Una rassegna delle signature moves più importanti della storia della NBA: alcune impossibili da imitare, altre diventate veri e propri fondamentali insegnati in ogni scuola basket del pianeta.

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Nell’arte capita spesso: gesti, linee, parole, forme che rimandino in modo istantaneo al loro creatore, che attraverso esse esprime tutta la sua personalità.

Nella musica talvolta basta una singola nota o un singolo suono per attribuire la paternità di un brano a questo o quell’artista.

Ancor più evidente nelle arti figurative, dove il tratto peculiare di un pittore o di uno scultore sono spesso così evidenti da permettere anche a dei non esperti di riconoscere l’autore di un’opera.

I più attenti possono notarlo anche al cinema, riconoscendo il regista del film da una particolare composizione di un’inquadratura o un determinato movimento di macchina.

A questo punto la metafora direi che è abbastanza chiara: se è vero che il basket è poesia in movimento, il parallelo calza alla perfezione. Non c’è alcuna differenza tra l’uso dei colori di Van Gogh, la chitarra di Jimi Hendrix o i close-up di Sergio Leone e alcune storiche signature moves della storia della NBA – che prendiamo in rassegna qui di seguito – azioni che anche se vedessimo compiute da un manichino stile crash test potremmo subito attribuire all’autore originale.

Tra gesti impossibili da imitare, legati indissolubilmente ai loro creatori, e altri entrati nel bagaglio universale di ogni giocatore sul pianeta, abbiamo scelto i seguenti.

SKYHOOK – Kareem Adbul-Jabbar