I Minnesota Timberwolves sono stati costretti a scaricare Julius Randle per liberare spazio appena dopo un’estate di sacrifici per rifirmarlo.

Esistono due chiavi di lettura per valutare la scelta dei Timberwolves di scaricare Julius Randle, passato ai Brooklyn Nets assieme alla scelta numero 28 del Draft 2026 dalla quale Minnesota ha ottenuto in cambio solo Mo Gueye e la scelta 33 al Draft 2026 – nello scambio a tre, anche Nic Claxton ai Bulls, che ne escono vincitori. Useremo la classica figura del bicchiere mezzo pieno e di quello mezzo vuoto:
- bicchiere mezzo pieno: cedendo Randle, Minnesota ha liberato un quantitativo spropositato di spazio salariale e di opzioni, trovandosi a operare al di sotto della soglia del primo apron. Sì, non hanno ricevuto asset di rilievo in cambio, ma in questo modo hanno potuto offrire ad Ayo Dosunmu un nuovo contratto quinquennale a cifre dignitose per questo CBA – 112 milioni di dollari fanno paura, specialmente con la player option al quinto anno, ma bisogna sempre pensare che con questo salary cap si parla solo del 12% di spazio occupato. Anche dopo questa firma, sono oltre $30 milioni sotto il primo apron con tutte le eccezioni disponibili per firme e trade in free agency.
- bicchiere mezzo vuoto: sono stati poco lungimiranti. Passi lo scambio di Karl-Anthony Towns, mantenere a roster quello stipendio gargantuesco assieme a Anthony Edwards, Rudy Gobert e il resto del nucleo era impensabile. Passi l’aver puntato su Randle, un volto noto a Chris Finch, nonostante i mille difetti. Non può passare, però, averlo confermato lo scorso anno con un triennale da $100 milioni, quando il suo valore era ai massimi storici dopo i Playoffs e quando si era già capito che dovesse trattarsi di una soluzione temporanea, perché in ogni caso con lui come secondo violino questo roster non sarebbe andato lontano. Per gestire i costi di mantenimento, i Timberwolves hanno dovuto sacrificare Nickeil Alexander-Walker in una sign&trade per una second-round pick.
Quest’ultimo è un peccato tutt’altro che venale. Lo stesso Ayo Dosunmu è stato una toppa, per quanto ben cucita, che ha sostituito idealmente NAW e aggiustato un investimento del tutto errato su Rob Dillingham al Draft 2025 – pagato due first-round pick 2030 (swap) e 2031 sul momento e allegato alla deadline con un altro giovane (Leonard Miller), oltre a varie second-round pick, per arrivare a Dosunmu. Diciamo che si poteva evitare.
Certo, con il senno di poi sono capaci tutti, ma non era proprio impossibile capire che il potenziale massimo di questo nucleo fosse destinato a fermarsi massimo alle Conference Finals, specialmente dopo l’arrivo di Randle. Minnesota ha semplicemente tardato di un anno l’inevitabile anziché accettare una transizione temporanea necessaria – tra un’uscita al primo turno e una al secondo o alle Conference Finals, cosa sarebbe cambiato? – per risparmiare qualche solo di penali, molto utile con il nuovo CBA, e assemblare un roster di role player attorno a Edwards ancora più competitivo.
Hanno svuotato le casse adesso e sempre adesso ci proveranno, ma ripetiamo, con un anno di ritardo e dopo essere andati in perdita nella cessione di Randle. Questo bicchiere mezzo vuoto sembra molto profondo, a metterla così, ma è la pura verità: cedendo Randle prima, si sarebbe potuto avere ancora a roster NAW e l’equivalente salariale di Ayo Dosunmu ad allungare le rotazioni, tanto per dire, con spazio da usare in questa estate.
Estate dove, riempiendo il bicchiere, adesso si potrà contare su tanto margine di manovra, sulla non-taxpayer MLE per la firma di free agent validi, sulla Bi-Annual Exception sempre in free agency, su una gigantesca traded player exception di oltre $33 milioni che durerà per 365 giorni – e che potrebbe tornare utile in caso di altre eventuali trade per facilitarle, come per assurdo quella di Rudy Gobert. Un buon punto di partenza, ma appunto nulla di più e nulla che non si potesse raggiungere già un anno fa.