FOTO: NBA.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Marc J. Spears per The Undefeated, tradotto in italiano da Yuri Pietro Tacconi per Around the Game.


DeMar DeRozan ha raccontato che suo padre, Frank, “è stato un padre incredibile, non si è mai perso una sua partita o un allenamento”. Così, per assicurarsi che “Big Dog” rimanga per sempre una presenza nella sua pallacanestro, la guardia dei Chicago Bulls si è fatto tatuare sulla spalla sinistra una foto di suo padre.

“Ogni volta che scendo in campo e gioco, puoi vedere lui. Per me è un monito, non starei facendo questo se non fosse per lui, devo tutto a lui”, ha detto DeRozan a The Undefeated settimana scorsa, un paio di sere prima di giocare nella sua città d’origine – Los Angeles – e di segnare 35 punti contro i Clippers, domenica sera. E 37 contro i Lakers la sera dopo.

Frank DeRozan è morto il 19 febbraio, dopo una lunga battaglia con diverse malattie. Il San Antonio Express-News ha scritto che una delle patologie era un problema ai reni. Il padre del 4 volte NBA All-Star è stato il primo afroamericano a partecipare negli sport a livello varsity alla Vidalia High School, Louisiana, secondo Concordia Sentinel.

DeRozan ha raccontato che suo padre lavorava come videomaker quando viveva a Compton, nella contea di Southern Los Angeles. “Big Dog”, come era chiamato dai suoi cari, era conosciuto per la sua instancabile etica del lavoro e aveva un pensiero fisso: provvedere alla sua famiglia.

DeRozan racconta che le lezioni di suo padre risuonano ancora oggi fortemente con lui, soprattutto ora che è padre di 3 bambine e al contempo un giocatore NBA. “Si è spaccato il culo facendo qualsiasi cosa per potere provvedere a noi. Crescendo, non avevamo molto. Ma lui si è sempre assicurato che ci fosse un tetto sopra la nostra testa e che ci fosse cibo quando ne avevamo bisogno. Ha protetto la famiglia. (…) Mi ha insegnato come essere un uomo. Ad essere educato, a non lamentarmi. Non vuoi che nessuno si senta dispiaciuto per te. Se vuoi qualcosa nella vita, ficcati in testa che puoi ottenerla. Mi ha dato tantissima confidenza e fiducia in me stesso. Non importa quanto brutta sia una situazione, c’è sempre un lato positivo se continui a spingere. Non puoi mai lasciare perdere.”

FOTO: Adam Hunger, The Toronto Star

Frank DeRozan era un tifoso fisso alle partite dei Toronto Raptors quando suo figlio era la stella della franchigia, dal 2009 al 2018. Negli ultimi anni, invece, era DeRozan a recarsi regolarmente a Los Angeles per visitare suo padre sofferente, mentre giocava per i San Antonio Spurs. Era una consuetudine per DeRozan prendere un jet privato, in silenzio, e passare i suoi giorni di riposo con suo padre

Mentre giocava per gli Spurs, DeRozan ha saltato 2 gare in gennaio per visitare suo padre a Los Angeles poco prima della sua morte. Ripensandoci ora, quei viaggi non hanno valore.

“Anche se era solo per un giorno, andavo lì e mi sedevo con lui. Volevo essere la motivazione… il motivo per cui alzarsi e continuare a lottare. È stata dura per lui. Ci sono state tantissime partite in cui semplicemente arrivavo al palazzetto e giocavo. Non ne ho mai fatto un dramma. Nessuno lo sapeva, ma volevo assicurarmi di spendere ogni opportunità, ogni secondo con lui, essere vicino a lui perché sai, non si sa mai, e sono felice di averlo fatto.”

Il general manager dei Bulls, Marc Eversley, ha lavorato con DeRozan in precedenza con i Raptors e ha detto che il rapporto con suo padre “significava tantissimo per DeMar.”

“Frank DeRozan ha aiutato a formare l’uomo che DeMar è diventato”, ha detto Eversley a The Undefeated. “Per lui la famiglia viene prima di tutto. È leale, è ultracompetitivo, non c’è nulla che voglia più di vincere e di farlo nel modo giusto. È qualcosa che puoi vedere ogni singolo giorno.”

Il tatuatore Steve Wiebe è conosciuto e famoso soprattutto per i suoi ritratti di visi. I clienti del canadese includono giocatori NBA come DeRozan, Kevin Durant e Damian Lillard, rapper come Future e Nipsey Hussle, e altre celebrità e atleti professionisti. Wiebe ha, tra le altre cose, tatuato il viso di Nipsey Hussle sulla sua partner, l’attrice Lauren London, dopo che il rapper è stato ucciso nel 2019.

Wiebe ha raccontato di aver tatuato entrambe le braccia di DeRozan in più di 10 sessioni negli ultimi anni. DeRozan lo ha contattato parlandogli della sua idea, un tatuaggio di suo padre sulla spalla sinistra, a giugno. Voleva anche tatuarsi le parole “RIP Big Dog” sul suo tricipite sinistro. DeRozan ha sfogliato diverse foto, prima di trovare quella “old school” di suo padre che ha usato per il ritratto.

“Era una delle foto che ho trovato guardando tra gli album, dopo che è morto. Mi è rimasta molto, ha l’afro, old school, è la perfetta rappresentazione di lui. Era proprio quella che avrei voluto.”

Wiebe ha detto che ha fatto più di 5 tatuaggi su DeRozan, incluso uno di Malcolm X e uno del Joker. Il tatuaggio del padre ha richiesto circa 4 ore. Il tatuaggio “RIP Big Dog” è stato fatto un paio di settimane dopo.

“Con DeMar, solitamente discutiamo le idee di persona”, ha detto Wiebe. “Quindi, di solito non so cosa farò prima di arrivare lì. Quando sono arrivato quella volta, ha detto che aveva un ritratto di suo padre e che avrebbe voluto quello.”

Wiebe racconta che, nonostante DeRozan sia spesso restio a mostrare emozioni, si capiva che il tatuaggio di suo padre volesse dire moltissimo per lui.

“Era come guardare per la prima volta Toy Story, il livello di perfezione e di dettaglio dell’arte era incredibile. Vuol dire tantissimo per la mia famiglia, perché tutti sanno cosa ha significato per loro e specialmente per me”, ha detto DeRozan del tatuaggio.

Eversley e i Bulls sperano che la capacità di segnare e la leadership da veterano di DeRozan possano essere il pezzo mancante che riporterà la storica franchigia ad essere tra le potenze della Eastern Conference. DeRozan ha detto che è stato molto importante per lui che Eversley sia andato fino a Los Angeles, su richiesta del suo agente (Aaron Goodwin), durante l’offseason, per parlare con DeMar faccia a faccia della free agency. Pochi giorni dopo, l’11 agosto, DeRozan ha dato il suo benestare ad una sign&trade con i Bulls per un contratto da 3 anni e 85 milioni di dollari.

DeRozan al momento è decimo tra i migliori marcatori in attività in NBA (punti segnati in carriera). Eversley dice che DDR vuole mostrare al mondo NBA che è ancora tra l’élite dei giocatori. “Ha visto in Chicago l’opportunità di mostrare di nuovo alla gente, a livello nazionale, cosa è capace di fare al massimo livello”, ha detto Eversley. “Sembra che si stia divertendo molto e di sicuro vincere ha aiutato a caricarlo. Lo abbiamo convinto sulla nostra possibilità di vincere. Aveva una scelta questa estate, e siamo entusiasti che ci abbia scelto.”

DeRozan si è unito alla guardia All-Star, nonché medaglia d’oro alle Olimpiadi, Zach LaVine; al suo compagno all’Università della Southern California, Nikola Vucevic; e alle due guardie nuove arrivate a Chicago, Lonzo Ball e Alex Caruso. I Bulls non accedono alla post-season dal 2017 e ad una finale della Eastern Conference da oltre 10 anni. DeRozan dice che sta apprezzando molto l’ambiente dei Bulls, che descrive privo di ego, giovane, energico, positivo e libero. “Nessuno è egoista. Tutti vogliono andare in campo e divertirsi e si vede quando giochiamo insieme.”

La famiglia e i cari di DeRozan hanno potuto vedere il tatuaggio di persona quando i Bulls hanno giocato a Los Angeles settimana scorsa, un ritorno a casa molto emozionante per DeMar. “Era ad ogni partita,” ha detto DeRozan ai giornalisti dopo la gara di domenica scorsa. “Oggi è una di quelle partite in cui vorrei che fosse qui.”

Sebbene il tatuaggio del padre abbia la funzione di ricordarlo per sempre, DeRozan racconta che ancora non ha del tutto metabolizzato la perdita.

“Mi sento come se non avessi ancora avuto tempo di soffrire e affrontarlo. Sto cercando di tenere alto il morale di tutti gli altri intorno a me, soprattutto mia madre, le mie bambine, tutta la famiglia. Hanno sofferto molto. Crescendo, mio padre mi ha sempre fatto capire che ero io l’uomo di casa dopo di lui. Mi sono preso quel compito. A un certo punto mi colpirà e lo gestirò in qualsiasi modo sarà necessario, anche solo sedendomi in una stanza, da solo, e piangendo.”