
Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Ishaan Bhattacharya e pubblicata su Fadeaway World, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
Michael Jordan è uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, ma all’inizio degli anni ’90 c’erano dei dubbi sul fatto che sarebbe riuscito a esprimere tutto il suo potenziale. Negli anni ’80, nonostante statistiche individuali da urlo, non era riuscito a conquistare un titolo. Veniva sempre eliminato da corazzate come i Boston Celtics e i Detroit Pistons. Tutto cambiò però nel 1991.
Jordan rilasciò un’intervista a Mark Vancil di Playboy Magazine nel 1992, in cui raccontò nel dettaglio la sua accesa rivalità con i Detroit Pistons e cosa era servito per superare le sconfitte degli anni precedenti e riuscire finalmente ad eliminarli nei playoff del 1991.
Playboy: C’è stato un momento nella stagione in cui hai pensato: “Forse possiamo davvero arrivare fino in fondo”?
Jordan: Quando abbiamo battuto Detroit prima dell’All-Star Game.
Playboy: Così presto?
Jordan: Li abbiamo battuti a Detroit. Non li battevamo lì da almeno dieci partite, e quando ci siamo riusciti ci ha dato fiducia. Dovevamo dimostrare a noi stessi che potevamo vincere sul loro campo. Nella finale di Conference dell’anno prima avevamo difeso bene il nostro campo, ma poi siamo andati lì e ci hanno massacrati in gara sette.
Jordan non mentiva: Gara 7 delle Finali della Eastern Conference del 1990 fu davvero dura per i Bulls. Jordan mise a referto una prestazione solida a livello individuale, ma i suoi compagni ebbero una serata disastrosa. Scottie Pippen tirò con 1 su 10, Horace Grant con 3 su 17, e Craig Hodges con 3 su 13.
I Bulls persero 74-93 e vennero eliminati. Ma l’anno successivo si ripresero e si vendicarono nel 1991. MJ sapeva che i Bulls erano finalmente pronti a battere i Pistons nei playoff, dopo aver instillato in loro il timore già durante la stagione regolare.
I Chicago Bulls demolirono i Detroit Pistons con un secco 4-0 nei playoff del 1991. Erano una squadra migliore e finalmente riuscirono a superare i “Bad Boys”.
I Detroit Pistons provarono a usare la forza fisica contro Michael Jordan e i Bulls, ma stavolta non servì a nulla. Tornarono sul parquet dei Pistons, li spazzarono via, e i Bad Boys erano talmente arrabbiati che molti di loro si rifiutarono persino di stringere la mano a Jordan e ai Bulls dopo l’eliminazione.
Playboy: Parliamo della serie contro Detroit nei playoff dell’anno scorso. Avevate superato facilmente New York e Philadelphia, poi sono arrivati i Pistons.
Jordan: Li stavamo aspettando. Avevamo il vantaggio del fattore campo. E lo avevamo difeso nelle ultime sei o sette partite. La prima gara fu fondamentale, perché sapevamo che ci avrebbero fatto di tutto. Pippen sapeva cosa avrebbe cercato di fare Dennis Rodman. Non poteva permettere che gli entrasse in testa. Doveva solo giocare, voltarsi e andare avanti. Abbiamo vinto entrambe le partite a Chicago, così siamo andati a Detroit dicendo: “Facciamoli fuori con uno sweep”.
Playboy: Riuscivi a vedere la paura nei loro occhi?
Jordan: Sì. Non riuscivano più a farci perdere la testa. Hanno provato tutto per minare la nostra fiducia.
Bill Laimbeer, Dennis Rodman e gli altri provarono a colpire duro, ma ormai i Chicago Bulls conoscevano già tutti i loro trucchi. Era arrivato il momento di un cambio di potere a Est e in tutta la NBA, e MJ era pronto a prendersi tutto.