FOTO: Silver Screen and Roll

Fra i giocatori NBA con almeno 1000 minuti in stagione, solo Nikola Jokic ha un on/off differential – cioè una differenza nei minuti fra quando è in campo e fuori – migliore di quello di Ivica Zubac. I numeri del lungo dei Clippers sono clamorosi: -6.4 i punti segnati in meno per 100 possessi dagli avversari quando è in campo rispetto a quando è fuori, concedendo -3.8% di rimbalzi offensivi, -8.4% di giri in lunetta e forzando +2.2% di palle perse – tutte quante cifre sopra il novantesimo percentile. Questi ultimi dati, assieme alla deterrenza al ferro (-3.7% di tentativi avversari nell’ultimo metro) e al fatto che i Clippers siano la 4° migliore difesa della Lega, lo rendono un candidato al premio di Defensive Player of the Year, che risente molto della questione puramente statistica. Ma il suo impatto non si ferma di certo qui, anzi.

Sempre parlando di numeri, siamo a +8.6 punti segnati per 100 possessi in più dalla squadra quando il Ivica Zubac è in campo rispetto a quando è fuori, 96esimo percentile, con +5.8 di effective field goal%. I suoi numeri in area sono elitari, con 18.8 punti per 100 azioni segnati nel pitturato, una produzione inferiore solo a quella di Giannis Antetokounmpo e Nikola Jokic – in realtà con il serbo è addirittura a parimerito – fra i giocatori con almeno 40 partite disputate. I suoi 1.17 punti-per-possesso segnati su pick&roll come bloccante lo rendono un ottimo partner per James Harden, mentre il suo dominio totale sotto i tabelloni gli frutta 3.8 rimbalzi offensivi a partita (3° in NBA) e 3.6 punti da seconda opportunità (7°).

Nel giorno del suo 28esimo compleanno, ha messo a referto una prestazione da 28 punti e 20 assist, il terzo 20/20 stagionale, contro i Cleveland Cavaliers della coppia formata da Evan Mobley e Jarrett Allen. Niente male per uno “reso migliore da LeBron James e Lonzo Ball”, frase utilizzata nel 2019 da Magic Johnson, allora President of Basketball Operations dei Lakers, per giustificare lo scambio che ha mandato Ivica Zubac ai cugini di Los Angeles, assieme a Michael Beasley, per il contratto in scadenza di Mike Muscala:

Quale fu il senso della mossa? Ancora, a distanza di oltre cinque anni, rimane un mistero. Dal punto di vista salariale, si può provare a ragionare. Ivica Zubac sarebbe diventato in estate un restricted free agent secondo il rookie contract, consentendo cioè ai Lakers di pareggiare qualunque offerta esterna (“offer sheet”): il problema, in questo caso, sarebbe arrivato in caso di cifre troppo elevate per essere pareggiate, questione che avrebbe portato o a perdere il lungo a zero, o a occupare troppo spazio salariale in un’estate durante la quale i Lakers miravano a numerosi free agent di alto livello – nella quale poi si è effettuato lo scambio per Anthony Davis. Progettazione solida, si potrebbe pensare, ma non è affatto così.

Il suo cap hold, cioè l’impatto salariale del suo contratto senza estensioni, sarebbe stato di appena $1.9 milioni, sostanzialmente nullo, e ad ogni modo i Lakers avrebbero avuto tempo fino alla fine di giugno 2019 per prendere una decisione – mossa, quindi, che non avrebbe minimamente influito sullo scambio per AD. Anche in caso di estensione forzata a cifre contenute per pareggiare un’offerta esterna, i Lakers non avrebbero avuto troppi problemi a completare firme cruciali come quella di Danny Green o il rinnovo di Kentavious Caldwell-Pope, considerando che nella campagna 2019/20 per il titolo quello dei gialloviola era il ventiduesimo payroll su trenta in termini di impatto salariale, dunque tra i dieci meno costosi. I Clippers, per rendere l’idea, lo hanno confermato a luglio 2019 con un triennale da $21 milioni, ricavandone man mano un titolare sempre più affidabile, sino all’exploit di questa stagione.

Exploit che, tutto sommato, se non probabile appariva quantomeno prevedibile già dai primi anni con i Lakers. Nella stagione dello scambio, per esempio, viaggiava già a una produzione ottimale nel pitturato, con 1.28 punti segnati per tentativo (88esimo percentile) e 15.6 punti nel pitturato proiettati sui 36 minuti (8° in NBA all’altezza della deadline) in 28 apparizioni coi gialloviola. Durante esse, si aggirava all’altezza dell’84esimo percentile fra i pariruolo a rimbalzo offensivo, dopo aver toccato il 90esimo nella stagione appena precedente. L’argomento di Magic Johnson non regge, inoltre, dato che ha girato a 11.2 punti e 5.8 rimbalzi nel periodo senza LeBron James fra dicembre 2018 e gennaio 2019, e a 15.4 punti e 7.4 rimbalzi nelle cinque partite che Lonzo Ball ha saltato in questa span. Nel giro di mezza stagione di ambientamento, è diventato il titolare di una squadra arrivata a una vittoria dalle Western Conference Finals.

Insomma, il senso tutt’oggi proprio non si trova. I Lakers hanno vinto un titolo, certo, mentre i Clippers hanno fallito, ma non è questo il punto: magari avrebbero potuto avere ancora un anello con Anthony Davis e allo stesso tempo Ivica Zubac, o addirittura inserire quest’ultimo nel pacchetto per AD al posto di Josh Hart e trattenere una pick, o ancora flipparlo più avanti, dopo l’estensione, in cambio di un giocatore di buon livello con uno stipendio annuale tra i 5 e i 7 milioni di dollari – e non Mike Muscala, andatosene per nulla a fine stagione. Ma tutto ciò è solo un what if, che ormai sta prosperando dall’altro lato di Los Angeles.