L’assenza di Doncic impedisce ai Lakers di valutare adeguatamente il proprio roster in vista dei playoffs, oltre a farli perdere con margine.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Mirjam Swanson e pubblicata su Los Angeles Times, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
Se Luka Doncic fosse in campo, questa serie del secondo turno contro gli Oklahoma City Thunder avrebbe un altro andamento. I Lakers non starebbero perdendo… i secondi tempi con un margine così ampio. Ma se il suo infortunio permettesse al motore offensivo di funzionare, l’attacco potrebbe non essere il più brillante. Tuttavia, i Lakers probabilmente riuscirebbero a mantenerlo in funzione. Potrebbero non tenere il passo, ma, con il contributo del miglior realizzatore della Lega, il divario non sarebbe così ampio alla fine di ogni partita.
Ai Lakers manca davvero Doncic. E grazie, direte voi. Ma non è solo perché, senza di lui, sono costretti a rivivere un incubo ricorrente – in tutte e tre le partite, i Lakers hanno dato filo da torcere a Oklahoma City nel primo tempo, arrivando addirittura in vantaggio all’intervallo nelle partite 2 e 3, solo per vederselo strappare via. È anche perché stanno perdendo informazioni importanti in vista di un’offseason cruciale.
L’intera serie delle semifinali della Western Conference contro i campioni in carica è stata una situazione senza via d’uscita per i gialloviola, che ora sono sotto per 3-0 e guardano nell’abisso dell’eliminazione in Gara 4 di lunedì. Ma se si aggiungono i 33,5 punti a partita che Doncic ha segnato in media in questa stagione, non sarebbero stati superati di 54 punti complessivi dopo l’intervallo.
Se si considera la media di 30.9 punti a partita nei playoffs registrata dallo sloveno in carriera, è lecito supporre che il suo record personale supererebbe di gran lunga il punteggio di sabato, nella sconfitta per 131-108 subita in Gara 3 alla Crypto.com Arena. Per quel che può valere. Il che è ben poco rispetto a tutto ciò che manca ai Lakers con Luka in panchina, alle prese con lo stiramento di secondo grado al hamstring subito il 2 aprile a Oklahoma City.
Per i Lakers, questa serie ormai giunta al capolinea è preziosa soprattutto come periodo di valutazione per la prossima stagione. È una lettura del barometro: voi siete qui, i Thunder sono lì. L’obiettivo ora è costruire una squadra attorno a Doncic che possa plausibilmente tenere il passo con Oklahoma City, e quindi stanno valutando chi potrà aiutarli a farlo se si uniranno alla squadra l’anno prossimo. Ma i gialloviola stanno effettuando queste valutazioni dei playoffs senza il proprio miglior giocatore in campo. Stanno provando l’auto sbagliata per andare in vacanza.
Doncic può aspettarsi una cartolina per posta: “Vorrei che fossi lì”. E lo stesso vale per lui, ovviamente. “È molto frustrante”, ha detto lo sloveno tra la Gara 1 e Gara 2, in piedi con le mani in tasca, addolorato nel riferire che non era vicino al ritorno, a cinque settimane dall’inizio del suo programma di otto settimane per il rientro al lavoro. Ha poi aggiunto:
«Non credo che la gente capisca quanto sia frustrante. Tutto quello che voglio è giocare a basket, soprattutto in questo momento. È il momento migliore per giocare a basket. È davvero frustrante vedere cosa sta facendo la mia squadra. Sono molto orgoglioso di loro. È stato davvero difficile, però, stare lì seduto a guardarli giocare.»
Ha potuto vedere i Lakers battere a sorpresa gli Houston Rockets in una serie di primo turno di sei partite senza di lui e, per quattro incontri, Austin Reaves — che in questa serie sta segnando una media di 18.7 punti con il 40% dal campo e il 25% dalla distanza dei tre punti, essendo diventato un bersaglio prioritario della difesa fisica dei Thunder senza dover fare i conti con Doncic. E dell’attacco, come se non bastasse.
Sabato, lo sloveno ha dovuto assistere alla scomparsa di un altro vantaggio — e con esso, un’altra opportunità di strappare una vittoria — come per un crudele trucco di magia. Mentre il tempo volgeva al termine, l’ex Mavericks sedeva in panchina accanto a Reaves, con lo sguardo perso nel vuoto e le mani giunte in grembo, proprio come tanti tifosi dei Lakers presenti nell’arena.
L’ultima sconfitta demoralizzante dei Lakers avrebbe potuto trarre beneficio dall’energia di Doncic, dalla sua spettacolarità, dal suo fuoco. Anche in questo è tra i migliori della lega. “Quando hai in campo il miglior realizzatore della lega – se ci fosse stato – cambia sicuramente la dinamica di una squadra”, ha detto Luke Kennard, che sabato ha segnato 13 dei suoi 18 punti (il massimo della serie) nel primo tempo, chiudendo:
«Ovviamente ci manca. E sappiamo che in questo momento si sta dando da fare [per tornare a giocare]. Ma sì, insomma, per noi farebbe sicuramente la differenza. Però al momento non c’è.»
Kennard ha ragione, ovviamente. Le cose sarebbero diverse se Doncic fosse in campo a guidare la squadra. Non così diverse, però. Ma almeno i Lakers non finirebbero le energie quando mancano ancora tanti minuti alla fine di ogni partita, e avrebbero anche un’idea più chiara di quanto ancora devono percorrere.