
Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Jahlil Williams e pubblicata su Air Alamo, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
L’impressione era che i Denver Nuggets non fossero più un’organizzazione al limite della barzelletta, ma eccoci qua. Nella Mile High City c’è stato un terremoto e l’allenatore Michael Malone ne è stato vittima, perdendo il posto a una settimana dalla fine della stagione NBA. I Nuggets hanno un record di 47-32 e sono la quarta testa di serie della Western Conference, ma nonostante questo la franchigia sta andando in un’altra direzione.
Questa decisione non è meno scioccante del licenziamento di Taylor Jenkins da Memphis avvenuto meno di due settimane fa. Semmai è ancora più grave, e già quella era una decisione che rasentava la follia. Malone ha vinto il primo titolo nella storia di Denver appena due anni fa. Vederlo licenziato mentre si trovava tra le prime quattro della Western Conference dopo una stagione di infortuni e di gioco incostante da parte di Jamal Murray è scioccante per tutto il mondo NBA. Tuttavia, questa scelta offre agli Spurs un’altra opzione nel caso in cui Popovich fosse costretto a non tornare e i tifosi di San Antonio hanno già iniziato a invocare il matrimonio:
E’ scioccante vedere licenziato un allenatore navigato come Malone.
Licenziare il capo allenatore una settimana prima della fine della stagione se si è una squadra da lottery è una cosa drammatica. Licenziare il capo allenatore e il direttore generale una settimana prima della fine della stagione, se si è una delle principali contender o pretender nella propria conference, è un’azione che scatena il panico. Qualcosa doveva andare davvero storto per prendere questa decisione, e solo guardando la classifica a fondo la mossa inizia ad avere più senso.
Denver sarà anche quarta a ovest, ma è reduce da una striscia di quattro sconfitte e ha perso 7 delle ultime 10 partite. Due settimane fa, i Portland Trail Blazers, tra tutte le squadre, li hanno battuti di 19 punti. Malone era comprensibilmente arrabbiato dopo la partita, ma ciò che ha dichiarato nella sua conferenza stampa avrebbe dovuto far suonare più campanelli d’allarme di quanto non abbia fatto.
Durante l’intervento, coach Malone ha parlato della mancanza di impegno della sua squadra in difesa e a rimbalzo, ma soprattutto in pratica ha ammesso di aver perso lo spogliatoio. Secondo le sue parole, i giocatori non guardavano i filmati, non giocavano in difesa, non andavano a rimbalzo e una parte non riconosceva nemmeno i suoi consigli quando si rivolgeva a loro. Questo è un aspetto di cui preoccuparsi , anche nell’ipotetica ottica Spurs.
Malone è stato l’allenatore di Denver dal 2015, quindi forse era semplicemente arrivato il momento di cambiare voce, ma si sa che ha una personalità pungente che a qualcuno può dare fastidio. Un paio di anni fa è stato condotto uno studio online per raccogliere informazioni su quali allenatori fossero graditi o meno in base a ciò che si diceva di loro: Malone si è classificato al sesto posto partendo dal fondo.
Ma non si possono nemmeno negare i suoi risultati. Nikola Jokic è diventato uno dei migliori giocatori della storia dell’NBA e questo è avvenuto sotto la guida di Malone. Ha portato Denver al primo titolo nella storia della franchigia e non ha avuto un front office molto competente con cui lavorare. Per questo motivo il proprietario dei Nuggets ha licenziato anche il direttore generale.
Il rapporto con coach Popovich è ben documentato, per cui, se Pop decidesse di ritirarsi, Malone otterrebbe probabilmente anche la benedizione da parte del più grande allenatore di tutti i tempi. Questo renderebbe la transizione più semplice. Il futuro di coach Pop non è ancora definito, ma il licenziamento di Michael Malone offre alla franchigia texana molti spunti di riflessione in ogni caso.