiers dal 1971 al 2000, è l’ultimo ad aver concluso una stagione da imbattuto, a data 1976, uno dei suoi tre National Championships. Un personaggio autoritario, di un’altra epoca, o comunque sui generis. Ad oggi è in pensione, mentre l’eterno #33 dei Boston Celtics è un consulente del Gm Kevin Pritchard. A detta di chi è nella sua sfera, molto ascoltato.&nbsp;</p>



<p>Questo ateneo è di netto l&#8217;istituzione più riconosciuta ed amata dello stato. Anche il nome della squadra è profondamente radicato nella comunità, e come in tutti gli States la sua origine è dibattuta. Il racconto migliore &#8211; considerando anche che <em>non c’è motivo di rovinare una bella storia con la verità &#8211; </em>è che sia una corruzione di <em>whose ear?, </em>domanda che a quanto pare erano soliti porre le forze dell&#8217;ordine dopo che i ceppi etnici sopracitati, non esattamente amici a prima vista, si erano scambiati le rispettive opinioni.&nbsp;</p>



<p>Deve ormai essere chiaro come dal 1976, anno di fondazione dei Pacers, nessun free agent di grido abbia scelto di firmare ad Indianapolis. Ciò è aggravato anche dalla sorte, dato che i gialloblù sono anche tra le poche franchigie a non aver mai scelto per prime al draft. Ebbero comunque l’occasione di mettere il loro cappellino sui dreads di Kawhi Leonard, ma poco dopo aver sfoggiato il solito sorriso di cuore, il nativo di Compton fu mandato a San Antonio in una scambio incentrato sul buon George Hill. Lui e PG13 si ritroveranno comunque ad LA.&nbsp;</p>



<p>Come ci tengono a ricordare però, loro la pallacanestro la coltivano, quindi le emozioni sono arrivate comunque, paradossalmente grazie a due californiani, separati da circa due decadi: il già citato Reginald Miller e Paul George. Uno alle Finals ha dovuto alzare bandiera bianca contro la premiata ditta Shaq &amp; Kobe, l’altro è stato scambiato &#8211; per sua scelta &#8211; in direzione OKC dopo che l&#8217;approdo alla terra promessa era stato negato a più riprese dalla Miami di LeBron &amp; Wade. Curiosamente, non si vedeva un duo offensivamente prolifico come Brunson e Towns proprio dai tempi dei due Laker.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;architetto: Rick Carlisle</h2>



<p>Insomma, il punto è uno: tradizione e cultura sono alla base, ma nel professionismo se non sei attrattivo tutto si complica. Ciò non ha mai spaventato Rick Carlisle, già autore di quello che secondo molti, <em>pound per pound, </em>è il titolo più pesante e difficile di sempre: i Dallas Mavericks del 2011, che nell&#8217;ordine mandarono a casa i Lakers campioni, la tremenda Oklahoma City di Durant e Westbrook e la prima spedizione dei Big Three a Miami.&nbsp;</p>



<p>Il nativo &#8211; ironicamente &#8211; dello stato di New York ha scelto una piazza dove avrebbe avuto tempo e chiavi in mano. Partendo dal fondo di una Eastern Conference non irresistibile, ha giocato a primavera inoltrata anche nella scorsa stagione, con tutta la fiducia necessaria per un’impresa di questo tipo in provincia.</p>



<p>Nel 2022 i Pacers trasformano il <a href="https://aroundthegame.com/post/effetto-farfalla-sono-ufficialmente-le-nba-finals-di-paul-george/">lascito di Paul George</a> &#8211; arrivando prima degli altri sul valore assoluto dei due, tre anni fa ancora in discussione &#8211; per Tyrese Haliburton e Pascal Siakam. Il primo sollevava dubbi difensivi e Sacramento pensava togliesse spazio a De&#8217;Aaron Fox, il secondo era già stato fondamentale nel titolo 2019 in Canada. Queste mosse si aggiungono alla terza &#8211; non più così comune per un marginal All-Star &#8211; l&#8217;estensione di Myles Turner. Aggiungendo pick pienamente azzeccate come Nembhard, Sheppard e Mathurin alla trade in pieno saldo per Toppin, si può passare dal tanking al contending in tre stagioni. Ma non è per tutti, soprattutto con solo il <strong><em>sedicesimo </em></strong>payroll della lega. La luxury tax infatti, rimane appunto un lusso da big market.&nbsp;</p>



<p>Carlisle si conferma una delle più raffinate menti offensive in circolazione, già nell’esperienza texana aveva dovuto compensare col sistema a roster non esattamente lanciafiamme, e la sua Indiana è in grado di limitare l’elemento volatile e volubile del gioco moderno, risultando al contempo quella col ritmo più alto. La squadra con più canestri da assist nei Playoffs, ma anche quella con meno palle perse. Un capolavoro fondato sul continuo movimento in cerca del mismatch, con set di blocchi e ricezioni interne ben distinti in base a quanto si legge sul cronometro di tiro.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p>Haliburton, il prodotto di Iowa State e il motore di questa Tesla, ha descritto lo stile del suo allenatore come <em>organized chaos</em>: un attacco irrefrenabile in transizione, capace a gioco rotto di rimontare<a href="https://x.com/NBA/status/1925411008618930609"> in breve tempo ogni svantaggio</a> facendo piovere triple dall’arco o di rimanere in partita con i post-up (c’è ancora chi lo usa!) di Turner o di Siakam. Durante la regular season, i Pacers si sono classificati sesti per tiri dal mid-range, ventesimi per triple e nella stessa posizione per le conclusioni al ferro. L’idea di assoluto equilibrio però è confermata dalla percentuali in queste categorie, top 10 in tutte.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="516" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/pacers-stats-1024x516.jpg" alt="" class="wp-image-71813" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/pacers-stats-1024x516.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/pacers-stats-300x151.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/pacers-stats-150x76.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/pacers-stats-768x387.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/pacers-stats-1080x545.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/pacers-stats.jpg 1180w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Da considerare anche come per volume offensivo Indiana non abbia un accentratore come, noblesse oblige, Shai Gilgeous-Alexander. Si notava già in regular season, ma in questi Playoffs è stato chiaro come ad una giornata storta di Haliburton c’è più di un effettivo in grado di compensare, di sistema, esattamente come si è detto per una decade dei San Antonio Spurs.&nbsp;</p>



<p>Se il lavoro di Carlisle ha la sua epitome in Myles Turner, ormai stabile poco sotto del 40% dall’arco e in grado di fare letture che qualche anno fa sembravano lontane dal suo gioco, il successo in post-season è dovuto anche all’esplosione del pretoriano Nembhard, il quale sta tirando molto meglio che in inverno da tre. Stesso discorso &#8211; dato che almeno in questa serie si è deciso molto su questo fondamentale &#8211; per le percentuali da lontano di Siakam. Era l’ultimo passo per l&#8217;ex Raptors, che avrà anche iniziato a giocare a 15 anni, ma ha abbondantemente recuperato il tempo perso dietro al pallone da calcio in Camerun.&nbsp;</p>



<p>Se tutto ciò possa essere abbastanza per battere i Thunder, non è dato saperlo. Per la prima volta in questi Playoffs Indiana avrà davanti una squadra abituata al suo ritmo, che sa portare come loro tanta pressione sul perimetro e costringere a decisioni difficili giocatori non abituati a farlo.&nbsp;</p>



<p>Turner potrà essere un problema per Holmgren? Mark Daigenault può fare il passo successivo in ordine all&#8217;attacco a metà campo contro le diverse pressioni di Carlisle? I Pacers manterranno queste percentuali, dato che quelle di OKC sono circa quelle che ci si aspettava? E poi il giro di marcature su Shai, la difesa del pitturato contro Siakam, i temi non mancano. Diffidate da chi rimpiange i big market. Al basket rurale non manca nulla.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I tempi sono maturi per un cambio di regolamento NBA?</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/i-tempi-sono-maturi-per-un-cambio-di-regolamento-nba/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Di Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 00:32:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[nba]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra le modifiche al regolamento NBA: e se eliminassimo gli angoli?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Viaggio tra le modifiche al regolamento NBA: e se eliminassimo gli angoli?</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/03/169-1-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-68919" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/03/169-1-1-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/03/169-1-1-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/03/169-1-1-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/03/169-1-1-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/03/169-1-1-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/03/169-1-1-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/03/169-1-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>&#8220;Basketball was invented in Springfield, Massachussetts</em>. <em>Dr Naismith&#8230;</em>&#8221; &#8211; e via di fiati dal sottofondo al pieno. Era questa l&#8217;intro de&#8217; <em>L&#8217;NBA dei vostri padri</em>, uno dei capolavori di Buffiana memoria. Da quello concepito nella palestra scolastica di una Springfield lungi dall&#8217;essere quella misteriosa dei Simpsons &#8211; decisamente più da entroterra &#8211; il gioco è cambiato parecchio, a tratti in senso molto più radicale di un banale tiro da tre punti, ma ci arriveremo. Non stupisce ad esempio che, ab origine, la palla al cesto fosse più popolare tra i giocatori di football che fra quelli di baseball, chiara indicazione del tipo di fisicità consueta all&#8217;epoca.</p>



<p>In quasi un secolo, le 13 regole originarie sono diventate oltre 100, ma la storia &#8211; con buona pace delle generazioni precedenti &#8211; tende a non finire. Dunque, partendo dai casi che sembrano più allucinanti, arriveremo a teorizzare come oggi la Lega possa muoversi in quest&#8217;ambito per recuperare un seguito in crollo costante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le basi: giocatori in campo, sostituzioni, i canestri</h2>



<p>Di quanto citato nel sottotitolo, l&#8217;unica costante è stata l&#8217;altezza del canestro, ad oggi invariata. Per le sostituzioni come le conosciamo oggi, c&#8217;è stato da attendere fino al 1945, con un intermezzo nel quale venivano concessi due ingressi per tesserato.  </p>



<p>Sempre alle origini, si giocava con dei letterali canestri che avevano ormai assolto alla loro funzione di tenere le pesche al mercato. A rimanere invariata, è stata l&#8217;altezza a cui venivano posti, 3.05 metri; tuttavia, all&#8217;epoca il gioco risultava particolarmente rallentato dato che la palla andava recuperata dall&#8217;alto o con una scala (&#8230;). Fino al 1893, quando dopo un breve periodo con le retine di ferro rimaste iconiche nei campetti, si è passati agli anelli di ghisa, dando una spinta importante alla godibilità del gioco.</p>



<p>Ulteriormente assurda è l&#8217;evoluzione dei tabelloni: sul finire dell&#8217;Ottocento, furono introdotti tabelloni in fil di ferro allo scopo di impedire agli spettatori di interferire con i tiri, e ci vollero dieci anni &#8211; con anche qui un intermezzo, il legno &#8211; per arrivare al vetro temperato, antenato di quello odierno. Un&#8217;altra quindicina di primavere invece furono necessarie per creare una separazione tra la fine del campo e la fine della palestra &#8211; spesso un muro.</p>



<p>Intrigante anche il percorso del pallone, fino al mitologico Spalding: all&#8217;inizio si giocava con palle da calcio, ovviamente non il massimo per palleggiare, e sempre negli ultimi anni del secolo del vapore la sopracitata azienda prese il controllo, con la versione del 1942 che era grosso modo quella attuale, dopo decadi di palle in pelle cucite a mano, che rimbalzavano un po&#8217; dove volevano. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://d3d0lqu00lnqvz.cloudfront.net/media/media/b4c9ee30-461b-428b-8595-6d728b8af8f2.jpg" alt="" style="width:404px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: UoM Enterprise</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Cronometro, punti e altre amenità</h2>



<p>Agli inizi, un canestro valeva un punto, retaggio rimasto nei campetti a livello globale, e laddove vi fossero stati tre falli consecutivi, stesso risultato: per i tiri liberi, avete indovinato, bisognerà aspettare sempre lo stesso periodo, nel quale poi un canestro passò a due. La poco fortunata American Basketball League introdusse nel 1961 il tiro da tre, sei anni prima della FIBA e ben 19 prima che la NCAA accettasse tale cambiamento.</p>



<p>La prima partita in assoluto finì 2-2, e non c&#8217;era una previsione per tale caso. Le prime leghe optarono per una specie di golden gol, il che risultava in un supplementare dove magari la squadra perdente non aveva proprio l&#8217;opportunità di toccare palla. Negli anni &#8217;60 del secolo scorso, si arrivò all&#8217;overtime che conosciamo. </p>



<p>L&#8217;altra rivoluzione a livello di cronometro ebbe luogo nel 1954, quando al fine di evitare quella che da questa parte dell&#8217;oceano definiremmo <em>melina</em>, si introdusse il cronometro di tiro, già allora da 24 secondi. Due anni dopo la FIBA arrivò alla medesima risoluzione, ma da 30 secondi, quota ancora in vigore al college. Proprio in quest&#8217;ultimo campionato, un altro episodio storico-grottesco: nel 1984, i giocatori di UCLA. durante la rivalry game contro la University of Southern California, arrivarono a sedersi (!) in campo. Da qui, la decisione di usare il cronometro di tiro.</p>



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<iframe loading="lazy" title="The Story Of The 24 Second Shot Clock" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/ed2htx8ZsYE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Il cambiamento più rilevante è senza dubbio quello relativo al palleggio: nelle tavole originali, non era proprio permesso, mentre dal 1901 ne era consentito uno, ma si era poi obbligati a passarla. Ulteriormente assurdo, il palleggio doveva raggiungere la testa del giocatore per essere considerato valido. La ratio rimarrà oscura, tanto che ci vollero solo 8 anni per avvicinarsi all&#8217;attualità, ma nel 1927, per due anni, si tornò all&#8217;antico.</p>



<p>La fisicità a sua volta era molto diversa. Non c&#8217;erano linee a delimitare il campo, ma spesso muri, almeno fino ai primi del &#8216;900, e il possesso lo manteneva la squadra che per ultima toccava la palla <em>dopo</em> che quest&#8217;ultima fosse uscita. Quindi, in questi frangenti, era come se si passasse all&#8217;hockey, con un certo favoritismo verso le gomitate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro: la storia non è finita</h2>



<p>Il crollo dei rating televisivi è ormai a livelli Defcon 1, e i piani alti della Lega ne sono ben a conoscenza. Le discussioni su come fermare l&#8217;emorragia vanno avanti da parecchio, e pare che il nemico sia stato individuato. Senza alcuna pretesa nostalgica o anti-analytics &#8211; ormai siamo nel secondo quarto del secolo quindi anche basta. Ma a livello di mera godibilità, è inutile nascondersi. Tantomeno lo è farlo dai numeri: Effective Field Goal Percentage, offensive rating, percentuale dall&#8217;arco e assist per 100 possessi nella scorsa stagione sono stati tutti al massimo all-time. I tiri da tre compongono il 40% medio degli attacchi. Dieci anni fa (primo titolo dei Warriors moderni, non un&#8217;era geologica fa), il numero era fermo al 10%.</p>



<p>La soluzione più ovvia sembrerebbe allontanare la linea dei 6.75, il che secondo alcuni farebbe tornare in auge il mid-range tanto vituperato o rimpianto a seconda dell&#8217;effimera posizione che si sceglie in questi anni di irrilevante polarizzazione. Eppure, significherebbe solo procrastinare una soluzione diversa a livello di spirito del gioco, perché i tiratori si creano e i numeri raccontano come questo processo possa solo accelerare negli anni a venire. Inoltre, ciò costringerebbe i proprietari &#8211; che userebbero senza troppi rimpianti il potere di veto &#8211; a perdere i redditizi biglietti della prima fila. Non accadrà, e probabilmente è un bene.</p>



<p>Una soluzione cauta potrebbe essere la riduzione del campo, copiando dall&#8217;Eurolega. Adam Silver è il commissioner necessariamente più interessato a quanto accade su questa sponda dell&#8217;Atlantico nei 77 anni di NBA, anche se il dialogo tra le due leghe è molto relativo in questa fase. La differenza assoluta di talento è sicuramente un fattore, ma i problemi della NBA attuale non valgono nel basket nostrano. Avere meno spazio orizzontale da coprire per i difensori può essere un&#8217;idea, ma un cambiamento che si riassume in meno di due metri quadrati difficilmente può essere la soluzione.</p>



<p>Veniamo al tasto davvero dolente: il salvagente di ogni attacco moderno è la tripla dall&#8217;angolo. Semplicemente è più vicino, e vale comunque tre punti. Inoltre, è il punto di solito più complesso nel quale effettuare un close-out, quindi laddove venga negato apre comunque uno spiraglio verso il ferro. <strong><em>E se venissero eliminati?</em></strong> Il risultato immediato sarebbe rispolverare aree del campo ad oggi oggettivamente improduttive, ma un tempo necessarie, e con esse svariati set e skills-sets per attenuarne l&#8217;aleatorietà. Post-up uno-contro-uno, midrangers selvatici, guardie dribble-first, figure che appaiono giurassiche e che potrebbero tornare in misura comunque inferiore al passato. Potrebbe essere la svolta.</p>



<p>Aldilà delle opinioni, negli States la misura è colma e chiaramente non solo per questo. Oltre all&#8217;alternativa democristiana a quanto espresso nell&#8217;ultimo paragrafo, ovvero l&#8217;inserimento dei 3 secondi offensivi negli angoli &#8211; chiamata talmente rara da creare solo polemiche già com&#8217;è adesso &#8211; c&#8217;è chi è arrivato a teorizzare, sempre negli angoli, bunker in stile golf o arene con soffitto apribile: immaginate i Celtics prendere i loro tiri dall&#8217;arco con il vento di Chicago.</p>



<p>Oppure, prendendo ispirazione dall&#8217;<a href="https://youtu.be/752_rIE53Tk" target="_blank" rel="noopener">All-Star Game 2024</a>, gli angoli in vetro piuttosto che in parquet. Magari con led interattivi controllati dalla squadra di casa, o col sonoro di un close-out disperato di Draymond Green.</p>



<p>Scherzi a parte, la storia non finisce mai, e un cambiamento dovrà esserci.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I Chicago Bulls avviano (finalmente) un&#8217;altra ricostruzione</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/i-chicago-bulls-avviano-finalmente-unaltra-ricostruzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Di Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 11:31:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[chicago bulls]]></category>
		<category><![CDATA[zach lavine]]></category>
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					<description><![CDATA[La cessione di LaVine apre allo smantellamento dell'attuale nucleo dei Chicago Bulls.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Si chiude l’era Lavine, c’è la volontà di separarsi anche da Vucevic e White</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/02/169-1-2-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-66909" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/02/169-1-2-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/02/169-1-2-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/02/169-1-2-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/02/169-1-2-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/02/169-1-2-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/02/169-1-2-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/02/169-1-2.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>Dopo 7 anni e mezzo, <strong>Zach Lavine</strong> saluta i <strong>Chicago Bulls</strong> per approdare a Sacramento; è la prima operazione rilevante di Arturas Karnisovas intorno alla deadline dopo tre anni di immobilismo. Senza rimpianti, da ambo le parti. Il tempismo in questa lega sa essere tutto, e la ricostruzione post Rose e Thibodeau nella città del vento è fallita non una, ma due volte. Andiamo con ordine.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Full trade:<br><br>Spurs: De&#39;Aaron Fox, Jordan McLaughlin <br><br>Kings: Zach LaVine, Sidy Cissoko, three first round picks (2025 CHA, 2027 SAS, 2031 MIN), three second round picks (2025 CHI, 2028 DEN, 2028 own back)<br><br>Bulls: Zach Collins, Tre Jones, Kevin Huerter, their own 2025 pick via SAS <a href="https://t.co/UgwylCUYAO">https://t.co/UgwylCUYAO</a></p>&mdash; Shams Charania (@ShamsCharania) <a href="https://twitter.com/ShamsCharania/status/1886228220925943975?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">February 3, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In cambio di Lavine, e una scelta al secondo giro del 2028, i Bulls ottengono <strong>Kevin Huerter</strong>, tiratore dinamico ma in fase calante, l&#8217;affidabile (ma fragile) lungo<strong> Zach Collins </strong>e il play <strong>Tre Jones</strong>, oltre a una scelta al primo giro sulla quale torneremo. Per fare spazio, sono stati tagliati Torrey Craig e Chris Duarte. I primi due saranno free agent dopo la prossima stagione, aggiungendo al payroll 17 milioni di dollari ciascuno, mentre il fratello di Tyus è in scadenza a giugno. Ha tuttavia le carte in regola per essere un affidabile backup, anche se andrà convinto a prolungare in termini team-friendly.</p>



<p><span style="font-size: revert;">Il nativo di Renton, WA arrivò ai Bulls insieme a Lauri Markkanen e Kris Dunn per Jimmy Butler. Ironia della sorte, la prima partita dei Bulls senza Lavine sarà contro i Miami Heat, per i quali il drama è ancora in onda: Butler non ci sarà, ponendo letteralmente e figurativamente la parola fine sulla trade di 7 anni fa. </span>Trade che rappresenta molto bene lo status recente di Minnesota e Chicago: una che ipoteca la casa per una superstar la quale tradirà senza rimpianti, l&#8217;altra che si dimostra ontologicamente incapace di sviluppare giocatori. La scorsa stagione di Markkanen è solo l&#8217;ultima prova a<strong> </strong>riguardo<strong>.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Una run comunque da ricordare</h2>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">One of the most electrifying players to put on a Bulls uniform.<br><br>Thank you for representing Chicago on and off the court, <a href="https://twitter.com/ZachLaVine?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@ZachLaVine</a> ❤️ <a href="https://t.co/P322NAo1DX">pic.twitter.com/P322NAo1DX</a></p>&mdash; Chicago Bulls (@chicagobulls) <a href="https://twitter.com/chicagobulls/status/1886513664984818018?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">February 3, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In otto stagioni che qualche interruzione fisica l&#8217;hanno avuta, Zach Lavine si posiziona sesto per punti segnati con la canotta rossa: davanti ha una tribuna d&#8217;onore che annovera Micheal Jordan, Scottie Pippen, Bob Love, Luol Deng e Jerry Sloan. Il due volte campione dello slam-dunk contest è leader per triple segnate, si è guadagnato due apparizioni all&#8217;All-Star Game, è stato &#8211; quasi &#8211; l&#8217;unico vero punto di riferimento in un periodo più che buio, e i numeri sono dalla sua parte.</p>



<p>Eppure, il contesto ha fatto sì che il ricordo sarà sempre amaro. Sarà quello il primo pensiero tornando sugli anni di <em>Flight 8</em> &#8211; copyright di Stacey King &#8211; nei quali si contano due apparizioni al play-in, due ai Playoffs e una solo vittoria in questi ultimi. Insieme a lui DeMar DeRozan, Coby White, Javonte Green, Nikola Vucevic. Quest&#8217;ultimo in retrospettiva tragicamente scambiato per Wagner, altra medaglia di questo front office, al quale non si può chiedere il senno di poi, ma una soluzione all&#8217;infortunio di Lonzo in due anni, forse, sì.</p>



<p>Nonostante i 182 milioni guadagnati, la campagna di Lavine con i Bulls lo lascia ancora con l&#8217;etichetta di stella da squadra perdente, per quanto come detto i numeri siano di difforme opinione. <a href="https://youtu.be/eMtmfh_vQn8" target="_blank" rel="noopener">Non ha scelto</a> decisamente lui di essere draftato a Minneapolis, non ha scelto lui di essere agli ordini del tragicomico Jim Boylen, e non ha scelto lui di finire ai Kings, la cui storia non sembra diversa da quella delle sue due franchigie precedenti. Va comunque ricordato che da restricted free agent, nel 2018, si vide recapitare un&#8217;offerta proprio da Sacramento, poi pareggiata dall&#8217;allora GM John Paxson.</p>



<p>Per quanto anche alla luce degli ultimi eventi Lavine si sia dimostrato molto più gestibile di Butler, il campo ha raccontato &#8211; con un campione tanto piccolo quanto ingeneroso &#8211; un&#8217;altra storia. Finale play-in 2023, Lavine tira 6/21 per 15 punti, 1 nell&#8217;ultimo periodo nel quale il prodotto di Marquette ne segna 13 dei suoi 31. Certo è che Butler ha avuto esponenzialmente più occasioni in post-season, paradossalmente anche a Chicago.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spettro di un&#8217;altra ricostruzione vuota</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/arturas-karnisovas-chicago-bulls-trade-deadline-press-conference-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-41414" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/arturas-karnisovas-chicago-bulls-trade-deadline-press-conference-1024x576.jpeg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/arturas-karnisovas-chicago-bulls-trade-deadline-press-conference-300x169.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/arturas-karnisovas-chicago-bulls-trade-deadline-press-conference-150x84.jpeg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/arturas-karnisovas-chicago-bulls-trade-deadline-press-conference-768x432.jpeg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/arturas-karnisovas-chicago-bulls-trade-deadline-press-conference-1080x608.jpeg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/arturas-karnisovas-chicago-bulls-trade-deadline-press-conference.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ha ricevuto molte critiche <strong>Arturas Karnisovas</strong> per un&#8217;altra &#8211; la terza &#8211; trade senza ricevere scelte al primo giro. In questa c&#8217;è, ma era una scelta ceduta dagli stessi Bulls agli Spurs per DeRozan; ed era importante riguadagnarne il controllo, dato che se non fosse stata ceduta prima del prossimo Draft &#8211; era protetta fino alle prime 10 &#8211; sarebbe stata protetta top 8 per le prossime due stagioni. Di sicuro votate al tanking selvaggio, o almeno sarebbe coerente (&#8230;).</p>



<p>Il ritorno è sicuramente basso, ma è difficile immaginare che ci fosse la fila, visto il quinquennale da $215 milioni firmato nel 2022. Il problema è che appena un anno dopo, entrambi si guardavano intorno per soluzioni alternative. Nella conferenza di presentazione di Karnisovas e del GM Marc Eversley si puntava sulla programmazione e sul lavoro del lituano in quel di Denver. Questa, ma anche molte altre situazioni, non sono in linea con quei proclami. E &#8211; parlando ancora di tempismo &#8211; probabilmente in passato ci sono state anche offerte più appetibili, prima dell&#8217;inizio della scorsa stagione, fattore fondamentale considerando come la presenza di Lavine abbia peggiorato le chance al draft dei Bulls.</p>



<p>La scorsa estate, lo stesso front office ha scambiato alla pari Alex Caruso per Josh Giddey, e tramite sign&amp;trade DeRozan a Sacramento per due seconde, una al prossimo Draft e una del 2028. Ma dopo cinque anni di proclami su competitività e aggressività (!) in free agency, non c&#8217;è il capitale di scelte che ci si aspetterebbe da una squadra in piena ricostruzione.</p>



<p>Va anche ricordato che i Bulls avevano rifiutato offerte per le quali erano richiesti asset da cedere insieme al prodotto di UCLA. Nell&#8217;ultima stagione aveva messo insieme solo 25 partenze in quintetto a causa della frattura al piede destro, ma in questa stagione ha giocato in maniera coerente al suo contratto da 95 milioni nei prossimi due anni, con 25 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media tirando col 46% dall&#8217;arco e il 51% dal campo. </p>



<p>Tuttavia, liberandosi dal contratto dell&#8217;ex T&#8217;Wolves, i Bulls sono quantomeno in una posizione migliore nel caso il prossimo draft dovesse portare qualcuno in grado di cambiare un destino che già da tempo somiglia ad un quarantennale (a partire dai secondi saluti di MJ) pellegrinaggio nel deserto, partendo dall&#8217;infortunio non di Derrick Rose, ma dalla caduta in moto di Jay Williams. Oltre all&#8217;ovvio salary cap guadagnato, c&#8217;è anche una clamorosa trade exception da 26 milioni, che in futuro &#8211; entro il prossimo 2 febbraio &#8211; potrebbe tornare comoda. </p>



<p>Il lavoro non è assolutamente finito: <strong>Lonzo Ball, Coby White e soprattutto Nikola Vucevic non hanno cittadinanza in questa fase</strong>. Improbabile che per il prodotto di UCLA e il montengrino arrivino scelte al primo giro, nonostante prestazioni più che incoraggianti in questa stagione. Lonzo scade a fine anno, mentre l&#8217;ex Magic ha ancora un anno a 21 milioni. White invece ha un contratto sopportabile, 22 nei prossimi due anni, e i suoi numeri lo superano anche, ma andrà valutata attentamente la timeline.</p>



<p>Trovando una soluzione per questi impegni, rimarrebbero come pietre d&#8217;angolo <strong>Patrick Williams</strong> &#8211; sulla cui estensione rimangono parecchi dubbi e una certezza: ad oggi non è scambiabile &#8211; <strong>Ayo Donsumu e Matas Buzelis</strong>. Visti i tempi biblici della proprietà per effettuare cambiamenti nel front office, è lecito aspettarsi che una prima valutazione di Karnisovas andrà fatta su questi giocatori da lui scelti. E&#8217; lo stesso che ha scelto Daniel Gafford, salvo poi scambiarlo per praticamente nulla.</p>



<p>Il piano è comunque chiaro: <em><strong>Capture the (Cooper) Flagg</strong></em>. Sempre non pescando un&#8217;altra 7 in lottery.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Derrick Rose, 16 anni ad aspettare Godot</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/derrick-rose-16-anni-ad-aspettare-godot/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Di Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2025 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[derrick rose]]></category>
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					<description><![CDATA[Dall'essere il più giovane MVP di sempre, a una fase finale da veterano in viaggio: fotografia di una carriera esistenzialista, quella di Derrick Rose.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Dall&#8217;essere il più giovane MVP di sempre, ad una fase finale da veterano in viaggio: fotografia di una carriera esistenzialista</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/Golden-State-Warriors-2-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-62355" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/Golden-State-Warriors-2-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/Golden-State-Warriors-2-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/Golden-State-Warriors-2-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/Golden-State-Warriors-2-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/Golden-State-Warriors-2-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/Golden-State-Warriors-2-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/Golden-State-Warriors-2.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: Chicago Tribune</figcaption></figure>



<p>In un&#8217;intervista di 10 anni fa con Jon Greenberg (The Athletic), si evince come Derrick Martell Rose, in famiglia <em>Pooh</em> e in arte <em>The Son of the Wind</em>, avesse fatto pace con la sua carriera, il suo corpo e soprattutto i suoi sogni:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Non ho più sogni, ormai. Li avevo di tornare, dopo il primo infortunio, ma dopo il secondo no. Dopo il primo ne avevo tanti: niente di drammatico, volevo tornare in campo. Ma al risveglio avevo un tutore sul ginocchio&#8230;</em></p>
</blockquote>



<p>Rideva, a quel punto. Le lacrime finiscono, le sue e quelle dello United Center, che per mezzo secolo aveva atteso sul parquet un suo figlio. Ma quel sogno &#8211; per quanto probabilmente rimarrà incompiuto &#8211; non è stato una bugia. Anzi, è una delle storie più intrise di realness che la Lega abbia saputo offrire, ai limiti del verismo. Dopo una carriera lunga 16 anni, D-Rose ha annunciato di ritirarsi, chiudendo una parabola molto americana, e chiudendola da vincitore, finalmente nella pace dei sensi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Englewood, le origini, l&#8217;ascesa</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="577" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/derrick_rose_rising_star_harolds_chicken_mural-1024x577.jpg" alt="" class="wp-image-62310" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/derrick_rose_rising_star_harolds_chicken_mural-1024x577.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/derrick_rose_rising_star_harolds_chicken_mural-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/derrick_rose_rising_star_harolds_chicken_mural-150x85.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/derrick_rose_rising_star_harolds_chicken_mural-768x433.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/derrick_rose_rising_star_harolds_chicken_mural-1536x866.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/derrick_rose_rising_star_harolds_chicken_mural-2048x1155.jpg 2048w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/derrick_rose_rising_star_harolds_chicken_mural-1080x609.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Rose è stato culto a Chicago sin da giovanissimo, dai tempi della Simeon HS. Ovviamente aveva addosso tutti i licei della metropoli, ma scelse il citato per due motivi, uno concreto e uno romantico: il primo è che la Simeon è praticamente circondata da un complesso industriale, il che la rende uno dei posti più sicuri di Englewood, da statistica uno dei quartieri più violenti degli States; il secondo è dato dalla leggenda di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Ben_Wilson_(basketball)" target="_blank" rel="noopener">Benji Wilson</a>, numero 25 a cui Pooh &#8211; nomignolo nato dalla nonna per il pigmento giallastro da bambino e che gli è rimasto &#8211; si è sempre ispirato, ovvero il miglior giocatore di high school mai ricordato, e mai andato oltre per una storia che ad Englewood, purtroppo, somiglia a molte altre. Finito il liceo, è il momento di andare a sud: Rose sceglie la Memphis di coach Calipari, il cui imprinting non sarà mai dimenticato dal nostro, che porterà le Tigers fino al National Championship perso &#8211; guarda caso &#8211; contro i Kansas Jayhawks, dopo aver eliminato in semifinale la UCLA di un altro MVP, Russell Westbrook.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Derrick Rose Full Highlights 2008 NCAA Finals vs Kansas - 18 Pts, 8 Assists" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/u46Lu4R9hKA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Ovviamente si parlava già di uno dei one-and-done più prolifici di sempre, e dopo aver visto costruire la propria carriera altrove tanti talenti &#8211; Tim Hardaway e Dwyane Wade 5 anni prima su tutti, nella Windy City sembrava ripetersi la stessa storia. E invece alla lottery del 2009, con l&#8217;1,7% di possibilità, i Bulls pescano la #1 assoluta. A guardarsi indietro oggi, era troppo bello per essere vero.  L&#8217;impatto è immediato: rookie of the year, con l&#8217;ex della seconda tornata di Micheal Jordan, Stacey King &#8211; tuttora seconda voce delle partite di Chicago &#8211; conia l&#8217;immortale <em>&#8220;too big, too strong, too fast, too good&#8221;</em>, e la consacrazione di quell&#8217;anno arriva a casa dei campioni in carica: a North Station, Boston, Rose lascia basito il pubblico verde in Gara 1 &#8211; serie che si protrarrà grazie a lui fino alla 7 &#8211; con questa prestazione:</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="20 Yr-OLD Derrick Rose GREATEST Playoff DEBUT EVER! Full Game 1 Highlights vs Celtics 2009 - 36 Pts!" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/z01hnQW3E1s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Il ballo del debuttante ebbe i suoi effetti, l&#8217;anno successivo si consacra All-star facendo inoltre venire alla luce la <a href="https://www.hoopsrumors.com/2023/11/hoops-rumors-glossary-derrick-rose-rule.html" target="_blank" rel="noopener">Rose-rule</a>, e nel media day della stagione successiva mise insieme l&#8217;iconica profezia dell&#8217;MVP:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>The way I look at it, why can&#8217;t I be the MVP in the league?</em></p>
</blockquote>



<p>E quell&#8217;anno di momenti da MVP ne ebbe tanti &#8211; e infatti arrivò &#8211; tra cui il game winner di Natale a casa dei Lakers di Kobe o l&#8217;evoluzione in Point Guard fino agli 8 assist di media. Era la speranza finalmente riuscita di una città che nella decade post MJ aveva avuto soddisfazioni solo dall&#8217;hockey, ed era anche un caso a suo modo storico: l&#8217;ultimo MVP uscito da un liceo di una città metropolitana fu Wilt, curiosamente. Il rapporto con Englewood è sempre stato complesso: fu il suo compagno di squadra Jeremy Pargo a tessere le lodi di Rose come membro preminente della comunità, mentre lui in svariate interviste rimpiangeva di non frequentare le sue zone quanto e come avrebbe voluto.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>It&#8217;s special that a little kid from Englewood won MVP</em>.</p>
</blockquote>



<p>Quel little kid tuttavia aveva obiettivi ben precisi: ancora in un&#8217;intervista con Greenberg, Rose racconta che nelle settimane successive all&#8217;eliminazione inflitta dagli Heat di LeBron James prese un treno per Los Angeles, per un programma di off-season. Durante questo rifiutò svariati inviti nei late-night show, lasciando il trofeo nel Condo di Chicago: asseriva che non avesse senso presenziare in quel momento, ma solo dopo aver riportato un titolo in Illinois. </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="See Every Angle of Rose&#039;s Thunderous Dunk over Joel Anthony" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/IJutY7qerF8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Crociati e lacrime</h2>



<p>Nella stagione accorciata dal lockout che seguì, i Bulls erano di nuovo una seria contender, e si attendeva solo la rivincita contro Miami. Ma in una serata che stava andando secondo copione, con i Bulls in doppia cifra di vantaggio sui Sixers, tutto precipitò. Irrimediabilmente. Il sogno era finito, e dopo qualche anno, fu chiaro a tutti. Sia la franchigia sia l&#8217;Adidas spinsero una vera e propria propaganda dal titolo <em>#thereturn</em>, mentre Rose spesso diventava emotivo nelle interviste; tutto fu gestito male da tutti, e non passò un messaggio che due anni dopo fu evidente. A seguito di una stagione di purgatorio senza il #1, mentre le voci su contratti garantiti, egoismi e complotti medici si rincorrevano, la stagione del <em>#return</em> si esaurì in solo 10 partite, quando sul parquet di Portland fece crack l&#8217;altro legamento crociato, il destro. A quanto pare, era davvero troppo bello per essere vero. Tornando all&#8217;inizio, bisognava necessariamente scendere a patti con una carriera diversa, ma non per questo lontana da Chi-town. Per quanto effimera, qualche soddisfazione c&#8217;è stata, anche grazie alla pesca di Jimmy Butler. Nel 2015, Rose raggiunge così l&#8217;ultimo picco della sua storia in postseason:</p>



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<iframe loading="lazy" title="Derrick Rose&#039;s Game-Winning Buzzer Beater From All Angles!!" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/wd3mxCQlve4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Dopo l&#8217;esonero di coach Thibodeau che, al di là delle sue remore verso qualsivoglia cambiamento, pagò la cecità di un gruppo di controllo ancora oggi in balia di sé stesso, fu scambiato anche Rose, che tornò dal suo eterno coach, a New York. Fu l&#8217;inizio di un lungo vagabondare, ricordando in notti romantiche cosa avrebbe potuto essere, e abbracciando sempre più sinceramente il ruolo di veterano e mentore. Appunto, una carriera diversa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un numero da ritirare e ciò che avrebbe potuto essere, in numeri</h2>



<p>Al di là di tutto, in ogni suo ritorno allo United Center, il figlio del vento è stato celebrato come meritava: boati più per i suoi canestri che per quelli dei Bulls &#8211; i tempi erano e sono duri &#8211; e cori di MVP mai mancati. Anche lui sembra aver accettato il suo viaggio, cercando nuovi obiettivi e nuovi modi di rendersi utile. Quello del numero da ritirare non dovrebbe neanche essere un dibattito. Non esistono argomenti contrari a ciò che Rose ha significato e significa per Chicago, non certo due infortuni, ed è davvero difficile che qualcun altro, vestendo il#1, possa far vivere emozioni i puramente sue e non riportare la mente a chi quel numero ce l&#8217;ha tatuato. È frustrante sentir parlare di un giocatore con questo sostrato sempre e solo come di un <em>what if</em>. È dello stesso avviso Jeremias Engelmann di ESPN, il creatore del RPM (real plus minus). Quindi, per quanto impossibile in un certo senso, ha provato un <em>&#8220;educated guess&#8221;</em> su quella che sarebbe stata la carriera di Rose con due ginocchia sane.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="614" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/JE-Aging-curve-positions-1024x614.png" alt="" class="wp-image-62317" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/JE-Aging-curve-positions-1024x614.png 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/JE-Aging-curve-positions-300x180.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/JE-Aging-curve-positions-150x90.png 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/JE-Aging-curve-positions-768x460.png 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/JE-Aging-curve-positions-627x376.png 627w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/JE-Aging-curve-positions-440x264.png 440w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/JE-Aging-curve-positions.png 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Lo stesso analista ha stabilito che generalmente il prime di un esterno termina intorno ai 29 anni. Ciò vuol dire che il Rose MVP a 22 anni avrebbe reso per una volta vero il cliché &#8220;Sky is the limit&#8221;. E invece dai &#8211; quasi &#8211; 24 anni del primo legamento crociato, è iniziata l&#8217;inesorabile discesa in termini di produzione. Discesa che comunque, tra Bulls e Knicks, l&#8217;ha portato ad avere medie di 18 punti e 5 assist, ma ormai era difficile convincere un front office della sua stabilità fisica, di conseguenza questi splits sono risultati solo in un annuale al minimo con i Cavs, per far parte di una campagna che, a guardarla oggi, si fa fatica a credere sia esistita, specialmente considerando la presenza di LeBron.</p>



<p>Arturo Galletti di Daily Roto già nel 2017 ha guardato l&#8217;impatto di Rose comparandolo ad altre guardie che abbiano raggiunto un certo livello di successo in giovane età. Ciò è stato fatto calcolando l&#8217;influenza sulle partite con una metrica onnicomprensiva, Point margin produced (PMP), volta a mappare le contribuzioni al margine di vittoria.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="579" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-galletti-1024x579.png" alt="" class="wp-image-62342" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-galletti-1024x579.png 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-galletti-300x170.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-galletti-150x85.png 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-galletti-768x434.png 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-galletti-1080x611.png 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-galletti.png 1103w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L&#8217;arco di carriera di Rose appare molto diverso da quello dei pur eminenti colleghi nel grafico, pur senza avvicinarsi al giocatore che era pre-infortunio. È spaventoso, oltre che frustrante, pensare ad un prime. Eppure, anche questo è indicizzabile: l&#8217;ha fatto Jacob Goldstein di Nylon Calculus, inserendo nel modello statistico i numeri pre-infortunio, e il risultato è quello che vi aspettereste:</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="641" height="320" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-projected-stats-year-by-year.png" alt="" class="wp-image-62343" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-projected-stats-year-by-year.png 641w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-projected-stats-year-by-year-300x150.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-projected-stats-year-by-year-150x75.png 150w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /></figure>



<p>Questo modello, oltre a risultare razionale ad un primo eye-test per chi ricorda la stagione da MVP, conferisce a Rose una compagnia davvero elitaria. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="447" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-projections-1024x447.png" alt="" class="wp-image-62344" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-projections-1024x447.png 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-projections-300x131.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-projections-150x65.png 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-projections-768x335.png 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/rose-projections.png 1054w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Giocando fino a 36 anni senza infortuni &#8211; l&#8217;ha fatto nella vita reale, figurarsi senza &#8211; sarebbe stato nella discussione delle migliori Point guard di sempre. I 23.440 punti, oltre a porlo appena fuori dalla top 30 assoluta, lo renderebbero la quinta Point Guard per punti all-time, dietro solo a Oscar Robertson, John Havlicek, Steph Curry e Russell Westbrook. Ma la questione migliora: 7.741 assist sono buoni per il tredicesimo posto all-time, ma va considerato che sopra a 23000 e 7000 ci sono solo Robertson e James. Nella vita reale, tutto ciò si tradurrà nell&#8217;unico MVP della storia a non entrare nella Hall of Fame.</p>



<p>Tuttavia, TuPac Shakur, prima del tempo e completamente dall&#8217;atro lato della Route 66, aveva centrato cos&#8217;è stato e cosa per sempre sarà Derrick Rose, per Chicago, per chi sa apprezzare il figlio del vento e per chi sa cos&#8217;è l&#8217;esistenzialismo. L&#8217;ha fatto nella sua, guarda caso, <em>The Rose that grew from the Concrete:</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“We wouldn&#8217;t ask why a rose that grew from the concrete for having damaged petals, in turn, we would all celebrate its tenacity, we would all love its will to reach the sun, well, we are the roses, this is the concrete and these are my damaged petals, dont ask me why, thank god, and ask me how.”&nbsp;</em></p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Powerade: Just a Kid (Rose from Concrete)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/nZhTA8HZra4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Small Market Ballads: Orlando Magic</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/small-market-ballads-orlando-magic/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Di Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2024 15:35:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[dwight howard]]></category>
		<category><![CDATA[franz wagner]]></category>
		<category><![CDATA[nba]]></category>
		<category><![CDATA[Orlando Magic]]></category>
		<category><![CDATA[paolo banchero]]></category>
		<category><![CDATA[shaquille o&#039; neal]]></category>
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					<description><![CDATA[Da Shaq ad Howard, fino a Paolo Banchero: una piccola piazza atipica, quella degli Orlando Magic.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Da Shaq ad Howard, fino a Paolo Banchero: una piccola piazza atipica, quella degli Orlando Magic.</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/169-7-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-64532" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/169-7-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/169-7-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/169-7-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/169-7-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/169-7-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/169-7-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/169-7.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>Quando puoi contare su un rooftop affacciato su palme e oceano, una vita mondana fondata sullo showbiz, o anche su una certa tradizione notturna e/o cestistica, attirare l’asset da sempre più prezioso nel contesto NBA – un&nbsp;All-Star free agent&nbsp;– è chiaramente più facile. Certo, in questo senso&nbsp;<strong>Los Angeles</strong>&nbsp;è imbattibile, e la Baia di San Francisco è il suo naturale contraltare, volendo anche intellettualmente: laddove ad Hollywood – che c’era e c’è – si risponde con l’eredità hippie ma non troppo consistente nella Silicon Valley. Può fare concorrenza&nbsp;<strong>Miami</strong>, posto da vacanza 365 giorni l&#8217;anno se ce n’è uno.&nbsp;<strong>New York</strong>&nbsp;offre vibes in un certo senso opposte, ma comunque impareggiabili per un ventenne con dollari da spendere e la necessità di sentirsi parte di qualcosa di grande:&nbsp;<em>big lights will inspire you</em>, cantava Alicia Keys con l’allora non ancora proprietario dei Brooklyn Nets Jay-Z. Anche&nbsp;<strong>Boston</strong>,&nbsp;<strong>Chicago&nbsp;</strong>o&nbsp;<strong>Toronto&nbsp;</strong>possono avere degli argomenti favorevoli per la loro vita&nbsp;notturna molto attiva nonostante il clima, e perché, almeno per le prime due, mettere quella canotta è oggettivamente qualcosa di speciale.</p>



<p>Eppure, come è diventato molto cliché scrivere, da quando la polarizzazione politica negli States tra costa e interno è diventata quasi un meme, e dunque nota anche da questo lato dell’Oceano, c’è&nbsp;<em>un’altra America</em>. Le cosiddette province dell’impero, se stiamo sui freddi numeri, non si avvicinano minimamente all’apporto di pubblico dei big markets, ma contano per circa la metà delle 30 franchigie. In questa serie parliamo di chi ha battuto le probabilità e soprattutto di come. E di chi invece, tramite un ampio spettro di follie, scelte sbagliate e personalismi, è riuscito a complicarsi ulteriormente la vita. Con le spettro della relocation che su qualcuno ancora incombe.</p>



<p>Nel quinto episodio, dopo aver raccontato&nbsp;<a href="https://aroundthegame.com/post/small-markets-ballads-lo-strano-caso-dei-minnesota-timberwolves/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Timberwolves</a>,&nbsp;<a href="https://aroundthegame.com/post/small-market-ballads-indiana-pacers-just-a-step-away/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pacers</a>, <a href="https://aroundthegame.com/post/small-market-ballads-il-lungo-viaggio-dei-sacramento-kings/">Kings</a> e <a href="https://aroundthegame.com/post/small-markets-ballads-le-storie-incompiute-degli-utah-jazz/">Jazz </a>è il turno degli Orlando Magic, chiamati ad una risposta importante dopo la combattuta uscita al primo turno dello scorso anno in 7 gare contro i Cavaliers.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_870874a4-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-64361" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_870874a4-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_870874a4-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_870874a4-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_870874a4-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_870874a4-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_870874a4.jpg 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>DisneywORLd: le origini della franchigia</strong></h2>



<p>Prima di guardare oltre i Grandi Laghi all&#8217;alba degli anni &#8217;90, l&#8217;NBA attuò un&#8217;altra grande espansione culminata nel 1989, e tra le beneficiarie dell&#8217;expansion Draft c&#8217;erano anche gli Orlando Magic. Secondo Wikipedia, per la capitale della Orange County a nord della Florida &#8211; meno nota ma con panorami simili rispetto a quella californiana &#8211; alcuni storici datano il nome di Orlando intorno al&nbsp;1836,&nbsp;quando un soldato di nome Orlando Reeves morì nella zona durante la guerra contro la tribù indiana&nbsp;Seminoles. Sembra comunque che Reeves gestisse un&nbsp;mulino&nbsp;da zucchero e una piantagione nella zona e dei coloni trovarono semplicemente il suo nome inciso su un albero e pensarono che fosse un segno per il luogo della sua tomba. In seguito essi si riferirono a quest&#8217;area come alla &#8220;Tomba di Orlando&#8221; e più tardi semplicemente &#8220;Orlando”.</p>



<p>In seguito, le fortune della città dipesero dalle piantagioni di agrumi, come era intuibile dal nome della contea &#8211; per la notoria fantasia americana nella toponomastica, meravigliosa questa&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLkcUgIyG0AabISLqUjmeU_GfkWSKpsb8r" target="_blank" rel="noreferrer noopener">serie</a>&nbsp;&#8211; e da una base di difesa aerospaziale. Una volta chiusa, contribuì comunque all&#8217;economia locale facilitando i lavori per l&#8217;aeroporto che convinse i vertici della Walt Disney a stabilire appena fuori dall&#8217;area urbana il loro parco più importante, aumentando un turismo già vivace grazie alle agevolazioni fiscali per i pensionati. Questa digressione geografica spiega il nome della franchigia, laddove Magic deve richiamare l&#8217;unicità dei parchi del nord della Florida.</p>



<p>Con una scalata record, solo 6 anni dopo la fondazione, gli Orlando Magic si ritrovano alle Finals, approdandovi dopo una semifinale di Conference da&nbsp;antologia contro i Bulls dell&#8217;appena rientrato Michael Jordan, ma sconfitti in sole 4 gare dai Rockets di Hakeem Olajuwon. Questo successo quasi immediato era da attribuire a scelte al Draft talmente azzeccate da avere pochi precedenti all&#8217;epoca, con <strong>Shaquille O&#8217; Neal e Penny Hardaway</strong> infilati in due anni. Non fu peraltro un caso isolato, dato che dopo la partenza del #32 verso Los Angeles la canotta biancoblu fu difesa da <strong>Tracy McGrady e Grant Hill</strong>, nomi che fino a non più tardi di 5 anni fa stonerebbero con la percezione dei Magic attuale.&nbsp;Dopo aver draftato nel 2004 con un&#8217;altra prima assoluta <strong>Dwight Howard</strong>, in 5 stagioni Orlando torna sul palco più importante, mostrando con Stan Van Gundy in cattedra una pallacanestro da cui i santoni attuali hanno pescato molto, con concetti di spacing, scelta di tiro e ritmo davvero &#8211; forse troppo &#8211; avanti al loro tempo.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="The 2009 Orlando Magic were ahead of their time" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/ZlPM2DVq8Ao?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p><br>Anche il #12 nativo di Atlanta, tre anni dopo l&#8217;apparizione alle Finals, decise di cambiare palme firmando con i Lakers che l&#8217;avevano privato del titolo prima di una burrascosa stagione culminata nel trasferimento a Houston. La finestra ad Est era chiusa dal canto del cigno dei Celtics anellati di Pierce e dall&#8217;ascesa dei corregionali Heat dei Big-Three.&nbsp;Da qui è iniziata una ricostruzione disastrosa durata un&#8217;intera decade, tempo decisamente eccessivo financo per i nostri amati small-market teams. Fu presto chiaro a tutta la Lega come a Orlando ci fosse un serio problema di sviluppo dei giocatori, soprattutto guardando al salto di qualità compiuto da giocatori come Victor Oladipo, Tobias Harris e Aaron Gordon una volta lasciata la Orange County.</p>



<p>Ma chiaramente non era questa l&#8217;unica problematica: un ritmo nel cambio di allenatori da fare invidia al miglior Zamparini, culminati con i 5 Head Coach in 6 stagioni prima dell&#8217;assunzione di Jahmal Mosley nel 2021, tra cui va detto il solo Frank Vogel ha saputo raddrizzare la propria carriera.&nbsp;Anche la scelta di puntare a livello di salario, minutaggio e lunghezza dei contratti su un trio che ha sempre mostrato ridotti margini di crescita, nello specifico Fournier-Gordon-Vucevic, ha pesato. Il risultato ottenuto è stato di sole due vittorie ai Playoffs, l&#8217;ultima in casa dei Raptors di Kawhi Leonard che quell&#8217;anno sarebbero arrivati fino in fondo, rubando l&#8217;esordio nella post-season in Canada con il career-game di DJ Augustin. Non quello a cui si punta superando il cap.&nbsp;</p>



<p>In una Panic move, alquanto forzata vista la pubblica malavoglia del giocatore, il front office di Orlando riesce nell&#8217;impresa di scambiare Oladipo, Sabonis (non un minuto ai Magic ma da loro selezionato al Draft) e Ilyasova in cambio di Serge Ibaka, trovandosi neanche un anno dopo costretti a scambiarlo per una guardia che sì diventerà una bandiera, ma per quanto spettacolare non era quello il valore di Terrence Ross. Si chiude così uno dei cerchi più assurdi e masochisti del mercato NBA, mentre in sede di Draft si aggiungono &#8211; sempre in top 10 &#8211; le pesche di Mario Hezonja, Jonathan Isaac e in ultimo Mo Bamba. Il penultimo, ci torneremo, sta ora scoprendosi utile alla causa. Per gli altri, solo <em>damnatio memoriae</em>.&nbsp;</p>



<p>Dalla trade di Vucevic in direzione Chicago, si inizia a muovere qualcosa, tra giro di vite e cambio di mentalità. Viene assunto &#8211; e soprattutto confermato a fine stagione coach Mosley, il quale partendo proprio da specialista del player development aveva avuto la sua prima occasione da head coach ad interim &#8211; già in quel di Dallas.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Banchero: la via d&#8217;uscita</h2>



<p><strong>Paolo Banchero</strong> era &#8211; ed è &#8211; considerato il salvatore della patria (&#8230;) dalle parti di Orlando, ed era effettivamente necessaria una&nbsp;<em>franchise pick</em>&nbsp;del genere per risollevarsi dalla decade appena esaminata, ove spesso si è superato il limite dell&#8217;incompetenza, arrivando all&#8217;auto-sabotaggio. Anthony Micheal Parker, dopo aver servito come Assistant GM in Florida, ha contribuito a creare gli attuali T-wolves, prima di tornare ai Magic dall&#8217;ingresso principale e risultando il primo architetto di una squadra che ha a roster ben 9 giocatori scelti &#8220;in casa&#8221; al Draft, record di Lega eguagliato solo dai giovanissimi San Antonio Spurs.&nbsp;Cercando di creare una cultura e un ecosistema, chiaramente è stato necessario rifermare molti giocatori, e in considerazione dei Bird Rights e altre amenità dell&#8217;intricato regolamento salariale della NBA, i Magic si sono ritrovati ben al di sopra del cap. Eppure, le conclamate attese da Playoffs, unite all&#8217;onorevole uscita dell&#8217;anno scorso, lasciano ben sperare.&nbsp;</p>



<p>A proposito di ecosistema, si è parlato molto nell&#8217;ultima offseason della possibilità di far tornare all&#8217;Amway Center una superstar affermata, con i nomi di Paul George e Trae Young tra i più accreditati. Eppure, si è optato per la strada della continuità. Come sottolineato dal President of basketball Operations Jeff Waltman, era fondamentale puntare ancora sullo sviluppo dei talenti già in casa, intenzione suffragata dai numeri: l&#8217;87% del minutaggio dell&#8217;anno scorso era fino a metà novembre invariato in questa stagione, per un roster che annovera solo 3 tesserati over 30.</p>



<p>La scelta è ricaduta invece su un veterano con grande esperienza di basket primaverile come <strong>Kentavious Caldwell-Pope</strong>, con accordo da $66 milioni in 3 anni da molti ritenuto una steal. Oltre l&#8217;aspetto economico, aggiungere KCP a un back-court formato da Cole Antony, Antony Black e l&#8217;All-defensive Jalen Suggs (scelto alla #5 con una delle due first-rounders guadagnate da Vucevic) lasciava intendere &#8211; e così è stato &#8211; che il defensive rating di squadra sarebbe stato d&#8217;élite, ad oggi 3° nella Lega dietro solo a Thunder e Rockets. In questo senso va segnalato l&#8217;apporto di<strong> Jonathan Isaac</strong>. Per il newyorkese prodotto dei Florida State Seminoles, l&#8217;inizio nella Lega è stato complesso su più livelli: l&#8217;impatto è stato sotto le aspettative a livello tecnico, poi gli infortuni ricorrenti hanno giocato il loro ruolo e anche nella Bubble la sua scelta di non <a href="https://www.youtube.com/watch?v=_y4yM2wgmk8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inginocchiarsi</a> durante l&#8217;inno qualche problema l&#8217;ha creato. Tuttavia, nel 2023/24, Isaac è stato il primo in assoluto per Defensive Expected Plus-Minus (via The Ringer) &#8211; tirando tra l&#8217;altro con il 68% di True Shooting.</p>



<p>Nonostante quest&#8217;ultimo dato individuale, c&#8217;era bisogno &#8211; basandosi sui dati della scorsa stagione &#8211; di intervenire sul fronte offensivo a livello di squadra, dove il rating era valido solo per il 22o posto, con il tiro da tre come carenza più evidente. Va però computato come i Magic siano stati fissi in top-10 per punti al ferro e tiri liberi guadagnati, mantenendo quindi l&#8217;efficienza offensiva ad un livello più che accettabile.&nbsp;Per aumentare la pericolosità dall&#8217;arco e il volume offensivo, prima della deadline nel caso in cui la classifica continui a sorridere nonostante la lunga assenza di Banchero, potrebbe esserci un innesto. Il nome più ricorrente è quello di Zach Lavine. Il prodotto di UCLA ha un contratto impegnativo con i Bulls, e i suoi numeri a quest&#8217;ultimo rendono giustizia, ma probabilmente lui brama competere per qualcosa di più di un Play-In e a Chicago il GM Karnisovas potrebbe finalmente aver realizzato che è ora di ricostruire, soprattutto con la prossima dichiarazione al Draft di Cooper Flagg. Un&#8217;offerta realistica potrebbe includere Cole Anthony, Jonathan Isaac e il tedesco-brasiliano Tristan Da Silva, oltre ad una first-round pick. Discutibile se uno scambio del genere permetterebbe ai Magic di competere con Boston e New York, ma di certo li porrebbe come prima alternativa a queste ultime.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_03762fbb-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-64370" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_03762fbb-1024x683.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_03762fbb-300x200.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_03762fbb-150x100.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_03762fbb-768x512.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_03762fbb-1080x720.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/Immagine-WhatsApp-2024-12-05-ore-20.23.58_03762fbb.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Franz &#8220;Scottie&#8221; Wagner</h2>



<p>Sul finire di novembre, c&#8217;è stata la classica signature win per gli Orlando Magic, sul parquet dei Lakers e senza Banchero, sulle spalle possenti di <strong>Franz Wagner</strong>. Il prodotto di Michigan e fratello piccolo di Moritz è diventato inoltre il più giovane giocatore a mettere a segno una partita da 35 punti e 10 assist da&#8230; LeBron James.&nbsp;</p>



<p>Il berlinese sta compiendo una parabola evolutiva importante, e ora in assenza del franchiste player è stato chiamato a quanto di più difficile ci possa essere nella pallacanestro: aumentare il suo volume offensivo senza perdere in efficienza e rimanendo un&#8217;ancora sull&#8217;altro lato del campo &#8211; lo ha fatto per 20 partite, prima dell&#8217;infortunio all&#8217;obliquo destro.&nbsp;Poi, e questo più difficilmente si insegna, c&#8217;è anche da prendere e segnare il tuo della vittoria. Alpha type. Eppure, guardando indietro agli anni di Michigan, poco indicava una star in Wagner: prendeva solo 9 tiri a partita, ma già da spalla di Dennis Schroeder al Mondiale vinto &#8211; primo della storia tedesca &#8211; due estati fa, si vedeva un certo agio nell&#8217;aumentare le responsabilità al tiro. E&#8217; stato il secondo miglior marcatore del torneo, dietro a Nikola Jokic.&nbsp;</p>



<p>Eppure la rarità era sotto gli occhi di tutti: a prescindere da tiro e produzione, un 206cm x 100kg che guarda il ferro dall&#8217;arco, muove i piedi continuamente sui cambi e la mette per terra istintivamente, non era da sottovalutare, specialmente per la mentalità difensiva, ma non solo da quanto ha detto al&nbsp;<em>Long Shot Podcast</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“La mentalità americana del gioco, aggiunta al modo in cui ho imparato il basket in Europa, può essere una combinazione ottima. Quella mentalità da killer, quella competitività che le gente vuole che mostri sul campo, se riesco ad interiorizzarla ed impararla in un contesto di college, è qualcosa che in Europa non posso fare. Crescere in NCAA può prepararti meglio quando giochi 30-35 minuti a partita e con molte responsabilità.&#8221;</em></p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The Lakers broadcast spent the last 2 minutes talking about Anthony Davis&#39; elite free throw shooting in the clutch and Franz Wagner doing &quot;too much&quot; trying to lead the team.<br><br>Davis promptly goes 1-4 from the line and Wagner does this.<br><br>These Magic are fun.<a href="https://t.co/OlkfUroeG7">pic.twitter.com/OlkfUroeG7</a></p>&mdash; Ahaan Rungta (@AhaanRungta) <a href="https://twitter.com/AhaanRungta/status/1859841247059566911?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">November 22, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Dall&#8217;inizio di novembre, Wagner ha guidato i Magic in punti totali, triple, assist e rubate, tutto ciò da secondo per rimbalzi. Ha uno usage superiore a Jalen Brunson o James Harden. Questo significa che dalla sera alla mattina ha messo insieme numeri da All-NBA, con una versatilità- ancora &#8211; rara. Non è successo spesso nella storia della NBA che qualcuno passasse con questa facilità da Robin a Batman, ma un esempio &#8211; sacrilego, per carità &#8211; c&#8217;è: <strong>Scottie Pippen</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Here are all players with Shot Creator and Wing Stopper role combinations from 2013-25.<br><br>I&#39;ve highlighted a few interesting names: Kawhi, PG13, Butler<br><br>Franz Wagner this season is the blue dot. <a href="https://t.co/0lPFTCscV0">pic.twitter.com/0lPFTCscV0</a></p>&mdash; Cranjis McBasketball (@Tim_NBA) <a href="https://twitter.com/Tim_NBA/status/1858264892480127478?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">November 17, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ovviamente la materia grezza di Wagner non è quella del #33 dei Bulls, ma ha trovato il modo di risultare efficiente in una maniera simile, in difesa e come creatore primario. Pochi sanno andare in aiuto con i suoi tempi, o rubare palla con questa frequenza e con quell&#8217;altezza. Quel che stupisce &#8211; e che lo rende letale nel basket odierno &#8211; è che risulta il miglior difensore dei Magic a prescindere dall&#8217;avversario e dal suo ruolo: Cam Thomas o Nikola Vucevic, Devin Booker o Paul George, financo Evan Mobley, hanno avuto tutti serate storte al tiro quando marcati per più di tre quarti dei possessi offensivi da Wagner.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Franz Wagner great off-ball movement sets himself up for the open triple, Anthony Black assists <a href="https://t.co/h5aQCGlT8H">pic.twitter.com/h5aQCGlT8H</a></p>&mdash; The Magic Way (@MagicFilmRoom) <a href="https://twitter.com/MagicFilmRoom/status/1858705478093860901?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">November 19, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<hr class="wp-block-separator aligncenter has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Ti piace il modo in cui raccontiamo l’<strong>NBA</strong> su <strong>Around the Game</strong>? Siamo sicuri che ti piacerà, se non ti sei già iscritto, anche il modo in cui giochiamo al <strong>Fanta-NBA</strong>! Ti aspettiamo su <strong>STAZ</strong>, il <strong>fantabasket</strong> sviluppato dalla nostra redazione e pensato per tutti quelli che &#8211; come diceva Rasheed (più o meno) &#8211; leggono i numeri pensando… <em>stats don’t lie!</em></p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://lh7-rt.googleusercontent.com/docsz/AD_4nXe2--N_ctS1ntAYl-NJz8AWczWIS2t1DRvyaJ1cGtq0_7g3c8ANyd0YskyCC33Ceg-8XJgJ33Cm0s2emf0MZM26ToQ-xPPtoNoJR3dMoZOasVhYaAqbV5YwPXJchCAm11zArzEDUuK1gkRGNCjI_Vw?key=C1KuU78AGeVphq1UhIxJlrN9" alt=""/></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Small market Ballads: il lungo viaggio dei Sacramento Kings</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/small-market-ballads-il-lungo-viaggio-dei-sacramento-kings/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Di Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2023 14:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[sacramento kings]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://aroundthegame.com/?p=35411</guid>

					<description><![CDATA[Da Rochester NY, al centro della California. Da uno dei primi titoli NBA di sempre, ad una ricostruzione ventennale. I come e i perché della californiana meno californiana della Lega.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Da Rochester NY, al centro della California. Da uno dei primi titoli NBA di sempre, ad una ricostruzione ventennale. I come e i perché della californiana meno californiana della Lega.</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/sac-cover-1024x536.jpeg" alt="" class="wp-image-35412" width="646" height="338" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/sac-cover-1024x536.jpeg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/sac-cover-300x157.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/sac-cover-150x79.jpeg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/sac-cover-768x402.jpeg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/sac-cover-1080x565.jpeg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/sac-cover.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 646px) 100vw, 646px" /></figure>



<p>Quando puoi contare su un rooftop affacciato su palme e oceano, una vita mondana fondata sullo showbiz, o anche su una certa tradizione notturna e/o cestistica, attirare l’asset da sempre più prezioso nel contesto NBA – un&nbsp;All-Star free agent&nbsp;– è chiaramente più facile.</p>



<p>Certo, in questo senso&nbsp;<strong>Los Angeles</strong>&nbsp;è imbattibile, e la Baia di San Francisco è il suo naturale contraltare, volendo anche intellettualmente: laddove ad Hollywood – che c’era e c’è – si risponde con l’eredità hippie ma non troppo consistente nella Silicon Valley. Può fare concorrenza <strong>Miami</strong>, posto da vacanza 365 giorni se ce n’è uno.&nbsp;<strong>New York</strong>&nbsp;offre vibes in un certo senso opposte, ma comunque impareggiabili per un ventenne con dollari da spendere e la necessità di sentirsi parte di qualcosa di grande:&nbsp;<em>big lights will inspire you</em>, cantava Alicia Keys con l’allora non ancora proprietario dei Brooklyn Nets Jay-Z. Anche <strong>Boston</strong>, <strong>Chicago </strong>o <strong>Toronto </strong>possono avere degli argomenti favorevoli per la loro vita notturna molto attiva nonostante il clima, e perché almeno per le prime due, mettere quella canotta è oggettivamente qualcosa di speciale.</p>



<p>Eppure, come è diventato molto cliché scrivere, da quando la polarizzazione politica negli States tra costa e interno è diventata quasi un meme, e dunque nota anche da questo lato dell’Oceano, c’è&nbsp;<em>un’altra America</em>. Le cosiddette province dell’impero, se stiamo sui freddi numeri, non si avvicinano minimamente all’apporto di pubblico dei big markets, ma contano per circa la metà delle 30 franchigie.</p>



<p>In questa serie parliamo di chi ha battuto le probabilità e soprattutto di come. E di chi invece, tramite un ampio spettro di follie, scelte sbagliate e personalismi, è riuscito a complicarsi ulteriormente la vita. Con le spettro della relocation che su qualcuno ancora incombe.</p>



<p>Nel terzo episodio, dopo aver raccontato <a href="https://aroundthegame.com/post/small-markets-ballads-lo-strano-caso-dei-minnesota-timberwolves/">Timberwolves</a> e <a href="https://aroundthegame.com/post/small-market-ballads-indiana-pacers-just-a-step-away/">Pacers</a>, è il turno dei <strong>Sacramento Kings</strong>, senza mezzi termini la sorpresa di questa stagione.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">no caption needed <a href="https://t.co/GDUFAMpeDF">pic.twitter.com/GDUFAMpeDF</a></p>&mdash; Around the Game (@AroundTheGameIT) <a href="https://twitter.com/AroundTheGameIT/status/1641347267364880384?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">March 30, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<div style="height:44px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Il valore delle future picks: modelli, speranze, inflazione</h2>



<p>Oltre alla sopracitata attrattività, ci sono dei criteri più concreti per giudicare la dimensione di un market: contratti di sponsorizzazione, prezzi dei biglietti, collaborazioni con celebrità locali, ma soprattutto i ricavi provenienti dai&nbsp;<strong>diritti tv</strong>. Il potenziale di questi ultimi si calcola dal numero di case (e non di abitanti) nell’area metropolitana, o in certi casi – in zone rurali come l’Indiana, ad esempio – nello stato. Questa distinzione rende, forse paradossalmente, Washington più apprezzabile di Miami in tal senso.</p>



<p>Appena tre anni fa il pattern appariva molto chiaro: i&nbsp;Lakers&nbsp;avevano scambiato Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart, tre scelte al primo giro e una pick swap per&nbsp;Anthony Davis. La risposta dall’autoproclamata franchigia di Compton, i&nbsp;Clippers, è arrivata con&nbsp;Paul George&nbsp;in cambio di Shai Gilgeous-Alexander, Danilo Gallinari, cinque (sic!) primi giri e due swap.</p>



<p>Nell’ultima offseason i ruoli si sono invertiti, a stretto giro Atlanta si è assicurata quello che reputava il perfetto complemento per Trae,&nbsp;<strong>Dejounte Murray</strong>, per tre primi giri e due swap agli Spurs (con Gallinari come salary filler, poco prima della firma a Boston). Poi Cleveland ha fatto girare lo sguardo alle altre 28, scambiando Ochai Agbaji, Collin Sexton e Lauri Markkanen più tre prime non protette e due swap per&nbsp;<strong>Donovan Mitchell</strong>. Prezzo addirittura superato dai Timberwolves per&nbsp;<strong>Rudy Gobert</strong>, con quattro prime, quattro giocatori (tra cui Beasley e Vanderbilt) e uno swap. Impressionante anche come i Cavs abbiano avuto gioco facile nel superare la concorrenza dei&nbsp;<strong>Knicks</strong>, pronti a celebrare l’homecoming ma poi molto più cauti quando hanno capito il prezzo, sempre con riguardo alle differenze tra i mercati.</p>



<p>Guardando indietro, l’inflazione nel valore delle picks è abbastanza clamorosa: se Shaq fu scambiato per Lamar Odom, Caron Butler e una pick dai Lakers a Miami, lo stesso può dirsi di&nbsp;<strong>Kawhi Leonard&nbsp;</strong>da San Antonio a Toronto (per quanto al nativo di Compton rimanesse un solo anno di contratto, all’epoca). Eppure all’uomo dalla risata più monetizzata di sempre dopo quella del Joker, in un anno&nbsp;<a href="https://aroundthegame.com/post/lascesa-dei-toronto-raptors/">è riuscito ciò che in Canada appariva davvero impossibile</a>. E da lì, il numero di giocatori d’azzardo nei front office è salito come non mai.</p>



<p>Il momento in cui il vento cambiò fu a novembre 2020, quando i Milwaukee Bucks mandarono a New Orleans in una trade a quattro squadre Steven Adams (via OKC), Eric Bledsoe, due primi giri e due swap per&nbsp;<strong>Jrue Holiday</strong>. Pagato caro, prezzo che ha fatto e continua a fare scuola, ma il cui peso è eternamente sparito esattamente in questo attimo:</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Jrue Holiday Lobs WILD Alley-Oop To Giannis To Seal Game 5 vs. Suns" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/FcBTDY3yYis?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Certo, non bisogna confondere la mentalità di quei Bucks con le tre sopracitate: avevano già a roster un MVP da un lato, e dall’altro una volta messe così tante fiches sul tavolo, arrivare in fondo ad Est era il minimo, mentre per le altre il caso di specie è differente, specialmente in una Eastern Conference così carica di talento ai vertici. Il tempo c’è, anche considerando banalmente l’età dei giocatori acquisiti, ma bisogna da subito essere chiari su un aspetto chiave: si deve essere disposti a rallentare, perché in caso di fallimento, ritrovarsi senza picks vorrebbe dire aver perso qualunque tipo di attrattività.</p>



<p>In tutto ciò va anche ricordato che oltre al valore che si tende a dare all’ignoto – tanto del giocatore quanto del numero della pick, spesso molto aleatorio – bisogna computare anche i fattori esterni, come ad esempio l’influenza di <strong>Rich Paul</strong> e della sua&nbsp;<strong>Klutch Sports</strong>&nbsp;nel concludere l’affare-Davis, o anche e soprattutto la revisione del regolamento della lottery nel 2019; prima di quest’intervento la squadra col peggior record era sicura di scegliere tra le prime quattro e aveva addirittura il 25% di probabilità di pescare per prima, ora invece le ultime tre in Regular Season hanno il 14% ciascuna di essere le ultime ad uscire dall’urna. A dimostrazione di ciò, la trade-Holiday si è conclusa poco più di un anno dopo l’effettività del nuovo regime.</p>



<div style="height:44px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Da una costa lacustre ad un&#8217;altra, fluviale</h2>



<p>La <strong>United States Route 66 </strong>fu una delle prime <em>highway </em>federali statunitensi, aperta l&#8217;11 novembre 1926. Originariamente collegava Chicago alla spiaggia di Santa Monica, attraversando ben otto Stati su una distanza complessiva di 3755 chilometri. Salì alle cronache per la migrazione verso ovest, specialmente durante il <em>dust bowl</em>. Supportò l&#8217;economia delle comunità attraverso le quali passava: le popolazioni prosperarono per la crescente popolarità della strada, ed alcune di queste combatterono tenacemente per tenerla in vita dopo la nascita del nuovo <em>Interstate Highway System</em>. Un percorso lungo, quindi, ma non lungo quanto una trasferta con bagagli pesanti e dal dubbio valore da Rochester, NY, fino a Sacramento, CA, con soste brevi a Cincinnati e Kansas City.</p>



<p>Era il 1951 quando la squadra della storica cittadina a nord della Grande Mela vinceva il suo primo titolo sportivo professionale, grazie ai <strong>Rochester Royals</strong>. Il nome era in onore al whiskey Crown Royal, primo sostenitore della franchigia che già al terzo anno di NBA appese il primo banner; d’altronde mancava ancora un po’ agli anelli. Simpatico notare come in quelle Finals i Royals ebbero la meglio in sette gare (79-75 l’ultima) sui New York Knicks, ma alle finali di Conference, vero ostacolo nei 3 anni precedenti,  riuscirono per la prima volta a sconfiggere gli odiatissimi <strong>Minneapolis Lakers</strong>. <em>Sic transit</em> – ma non troppo – <em>gloria mundi</em>.</p>



<p>Eppure, da qui in poi al calare delle vittorie corrispose quello dell’interesse e dunque degli incassi. E così, disperato, il fondatore Lester J. Harrison – un locale contadino deceduto nel 1997, da Hall of Famer – si vide costretto nel &#8217;57 a spostare la franchigia (della quale era anche allenatore) nelle campagne del MidWest. Era convinto di trovare fortuna nella <em>Queen City</em>, ovvero <strong>Cincinnati</strong>, ma la sosta durò solo 15 anni, visto lo scarso interesse della città, all’epoca molto baseball-centrica. A nulla valse peraltro avere a roster l’indubitato MVP dell’epoca, ovvero <strong>Oscar Robertson</strong>. Semplicemente, non c’era gente al palazzo.</p>



<p>Nel 1972 si concretizza dunque il trasferimento a <strong>Kansas City</strong>, dove però c’erano già dei Royals nel baseball. Ed ecco quindi il cambio di nome in <strong>Kings</strong>, non foriero però di fortuna, dato che dopo soli 13 anni le avances dei Cavaliers portarono via i leader della squadra e un’alluvione rese inutilizzabile l’arena. La franchigia, mai entrata nel cuore di una città che iniziava anche a scoprire i suoi Chiefs nel football, fu venduta a Sacramento per la miseria di 11 milioni di dollari nel 1985.</p>



<p>Qui almeno, vista anche la totale mancanza storica di sport professionistici, trovarono passione e partecipazione, culminate nella storica rivalità &#8211; chiuso il cerchio &#8211; con i Los Angeles Lakers. Il capitolo iniziale ci fu nel 2000 al primo turno, alla prima apparizione playoff di <strong>Jason</strong><em> </em><strong>Williams</strong>, <strong>Chris Webber </strong>e <strong>Vlade Divac</strong>, che poi è stato anche GM della franchigia. Due anni dopo, stessa storia e stessi protagonisti, ad eccezione di Williams scambiato a Vancover per l’insospettabile leader <strong>Mike Bibby</strong>. Stavolta in Finale di Conference, e con <a href="https://aroundthegame.com/lakers-vs-kings-2002/">picchi di rivalità oltre che di polemiche arbitrali</a> raramente visti da quel lato dell’Oceano. Per raccontare la serie servirebbe un libro, ma nessuno comunque da quelle parti ha dimenticato i 26 tiri liberi concessi ai giallo-viola nell’ultimo periodo di Gara 6, sul 3-2 per Sacramento.</p>



<p>Quella squadra rimase nei cuori della capitale californiana, e a ragion veduta, come testimonia la copertina dell&#8217;epoca di <em>Sports Illustrated</em>, con una definizione ad oggi non ancora pareggiata:</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/si-sac-1.jpg" alt="" class="wp-image-35417" width="509" height="675" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/si-sac-1.jpg 678w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/si-sac-1-226x300.jpg 226w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/si-sac-1-113x150.jpg 113w" sizes="(max-width: 509px) 100vw, 509px" /></figure>



<p>L’anno successivo fu l’ultimo di vera rilevanza per i Kings, sconfitti complice l’infortunio al ginocchio di Webber dai Mavs di Steve Nash e Dirk Nowitzki.</p>



<div style="height:44px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Draft e trade: intuizioni geniali e follie assolute</h2>



<p><strong>Vivek Ranandivè</strong>, magnate indiano e prodotto di Harvard, ha costruito la sua fortuna nel campo della digitalizzazione, in quella linea di lavoro si è guadagnato il soprannome di <em>Mr Real Time</em>. Nel basket invece, nel quale è entrato come vice presidente dei Golden State Warriors nel 2010, è ricordato per un&#8217;idea rivoluzionaria che gli balzò in mente appena diventato proprietario dei Kings: voleva giocare in 4 in difesa, lasciando dunque un giocatore sull&#8217;altro lato del campo per migliorare la transizione. A voi che tipo di speranze avere con questa proprietà. </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Every year, the <a href="https://twitter.com/hashtag/NBADraft?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#NBADraft</a> breathes new life into fan bases around the league as teams welcome a new crop of promising, young talent.<br><br>Unless you’re a fan of the Sacramento Kings 😬 <a href="https://twitter.com/hashtag/SacramentoProud?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#SacramentoProud</a><br><br>🏀: <a href="https://t.co/pXpUuSKvt8">https://t.co/pXpUuSKvt8</a> <a href="https://t.co/DSF7UVuxXK">pic.twitter.com/DSF7UVuxXK</a></p>&mdash; Sports Illustrated (@SInow) <a href="https://twitter.com/SInow/status/1540110049237798913?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">June 23, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>E infatti, è andata com&#8217;è andata. Non dovesse bastare, <strong>Vlade Divac</strong> &#8211; dimessosi nel 2020 dalla carica di GM &#8211; non ha mai chiarito la scelta di <strong>Marvin Bagley</strong>. Solo un anno fa predicava ancora pazienza, prevendendo un grande upside per l&#8217;ala di Duke, ora nel roster di Detroit. Eppure, secondo l&#8217;insider Tim McMahon, Divac non ha preso un granchio, ma ha evitato di chiamare Doncic a causa di una faida con il padre di Luka, Sasha, col quale aveva avuto a che fare da giocatore. Se Deandre Ayton col senno di prima poteva avere senso alla #1, e se la trade fra Atlanta e Dallas per la quale in Georgia c&#8217;è Trae Young è la definizione di win-win, Bagley non è mai stato al livello degli appena citati. E la carriera di Divac, forse, non recupererà mai da questo errore. </p>



<p>Difficile darsi pace, anche con quanto di buono fatto. Ad esempio, per un Fredette c&#8217;è stato anche un Isaiah Thomas, da <em>Mr Irrelevant</em> ad All Star, ma a Boston. Gli ci volle metà stagione da rookie per diventare titolare con 20 punti e 6 assist di media, ma di fronte all&#8217;offerta contrattuale di Phoenix, i Kings lo lasciarono andare in cambio di un secondo giro e una trade exception mai utilizzata. Senza dimenticare la pesca di <strong>Peja Stojakovic</strong> alla #14, nel 1996: Sacramento vide ben ripagata l&#8217;attesa di due anni per il suo arrivo dal campionato greco, l&#8217;ala serba arrivò dunque in California in contemporanea con Jason Williams (via Draft), Chris Webber (via trade) e Vlade Divac (via free agency). Come detto, rappresentano la<em> golden era</em> della franchigia, e Peja &#8211; ritiratosi da campione con i Mavericks 2011, era all&#8217;epoca terzo all-time per triple segnate. </p>



<p>Anche per quanto riguarda la storia delle trade, c&#8217;è da sorridere ma non manca da piangere. <strong>DeMarcus Cousins</strong> è un caso che ha fatto scuola, ma non nel senso buono. Boogie scoprì di essere stato scambiato a New Orleans durante uno degli eventi media dell&#8217;All-Star weekend, ma era il package ad essere davvero assurdo: una prima protetta in top-3, una seconda, Buddy Hield, Langston Galloway e il contratto in scadenza di Tyreke Evans. Avrà pensato nuovamente questo, ma come desiderio realizzato, il prodotto di Kentucky. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/boogie-tweet-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-35433" width="512" height="341" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/boogie-tweet-1024x682.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/boogie-tweet-300x200.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/boogie-tweet-150x100.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/boogie-tweet-768x511.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/boogie-tweet.jpg 1080w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption class="wp-element-caption">La reazione alla chiamata con la #2 assoluta di Georgos Papagiannis</figcaption></figure>



<p>Ma veniamo ai sorrisi: nel &#8217;98, i Kings si accorgono che il prime di<strong> Mitch Richmond</strong> è ormai alle sue spalle, e decidono di scambiarlo per uno standout da Michigan University che <a href="https://aroundthegame.com/chris-webber-rewind/">qualche problema</a> nei suoi primi anni nella Lega l&#8217;ha dato: si tratta di Chris Webber, che finirà la sua tenuta in viola con il numero 4 appeso sul tetto dell&#8217;arena. E pensare che prima di quei sei anni e mezzo conditi da quattro apparizioni all&#8217;All-Star game, lui a Sacramento neanche voleva andarci. Ciò non fermò la dirigenza, ma erano decisamente altri tempi. </p>



<p>Arrivando all&#8217;attualità, molte sopracciglia si sono alzate quando, in un disperato tentativo di tornare a godere del basket quantomeno d&#8217;aprile, i Kings hanno mandato la gemma assoluta del Draft 2020, <strong>Tyrese Haliburton</strong>, in Indiana per i talenti di <strong>Domantas Sabonis</strong>. Una scelta molto criticata, eppure&#8230;</p>



<div style="height:44px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Young Kings</h2>



<p>Così cantava Meek Mill. Coach <strong>Mike Brown</strong> ha messo insieme, come si diceva, la sorpresa dell&#8217;anno: una squadra non più Fox-dipendente, per quanto la point guard continui ad aggiungere elementi al suo gioco. Gli isolamenti di Sabonis dal post &#8211; il prodotto di Gonzaga è uno degli ormai pochi in circolazione ad essere ancora efficace in questo tipo di situazione &#8211; danno ritmo ad un attacco che quando non trova il pick&amp;roll delle sue stelle, può contare sempre, su tutta la rotazione, su almeno tre elementi in grado sia da attaccare dal palleggio, sia di ricevere e punire da fuori.</p>



<p>Cambiando su ogni blocco, è chiaro come coach Brown abbia estremizzato, con ottimi risultati, tutti i pilastri del gioco moderno. In questo è stato seguito dal suo front office, che gli ha messo in mano un prospetto dorato come<strong> Keegan Murray</strong> e una trade intelligente come quella che ha portato <strong>Kevin Huerter</strong>, ad oggi in ritmo per raggiungere il career-high per punti e triple segnate. </p>



<p>Tutto si basa sulla gravity al ferro di Fox, caratteristica che aveva già a Kentucky ed ora finalmente sfruttata a dovere al piano di sopra, grazie alla complementarità delle doti di passatore di Sabonis e dal campo diviso quasi esclusivamente con compagni abili a tagliare (secondi nella Lega per punti generati in questo modo) ed efficaci dall&#8217;arco. Il più classico dei <em>pick your poison</em>.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="565" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/fox-stat-1024x565.jpg" alt="" class="wp-image-35575" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/fox-stat-1024x565.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/fox-stat-300x165.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/fox-stat-150x83.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/fox-stat-768x424.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/fox-stat.jpg 1028w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Salta all&#8217;occhio come Fox sia in un&#8217;area riservata solo a lunghi</figcaption></figure>



<p>Anche l&#8217;enorme quantità di handoff paga dividendi importanti. Il <em>2-man game</em> tra Sabonis e Huerter è tra i più produttivi della Lega, e la guardia ex-Atlanta è il secondo più cercato dal nativo di Portland (dopo Fox), e sta tirando su questi passaggi con un&#8217;irreale 80% da tre. </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Sacramento Kings Flex Progression #basketball #basketballcoach #basketballtraining basketballtr" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/MK0Eakm6EXI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Oltre a questo, va considerata anche la seconda giovinezza di <strong>Harrison Barnes</strong>, nelle vesti di veterano della squadra. Sacramento ha giocato 26 partite che hanno incluso del clutch time <em>(aggiornato a febbraio, ndr)</em>, cioè 5 o meno punti di distanza nei 5 minuti finali. Il record è di 15-11, che è spaventoso se unito ad un league leading 130.3 di Offensive Rating in questi frangenti, guidati da <strong>De&#8217;Aaron Fox</strong> e dai suoi 5 punti di media. Certo, la situazione è quasi diametralmente opposta in difesa: 121.2 valido per il quintultimo posto nella Lega, ma c&#8217;è tempo per migliorare in quel che rimane di una Regular Season che comunque li vede terzi ad Ovest. <em>(aggiornato a febbraio, ndr)</em></p>



<p>Tornando al prodotto di Iowa, Keegan Murray, è l&#8217;unico starter della sua classe Draft in una squadra dentro ai <strong>Playoffs</strong>, ed è stato finora il complemento perfetto: la sua <a href="https://twitter.com/AroundTheGameIT/status/1641319804433838081" target="_blank" rel="noopener">affidabilità al tiro</a> e la sua duttilità per essere efficace in ogni area dell&#8217;attacco sono tra le chiavi per massimizzare il rendimento del duo sopracitato. Ad oggi, Murray viaggia col 58.9% di True Shooting <em>(aggiornato a febbraio, ndr)</em>, ed è il giocatore dei Kings con più punti per tocco dopo il lungo Trey Lyles. Keegan sta tanto tempo negli angoli, non ruba ritmo all&#8217;attacco nel suo complesso e ha le leve per risultare utile anche in transizione difensiva. Alla #4, era davvero difficile chiedere di meglio. Ora le difese stanno diventando molto più aggressive con i Kings, passando sopra sui tanti handoff e sui tanti pick&amp;roll, dandogli anche più fiducia nell&#8217;attaccare il ferro e perfezionarsi da ball handler.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">L&#39;ultima volta che i Sacramento Kings raggiungevano i Playoffs, gli attuali starter avevano:<a href="https://twitter.com/swipathefox?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@swipathefox</a> &#8211; 8 anni<a href="https://twitter.com/KevinHuerter?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@KevinHuerter</a> &#8211; 7 anni<a href="https://twitter.com/hbarnes?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@hbarnes</a> &#8211; 14 anni<br>Keegan Murray &#8211; 5 anni<a href="https://twitter.com/Dsabonis11?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@Dsabonis11</a> &#8211; 10 anni <a href="https://t.co/ISg4lGMbA1">pic.twitter.com/ISg4lGMbA1</a></p>&mdash; Around the Game (@AroundTheGameIT) <a href="https://twitter.com/AroundTheGameIT/status/1641350186709528578?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">March 30, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Terzi ad Ovest, quindi, posizione che è valsa anche l&#8217;estensione di tre anni per il GM <strong>Monte McNair</strong>, mossa in un certo senso scontata considerando che la più lunga astinenza dalla post-season è proprio quella di Sac-Town, lunga ben 16 anni. Quest&#8217;ultimo ha preso le redini della franchigia a settembre 2020: Huerter, Murray, la firma di Malik Monk e soprattutto Mike Brown in panchina, sono tutte sue scelte. Ora coach e GM sono sulla stessa tabella di marcia, contrattualmente parlando, e questa sembra una scelta finalmente lungimirante della proprietà. Si noti come Mike Brown potrebbe essere il primo di una lunga serie a trovare fortuna dall&#8217;albero di <strong>Steve Kerr</strong>, difatti i principi che ha importato nella capitale sono alquanto riconoscibili. </p>



<p>Si diceva: efficienza di tutta la rotazione. La panchina dei Kings, guidata come ball-handler primario da <strong>Malik Monk</strong> e dalla difesa già epica a livello collegiale di <strong>Davion Mitchell</strong>, con la solidità sotto le plance di Richaun Holmes e Chimezie Metu, è terza per punti concessi e seconda per efficienza (intorno al 48% dal campo in stagione, terza miglior bench unit).</p>



<p>Il drought <a href="https://aroundthegame.com/post/le-squadre-nba-con-le-astinenze-piu-lunghe-dai-playoffs/">più lungo</a> tra tutti gli sport maggiori americani è finito.</p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">&quot;Negli episodi precedenti&quot;&#8230;<br><br>A cura di: <a href="https://twitter.com/MaxBogni99?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@MaxBogni99</a> <a href="https://t.co/h1MnP4aC8j">https://t.co/h1MnP4aC8j</a></p>&mdash; Around the Game (@AroundTheGameIT) <a href="https://twitter.com/AroundTheGameIT/status/1624803732855595008?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">February 12, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>LeBron Raymone James: da Prescelto a Prometeo</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/lebron-raymone-james-da-prescelto-a-prometeo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Di Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2023 12:17:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[lebron james]]></category>
		<category><![CDATA[los angeles lakers]]></category>
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					<description><![CDATA[La milestone del top scorer di tutti i tempi fa un certo effetto, ma come tutti i grandi prima di lui, LeBron ha cambiato il cambiamento. Ed è stato usato contro di lui. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">La milestone del top scorer di tutti i tempi fa un certo effetto, ma come tutti i grandi prima di lui, LeBron ha cambiato il cambiamento. Ed è stato usato contro di lui. </h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/WhatsApp-Image-2023-02-09-at-11.54.48-1024x536.jpeg" alt="" class="wp-image-36173" width="725" height="379" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/WhatsApp-Image-2023-02-09-at-11.54.48-1024x536.jpeg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/WhatsApp-Image-2023-02-09-at-11.54.48-300x157.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/WhatsApp-Image-2023-02-09-at-11.54.48-150x79.jpeg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/WhatsApp-Image-2023-02-09-at-11.54.48-768x402.jpeg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/WhatsApp-Image-2023-02-09-at-11.54.48-1080x565.jpeg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/WhatsApp-Image-2023-02-09-at-11.54.48.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /></figure>



<p>Nella mitologia greca i titani sono gli dèi più antichi, nati da Gea e Urano, ovvero cielo e terra. Prometeo è uno di loro, ma a differenza degli altri è amico degli umani. L&#8217;amicizia gli farà prendere un rischio, quello di rubare a Zeus il fuoco per dare conforto ai suoi suddetti amici. Come prevedibile, il grande capo non la prese bene, e gli conficcò nel corpo una colonna che lo tenesse bloccato nel punto più alto del Caucaso, esposto alle intemperie e con un&#8217;aquila che gli dilaniasse il fegato per l&#8217;eternità; solo in una tragedia perduta di Eschilo, Prometeo viene liberato da Eracle, dopo che quest&#8217;ultimo aveva ucciso con una freccia la sadica aquila. </p>



<p>Chi sia Eracle in questa metafora a tema NBA, dobbiamo ancora capirlo. Eppure Prometeo, o in questo caso<strong> LeBron James</strong>, è stato liberato, salvo poi fronteggiare altre problematiche. Ma partiamo dall&#8217;inizio.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Da Chamberlain a James, mezzo secolo di cambiamento</h2>



<p>Nella storia NBA tutti i grandi hanno lasciato qualcosa di oltremodo concreto, tangibile. In epoca risalente, <strong>Wilt Chamberlain</strong> costrinse la Lega a cambiare le regole per tiri liberi e rimesse, destino comune per forza di cose ai lunghi, dato che decadi dopo l&#8217;<em>hack-a-Shaq</em> riporterà un caso in qualche modo simile alle cronache. <strong>Larry Bird</strong> invece, che andava preservato come un originale tesoro del New England ben prima di quello trovato nei primi 2000 da Nicholas Cage, riuscì insieme alla dirigenza dei Celtics a far coniare e codificare la Bird Rule, quella relativa ai rights per cui si può uscire dai rigidi schemi del salary cap laddove si detengano questi diritti. <strong>Micheal Jordan</strong>, infine, fu una rivoluzione culturale, quella dell&#8217;ultracompetitività oggi tanto abusata, contestata e rivisitata, che è magistralmente esposta nell&#8217;instant classic The Last Dance e ha permesso per la prima volta e quasi senza intermediazioni ai giocatori di commerciare la propria immagine, fino a renderla culto assoluto.</p>



<p>LeBron non ha fatto, consapevolmente o meno, nulla di tutto questo. Niente regole apposite &#8211; forse al massimo per la temperatura delle arene &#8211; niente modifiche al contratto collettivo e, ad oggi, nessun documentario tanto apologetico quanto dittatoriale. Ha cambiato, però, il sistema da dentro, già nel 2003 e quindi neanche ventenne. E prima di cambiare il gioco, come ci insegnano i bracket degli ultimi 15 anni, LeBron ha cambiato il cambiamento.</p>



<p>Team USA nel 2006 ha uno dei suoi momenti più bassi: concluderà al terzo posto il mondiale in Giappone, ma è un primo incontro formale tra il Nostro, <strong>Dwyane Wade</strong> e <strong>Chris Bosh</strong>. Arrivati tutti e tre, la crema della classe Draft 2003, al momento della prima estensione contrattuale, decidono per un quadriennale, di modo da essere free agent insieme nel 2010. Questo ha avuto ovviamente una reazione a catena per cui lo spazio salariale è diventato l&#8217;asset più importante, ed ogni parola, ogni gesto di LeBron era sottoposto ad accurate analisi da improvvisati Cremlinologisti. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/0708_lebron_james_decision_charity.0-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-35871" width="559" height="372" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/0708_lebron_james_decision_charity.0-1024x683.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/0708_lebron_james_decision_charity.0-300x200.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/0708_lebron_james_decision_charity.0-150x100.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/0708_lebron_james_decision_charity.0-768x512.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/0708_lebron_james_decision_charity.0-1080x720.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/0708_lebron_james_decision_charity.0.jpg 1200w" sizes="(max-width: 559px) 100vw, 559px" /></figure>



<p>In seguito c&#8217;è stato il cambiamento mediatico, a partire da <em><strong>The Decision</strong></em>, format che ha aperto la strada del racconto sportivo senza intermediazione, a istituzioni come le conosciamo oggi come The Players&#8217; Tribune e The Uninterrupted, di proprietà dello stesso James. Due binari, dunque: l&#8217;uso strategico della lunghezza dei contratti per aumentare la propria leverage, e quello mediatico, con un obiettivo comune, ovvero controllare la narrativa.</p>



<p>Che LeBron sentisse l&#8217;atavico dovere di vincere <em>for the Land</em>, l&#8217;ha dimostrato. Ma aveva concesso sin troppo tempo ai piani alti dei <strong>Cleveland Cavaliers</strong>, non avendo in cambio mai la tanto agognata competitività. Il piano B di un ragazzo appena ventenne si era dimostrato oltre che funzionante, necessario. E poi gli è sfuggito di mano. </p>



<div style="height:55px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Nowitzki, Boston, Popovich, Durant e le altre fatiche del Prescelto</h2>



<p>Se è vero che a pallacanestro si gioca in cinque, ed è vero che negli States la narrativa pesa molto, è ancor più vero che il livello tattico sull&#8217;hardwood sposta. Nella sua carriera il Nostro si è trovato davanti avversari d&#8217;ogni tipo, ma è stato lui stesso a indicare il corso della Lega, dei valori al Draft, a far valutare quale allenatore poteva definirsi moderno e quale no.</p>



<p>Aldilà della prima apparizione alle Finals, una delle più impari di sempre nel 2007 contro San Antonio, il percorso del Re ad Est è stato sempre abbastanza netto. L&#8217;anno successivo al secondo turno i Celtics passarono senza troppi patemi in sei gare, contro dei Cavs sprovvisti di una seconda opzione offensiva all&#8217;altezza. Nel 2009 si torna alla finali di Conference, ma Stan Van Gundy pare aver creato una macchina da guerra perfetta, che ricorda la testuggine romana costruita attorno ad un <strong>Dwight Howard</strong> durato davvero troppo poco. Ed è l&#8217;ultima goccia.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="LeBron James    With No Regard For A Human Life    Monster Dunk on Kevin Garnett   HD" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/beCxSqSXGDY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Best call nella carriera di James, grazie Kevin Harlan</figcaption></figure>



<p>E&#8217; arrivato il momento di cambiare: i Big Three si compongono raggiungendo Wade a South Beach, un giovane <strong>Erik Spoelstra</strong> &#8211; che ha iniziato in quell&#8217;organizzazione come assistente all&#8217;analisi video &#8211; siede in panchina e l&#8217;orchestra è guidata da<strong> Pat Riley</strong>. Una delle vittorie più annunciate nella storia dello sport, e infatti in quattro anni arrivano altrettante Finals e due trionfi. Ma rimanendo in campo, cosa è cambiato? Molto semplicemente, il numero di possessi. </p>



<p>Nei Celtics, LeBron aveva trovato una squadra dai ritmi contenuti, capace tanto di punire in transizione quanto di cercare sempre il tiro migliore grazie al predominio in ogni zona tematica: la regia di Rondo, la capacità d&#8217;isolamento di Pierce, il possesso del pitturato di Garnett. In panchina c&#8217;era <strong>Doc Rivers</strong> &#8211; un altro che dal cambiamento in questione non ha tratto particolare giovamento, aldilà dell&#8217;infortunio di Paul e di quanto accaduto nella bolla &#8211; che con la sua<a href="https://youtu.be/CBPT-gR0b1Y" target="_blank" rel="noopener"> <em>ice defense</em></a> aveva tagliato fuori ogni speranza dei Cavaliers ancora prima di iniziare la serie, dacché una squadra che gioca con contemporaneamente Varejao e Iligauskas ha poco da guadagnare contro una difesa il cui obiettivo è limitare il campo d&#8217;azione. Questo volendo dare una spiegazione che vada oltre il clamoroso dislivello tra i singoli a roster.</p>



<p>L&#8217;anno successivo la prospettiva si ribalta: Van Gundy e i suoi <strong>Orlando Magic</strong> guidati da un Howard in versione Superman sono clamorosamente <a href="https://youtu.be/ZlPM2DVq8Ao" target="_blank" rel="noreferrer noopener">avanti rispetto al loro tempo</a>. Complice l&#8217;infortunio del lungo Tony Battie, Van Gundy insierisce in quintetto Rashard Lewis, uno dei primi <em>stretch four</em> della storia; e il resto è effettivamente storia, perché grazie alla gravity del #12 ogni raddoppio, tag, o anche accenno di aiuto al post &#8211; alto o basso che fosse &#8211; porta ad una tripla aperta. Fece scalpore all&#8217;epoca il record segnato sul parquet di Sacramento di 22 triple in una partita, superato solo nel 2017 dai Rockets di James Harden e Mike D&#8217;Antoni. Non c&#8217;era semplicemente partita sul lato offensivo per i Magic, mai capaci di contenere il nativo di Akron ma con gioco facile nell&#8217;annullare uno dei suoi lunghi ogni partita, anche tenendoli fuori dal campo perché costretti a navigare oltre le loro acque territoriali.</p>



<p>E&#8217; ironico ripercorrere oggi questa storia, ripensare che 14 anni fa il problema di LeBron era il pace degli avversari. Ripensare ai toni di tradimento, corruzione e tragedia usati in ogni dove per il trasferimento a Miami. Non c&#8217;era la benché minima idea di cosa sarebbe successo da lì a poco.</p>



<p>Contro Nowitzki, coach Carlisle e quei <strong>Dallas Mavericks</strong>, LeBron ha avuto un chiaro avvertimento dal destino: hai rovesciato un regno, quello dei lunghi dominanti e dei piani offensivi decisi in difesa. Fondamentalmente, hai rotto Boston, e non sei più confinato e solo in Ohio. Ora c&#8217;è una nuova montagna, e dopo questa ne verrà una tanto simile quanto più irta di pericoli. </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="LeBron James GREATEST Game EVER? Full Game 6 Highlights vs Celtics (2012 Playoffs) - 45 Pts, 15 Reb!" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/rN17J-KMWnY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
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<p>Se è vero che i titoli non si contano ma si ponderano, è anche per campagne come quella de<strong>i </strong>Mavs 2011. Un roster pieno di delinquenti redenti e trafficanti di perle ormai all&#8217;ultima occasione, quali Jason Terry, Jason Kidd, Peja Stojakovic, e poi la sagacia difensiva di Shawn Marion e Tyson Chandler. Per arrivare alle Finals, eliminano i Lakers di Kobe e i primi Thunder da post-season. In Gara 4, Dallas tra le mura amiche torna sul 2-2, e non si fermerà fino all&#8217;anello.</p>



<p>Quella sera LeBron ne segna 8, con 3/11 dal campo. E&#8217; un momento da lui stesso definito <a href="https://youtube.com/shorts/bbb1tVJT-fQ?feature=share" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fondamentale</a>, nel quale trova nuova linfa e consapevolezza di ciò che davvero serve. Da qui in poi, paradossalmente, non lascerà alcun argomento ai detrattori, se non in malafede o per critiche opposte rispetto a quelle di questo periodo, ovvero sull&#8217;incapacità di costruirsi attorno una squadra per vincere. Molto ironico, ancora. </p>



<p>Anche questi Mavs, comunque, erano una squadra dal ritmo alto, capace di avere una controffensiva al livello dei Big Three con Nowitzki e con un Kidd che ha imparato giusto in tempo per la sua redemption a tirare dall&#8217;arco. Ritmo alto, tiro da tre, il tormentone continua. </p>



<p>Nei due anni successivi, non ce n&#8217;è per nessuno. Boston va giù di nuovo, la Oklahoma City dei giovani Westbrook e Durant deve fare strada, i Big Three si prendono ciò che spetta loro e si preparano a quello che sarà in back-to-back uno degli scontri più belli a livello tecnico, tattico e narrativo della storia della Lega, contro i <strong>San Antonio Spurs</strong>. </p>



<p>Nel 2013, LeBron e Miami vincono in sette gare, con il tiro epico di Ray Allen in Game 6; nell&#8217;anno successivo invece devono arrendersi al <em>Beautiful Game</em>, con una sconfitta netta per 4-1. Gli Spurs sono la prima squadra che riesce a mettere in seria difficoltà Miami sul lato <a href="https://youtu.be/dwy0qXxRu48" target="_blank" rel="noreferrer noopener">difensivo</a>, dove fino a quel momento era stata dominante. In fin dei conti, uno scontro tra titani, un livello davvero alto, e un titolo per parte.</p>



<p>E&#8217; forse il momento più intenso della carriera del Nostro, che decide di tornare a casa per compiere il proprio destino, per risollevare la terra che l&#8217;ha cresciuto. </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Lebron James &quot;I&#039;m Coming Home&quot; 2016" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/x3HAwSeWMjw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
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<div style="height:55px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Il fuoco rubato</h2>



<p>Prometeo, dunque. La sua pena, come si diceva, era quella dell&#8217;aquila a mangiargli il fegato, autorigenerante di notte. Il Nostro non ha mai provato questo, ma affrontare per quattro Finals consecutive i <strong>Golden State Warriors</strong> alle Finals, di cui una senza Love e Irving, e due con l&#8217;aggiunta di Durant dall&#8217;altra, deve essere stata un&#8217;esperienza simile.</p>



<p>Arrivati al 2015, un anno prima dell&#8217;opera magna di James, ormai la Lega rispetto a meno di un decennio prima ha cambiato completamente volto. Il tiro da tre ha una concezione quasi al livello di quella attuale, i <em>centroni </em>à la Varejao sono spariti perché non possono fisicamente stare al passo, e &#8211; quasi &#8211; tutti sono giunti alla conclusione che per reggere il confronto col nativo di Akron o con gli astri nascenti della Baia, l&#8217;unico modo è alzare il numero di possessi.</p>



<p>E&#8217; proprio in questo momento che è chiaro a tutti: il fuoco rubato da LeBron è stato usato contro di lui. Nella sua Miami è stato il motore: chiedersi se James renda migliori i suoi compagni o li pieghi a quanto gli serve per essere decisivo in ogni possesso, è come chiedersi se è nato prima l&#8217;uovo o la gallina. Il senso di ogni attacco, senza semplificare, è quello di creare un vantaggio e mantenerlo; LeBron è automatico in questo, e sin dal primo anno a Miami ha le armi per contare sul tabellone ogni secondo che passa sul campo. Eppure dopo i Magic, e dopo gli Spurs &#8211; arrivati alla terra promessa su un percorso molto diverso, ma con basi simili nelle intenzioni &#8211; qualcun altro ha riprodotto la teoria degli 0.5 secondo in cui decidere se passare, tirare, attaccare. </p>



<p><strong>Steve Kerr</strong> è chiaramente un personaggio da California del Nord, un hippie aziendale con valori solidi, ma non è questa la sede per tesserne le lodi. Fatto sta che il Re ha dei nuovi pretendenti. Fino a quando questi &#8211; sin dall&#8217;inizio più belli e sensati dei proci, per rimanere in tema &#8211; non riescono a convincere un deluso KD ad unirsi a loro.</p>



<p>La mossa del nativo di Washington fa impallidire <em>The Decision</em>, e la storia ha dato il colpo di grazia segnando un titolo Warriors prima del suo avvento e uno dopo la sua partenza. Ma aldilà di queste valutazioni, LeBron deve subire la prima bruciatura dal suo stesso fuoco. </p>



<p>La seconda arriva nel 2018, quando è proprio la struttura del contratto di LeBron a dare leverage a Irving nella sua prima richiesta di trade in carriera: il Re aveva un anno rimanente e una player option, quindi massimo potere contrattuale con i Cavs ma anche una finestra di contention ridotta. Scambiare Kyrie era dunque un&#8217;ovvia opzione, che ha significato, fondamentalmente, un anno in meno nel prime di James.</p>



<div style="height:55px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Kareem Abdul-Jabbar e il record di top scorer: un coronamento inatteso</h2>



<p>Il paragone è obbligato, perché non c&#8217;è stato semplicemente un <a href="https://aroundthegame.com/post/38388-volte-lebron/">passaggio di consegne</a>, ma sono gli unici due per &#8211; grande &#8211; distacco ad essere arrivati così in alto, e davvero non si vede chi e quando potrà riavvicinarli; d&#8217;altronde LeBron sarebbe nato circa nove mesi dopo il sorpasso di Jabbar su Chamberlain, il cui record è durato <em>solo </em>11 anni. Eppure, è profondamente sbagliato. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/abdul-james.jpg" alt="" class="wp-image-35997" width="587" height="330" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/abdul-james.jpg 1020w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/abdul-james-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/abdul-james-150x85.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/02/abdul-james-768x433.jpg 768w" sizes="(max-width: 587px) 100vw, 587px" /></figure>



<p>Certo, non si raggiunge un risultato del genere se non con una <a href="https://aroundthegame.com/post/essere-lebron-james/">grande, custodita, studiata e irraggiungibile longevità</a>. Non è questa la sede del GOAT debate, ma l&#8217;unico atleta più longevo del Nostro è Tom Brady, che recentemente ha subito la chiamata di Padre Tempo e comunque lo ha fatto a 44 anni, in uno sport dove non a tutti gli effettivi è richiesta la stessa mobilità. Qualcuno si sente di fare una previsione su quanti anni di <strong>NBA </strong>sono rimasti al Re? Figurarsi se può dirsi o no se verrà superato, considerando che per battere Jabbar ci è voluta l&#8217;introduzione del tiro da tre, oltre a 38 anni malcontati. </p>



<p>Venendo al campo, il tiro creato, perfezionato e griffato da Jabbar, lo skyhook (gancio-cielo), lo rendeva efficace tanto a 20 anni quanto a 40. Per citarlo: <em>&#8220;Non devi sapere dov&#8217;è la palla. Devi tenere gli occhi sul canestro, ma non devi tenerli sulla palla&#8221;.</em> E ciò comunque va aggiunto ad un amore per la difesa che gli valse ben undici All-Defensive Teams. </p>



<p>Il sorpasso di James è reso assurdo principalmente da due fattori: in primis, stiamo parlando di un facilitator naturale, che più volte si è definito <em>pass-first </em>ed è infatti quarto all-time per assist. Un giocatore che può essere &#8211; e spesso è stato &#8211; il miglior difensore possibile per tutti e cinque gli avversari, il miglior rimbalzista, il miglior passatore e &#8211; a ragion veduta &#8211; il miglior scorer. Completezza totale, ma senza mai smettere di segnare. </p>



<p>Il secondo fattore è quanto il suo gioco si declini con e attraverso l&#8217;esplosività, la forza di attaccare il canestro, non perdere mai il controllo e la capacità di essere verticale quanto i lunghi. Caratteristiche che tendono a scendere con l&#8217;età. Si diceva che i suoi difetti venissero dalla mancanza di gioco in post e tiro da tre &#8211; inserito nella Lega 10 anni dopo l&#8217;esordio di Jabbar: sono esattamente le aree su cui ha lavorato di più nell&#8217;ultimo lustro, con ottimi risultati. </p>



<p>Ora si tornerà a parlare di come due estati fa i <strong>Lakers </strong>si siano condannati alla mediocrità, dell&#8217;integrità fisica di Davis e delle trade degli ultimi giorni per finire bene la stagione. Prima, però, questa milestone va apprezzata, va goduto il momento, va ricordato il percorso e celebrato uno degli atleti migliori del secolo. Perché, ancora una volta:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>We Are All Witnesses.</em></p>
</blockquote>



<div style="height:55px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Good but&#8230; great &#8211; CJ McCollum</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/good-but-great-cj-mccollum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Di Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 May 2022 11:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[brandon ingram]]></category>
		<category><![CDATA[cj mccollum]]></category>
		<category><![CDATA[damian lillard]]></category>
		<category><![CDATA[new orleans pelicans]]></category>
		<category><![CDATA[portland trail blazers]]></category>
		<category><![CDATA[zion williamson]]></category>
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					<description><![CDATA[Piccolo affresco della carriera di CJ McCollum, un "secondo violino" capace di vestire i panni assoluti del protagonista. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Piccolo affresco della carriera di CJ McCollum, un &#8220;secondo violino&#8221; capace di vestire i panni del protagonista. </h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="536" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/WhatsApp-Image-2022-05-07-at-22.01.51-1024x536.jpeg" alt="" class="wp-image-18540" style="width:768px;height:402px" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/WhatsApp-Image-2022-05-07-at-22.01.51-1024x536.jpeg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/WhatsApp-Image-2022-05-07-at-22.01.51-300x157.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/WhatsApp-Image-2022-05-07-at-22.01.51-150x79.jpeg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/WhatsApp-Image-2022-05-07-at-22.01.51-768x402.jpeg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/WhatsApp-Image-2022-05-07-at-22.01.51-1080x565.jpeg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/WhatsApp-Image-2022-05-07-at-22.01.51.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Quello del secondo violino, del braccio destro, del <em>Robin</em> di Batman, è un ruolo per pochi. Forse, per svolgerlo come si deve, sono tagliati in meno di quanti non lo siano per suonare il primo. Il basket, esatta via di mezzo tra sport di assoluto collettivo come il calcio e gli sport individuali o semi individuali come la F1, ha reso questa relazione tra protagonista e braccio destro evidente agli occhi del tifoso, esponendone un curioso &#8211; ma soprattutto delicato &#8211; lato umano; basti pensare a come dopo 30 anni ci siano ancora dei malcelati dissapori tra <strong>Michael Jordan</strong> e <strong>Scottie Pippen</strong>, che senza entrare nel dettaglio &#8211; è un articolo, non un libro &#8211; nascono e &#8211; forse &#8211; moriranno nel personale, perché sul campo funzionavano anzichenò. </p>



<p>Ma non è sempre così. Alle volte invece il rapporto funziona, l&#8217;amicizia e la complicità traspare, e i due  &#8211; quando non tre &#8211; si adattano meglio alla definizione di socio, rispetto a quella di amico. E nella scelta di <strong>Christian James McCollum </strong>di andare a New Orleans, c&#8217;è qualcosa che rimanda al<em> Socio</em> di John Grisham. </p>



<p>Che poi si sia staccato &#8211; di comune accordo &#8211; dai vertici di Portland non per loro scelleratezza ma per loro incapacità, è un&#8217;altra storia. Come è un&#8217;altra storia che in NBA otto anni consecutivi ai Playoffs, in un Ovest selvaggio per davvero, con una Finale di Conference e nello stesso periodo dorato dei <strong>Warriors</strong>, ti valgano la definizione di <em>good but not great</em>. E&#8217; una giungla. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lehigh, l&#8217;upset, il draft</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/cj-lehigh-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-18388" style="width:768px;height:432px" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/cj-lehigh-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/cj-lehigh-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/cj-lehigh-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/cj-lehigh-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/cj-lehigh-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/cj-lehigh-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/cj-lehigh.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">ph: SB nation</figcaption></figure>



<p>CJ McCollum nasce 29 anni fa a Canton, in Ohio, nota ai più per essere la sede della Pro Football Hall of Fame. Non essendo molto richiesto in uscita dal liceo, sceglie la <strong>Lehigh University</strong> in Pennsylvania, e i suoi Mountain Hawks. Ancora oggi, il giorno più glorioso di questo piccolo ma antico ateneo è il 16 marzo 2012, quando tutta la nazione venne a conoscere i bianconeri in questione &#8211; seed #15 &#8211; e soprattutto CJ: con una statline da 30 punti, 6 assist, 6 rimbalzi e 2 rubate, isolamento dopo isolamento il Nostro mandò a casa una nobile come <strong>Duke</strong>, testa di serie #2 che annoverava in quintetto i fratelli Plumlee, Austin Rivers e Seth Curry. Uno degli upset più assurdi nella storia del Torneo NCAA.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Bucket, after bucket, after bucket&#8230;<br>8 years ago today, <a href="https://twitter.com/CJMcCollum?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@CJMcCollum</a> went off! <a href="https://twitter.com/hashtag/RipCity?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#RipCity</a> <br> <a href="https://t.co/yRrJeQPYZI">pic.twitter.com/yRrJeQPYZI</a></p>&mdash; Chris Burkhardt (@ChrisJBurkhardt) <a href="https://twitter.com/ChrisJBurkhardt/status/1239608060638715904?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">March 16, 2020</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Purtroppo per CJ, a livello collegiale quello fu il suo canto del cigno, perché Lehigh fu eliminata da Xavier alle Sweet 16 e l&#8217;anno dopo una frattura al piede fece terminare la sua stagione dopo sole 12 partite. Eppure, quella prestazione, unita ai<strong> 29.3 punti di media</strong> in quella dozzina di gare da senior, convince i <strong>Portland Trail Blazers</strong> a sceglierlo con la chiamata n.10 nel Draft del 2013. Solo 5 prima di Giannis Antetokounmpo. Scelta tra l&#8217;altro coerente con il piano dell&#8217;allora GM Neil Olshey, che l&#8217;anno prima con la sesta aveva selezionato da Weber State, un&#8217;altra scuola di secondo piano, <strong>Damian Lillard</strong>. Il primo punto di contatto tra i due soci, il primo &#8211; allora probabilmente fu anche l&#8217;unico &#8211; ad aver visto in loro due un backcourt che sarebbe stato in grado di competere con chiunque. </p>



<p>Infatti, quando si dice che hai una sola chance per dare una prima impressione, alle volte è vero. Durante la sua prima gita per osservare McCollum, oltre alla neve per arrivare in Pennsylvania, Olshey assistette anche ad un errore del nostro sull&#8217;ultimo tiro, valido per vincere una partita in cui comunque era stato brillante. Ciò che colpì il GM fu come CJ rimase sul campo, proprio sulla stessa mattonella, per molto tempo dopo la sirena. Era chiaro che lì si stesse costruendo un senso del dramma di un certo tipo.   </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dame, l&#8217;orologio e la panchina</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/rookie-cj-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-18391" style="width:768px;height:432px" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/rookie-cj-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/rookie-cj-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/rookie-cj-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/rookie-cj-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/rookie-cj-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/rookie-cj-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/05/rookie-cj.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: Blazers Edge</figcaption></figure>



<p>Non è stato facile, dopo 8 anni, lasciare <em>The City of Roses</em>. L&#8217;ha raccontato CJ &#8211; con la penna di chi si nutre di storie, e ci arriveremo &#8211; a <strong>The Players&#8217; Tribune </strong>nella sua <em><a href="https://www.theplayerstribune.com/posts/cj-mccollum-portland-trail-blazers-nba-basketball-new-orleans-pelicans" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dear Portland </a></em>, che spazia dalle prime fughe &#8211; diurne, sia chiaro &#8211; in giro per gli States con l&#8217;amico Dame alla sofferenza dello stare in panchina. Eppure qualcuno oltre ad Olshey ci aveva visto lungo, e come i veri soci non solo per affetto, ma anche per stima. Lillard, che era stato da subito messo nelle condizioni di prendere in mano la franchigia, continuava a spingere il Nostro in allenamento, perché con lui non faceva mistero di quanto soffrisse il<strong> poco spazio in rotazione</strong>. Ed effettivamente non è un trattamento normale per uno che scegli in lottery, figurarsi per uno che ha sempre avuto bisogno di un discreto volume per risultare effettivo. </p>



<p>Immaginate ora Lillard e McCollum che girano per una qualunque città, o addirittura a Portland, con tuta d&#8217;ordinanza e senza nessuno che li riconosca. Prima erano così, e Dame arrivò per primo a capire il suo status, dando una mano a CJ anche qui. C&#8217;era questo orologio, sul listino figurava a 3000 dollari, e lui lo guardava sempre, discuteva col commesso, ma alla fine usciva sempre dal negozio: <em>&#8220;Non vorrei finire in un documentario di quelli dove ti fanno vedere come finiscono subito i soldi&#8221;</em>, diceva a Dame. Finché alla quinta volta quest&#8217;ultimo lo costrinse a comprarlo: <em>&#8220;Basta, sei in NBA, compra il maledetto orologio&#8221;</em>. E tornavano al bus della squadra senza rientrare in hotel, in ritardo, con ancora le buste dello shopping. E via alle occhiate di disperazione dei veterani, i quali ricordando <a href="https://aroundthegame.com/portland-jail-blazers/">la &#8216;cultura&#8217; dei <em>Jail Blazers</em></a> usavano fare tardi di sera, e non frequentavano troppo i centri commerciali. </p>



<p>Tornando all&#8217;hardwood, durante il secondo anno nella Lega Portland firmò Aaron Afflalo, per avere profondità in vista della post-season: i 15 minuti a partita del Nostro scesero ulteriormente. Ma il suo momento stava arrivando, visti gli infortuni a <strong>Wesley Matthews </strong>e appunto ad Afflalo, toccò al nostro, che però al primo turno contro la Memphis di Marc Gasol e dell&#8217;ex <strong>Zach Randolph</strong> chiuse con 2 punti e 1/8 dal campo. Perso il posto nel quintetto in favore di un rampante Allen Crabbe, non si perse però d&#8217;animo e in Gara 5 incorniciò la sua prima memoria rossonera, con i 33 punti che rappresentano il primo capitolo di una storia personale con gli <em>elimination game</em>, nei quali ha sempre brillato particolarmente: un tratto in comune con i più grandi.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="CJ McCollum&#039;s breakout game in the 2015 playoffs | Classic Trail Blazers Games" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/jTQ6s2yS_Yo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h2 class="wp-block-heading">La maturità, i Playoffs, i Warriors</h2>



<p>Come dicevamo, 8 stagioni consecutive ai Playoffs sono tante, soprattutto quando includono dei classici assoluti come il thriller in 4 overtime contro Denver in Gara 3, e poi la conseguente prestazione in Gara 7 di CJ. Nel suo primo anno da starter, il Nostro si prende gli onori del <strong>MIP</strong>, e giusto per far capire quanto Olshey lo stimasse, ebbe a commentare: &#8220;<em>Non sarà il suo ultimo premio nella Lega&#8221;. </em>Finora lo è stato<em>. </em></p>



<p>I Classici, si diceva. E&#8217; quello che sono stati per Portland lui e Lillard, perché <em>&#8216;Dame &amp; CJ&#8217;</em> scorrono così bene insieme, sono così eleganti da dire, superati soltanto da come giocavano insieme. Era come dire un nome solo; sul lato offensivo, sia chiaro. </p>



<p>Hanno scolpito, oltre a una cultura sempre complessa da instillare in uno small market, un&#8217;era almeno top 5 nella storia della franchigia, da mettere di fianco a quella di Bill Walton e Maurice Lucas sul finire dei &#8217;70, ovviamente ai &#8217;90 di <strong>Clyde Drexler </strong>e<strong> Terry Porter </strong>&#8211; fermati solo dai Pistons prima e dai Bulls di Jordan poi.  Senza dimenticare l&#8217;ingresso nei 2000 con la tumultuosa eccellenza di Rasheed Wallace e Damon Stoudemire. </p>



<p>Oltre al breakout contro Memphis, ci sono stati dei momenti brillanti che hanno definito questa cavalcata, se non trionfale quantomeno memorabile: il primo risale al 2016, ed è anche la prima ferita per mano dei Warriors. Nessuna squadra era riuscita nella storia della NBA a buttare tre vantaggi superiori a 15 punti in tre partite consecutive, record ancor più doloroso calcolando che è stato registrato nelle<strong> Western Conference Finals</strong> del 2019. Aggiungiamo anche nel 2016 &#8211; complice un Kevin Durant ancora in Oklahoma &#8211; i Blazers avevano una chance ancora migliore, avendo condotto Gara 2 per 40 minuti, Gara 3 per 31, Gara 4 per 36 e Gara 5 per 29. Mettendo tutto insieme, viene fuori <em>una vittoria</em>. </p>



<p>Proprio in quella Gara 5, McCollum mise a segno 27 punti (11/23 dal campo): un altro <em>elimination game</em>. In quello precedente, si prese invece questo &#8220;lusso&#8221;: </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="C.J. McCollum Breaks Steph Curry&#039;s Ankle" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/Jp99dg1aCn4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Il thriller con Denver, dicevamo. E che thriller, una serie di cui si parlerà ancora tra 25 anni, e tra i motivi dovrà esserci anche questa statline della Gara 3 in 4 overtime che meglio di qualunque prosa può descrivere quanto fatto dal Nostro quella notte: 60 minuti &#8211; record di franchigia in post-season &#8211; 41 punti (16/39 FG), 8 rimbalzi, 4 assist. </p>



<p>Soltanto durante i supplementari ne mise 18 tra floaters, pull-up e i mid-range brevettati.<em> &#8220;This is what i&#8217;m built for&#8221;</em>. Nelle prime due serie di quell&#8217;anno, portò di media 26 punti, 6 rimbalzi e 3 assist, col 46% dal campo e il 41% dall&#8217;arco. <em>&#8216;Robin&#8217;</em> potrebbe risultare riduttivo.  </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="CJ McCollum Took Over Historic 4OT Game 3 vs Denver Nuggets, Finished with 41 Points" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/UyZyjZf9q7o?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Un altro episodio di questa saga invece è occorso in Regular Season, e come ci ricordava sempre l&#8217;Avvocato parlando degli 81 di Kobe <em>&#8220;servono anche degli avversari conniventi&#8221;</em>. </p>



<p>Prendete questa parola per buona, i Bulls del 2018 lo erano eccome. E dunque via allo spettacolo, con 50 punti in 29 minuti: prima di lui ci era riuscito soltanto<strong> Klay Thompson</strong>, indovinate contro chi? I Chicago Bulls&#8230; del 2017. E giusto per sottolineare un certo qual legame, Lillard decise di unirsi al club giusto una settimana dopo, a Sacramento.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="C.J. McCollum Scores a CAREER-HIGH 50 Points in 29 Minutes!  | January 31, 2018" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/mLCCRk8_b70?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>E arriviamo quindi al momento più alto della carriera di CJ, una partita tanto importante &#8211; Gara 7 sempre di quella serie epica contro Denver &#8211; quanto definitiva per lui, perché realisticamente ci sono due o tre momenti qui che vanno sopra a tutti gli altri finora. 10/17 dal campo solo nel secondo tempo, 37 con 9 rimbalzi alla sirena, con un repertorio vasto e raffinato nel mid-range da far cadere la mascella anche agli OG del mestiere:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="CJ McCollum Drops Game 7 Franchise Record! | May 12, 2019" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/Av2LBKhAPHs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Lascia Portland come quinto nello scoring all-time, dietro solo a Drexler, Lillard, Aldridge e Terry Porter; chiude ottavo invece per assist. Il punto è che in Oregon li ha fatti impazzire anche in un senso diverso da quello appena descritto, come ad esempio in Gara 2 delle WCF contro Golden State, quando ha preso una scellerata tripla in transizione invece di servire un compagno sotto canestro. Jason Quick di <em>The Athletic</em> chiese allora nello spogliatoio se quel tiro fosse stato preso per egoismo: <em>&#8220;No&#8221;</em> &#8211; rispose il giocatore rimasto senza nome &#8211;<em><strong> &#8220;per arroganza&#8221;</strong></em>. </p>



<p>In conclusione, forse con un paio di anni di ritardo, <strong>Portland </strong>ha deciso di ricostruire, e non è dato sapere se ciò avverrà con o senza <strong>Lillard</strong>, il quale in ogni caso può andarsene senza alcun rancore in caso di rebuild totale. Sempre ammesso che lassù possano portare rancore a Dame per qualsivoglia motivo. Ci sono andati vicini, a volte troppo poco, a volte così tanto che è stato ancora più frustrante. Ma nulla è eterno, specialmente nella NBA, e da un lato riprovarci con un nuovo GM perché<em> <a href="https://www.nbcsports.com/northwest/trail-blazers/heres-reason-damian-lillard-says-he-would-never-join-super-team" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;superteams ain&#8217;t my way&#8221;</a></em>, e dall&#8217;altro andare a fare da mentore a <strong>Brandon Ingram</strong> e <strong>Zion Williamson</strong>, sono prospettive ottime per finire ciò che si è iniziato. Senza rancore, e non era per nulla scontato. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">A standing ovation for CJ McCollum when he was introduced for the Pelicans that went on for minutes <a href="https://twitter.com/hashtag/RipCity?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#RipCity</a> welcoming him back to Portland <a href="https://t.co/axbNuWgDpz">pic.twitter.com/axbNuWgDpz</a></p>&mdash; AJ McCord (@AJ_McCord) <a href="https://twitter.com/AJ_McCord/status/1509353468665860098?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">March 31, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">New Orleans, <em>Pull Up</em> e il futuro</h2>



<p><strong>New Orleans.</strong> <em>&#8220;You wouldn&#8217;t understand&#8221;</em>, diceva un magistrale Matthew McConaughey in una serie girata proprio da quelle parti. Una delle città più culturali degli States, a forte prevalenza nera &#8211; e resta infatti l&#8217;unica capitale mondiale del jazz &#8211; un&#8217;architettura da sogno di chiara eredità francese ma anche paesaggi spettrali, molto aiutati dalle paludi; ospita anche l&#8217;unica occasione nella quale &#8211; in cent&#8217;anni di saga &#8211; persino Zio Paperone fu fregato. </p>



<p>E poi ci sono i Saints, squadra locale di football che da mezzo secolo monopolizza le attenzioni sportive della città; con il loro SuperDome ne sono stati anche il simbolo della rinascita post Katrina. Al ritiro dell&#8217;Hall of Famer Drew Brees doveva compensare la pick con la 1 di Zion Williamson, ma finora ci sono stati più problemi del previsto, e la prossima sarà l&#8217;estate del supermax. Ad oggi, e la dirigenza dei Pelicans l&#8217;ha già messo in chiaro &#8211; secondo i ben informati &#8211; non si è visto abbastanza per proporlo. </p>



<p>CJ ha definito il suo trasferimento<a href="https://aroundthegame.com/post/voglio-finire-la-mia-carriera-qui-lintervista-a-cj-mccollum/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <em>&#8220;un&#8217;accoppiata fatta in paradiso&#8221;</em></a>. E infatti da un lato NOLA aveva un disperato bisogno di un ball handler (non che sia il suo tratto migliore), di qualcuno che potesse alzare le percentuali dall&#8217;arco, 28simi nella Lega fino al suo arrivo, ed anche di esperienza considerando che sopra ai 25 in rotazione c&#8217;erano i soli Valanciunas e Graham. Parole al miele anche per coach <strong>Willie Green</strong>, capace di farlo sentire a suo agio con dei set offensivi che amava a Portland, e che mai gli ha chiesto di modificare il suo gioco. </p>



<p>Come prima esperienza si è chiesto tanto al nostro, arrivando in una situazione disperata: senza <strong>Williamson</strong>, col Play-In lontano, un nuovo coach e magari anche qualche <em>free agent</em> da attirare. Eppure, anche arrivando ai Playoffs 2022 come unica squadra con record perdente, sono arrivate le vittorie tirate contro Spurs e Clippers al Play-In e un&#8217;ottima figura in 6 gare contro i<strong> Phoenix Suns</strong> campioni in carica della Western Conference.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="CJ McCollum 30 pts 4 threes 7 asts vs Suns 2022 PO G3" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/ORxKbtnblpA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Le due stagioni passate sono state invece piuttosto deludenti, ma anche segnate dagli infortuni di Zion Williamson nei momenti decisivi. Se dovesse reggere il fisico della prima assoluta al Draft 2019, la scelta del Nostro potrebbe rivelarsi oltremodo saggia.</p>



<p>C&#8217;è un ulteriore e finale aspetto del McCollum personaggio pubblico che vale la pena di approfondire: il suo<strong> podcast</strong>. <strong><em>The Pull-Up</em></strong> nasce in un periodo dove non è comune per un giocatore ancora in attività creare un prodotto mediatico, ma non solo: se avere ospiti di un certo livello è più facile, essendo nel giro, non è invece naturale come CJ riesca a spaziare su temi alle volte anche lontani dalla pallacanestro, e come ci sia sempre un lavoro di attualità approfondito e ben costruito. Come ad esempio quando ha ospitato Adam Schefter &#8211; uno dei reporter NFL più rispettati &#8211; e l&#8217;ha messo dietro al microfono, per dare una prospettiva del lavoro strettamente giornalistico. Oppure si può ricordare l&#8217;episodio con <strong>DeMar DeRozan</strong>, col quale la scaletta è andata molto fuori dal parquet toccando temi in comune a questo nostro <a href="https://aroundthegame.com/post/camminare-nella-pioggia-senza-bagnarsi-esegesi-di-demar-derozan/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">storytelling</a>. </p>



<p>In conclusione, CJ McCollum non è tra i Top 15 della Lega, ma può decisamente aiutarti a batterli. Ci ha provato e per almeno altri due o tre anni (uno dei 4 non All-Star a firmare un quinquennale a nord dei 110 milioni di dollari) continuerà a farlo. </p>



<p>&#8220;<em>Maybe we didn’t reach our ultimate goal. That’s basketball. That’s life.&nbsp;</em></p>



<p>But dammit if we didn’t try,<em><a href="https://www.theplayerstribune.com/posts/cj-mccollum-portland-trail-blazers-nba-basketball-new-orleans-pelicans" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Jennifer</a>.</em>&#8220;</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">9 years<br>Countless clutch buckets<br>A fixture in the Portland community<br>FOREVER a part of the Blazers family<br><br>Thank you for everything, <a href="https://twitter.com/CJMcCollum?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@CJMcCollum</a> ❤️❤️ <a href="https://t.co/R7OALU8iUu">pic.twitter.com/R7OALU8iUu</a></p>&mdash; Portland Trail Blazers (@trailblazers) <a href="https://twitter.com/trailblazers/status/1491224859812061187?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">February 9, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Tutti soffrono di qualcosa che non vediamo&#8221; &#8211; Kevin Love</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/tutti-soffrono-di-qualcosa-che-non-vediamo-kevin-love/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Di Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jan 2022 14:07:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[cleveland cavaliers]]></category>
		<category><![CDATA[kevin love]]></category>
		<category><![CDATA[minnesota timberwolves]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Campione NBA 2016 ha aperto la strada ad una delle più importanti e complesse discussioni della nostra era: il dibattito sulla salute mentale. E lo ha fatto in un ambiente per nulla facile.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Il Campione NBA 2016 ha aperto la strada ad una delle più importanti e complesse discussioni della nostra era: il dibattito sulla salute mentale. E lo ha fatto in un ambiente per nulla facile. </h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/KEVIN-LOVE-1024x536.jpg" alt="" class="wp-image-11223" width="752" height="394" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/KEVIN-LOVE-1024x536.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/KEVIN-LOVE-300x157.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/KEVIN-LOVE-150x79.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/KEVIN-LOVE-768x402.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/KEVIN-LOVE-1080x565.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/KEVIN-LOVE.jpg 1200w" sizes="(max-width: 752px) 100vw, 752px" /></figure></div>



<p>5 novembre 2017. Pochi minuti dopo l&#8217;intervallo della partita tra i Cleveland Cavaliers di LeBron James e gli Atlanta Hawks, <strong>Kevin Love</strong> lascia il campo dopo un timeout. </p>



<p>Rientra in spogliatoio correndo, sperando solo che la sua tachicardia si plachi. Nessuno si è accorto di nulla, se non coach Tyronn Lue, ma lui sente che il suo corpo gli sta dicendo qualcosa di molto grave. </p>



<p><strong><em>&#8220;You&#8217;re about to die&#8221;</em></strong>. </p>



<p>Da quel momento in poi, come lo stesso #0 ha raccontato nella sua lettera a <strong>The Players&#8217; Tribune</strong> <a data-type="URL" data-id="https://www.theplayerstribune.com/articles/kevin-love-everyone-is-going-through-something" rel="noreferrer noopener" href="https://www.theplayerstribune.com/articles/kevin-love-everyone-is-going-through-something" target="_blank">Everyone is going through something</a>, tutto diventa nebuloso, e qualcuno dello staff lo ha accompagnato in ospedale, dove è stato rilevato che era tutto in ordine. </p>



<p>Eccola, la prima presa di coscienza: Love si rende conto di aver subito un attacco di panico, parte di un problema di salute mentale che, a sua detta, ha ignorato per più di 20 anni.</p>



<p>A questa ne seguirà, inaspettata, un&#8217;altra pochi mesi dopo.</p>



<p>Una seconda doccia fredda, un campanello d’allarme che stimolerà definitivamente la sua volontà di condivisione: è arrivato il momento di parlare.</p>



<div style="height:50px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Le radici</h3>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl42-ucla.jpg" alt="" class="wp-image-11215" width="506" height="675" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl42-ucla.jpg 675w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl42-ucla-225x300.jpg 225w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl42-ucla-113x150.jpg 113w" sizes="(max-width: 506px) 100vw, 506px" /><figcaption>Foto: si.com</figcaption></figure></div>



<p>Kevin Love, classe &#8217;88 di 203 cm per 114 kg, è figlio della California del Sud più reale nel suo essere realmente glitterata, di quella Santa Monica dalla quale suo padre arrivò per primo nella NBA vestendo la maglia dei Los Angeles Lakers e suo zio fondò gli indimenticabili Beach Boys. </p>



<p>Dopo un breve ma intenso amore per il baseball, la sua prima educazione cestistica ebbe la meglio, avendo come primi modelli mostri sacri del calibro di Earl &#8216;The Pearl&#8217; Monroe &#8211; meglio noto come Black Jesus &#8211; e Connie &#8216;The Hawk&#8217; Hawkins. Quest&#8217;ultimo è il motivo per cui il nostro ha iniziato la carriera con il numero 42, ma soprattutto è stata una delle primissime star &#8211; con la canotta dei Phoenix Suns &#8211; della NBA post fusione; di lui, newyorkese cresciuto a Rucker Park ed MVP della ABA in quel di Pittsburgh, ha detto Larry Bird: </p>



<p><em>&#8220;È stato Elgin prima di Elgin, Julius prima di Julius, Michael prima di Michael. È stato semplicemente a livello individuale, il più grande giocatore che io abbia mai visto&#8221;</em></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Connie Hawkins: The Legend Who Got CHEATED By The NBA" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/7kv9-0yK43s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>&#8220;È stato Elgin prima di Elgin, Julius prima di Julius, Michael prima di Michael. È stato semplicemente a livello individuale, il più grande giocatore che io abbia mai visto.&#8221;<br><br>Molto giovane, per seguire la carriera del padre nella Lega, si trasferisce sulle sponde del Lake Oswego in Oregon, diventando uno della lunga lista di liceali di Portland arrivati tra i professionisti: si sfida ad esempio con la scuola di Terrence Ross. </p>



<p>Sempre sulle orme del padre, Kevin deve affrontare la sua prima scelta professionale: dove andare al college.</p>



<p>Stan Love giocò per gli Oregon Ducks, lasciando un ricordo talmente buono che da quelle parti si presumeva arbitrariamente che Kevin ne avrebbe raccolto l&#8217;eredità. </p>



<p>Contro le aspettative, Kevin rinuncia al percorso per lui tracciato e alle lusinghe di Roy Williams &#8211; veterano già all&#8217;epoca &#8211; optando per <strong>UCLA</strong>. La squadra che andava a vedere da bambino, che l&#8217;avrebbe riportato a casa, dove nello staff avrebbe trovato tra gli altri vari amici di famiglia. </p>



<p>Nell&#8217;ultima terra dei pionieri non la prendono bene, arrivando anche a minacce ed altri episodi deprecabili, piuttosto rari negli States. Non la prende bene però neanche Kevin, che in una delle partite più antiche e sentite della PAC10 gioca la sua miglior partita a livello collegiale. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Kevin Love vs. Oregon Highlights" width="1080" height="810" src="https://www.youtube.com/embed/x1L7mKo6Zjg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>In questi highlights c&#8217;è già praticamente tutto. </p>



<p>La peculiarità di Love è stata essere sempre uguale a se stesso, almeno dal punto di vista tecnico: il dominio a rimbalzo, il rilascio vellutato specialmente da oltre l&#8217;arco, gli outlet passes. </p>



<p>In questo è sempre stato eccellente, su questo ha sempre puntato, a qualsiasi livello.<br><br>Questa squadra, nella campagna collegiale del 2008, arriva fino alle Final Four di San Antonio, dove in semifinale perdono contro i Memphis Tigers di Derrick Rose, poi a loro volta sconfitti in finale dai Kansas Jayhawks del Most Outstanding Player Mario Chalmers.</p>



<p>Nel suo roster contava Luc Mbah-a-Moute, Darren Collison e Russell Westbrook.</p>



<p>Quella di Westbrook è una delle storie più interessanti in ambito di late-bloomers.</p>



<p>L&#8217;altro figlio di LA, infatti, è stato capace in più occasioni di sfruttare le insperate opportunità offertegli dal destino.</p>



<p>La prima chance arriva grazie a Jordan Farmar, che rendendosi eleggibile per il draft apre uno spot per lui roster, altrimenti il futuro MVP 2017 sarebbe finito a Creighton.</p>



<p>In seguito arriva anche l&#8217;occasione di passare da guardia difensiva con 20 minuti a partita a playmaker titolare a causa dell&#8217;infortunio di Collison, fino alla pick dei Seattle Supersonics con la numero 4, appena una prima del nostro, con la quinta a <strong>Minnesota</strong>.</p>



<div style="height:50px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Oh Minnie, where art thou?</h3>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/SpL2tnh-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-12207" width="512" height="288" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/SpL2tnh-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/SpL2tnh-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/SpL2tnh-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/SpL2tnh-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/SpL2tnh-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/SpL2tnh-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/SpL2tnh.jpg 1600w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>Foto: wallpapercave.com</figcaption></figure></div>



<p><br>Western Conference Finals 2004: i Minnesota Timberwolves di Sam Cassell, Latrell Sprewell e Kevin Garnett arrivano ai playoff da seed #1. </p>



<p>Dopo un&#8217;eroica serie in 7 partite contro i Sacramento Kings, i Wolves si piegano soltanto davanti ai Los Angeles Lakers di Kobe e Shaq, che a loro volta cederanno il passo ai Bad Boys di questo secolo, ovvero i Detroit Pistons dell&#8217;MVP delle Finals Chancey Billups.</p>



<p>Da questo momento dovranno passare 14 anni prima che i Timberwolves griffati Jimmy Butler e Tom Thibodeau tornino a giocare in postseason, per una triste uscita 4-1 contro i Rockets di James Harden.<br><br>Di questi 14 anni, circa la metà passano con le speranze riposte &#8211; quasi &#8211; in toto su Kevin Love, il quale in maglia T&#8217;Wolves gioca, al Madison Square Garden, probabilmente il suo career game, incantando la Mecca con 31 punti e 31 rimbalzi &#8211; statline prima di lui messa a segno soltanto nel lontano 1982 da Moses Malone.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Kevin Love 30-30 game - 31 Pts 31 rebounds" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/Ax2NSFSQYIo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>I problemi con la franchigia delle Twin Cities iniziano subito già nel 2009, il suo anno da sophomore.</p>



<p>Minnesota all&#8217;epoca è sotto l&#8217;egida di <strong>David Kahn,</strong> il quale sia somaticamente sia per narrativa ricorda uno di quei personaggi &#8220;cattivi&#8221; dei fratelli Coen, senza scrupoli ma con ancor meno longevità.</p>



<p>Al draft del suddetto anno la franchigia si ritrova con tre scelte al primo giro, e arrivano Ricky Rubio alla 5, John Flynn alla 6 &#8211; non siete voi a non conoscerlo, è proprio lui che per lasciare tracce di sè ha dovuto far carriera in Australia &#8211; e Wayne Ellington alla 28.</p>



<p>Per quanto sia retorico ripetere che il draft non è una scienza esatta, è evento alquanto noto che nel 2009 alla #7 sia stato scelto Stephen Curry.</p>



<p>Il primo dissapore è rappresentato dalla trade che vede protagonista Al Jefferson, centro col quale per motivi fisici Love non è mai riuscito davvero a giocare e viceversa: entrambi avrebbero voluto provarci.</p>



<p> Poi il knuckle-gate e la rottura definitiva, ovvero l&#8217;offerta del rinnovo per 4 anni e non per 5, com’è d’uso comuno. Evidentemente non in Minnesota, che mandando Love ai Cavs fa ripartire di nuovo il suo ciclo, pescando tramite Cleveland Andrew Wiggins con la #1. </p>



<div style="height:50px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Cleveland, un rapporto vero</h3>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl0-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-11219" width="512" height="288" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl0-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl0-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl0-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl0-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl0-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl0-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/kl0.jpg 1920w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>Foto: sportingnews.</figcaption></figure></div>



<p>Quella scelta di natura contrattuale derivava dal fatto che, secondo molte voci importanti all&#8217;interno della franchigia, Love non fosse una stella su cui costruire, e a prova di questa tesi si portava un’apparentemente irrimediabile astinenza da playoff.</p>



<p>Oltre al fatto che si trattasse, ovviamente, di becero risultatismo, va considerato che Love è stato il complemento perfetto in una squadra da quattro Finals consecutive; il proverbiale terzo violino che diventa ancor più fondamentale laddove il valore medio del roster sia globalmente meno d&#8217;esperienza e meno talentuoso rispetto, ad esempio, a Warriors o Raptors.</p>



<p>Il Nostro ha le idee chiare sulla stagione 2016, &#8220;life-changing&#8221;, come ha raccontato in questa intervista con un altro pezzo di quel titolo per la prima volta portato in Ohio, ovvero <strong>Channing Frye</strong>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Kevin Love Talks Cavs Finals Teams, Playing with Russell Westbrook | Full-Bodied w/Channing Frye" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/O50bPN8Bcjk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption>Al minuto 6:35 dà un&#8217;interessante versione su come vivono la propria ascesa i figli d&#8217;arte o i giocatori bianchi in &#8220;una Lega costruita sulle spalle dei giocatori neri&#8221;, al 12:15 si va nello specifico di una delle stagioni più folli che l&#8217;NBA ricordi &#8211; appunto quella 2015/16 &#8211; mentre dal minuto 14 si diventa più seri.</figcaption></figure>



<div style="height:18px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">&#8220;Everyone is going through something&#8221;</h3>



<p><br><br>Di nuovo, inatteso e inesorabile, riecco lo spettro di un attacco di <strong>panico</strong>.</p>



<p>Ad onor di cronaca, non è stato Love il primo ad avviare questo discorso nella NBA e in generale negli sport professionistici americani, ma DeMar DeRozan, che ad inzio 2018 si aprì riguardo al suo problema di depressione.<br><br>Spinto dall’atto di coraggio del collega, Kevin iniziò a riflettere sulla possibilità di aprirsi a sua volta in merito alla propria salute mentale. Ma per arrivare alla testimonianza raccolta nella lettera per The Player’s Tribune fu necessario un evento tragico: il 14 febbraio 2018 alla Marjory Stoneman Douglas High School&nbsp;di Parkland, in Florida, <strong>Nikolas Jacob Cruz</strong> compì un massacro in cui persero la vita 17 tra studenti e personale scolastico.&nbsp;</p>



<p>Gli investigatori riportarono che Cruz soffrisse di <strong>depressione </strong>e autismo.</p>



<p>Nella loro valutazione, tuttavia, conclusero dicendo che &#8220;era a basso rischio di fare del male a se stesso o agli altri.&#8221;</p>



<p>Cruz aveva ricevuto in precedenza alcuni trattamenti di <strong>salute mentale</strong>, ma non durante l&#8217;anno in cui commise il massacro, per quanto per alcune minacce gli fosse stato proibito di circolare nell&#8217;istituto con uno zaino.</p>



<p>Fu ritrovato e arrestato in un McDonald’s, poco dopo aver terminato la sparatoria.<br><br>Inizialmente molti giocatori decisero di parlare contro la vendita indiscriminata di armi sfruttando la cassa di risonanza dell&#8217;All-Star Game, ma in poco tempo le notizie divennero più chiare e si iniziò a parlare anche di salute mentale, facendo il nome di Kevin.</p>



<p>Dal canto suo, Love non voleva che fossero altri a raccontare la sua storia, e fu questa &#8211; a suo dire &#8211; la spinta decisiva.</p>



<p><strong>“Devo parlare.”</strong><br><br>La sua lettera colpisce a fondo, per vari motivi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/GettyImages-1193001182.webp" alt="" class="wp-image-12210" width="446" height="297" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/GettyImages-1193001182.webp 594w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/GettyImages-1193001182-300x200.webp 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/GettyImages-1193001182-150x100.webp 150w" sizes="(max-width: 446px) 100vw, 446px" /><figcaption>Foto: fox8.com</figcaption></figure></div>



<p>Innanzitutto, crolla la superficiale patina del &#8220;sei ricco, hai realizzato il tuo sogno&#8221;. Questa può essere un&#8217;evasione, ma non di certo la soluzione.</p>



<p>Kevin riesce a tracciare con precisione il momento in cui il buio si è impadronito della sua vita: ed è stato proprio quando la sua evasione preferita è venuta meno. </p>



<p>L&#8217;evento di rottura si è verificato a seguito della frattura della mano, quando era ancora in Minnesota. Non giocare spesso voleva dire stare in casa, e stare in casa &#8211; se succede proprio quando &#8220;vari pilastri della mia vita erano caduti&#8221; &#8211; può voler dire stare da soli.</p>



<p>Nella lettera racconta che non apriva le finestre, non si alzava del letto, fissava il soffitto e pensava, non sopportando di rimanere solo e indifeso contro i suoi pensieri. <strong>Contro la sua mente</strong>. </p>



<p>Allora ha fatto quella che a sua detta fu la sua scelta peggiore: cominciare ad auto-medicarsi, ed è ormai risaputo quanto siano pericolosi i tranquillanti. Il punto di non ritorno.</p>



<p>In secondo luogo sottolinea l’importanza di esprimersi apertamente, cosa che ha decisamente funzionato. </p>



<p>Non voleva essere l&#8217;unico, Kevin. La linea di pensiero è sempre la stessa: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Giochi a basket per vivere, non hai alcun problema. E cosa penseranno gli altri? Nel mio ambiente si può essere tante cose, ma di certo non deboli.&#8221; </p></blockquote>



<p>Dunque l&#8217;importante era capire che aprirsi e <strong>parlare </strong>non sono assolutamente segni di debolezza. Tutt&#8217;altro.</p>



<p>E non si può neanche scappare. Quello relativo alla salute mentale è un problema invisibile, ma prima o poi colpisce se non noi, qualcuno a noi vicino. E a quel punto ignorarlo diventa molto più difficile. Non parlarne &#8211; questa potrebbe essere la parte più profonda e carica di significato del pensiero espresso da Love &#8211; ci deruba dell&#8217;opportunità di conoscere davvero noi stessi, o di aiutare qualcuno con problemi simili. Non c&#8217;è nulla di cui vergognarsi e di certo l&#8217;orgoglio non è una ragione sufficiente per seppellire tutto dentro.  </p>



<p>Da quel momento in poi, infatti, diversi atleti hanno deciso di parlare della propria salute mentale.</p>



<p>Un esempio a noi vicino è stato il giocatore dell’Atalanta <strong>Josip Ilicic,</strong> anche lui colpito dalla depressione dovuta al crollo di alcuni pilastri della sua vita &#8211; familiare e non &#8211; e ad una specie di sindrome del sopravvissuto per il covid, in un contesto tragico come quello di Bergamo quasi due anni fa.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/Ilicic-1.png" alt="" class="wp-image-12214" width="413" height="316" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/Ilicic-1.png 826w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/Ilicic-1-300x230.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/Ilicic-1-150x115.png 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/Ilicic-1-768x588.png 768w" sizes="(max-width: 413px) 100vw, 413px" /><figcaption>Foto: sosfanta.calciomercato.com</figcaption></figure></div>



<p>Singolari sono state le modalità con le quali il caso dello sloveno è stato trattato sia dalla stampa nostrana che dalle opinioni di alcuni colleghi, molto figlie di una forma mentis superficiale abbastanza &#8220;italiana&#8221; di allontanare il problema piuttosto che aprire un vero e proprio dibattito proficuo in merito. </p>



<p>Il paradosso ai limiti dell&#8217;incredibile è che questa predisposizione verso l&#8217;argomento &#8220;salute mentale&#8221; proviene non da una vera e propria mancanza di empatia, quanto più da una concezione arretrata secondo la quale &#8220;Forza&#8221; e &#8220;volontà d&#8217;animo&#8221; siano più qualità innate che non fattori da coltivare quotidianamente anche in virtù del proprio vissuto personale. </p>



<p>Spesso questo porta a non identificarsi rispetto a persone &#8211; anche pubbliche &#8211; che esprimono disagi interiori, ritenendole deboli in maniera immotivata, per certi versi, considerata la posizione di estrema agiatezza in cui vivono. </p>



<p>Queste “celebrità”, invece, hanno deciso di aprirsi non solo per togliersi un peso, ma anche e soprattutto per aiutare chi è in situazioni meno comode o meno fortunate. Una delle più grandi croci di chi ha queste problematiche, infatti, è la solitudine; solitudine che in un attimo diventa silenzio e oscurità, senza poter neanche lontanamente intravedere una via d&#8217;uscita.</p>



<p>Ciò porta il discorso ad un altro punto focale: la via d&#8217;uscita. </p>



<p>Secondo il Nostro, &#8220;<em>non si può raggiungere la fine della depressione, o dell&#8217;ansia</em>&#8221; o di qualunque altro demone possa inquinare la vita di qualcuno. E&#8217; un percorso lungo, nel quale non è permesso di perdersi a cercare in lontananza l&#8217;obiettivo ultimo, ma è necessario focalizzarsi solo su ciò che si vede nel presente, ovvero il prossimo passo. Uno alla volta, laddove spesso per iniziare è necessario fare la cosa più scontata, ma anche quella che quasi sempre appare insuperabile: <strong>condividere</strong>, <strong>aprirsi</strong>, <strong>parlare</strong>. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;I want to remind you that you’re not weird or different for sharing what you’re going through.</p><p>Just the opposite. It could be the most important thing you do. It was for me.&#8221;</p></blockquote>



<div style="height:50px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il presente e il prossimo futuro</h3>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Tornando a parlare di campo, Love ha sorpreso nuovamente, come stanno facendo i suoi Cavs: Evan Mobley è un candidato di spicco per il rookie of the year, con la firma di Jarrett Allen nella notte che ha portato Harden a Brooklyn che si è rivelata una delle più azzeccate nella memoria recente. </p>



<p>Non è mancata la sfortuna, con Ricky Rubio &#8211; amico fraterno di Love &#8211; e Colin Sexton che hanno già salutato la stagione, ma il front office ha provato a rimediare facendo una trade per Rajon Rondo; lo stesso front office che secondo molti insiders sta seriamente pensando ad un pacchetto in direzione Philadephia per Ben Simmons.<br><br>In tutto ciò anche Kevin Love ha un ruolo importante: l&#8217;anno scorso, complici alcune uscite interne non ottimali dovute alla frustrazione dei risultati, e al suo oneroso contratto &#8211; che prevede tra l’altro ancora 60 milioni nei prossimi due anni da parte della franchigia &#8211; non sembrava che il rapporto potesse ricucirsi.</p>



<p>Il problema è che non sembrava realistico neanche uno scambio.<br><br>Invece il Nostro sta viaggiando a 14 punti, 7 rimbalzi e 2 assist di media in 21 minuti a partita, forte dell&#8217;accordo verbale per cui se si fosse guadagnato dei minuti, li avrebbe giocati &#8211; in altre parole, gli premeva di “non finire come John Wall”, citando direttamente un articolo di Bryan Windhorst.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/1317883151.0-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-12208" width="512" height="342" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/1317883151.0-1024x683.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/1317883151.0-300x200.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/1317883151.0-150x100.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/1317883151.0-768x512.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/1317883151.0-1080x720.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/1317883151.0.jpg 1200w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>Foto: fearthesword.com</figcaption></figure></div>



<p>Uscendo dalla panchina, questi sono numeri che fanno alzare più di un sopracciglio in ottica Sixth Man Of The Year, cosa che avrebbe del clamoroso considerando che nell&#8217;ultima decade l&#8217;unica &#8216;non-guardia&#8217; a riceverlo è stato Montrezl Harrell nel 2020.</p>



<p>Eppure, nel mese di dicembre Kevin è stato, tra i giocatori non titolari ma sopra ai 15 minuti di utilizzo, primo per punti, terzo per rimbalzi e primo per triple segnate.<br><br>Chissà che, e sarebbe un degno finale, a conti fatti Cleveland non possa vedere in Ben Simmons quella stella così difficile da draftare e così impossibile da convincere della vivibilità dell&#8217;Ohio, e che Philadelphia non possa tramite il prodotto di UCLA migliorarsi a rimbalzo (#25 nella lega per rimbalzi totali), oltre a dare ad Embiid lo spacing che Harris &#8211; altro max contract &#8211; non sembra in grado di garantire ad oggi.</p>



<p>D&#8217;altronde, Love e Niang sono le due migliori ali grandi in termini di tiri da tre tentati per 100 possessi, per BasketballReference.</p>



<p>Al di là di numeri, campo e prospettive future, ciò che resta è Kevin Love abbia prima toccato il fondo e sia poi emerso una bracciata alla volta, attraverso la propria volontà e capacità di riconoscere un problema e non adagiarsi su di esso alla ricerca di una soluzione. Questo ha interessato profondamente la sua sfera personale, mettendolo anche a nudo nelle sue debolezze, ma non ha rappresentato un fattore sfavorente quanto più un punto di forza nel suo percorso di risalita. </p>



<p>Una forma di coraggio molto importante e notevole: quella di fare sì la cosa giusta, ma non solo per se stessi. Anche per gli altri. Nella speranza che gli stessi, ispirati da questo gesto, trovino il loro <strong>coraggio </strong>prima di toccare il fondo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Camminare nella pioggia senza bagnarsi”: esegesi di DeMar DeRozan</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/camminare-nella-pioggia-senza-bagnarsi-esegesi-di-demar-derozan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Di Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Nov 2021 07:59:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[chicago bulls]]></category>
		<category><![CDATA[compton]]></category>
		<category><![CDATA[demar derozan]]></category>
		<category><![CDATA[kendrick lamar]]></category>
		<category><![CDATA[kyle lowry]]></category>
		<category><![CDATA[san antonio spurs]]></category>
		<category><![CDATA[toronto raptors]]></category>
		<category><![CDATA[zach lavine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://aroundthegame.com/?p=8404</guid>

					<description><![CDATA[Tra la natale Compton e Kendrick Lamar, un ritratto introspettivo ed emozionale di uno dei giocatori più intriganti della Lega.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Tra la natale Compton e Kendrick Lamar, un ritratto introspettivo ed emozionale di uno dei giocatori più intriganti della Lega. Da Toronto fino a Chicago, passando per il richiamo di casa a LA: poteva essere una storia cliché in tanti modi, ma non lo è.</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="536" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/Derozan-1024x536.png" alt="" class="wp-image-8874" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/Derozan-1024x536.png 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/Derozan-300x157.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/Derozan-150x79.png 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/Derozan-768x402.png 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/Derozan-1080x565.png 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/Derozan.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">I primi passi e l&#8217;amore per Toronto</h2>



<p>Nella stagione NCAA 2008/09, dopo una campagna vincente come compete ad un programma solido, i Trojans della University of <strong>South California</strong> vanno fuori al secondo turno nel Torneo. Quell’anno lascerà la squadra un ragazzino locale, il cui midrange in primis convinse i <strong>Toronto Raptors</strong> &#8211; ben diversi da quelli rispettabili e programmatici di oggi, nonché ancora titolari del miglior logo di tutti i tempi &#8211; a sceglierlo alla pick #9. </p>



<p>Il rapporto sarà profondo oltre ogni immaginazione, e porterà ad una crescita difficilmente immaginabile sia per il giocatore, sia per la franchigia. </p>



<p>Tornando a USC, con lui c’era <strong>Nikola Vucevic</strong>, il quale due anni dopo verrà scelto dagli Orlando Magic appena fuori dalla lottery; i due rimarranno amici e, stando a quanto dichiarato da <strong>DeMar DeRozan</strong> durante un episodio del podcast di JJ Redick, parleranno spesso di come sarebbe ritrovarsi a giocare insieme: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>“Lui me lo diceva, io ricambiavo, ma erano s********&#8230; però durante l’ultima partita a Chicago con San Antonio è diventato serio, e anch’io. È un amico, come lo è Marc Eversley”</em> <em>(ex dirigente Raptors)</em>.</p></blockquote>



<p>Questo testimonia che l’NBA è una lega fatta principalmente di relazioni umane, ma anche di un richiamo verso casa che alcuni sentono per tutta la carriera.</p>



<p>Il tutto offre un appiglio per un grande dogma: l&#8217;importanza estrema che DeMar riserva alle relazioni umane. </p>



<p>Tra queste rientra anche quella, profondissima, avuta col padre Frank, morto a febbraio dopo una lunga lotta contro diversi mali. </p>



<p>In una<a href="https://aroundthegame.com/post/demar-derozan-los-angeles-padre-chicago-bulls/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> intervista rilasciata a The Undefeated</a>, DeMar racconta il significato che suo padre ha avuto per lui, lasciandosi andare ad una serie di considerazioni sul ruolo avuto nella sua crescita come uomo e quindi, più o meno direttamente, anche come giocatore. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>“Ogni volta che scendo in campo e gioco, puoi vedere lui. Per me è un monito, non starei facendo questo se non fosse per lui, devo tutto a lui”</em></p></blockquote>



<p>Per DeMar, il padre è stato parte integrante nel formare una mentalità il più possibile forgiata in valori come rispetto, lealtà, altruismo e resilienza. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>&#8220;Mi ha insegnato come essere un uomo. Ad essere educato, a non lamentarmi. Non vuoi che nessuno si senta dispiaciuto per te. Se vuoi qualcosa nella vita, ficcati in testa che puoi ottenerla. Mi ha dato tantissima confidenza e fiducia in me stesso. Non importa quanto brutta sia una situazione, c’è sempre un lato positivo se continui a spingere. Non puoi mai lasciare perdere.”</em></p></blockquote>



<p>Ulteriore rinforzo al valore avuto, nella sua vita, dalla figura paterna è stata la scelta di DeRozan di tatuarsi il volto di Frank sulla spalla destra. Un omaggio accorato che farà parte di lui &#8211; in anima e copro &#8211; per sempre.</p>



<p>E se DeRozan è oggi l&#8217;uomo e il giocatore in corsa per l&#8217;MVP che stiamo ammirando, lo si deve anche a <strong>Kyle Lowry</strong>. Il play di Miami &#8211; tarantinianamente una delle rivali nella Eastern Conference di Chicago nei prossimi anni &#8211; ha raccontato in un&#8217;intervista alla CBC della sua amicizia con il numero 11, in occasione della sua prima da avversario oltre il confine: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>&#8220;Se dovessi dire quand&#8217;è che la nostra amicizia è sbocciata, individuare un punto, non saprei farlo. È semplicemente successo, in questo mestiere non scegli chi avere intorno ma avrai sempre molto in comune. E inoltre &#8211; aggiunge con una risata &#8211; Toronto non mi piaceva. E DeMar ancora meno.&#8221; </em></p></blockquote>



<p>Lo pensava davvero, ma com&#8217;è risaputo, le cose sono andate diversamente:<em> </em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>&#8220;Quando un giorno ci ritireremo, berremo limonata sotto ad un portico, ripensando a ciò che abbiamo concluso e a quanto abbiamo dato alla franchigia e a Toronto. Sarà molto bello.&#8221; </em></p></blockquote>



<p>È normale per chi è cresciuto con i ritmi controllati della vita e dei beats di Jazzy Jeff nel sud di Philadelphia, avere idee così chiare e profonde allo stesso tempo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-8930" width="579" height="325" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr-1-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr-1-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr-1-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr-1-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr-1-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr-1-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 579px) 100vw, 579px" /><figcaption>FOTO: NBA.com</figcaption></figure></div>



<p>Deve essere stata dura, quella telefonata &#8211; tra l&#8217;altro ad oggi ancora avvolta dal mistero &#8211; tra il Nostro e <strong>Masai Ujiri</strong>, GM dei Raptors: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em> &#8220;Non potevo crederci. Sono uscito di casa e ho camminato, da solo, al buio, per parecchie ore. Mi vedevo a vita a Toronto, sentivo di non aver completato il percorso, sentivo mia questa gente. Ma per quanto il rapporto possa essere puro, resta un business e bisogna accettarlo, contare le proprie benedizioni, come ad esempio essere stato richiesto dal miglior coach di sempre. In fin dei conti tutti, soprattutto noi che viviamo un sogno, dobbiamo saper camminare nella pioggia segnza bagnarci.&#8221; </em>  </p></blockquote>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">La prima free agency</h2>



<p>E poi c&#8217;è il richiamo di <strong>casa</strong>. Le storie su <strong>Compton </strong>e la sua cultura si sprecano: non soltanto sono tanti i ragazzini cresciuti sognando di emulare <strong>Kobe Bryant</strong> o Snoop Dogg, ma sono addirittura parecchi quelli che a modo loro ce l&#8217;hanno fatta. E altrettanti quelli che non si rassegnano ad avere soltanto queste due strade per emanciparsi dal quartiere. </p>



<p>In un’intervista con <strong>Shams Charania</strong>, DeRozan ha spiegato come quello dell&#8217;ultima estate sia stato il suo primo vero approccio con la free agency: lui il richiamo di casa lo sentiva, e per questo c&#8217;è stato anche un non meglio specificato incontro con <strong>LeBron James</strong>. È stato, dice, sì stimolante, ma anche frustrante viste le tante situazioni aleatorie, e in fin dei conti irrispettoso. </p>



<p>Perché per quanto contender, offrire un minimo o giù di lì a un All-Star che ancora ne mette 26 di media col 51% dal campo non è accettabile. <em>&#8220;Pensavo che l&#8217;affare per portarmi ai <strong>Lakers </strong>fosse concluso. Ero pronto per tornare a casa. Poi, qualcosa non ha funzionato&#8221;</em>. Laddove qualcosa &#8211; ndr &#8211; sta per il contratto di <strong>Russell Westbrook</strong>, perché è difficile pensare che DeRozan avrebbe firmato per un impegno economico simile a quello, per esempio, di Carmelo Anthony. </p>



<p>Ma come il Nostro ha imparato sin da piccolo, bisogna saper aspettare, con pazienza, che i pezzi si uniscano meglio di quanto si osi sperare; per di più in una franchigia che da quella notte Playoffs del 2012 si è condannata all’inerzia. O al rischio di diventare un buco nero senza speranza. </p>



<p>D&#8217;altronde, dopo che Arturas Karnisovas e Marc Eversley hanno lasciato casa di DeRozan, lui e il sul agente hanno immediatamente chiamato i <strong>Clippers</strong>, per cancellare l&#8217;incontro: &#8220;<em>non facciamo perdere tempo a nessuno</em>.&#8221; </p>



<p><strong>Relazioni </strong>e <strong>rispetto</strong> stavolta hanno battuto la saudade.</p>



<p>È bastata una conversazione con l&#8217;altra All-Star a roster, <strong>Zach LaVine</strong>, per trovarsi in sintonia: <em>“il miglior talento in quella posizione con cui ho mai giocato”</em>, ha detto il figlio di Compton. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>“Veniamo tutti da situazioni diverse ma, andando al punto, simili. Ora abbiamo l’opportunità di fare qualcosa di importante. Sono felicissimo di accompagnare loro, che si trovano in questa situazione per la prima volta”. </em></p></blockquote>



<p>Il record di 46-36 è il migliore per la franchigia dal 2015 e, nonostante un&#8217;uscita al primo turno contro i Bucks &#8211; netta anche a causa degli infortuni di LaVine, Ball e Caruso (e di Pat Williams prima), il ritorno ai Playoffs dopo 4 stagioni non può che lasciare molto ottimismo. Ed è quasi un esercizio di stile in questa sede ricordare come gran parte della stampa USA assegnava a quella di DeRozan il titolo di peggiore firma della free agency. Ma su questo si tornerà in un altro momento.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr2-1024x576.png" alt="" class="wp-image-8931" width="643" height="361" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr2-1024x576.png 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr2-300x169.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr2-150x84.png 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr2-768x432.png 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr2-1536x864.png 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr2-1080x608.png 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/ddr2.png 1920w" sizes="(max-width: 643px) 100vw, 643px" /><figcaption>FOTO: nbcsn</figcaption></figure></div>



<p>Arrivati fin qui, sapete bene quale sia la parte più importante e che più risalta del gioco del Nostro. </p>



<p>Lo sapeva bene anche qualcun altro, il quale ha pensato di far capire quanto apprezzasse chi ancora, in un momento storico che va da tutt&#8217;altra parte, sa ancora raffinare quest&#8217;arte (<em>da 1:45</em> <em>del video sotto</em>, n.d.r.). </p>



<p>E per quello che era un ragazzino di Compton, deve davvero significare il mondo. </p>



<p>Inoltre, da come reagì alla partenza verso South Beach di Chris Bosh, deve anche aver recepito un certo qual tipo di ispirazione. E a quanto dice in questa intervista alla TBS, anche una lezione di maturità. (<em>da 0:45 ibidem, n.d.r.</em>)</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="DEMAR DEROZAN&#039;S OLD TWEET, KOBE, KENDRICK &amp; A UNICORN | CABBIE PRESENTS" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/VvWMwzMsRbo?start=45&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Lo studio del Gioco e Compton</h2>



<p>Sono due costanti della vita di DeMar, spesso collegate: dal suo stesso quartiere sono arrivati in NBA giocatori del calibro e del valore culturale di <strong>Baron Davis </strong>e Tayshaun Prince, i suoi primi modelli. </p>



<p>DeMar è sempre stato uno studioso del Gioco, nel senso più nobile, ovvero non si sofferma soltanto sugli avversari per arrivare pronto in campo, ma ne conosce storia ed evoluzione, per innalzare il suo livello anche quando non inchioderà più con la facilità di oggi. </p>



<p>In questo senso &#8211; come da lui stesso raccontato nel podcast di Gilbert <em>Agent 0</em> Arenas &#8211; è stato fondamentale<strong> Alex English</strong>, ex assistente di Dwane Casey a Toronto. </p>



<p>English, che ha vissuto la sua maggiore gloria negli anni &#8217;80 a Denver quando era uno dei migliori marcatori nella Lega di Jabbar e Bird, gli ha insegnato a<em> “trovare sempre i miei posti, lo ascoltavo, recepivo ogni cosa che mi diceva e adoravo il suo swag… cioè ha segnato 27000 punti facendo solo questo!”</em> </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Meet Alex English: The NBA’s Top Scorer in the 1980’s" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/UmLRYuevBko?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Un altro elemento chiave è la <strong>pump fake</strong>, come appreso negli anni da Gary Payton e Sam Cassell: <em>&#8220;Sam mi ha sempre influenzato con le finte, le ho imparate tutte da lui e gran parte del suo gioco è rimasto sempre con me&#8221;</em>.</p>



<p>DeRozan è rimasto, anche in un&#8217;era che non gli appartiene in toto, uno dei giocatori più efficienti in circolazione sfruttando al massimo una skill non scontat: l&#8217;<strong>and 1</strong>, il canestro con fallo subito. È in un certo senso il suo tiro da tre, ed è tra i pochissimi che possono legittimamente dire di farci serio affidamento: sono stati 74 solo nell&#8217;ultimo anno, buoni per il terzo posto overall, e per un&#8217;altra top 10 raggiunta nell&#8217;ultima decade. </p>



<p>Tutto questo studio e queste ispirazioni sono vitali per questo risultato, e per esecuzioni quasi sempre esiziali.</p>



<p>Col proseguire della carriera invece anche il lato <strong>difensivo </strong>è servito a migliorare la sua capacità di fare punti: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>&#8220;Ricordo nei miei primi anni da pro che mi trovavo a difendere negli ultimi minuti su gente come Rip Hamilton, o Ray Allen, e ne sono grato; mi chiedevo sempre perché trovassero certi fischi contro di me, ero sicuro di non aver fatto nulla, ma è così che impari quella che chiamano esperienza; e nei minuti decisivi è ciò che ti separa dagli altri in campo.&#8221; </em></p></blockquote>



<p>Andare in lunetta come loro, dunque, altro aspetto quasi sempre decisivo che ai Bulls mancava disperatamente e che hanno trovato nell&#8217;ex Spurs &#8211; passando da ultimissimi nella lega nel 2020/21 a 17esimi nella passata stagione. </p>



<p>È proprio un nativo di Chicago l&#8217;altro grande ispiratore di DeMar, ovvero <strong>Corey Maggette</strong>: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>&#8220;Mi diceva sempre: non sono il più grande tiratore o il più grande a fare questo e quello, ma ti batterò andando al ferro e mi manderai in lunetta; devi saper sfruttare il bonus, non ti serve neanche la palla. Mi è rimasto dentro, lui aveva addirittura un taglio col suo nome e tutti sapevano che una volta presa posizione, non potevi fermarlo.&#8221; </em></p><p><em>&#8220;Non mi aspetto che il tifoso medio capisca fino in fondo il mio modo di giocare: Gary Payton, Andre Miller, i miei modelli erano dominanti a loro modo e facendo cose che potevano essere sottovalutate. Sono uno studioso, e quindi so che non sono gli altri a dovermi dire come muovermi.&#8221; </em></p></blockquote>



<p>Questo è il <em>Maggette cut</em>, che basketballactiondictionary.com riconosce anche come il <em>blade cut,</em> spesso usato, oggi, per Zion Williamson dai Pelicans.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/https___bucketeer-e05bbc84-baa3-437e-9518-adb32be77984.s3.amazonaws.com_public_images_9a83ec37-72ea-4464-8b2e-6138b67be75f_480x270.gif" alt="" class="wp-image-8537" width="589" height="331"/></figure></div>



<p>Tutto questo successo, tutto questo lavoro e questa determinazione a 31 anni di raggiungere ancora l&#8217;ultimo obiettivo partono da lontano. </p>



<p>Da Compton arriva anche <strong>Kendrick Lamar</strong>, che con quattro album all&#8217;attivo è già nell&#8217;olimpo della musica &#8211; e delle figure intellettuali &#8211; afroamericane. Sono cresciuti in due licei distanti pochi chilometri l&#8217;uno dall&#8217;altro, sono buoni amici ed entrambi, secondo quanto hanno detto a <em>The Undefeated</em> per il quinto anniversario dell&#8217;uscita di<em> Good Kid m.a.a.d. City</em>, sono colpiti da uno sorta di sindrome del sopravvissuto: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>&#8220;È qualcosa con cui sto imparando a convivere, ho perso tanti amici. Quando vai via ovviamente cambi prospettiva, ma poi ti arriva una chiamata e sei di nuovo lì, pensando a cosa avresti potuto fare ad anni o chilometri di distanza per evitarlo&#8230;&#8221;</em></p></blockquote>



<p>Continuando a leggere l&#8217;intervista, si capisce meglio da dove e come arrivino questi traumi: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>&#8220;La cosa folle è che non puoi davvero renderti conto di nulla finché non riesci ad uscire: sono cresciuto in un quartiere (controllato dai) crip, in un liceo crip, camminavo in quel modo, parlavo in quel modo&#8230; è un modo di vivere che viene instillato dentro di te, e molti non ne escono vivi.&#8221;</em></p><p><em>&#8220;È per questo che tutti dovrebbero ascoltare e capire cosa vuole trasmettere &#8220;Sing for Me&#8221;. E con tutti intendo davvero tutti, perché ci sono periferie in ogni parte del mondo, e per quanto diverse condividono gli stessi traumi.&#8221; </em></p></blockquote>



<p>Per DeRozan, <em>Good kid m.a.a.d. City</em> è terapeutico, anche a mezza decade di distanza: non è rhythm and poetry, come possono essere molte altre creazioni, ma è una metafora della vita fin troppo accurata e introspettiva. Soprattutto quando si arriva ad una strofa specifica, presa dalla sopracitata <em>Sing for Me</em>: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Am i worth it? Did i put enough work in?</em></p></blockquote>



<p>&#8220;Qui c&#8217;è tutto&#8221; commenta DeMar.<em> </em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>&#8220;Arrivi ad un punto in cui metti in dubbio te stesso, non riesci a far comprendere la tua passione e il tuo dolore. Ma è proprio mentre ti metti in discussione che trovi nuova linfa per spingere ancora, e diventare ancora più grande da quel punto in poi.&#8221;</em></p></blockquote>



<p>Pausa.</p>



<p><strong>&#8220;I take that approach in everything that I do&#8221;</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="620" height="349" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/demar-derozan-and-kendrick-lamar.png" alt="" class="wp-image-8541" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/demar-derozan-and-kendrick-lamar.png 620w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/demar-derozan-and-kendrick-lamar-300x169.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/demar-derozan-and-kendrick-lamar-150x84.png 150w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption><em>DeMar DeRozan e Kendrick Lamar marciano a Compton pochi giorni dopo l&#8217;assassinio di George Floyd. Foto: The Undefeated</em></figcaption></figure></div>



<p></p>
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