Ai Timberwolves sembra mancare sempre uno per fare trentuno, per dirla con un vecchio proverbio. In questo caso, il problema però è proprio il 30.

Anthony Edwards e Julius Randle ai Timberwolves
FOTO: NBA

Ai Minnesota Timberwolves da anni sembra mancare un soldo per fare una lira, per dirla con un vecchio proverbio. Oppure, scavando ancora di più nell’immensità della lingua italiana, manca sempre uno per fare trentuno. In questo specifico caso, restare fermi sul 30, il numero di Julius Randle, rappresenta un enorme problema.

Trenta, per la precisione 33, sono anche i milioni di dollari che i Timberwolves dovranno pagare al giocatore nella stagione 2026/27, con una player option da poco meno di $36 milioni prevista per la stagione seguente. Minnesota gli ha offerto questo contratto, consapevole di quanto potesse avere da lui, consapevole che in questo modo avrebbe dovuto fare sacrifici importanti – come la mancata conferma di Nickeil Alexander-Walker, eletto Most Improved Player 2026 per gli Atlanta Hawks.

Trenta sono anche i punti di svantaggio con i quali Minnesota ha perso la decisiva Gara 6 in casa contro i San Antonio Spurs nelle semifinali di Conference appena concluse, costata la serie. In questa partita decisiva, Randle ha tirato con un croccante 1 su 8 dal campo, perdendo anche tre palloni e accumulando un -34 di plus/minus, il peggiore della squadra.

Circa trenta, per l’esattezza 34.2%, la percentuale al tiro con la quale Randle ha chiuso la serie, con il 19% da tre punti. In perfetta linea con la sua carriera, durante la quale 5 serie Playoffs su 8 si sono chiuse con un’efficienza ben al di sotto della media NBA. Le uniche a salvarsi? Tutte e tre quelle del 2025, alla prima stagione con i Timberwolves.

Ai Playoffs 2026, quella che si era presentata come l’annata del “click” definitivo verso un impatto positivo sulla squadra si è definitivamente rivelata per quello che già si sospettava essere: varianza al tiro, shooting luck, come volete chiamarla voi. Ricordando che comunque la serie contro i Thunder dello scorso anno, nonostante la true shooting, l’ha chiusa con 18 palle perse al netto di 15 assist, tirando 2 su 11 in Gara 2 e soprattutto 1 su 7 in una Gara 4 persa di due punti.

Questo non vuole essere un attacco ad personam. Quando i Timberwolves escono, lo fanno sempre con sconfitte pesanti, dove tutti tirano malissimo. Anthony Edwards ha chiuso con 9/26 al tiro in Gara 6, e con lui Jaden McDaniels ha tirato 4 su 13, mentre Rudy Gobert non ha messo a segno nemmeno un canestro su quattro tentativi. Sommati a Randle, sono i quattro giocatori più pagati di questo nucleo. La differenza è nell’impatto complessivo.

McDaniels e Gobert sono però imprescindibili per un sistema difensivo che ha trascinato questa squadra alle finali di Conference ancora prima che arrivasse Randle, nel 2024. Questa identità ha permesso a Minnesota di ripetere il risultato l’anno successivo e di superare i Denver Nuggets ancora una volta, fermando Nikola Jokic. Contro i San Antonio Spurs, la sfida era più offensiva, un bel problema sotto vari punti di vista.

Ne abbiamo parlato QUI nel dettaglio. In assenza di Anthony Edwards nella versione classica, quella esplosiva che non si è vista a causa dei problemi alle ginocchia, serviva sopperire alla mancanza di spaziature con qualcosa in più al tiro. Soprattutto considerando la marcatura molto aggressiva degli Spurs a tutto campo, inclusi i costanti raddoppi. Senza portatori secondari, senza spaziature, Minnesota non ha trovato sfoghi, incaponendosi in conclusioni al ferro perennemente contestate e non creando mai vantaggio.

Donte DiVincenzo avrebbe aiutato, ma anche lui ha chiuso la stagione anzitempo per il tremendo infortunio al tendine d’Achille. Per non parlare del fatto che Randle, su tutti, abbia incarnato alla perfezione le difficoltà di Minnesota, alimentandole con una delle peggiori run di sempre. Tra questa serie e/o quella dello scorso anno contro i Thunder, si potrebbe fare una compilation lunga ore di Randle che si schianta contro la difesa per il puro gusto di farlo, senza far uscire mai il pallone. Ci limiteremo a Gara 6, dove va incontro al pitturato difeso da, *check notes*, il miglior difensore del pianeta terra, Victor Wembanyama:

Quello che salta subito all’occhio è la possibilità di Wembanyama di staccarsi sempre dal proprio uomo per aiutare a piacimento. Un po’ perché i Timberwolves non possono contare su tiratori mortiferi, un po’ perché Julius Randle non è proprio LeBron James nel far uscire questi palloni con i giri giusti.

Se McDaniels e Gobert restano fondamentali difensivamente, se DiVincenzo (quando c’è) offre un brio e un dinamismo diverso all’attacco, così come Naz Reid nei minuti che ha dalla panchina, se Anthony Edwards rimane Anthony Edwards, in attesa delle ginocchia nuove, cosa offre Julius Randle?

Non è un giocatore di flusso, o almeno lo è solo a corrente alternata. Non è efficiente, specialmente contro difese che impacchettano il pitturato. Perde più palloni rispetto a quanti ne faccia uscire. Se viene battezzato, non può contare su un jumper affidabile, dato che ai Playoffs su quelle conclusioni viaggia a meno del 40.0 eFG% da sempre. Sa crearsi i suoi tiri a spallate, ma ormai le spallate non funzionano più. Il fadeaway dalla media, con queste percentuali, è deleterio, e lui ne dipende.

Questa è una seconda opzione pagata oltre $30 milioni, e stiamo glissando sulla metà campo difensiva, dove non è mai stato positivo in carriera, o quasi.

La colonna da osservare è quella con scritto “drapm +/-“, una metrica avanzata che misura l’impatto difensivo. Non è perfetta, come ogni statistica difensiva, ma rende bene l’idea di quante poche siano le stagioni di Randle con impatto difensivo positivo. Il 2024, seppur con sole 46 partite, è una tragedia, da 727esimo posto nella metrica.

La questione, prima ancora che pratica, diventa così concettuale. Randle non apre il campo, perché non è un tiratore rispettato, non importa quante triple possa mettere a segno senza marcatura. Se non lo fa, la minima contromossa che deve sapere effettuare contro queste difese consiste nel far uscire la palla quando la difesa collassa. Alla soglia dei 32 anni, non lo sa fare e non ha mai imparato a farlo con costanza. In una squadra con altre due non-minacce come McDaniels e Gobert, la sua presenza è di troppo se non si comporta come creatore di gioco per i compagni e per sgravare Edwards dai compiti palla in mano.

Se la sua presenza diventa di troppo anche in attacco, allora non può stare in campo. Il problema difensivo non consiste nei mezzi, quel corpo può funzionare contro chiunque. Consiste nella mancanza di concentrazione, di costanza, nella mancanza di volontà di aiutare e contestare tiri. Non si parla di difesa individuale, ma collettiva, questo fa la differenza per i Timberwolves. Randle non è un buon difensore di squadra perché è estromesso dal processo difensivo di squadra per sua scelta.

Lo si può tenere anche appiccicato al tiratore piazzato avversario, ma è un uomo in meno a tappare buchi, perché a pallacanestro si difende in cinque. I Timberwolves non possono permettersi un uomo in meno, non su due metà campo e non pagandolo tanto. Per questo, la mossa più logica sembra quella di separarsi da lui. Perché non Gobert, per esempio?

Perché il suo impatto su questa difesa è ancora prezioso, al netto dei problemi offensivi. E perché il contratto di Gobert dice sì $36.5 milioni nella prossima stagione, ma la sua età potrebbe anche spingerlo ad accettare qualcosa a cifre minori nel 2027/28, quando avrà a disposizione una player option da accettare o rifiutare. Vorrebbe dire fare un favore ai Timberwolves, ma al francese non restano più molte opzioni se vuole provare a vincere. Randle, invece, punterebbe volentieri a un ultimi, remunerativo rinnovo.

Il problema è che non è facile nemmeno fare una trade. Il valore dell’ex Knicks adesso è ai minimi storici, e anche impacchettandolo con DiVincenzo – che non si sa come tornerà dall’Achille a oltre 30 anni – e una delle due scelte scambiabili non si capisce quale appeal possa avere sul mercato. Uno stipendio da circa $45 milioni è quello di Lauri Markkanen, ma i Jazz lo valuteranno oro – giusto per fare un esempio. Si vocifera di interesse per Kyrie Irving, ma è un altro 35enne con un grosso infortunio alle spalle.

I Timberwolves, rinnovando Ayo Dosunmu con i Bird Rights, lotteranno contro il secondo apron, necessitando di alleggerirsi entro il 2027. Questo passa da Julius Randle, possibilmente per un profilo che possa o aumentare la pericolosità perimetrale, compensando i difetti di McDaniels e Gobert, o aiutare Edwards a sgravarsi dei compiti di creazione palla in mano, rimanendo efficace come realizzatore. Ecco perché abbiamo citato Markkanen e Irving, due profili che corrispondo alle due rispettive descrizioni. Ma non è facile arrivarci, né è detto che siano la soluzione.

La sola certezza è che, con questo trenta, i Timberwolves non potranno mai fare trentuno.