Boston, Milwaukee e Indiana: come una serie di infortuni ha ridisegnato la Eastern Conference.

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Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Nirav Barman e pubblicata su Celtics Blog, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Un infortunio può cambiare il corso della storia di una franchigia. Una run playoffs interrotta porta a una vita di interrogativi, e il virus degli infortuni è stato presente più che mai nella passata post-season. Abbiamo visto tre diversi giocatori di calibro stellare rompersi l’Achille e tutti hanno dovuto affrontare un infortunio potenzialmente in grado di cambiare la loro carriera, e si prevede che salteranno l’intera stagione successiva – o quasi.

Il primo è stato Damian Lillard dei Milwaukee Bucks nel primo turno con gli Indiana Pacers, una serie che hanno perso. Nel secondo turno, Jayson Tatum è caduto nell’incontro tra Celtics e Knicks, con New York che ha poi sconfitto Boston. Forse nel modo più inopportuno di tutti, Tyrese Haliburton ha subito lo stesso infortunio all’inizio di gara 7 delle NBA Finals, mentre gli Indiana Pacers affrontavano gli Oklahoma City Thunder. La sensazione è che sia stata tolta tutta l’aria ad una partita estremamente emozionante, e i Thunder hanno portato a termine il lavoro, guadagnandosi il titolo di campioni NBA.

Ciascuno di questi infortuni non solo ha spento le aspirazioni al titolo dello scorso anno, ma ha fatto deragliare anche la stagione 2025/26. Boston, Milwaukee e Indiana si trovavano tutte in fasi diverse del percorso da contender, tutte nella Eastern Conference.

I Pacers erano in ascesa, a una sola partita dalla conquista del loro primo titolo nella storia della franchigia. I Celtics avevano già raggiunto la vetta poco prima e cercavano di ripetersi per la prima volta dall’era di Bill Russell. Milwaukee aveva già visto la vetta anni orsono, ma stava lentamente scivolando giù dalla montagna. Ora ogni squadra si trova ad affrontare una sfida simile, ma con percorsi molto diversi.

Boston e Indiana possono entrambe permettersi un anno sabbatico nella prossima stagione prima di tornare a competere, anche se i Celtics hanno meno voce in capitolo. Nelle ultime due stagioni si sono trovati ben oltre il secondo apron, e un’altra stagione oltre questa soglia comporterebbe delle pesanti penalizzazioni, che paralizzerebbero la loro capacità di mettere insieme un roster competitivo ora e in futuro.

Per questo motivo, sono stati costretti a separarsi da diversi giocatori fondamentali del loro roster nel tentativo di liberarsi di un numero di stipendi sufficiente a scendere sotto il secondo apron – QUI tutti i dettagli. Hanno ceduto Jrue Holiday e Kristaps Porzingis, ottenendo in cambio Anfernee Simons e Georges Niang. Quest’ultimo è stato recentemente scambiato con il rookie degli Utah Jazz RJ Luis Jr. che attualmente ha un contratto two-way, una mossa per ridurre gli stipendi che ha anche liberato un altro posto standard a roster.

Nella free agency non sono riusciti a pareggiare l’offerta che i San Antonio Spurs hanno fatto a Luke Kornet, reduce da una stagione stellare a Boston. Anche se non è ancora ufficiale, è probabile che lo stesso avvenga per il veterano Al Horford, che dovrebbe firmare con i Golden State Warriors. In un colpo solo, i Celtics hanno perso cinque giocatori di livello, quattro dei quali provenienti dalla rotazione del front-court.

Senza JT il prossimo anno il frontcourt appare infatti particolarmente scarno. Fino a ieri, Luka Garza, Neemias Queta e Xavier Tillman erano gli unici centri a roster, mentre Georges Niang era l’unica ala forte a roster. La scorsa stagione i tre centri hanno totalizzato una media di 26.5 minuti di media in 134 partite totali. Anche Queta ha contribuito in larga misura, con una media di 13.9 minuti in 62 partite.

Con il cambio di Niang per un contratto two-way, Brad Stevens è riuscito a far risparmiare ai Celtics un bel po’ di tasse, ha creato uno spazio extra di 8 milioni di dollari sotto il secondo apron e ha aperto la porta a Boston per firmare Chris Boucher con un contratto annuale da 3.3 milioni di dollari. Questo ingaggio aggiunge una dimensione necessaria al frontcourt sotto forma di un veterano solido ed esperto. Pur non essendo mai stato un titolare, Boucher ha una media di 17.7 minuti in otto anni di carriera e l’anno scorso a Toronto ha tirato con il 49.2% dal campo e il 36.3% da tre.

Il frontcourt di Boston ha ancora ampi margini di miglioramento, ma sono poche le strade percorribili. In particolare, una delle scelte al secondo giro di Boston nel draft di quest’anno, Amari Williams, non è ancora stato firmato dalla squadra. Potrebbe potenzialmente occupare l’ultimo posto a roster per costruire ulteriormente il frontcourt, ma l’aggiunta di un altro rookie al mix potrebbe non migliorare di molto la situazione. I ragazzi sono stati battezzati col fuoco e ognuno di loro dovrà farsi avanti in maniera importante.

Questa è la storia dell’intero roster, in realtà. I Celtics avranno Jaylen Brown, Derrick White, Payton Pritchard e Sam Hauser a guidare il loro nucleo, aggiungendo anche un paio di giocatori solidi come Chris Boucher e Anfernee Simons – anche se è possibile che quest’ultimo venga scambiato in una trade successiva come è successo per Niang. A parte questa incertezza, ognuno di questi ragazzi avrà un ruolo più ampio. La squadra si affiderà anche a giocatori non ancora collaudati, come Baylor Scheierman, Jordan Walsh, Josh Minott, Hugo Gonzalez e la già citata rotazione dei lunghi.

Se tutto va bene, Boston ha la possibilità di essere una squadra da playoffs, almeno in questa Eastern Conference, e se Jayson Tatum riuscirà in qualche modo ad accelerare il suo recupero, potrebbe potenzialmente fare il suo debutto a fine stagione. Al momento, però, le probabilità non sono elevate su nessuno dei due fronti. L’aspetto positivo è che Boston possiede entrambe le sue scelte l’anno prossimo, quindi potrà almeno raccogliere i frutti di una cattiva stagione al draft, se ciò dovesse accadere.

Ora la domanda per i Celtics è: quanto facilmente riusciranno a riprendersi da un’annata negativa dopo aver sventrato il roster? Le finestre da titolo non durano per sempre e con poco meno del 70% del cap space vincolato tra Jayson e Jaylen, potrebbero dover prendere decisioni difficili per sfruttare al meglio l’attuale finestra. È nel loro interesse tornare a essere competitivi il prima possibile.

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A differenza di Boston, Indiana non ha avuto un’alternanza così ampia nel suo roster. Ovviamente la prossima stagione sarà priva di Haliburton e ha già ricevuto una Disabled Player Exception (DPE) che potrà essere utilizzata per migliorare la squadra, se lo desidera. Gli unici altri cambiamenti degni di nota sono le partenze di Myles Turner e Thomas Bryant, entrambi lunghi fondamentali nella rotazione di Indy.

Nella speranza di rimpiazzare la produzione di Turner a un costo minore, i Pacers hanno acquisito nella free agency Jay Huff, un lungo tiratore di 7 piedi che l’anno scorso si è fatto vedere sulla panchina dei Memphis Grizzlies. Inoltre, anche se tecnicamente non si tratta di nuovi arrivi, l’anno prossimo Indiana riavrà nel frontcourt James Wiseman e Isaiah Jackson, due giocatori che, ironia della sorte, hanno entrambi subito la rottura del tendine d’Achille all’inizio della scorsa stagione.

Haliburton è certamente una perdita importante, ma per la maggior parte Indy potrebbe dimostrare molta continuità nella prossima stagione. Non rifirmando Myles Turner, inoltre, si sono lasciati ben al di sotto del primo apron e hanno un solo contratto in scadenza, quello di Benedict Mathurin, che senza un’estensione sarà un restricted free agent nella stagione 2026/27. La posta in gioco per i Pacers l’anno prossimo è quindi molto bassa.

Non c’è dubbio che sarebbero in grado di giocare dei buoni Playoffs, ma le aspirazioni da titolo potrebbero essere un po’ troppo alte senza il loro playmaker titolare. Sono comunque nella posizione migliore per riorganizzare il roster in modo da trovarsi ancora nella migliore posizione possibile per vincere quando Haliburton tornerà. Se riusciranno a tornare alle Finals, bene. In caso contrario, dovrebbero almeno avere un’idea più precisa di ciò di cui la squadra ha bisogno per superare l’ostacolo e avranno la flessibilità necessaria ad apportare questi cambiamenti – e la loro scelta al primo giro al draft del prossimo anno.

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Milwaukee è riuscita a creare cap space ancora maggiore rispetto a Indiana, ma la posta in gioco per la prossima stagione è molto più alta. Nelle prossime tre stagioni, infatti, non possiederanno alcuna delle loro scelte al primo turno – ognuna di esse farà parte di uno swap. Inoltre, si dice che la loro stella, Giannis Antetokounmpo, stia “valutando le sue opzioni” per quanto riguarda la richiesta di scambio o meno.

Il suo obiettivo è quello di vincere un altro titolo e se non pensa di poterlo fare con i Bucks è probabile che cercherà di trovare una nuova squadra con cui avere successo. Dopo l’infortunio di Dame, Milwaukee si è mossa rapidamente per salvare la situazione, optando per tagliare e spalmare il contratto di Lillard, che lascia 22.5 milioni di dollari in cassa per i prossimi cinque anni.

La mossa scioccante è stata fatta per mettere a punto un’acquisizione ancora più scioccante: Myles Turner. Turner era reduce da un’apparizione alle Finals e faceva parte della squadra che ha eliminato i Bucks dal primo turno dei playoffs in due anni consecutivi. Sembra che la decisione sia ricaduta più su Indy, che ha scelto di non offrire nulla di simile al contratto quadriennale da 107 milioni di dollari che Milwaukee ha fornito.

Per i Bucks, Turner è un ottimo rinforzo, visto che devono fare i conti anche con la partenza del loro centro titolare, Brook Lopez, che ha scelto di firmare con i Los Angeles Clippers nella free agency. Come Brook, Myles è un ottimo difensore interno e può anche allungare il campo per Giannis.

I Bucks hanno poi sostituito Dame con Cole Anthony, hanno ceduto Pat Connaughton agli Hornets e hanno firmato Gary Harris per sostituirlo a basso costo. Nel complesso, con l’eccezione della perdita di Lillard, la squadra è molto simile a quella dell’anno scorso. Anche se gli infortuni hanno fatto la loro parte, quella squadra non ha mai dato l’impressione di essere una vera contendente.

Milwaukee è riuscita a trovare modi economici per migliorare il proprio roster, ma non ha il lusso del tempo come Indiana e riempire il buco lasciato da Dame sarà incredibilmente difficile. Questa squadra deve lavorare, e deve farlo in fretta. Altrimenti, dovrà affrontare la realtà della perdita della sua pietra miliare, e potrebbe essere una ricostruzione lunga e difficile in base al ritorno. E doverlo fare senza possedere i diritti sulle proprie scelte è una posizione in cui nessuna squadra vuole trovarsi.

Tre dei migliori giocatori NBA che subiscono lo stesso grave infortunio nella stessa run playoffs non ha precedenti, ma se tutti e tre si trovano nella stessa conference, le conseguenze sono notevoli. Boston e Milwaukee sono state perenni contender per qualche tempo, ma quei giorni potrebbero essere finiti. Indiana era in ascesa, ma ha incontrato un grosso ostacolo che potrebbe accorciare la sua finestra competitiva. Una cosa è certa: la Eastern Conference non è mai stata così aperta.