Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Jenni Carlson e pubblicata su The Oklahoman, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Chet Holmgren ha seguito passo dopo passo Jaden McDaniels mentre quest’ultimo si faceva largo verso il canestro. Dopo qualche falcata, l’ala lunga e snella dei Timberwolves si è resa conto che non sarebbe riuscita a superare il lungo dei Thunder, così ha fatto perno ed è andato con la mano sinistra.

Era esattamente quello che Holmgren voleva. Costringere McDaniels a usare la mano debole ha dato a Holmgren un vantaggio decisivo. Non ha commesso fallo. Non ha cercato il pallone con le mani. Ha aspettato. Per quanto possa sembrare strano in un’azione rapida, da bang-bang, alla fine di una cruciale gara di finale della Western Conference.

Poi, quando McDaniels ha alzato la palla verso il ferro, Holmgren è intervenuto con una spazzata, toccando la palla con un paio di dita e respingendola appena prima che colpisse il tabellone. La sua stoppata nell’ultimo minuto è stata il punto esclamativo di Gara 4.

Ci sono molte ragioni per cui Oklahoma City si trova ora a una sola vittoria dalle NBA Finals. I punti di Shai Gilgeous-Alexander. Il tiro di Jalen Williams. La difesa dei Thunder, la loro tenacia e resilienza. Quel -42 subito in Gara 3, sembra passato un anno, non due giorni fa.

Ma nessuno nei Thunder è stato più determinante di Holmgren. Le sue statistiche: 21 punti, sette rimbalzi, una palla rubata e tre stoppate. «È semplicemente un giocatore che ti fa vincere», ha detto SGA. «Stasera è stato una versione davvero eccellente di se stesso».

Holmgren ha avuto un impatto talmente evidente che quando i giornalisti hanno chiesto ad Anthony Edwards nel post-partita dello spogliatoio un commento su SGA e Williams, la stella dei Timberwolves ha spostato il discorso altrove.

«Credo che sia stato Chet a cambiare la partita più di tutti», ha detto Edwards, citando i rimbalzi facili e i canestri ravvicinati che Holmgren ha saputo sfruttare.

«Secondo me, è stato quello a fare la differenza».

È stata senza dubbio la sua miglior prestazione della serie e una delle migliori partite di playoff della sua giovane carriera. Certo, aveva già fatto vedere cose importanti nella rimonta dei Thunder in Gara 3 contro Memphis nel primo turno, con cinque triple e 24 punti. Ma quella sera non aveva fatto registrare né stoppate né palle rubate.

Stanotte, invece, il suo impatto difensivo è stato ben più marcato.

«Chet è stato un mostro», ha detto l’allenatore dei Thunder, Mark Daigneault. «Ha giocato da cinque per gran parte della notte e ha lottato duramente».

I Thunder hanno in gran parte abbandonato l’assetto con due lunghi, optando per quintetti più piccoli per lunghi tratti della gara. Questo ha permesso a OKC di schierare più difensori perimetrali, come Alex Caruso e Cason Wallace. Una mossa utile per affiancare Lu Dort, Williams e SGA nel contenere Edwards e Randle, oltre alle riserve in serata di grazia come Nickeil Alexander-Walker e Donte DiVincenzo.

Ma con Rudy Gobert e Naz Reid ancora in campo a cercare di creare scompiglio, Daigneault ha puntato forte su Holmgren.

Ha giocato 33 minuti contro i 15 di Isaiah Hartenstein.

Chi lo sa, magari mercoledì, quando i Thunder avranno la possibilità di chiudere la serie, le rotazioni cambieranno. Ma oggi, Holmgren è stata la scelta giusta.

E non solo ha difeso: ha segnato 9 dei 14 tiri tentati, comprese 2 triple su 4.

«È stato incredibile», ha detto Gilgeous-Alexander. «Un giocatore clamoroso. Su entrambi i lati del campo sta giocando a un livello altissimo, ed è pazzesco perché, in fondo, lui là fuori sta solo… correndo».

Aspetta, ha detto che Holmgren “sta solo correndo”?

«Praticamente non chiamiamo mai uno schema per lui», ha spiegato SGA. «Quasi mai c’è qualcosa impostato apposta. Sta là fuori a giocare d’istinto e impatta la partita ad altissimo livello: che sia segnando, stoppando, prendendo rimbalzi in attacco o in difesa».

Un consiglio per Daigneault e il suo staff: se Holmgren gioca così bene senza schemi disegnati per lui, forse è ora di cominciare a disegnarne qualcuno.

Perché in Gara 4 è stato deciso, dominante, sicuro di sé e straordinario.

E lo ha fatto in casa. Holmgren, come molti sanno, è di Minneapolis. È cresciuto lì. Ha imparato a giocare lì. Ha vinto quattro titoli statali liceali proprio nell’arena in cui lunedì ha brillato.

Tornare in Minnesota poteva aumentare la pressione su di lui.

«Giuro, nella sezione famiglie mi sembrava di vedere metà del suo paese», ha scherzato Jalen Williams in diretta su SportsCenter, intervistato da Scott Van Pelt.

Holmgren ha ammesso che non gli era piaciuta la sua prima partita di playoff in casa.

Ma la seconda?

È stata da incorniciare.

«Penso di aver giocato una partita migliore», ha detto Holmgren. «Ci sono ancora momenti in cui sento di poter fare meglio… ma come squadra, collettivamente, penso che stasera siamo stati molto più solidi».

«Direi che la cosa più importante è cercare di lasciare le impronte sulla partita».

E si può dire con certezza che Holmgren ci sia riuscito, proprio come ha lasciato le sue impronte su quella stoppata decisiva nel quarto periodo.