Una panoramica, in questo caso sugli sport americani, che mette in risalto lo strettissimo legame tra il professionismo e il mondo della scommesse.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Thomas Gase e pubblicata su Times-Herald (Vallejo) tramite Tribune Content Agency, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
Giovedì mattina mi sono svegliato con il messaggio di un mio collega, che diceva: “Porca miseria, questa retata NBA sulle scommesse è la cosa più folle di sempre. Sembra la sceneggiatura di un film di mafia”. Tuttavia, il messaggio avrebbe potuto anche dire: “Un tassista ha appena fatto una mossa discutibile” o che “un politico ha appena preso una tangente” o che “al supermercato hanno messo una canzone di Taylor Swift”. Non sono rimasto, diciamo, sorpreso.
Pare che l’allenatore dei Portland Trail Blazers Chauncey Billups, la guardia dei Miami Heat Terry Rozier e l’ex giocatore e assistente allenatore dei Cleveland Cavaliers Damon Jones siano stati arrestati nell’ambito di un paio di indagini ad ampio raggio relative a scommesse sportive illegali e partite di poker truccate sostenute dalla mafia (QUI i dettagli). Ma non mi dire.
Lo sport si mette nei guai con il mondo delle scommesse? Non sono Clark Kent, ma avrei potuto prevederlo a chilometri e chilometri di distanza. Non solo lo sport è coinvolto nel gioco d’azzardo più che mai, ma diciamo che ha acceso le candele e messo la musica romantica di Marvin Gaye per un bel po’ di tempo.
Un tempo molto lontano il gioco d’azzardo veniva evitato nello sport. Ad esempio, la famiglia Maloof, già proprietaria della squadra di basket NBA dei Sacramento Kings, possedeva nello stesso periodo anche il Palms Casino di Las Vegas. Tuttavia, a causa della proprietà dei Kings, la famiglia non era autorizzata a eseguire una scommessa sportiva all’interno del casinò. Aveva senso.
Ma le cose hanno smesso di avere senso da quando Las Vegas ha portato i Raiders, i Golden Knights e presto gli Athletics a giocare in città. Non solo gli sport non evitano più il gioco d’azzardo, ma vengono visti insieme tanto quanto Martin Scorsese e Robert De Niro.
Dopo aver ricevuto il messaggio, ho deciso di leggere la storia su ESPN. Non so perché sono andato prima lì. È l’ombra di sé stesso e la colonna sonora è Stephen A. Smith che parla a voce troppo alta di Dio sa cosa. Mentre iniziavo a leggere la storia, è apparsa una pubblicità con una voce che diceva: “Ora le partite dell’NBA sono più vicine che mai!”. Poi la voce di Shaquille O’ Neal: “Scommettici!”. Perché questo annuncio non è stato tolto subito? Chi lo sa?
Ma le scommesse sono ovunque al giorno d’oggi. Si potrebbe pensare che Chicago sia lontana dal gioco d’azzardo. Dopo tutto, l’incidente dei Black Sox del 1919 ha fatto sì che la squadra perdesse otto dei suoi migliori giocatori, tra cui “Shoeless” Joe Jackson e Buck Weaver. Inoltre, la squadra non ha vinto più le World Series per quasi 90 anni. Ne sono nati due bei film, tra cui “Field of Dreams”.
Ma in questi giorni al Rate Field (non si chiama più Guaranteed Rate, perché i Sox non possono più garantire nulla se non una sconfitta) nella zona sinistra c’è scritto Caesars Sportsbook sopra il suo enorme tabellone. A sinistra, dove Shoeless Joe Jackson giocava a pochi metri di distanza nel vecchio Comiskey Park.
All’interno di ogni spogliatoio della Lega americana professionistica di Baseball c’è un cartello che riporta le regole del gioco d’azzardo della lega, note come Rule 21. Questa pratica è una tradizione di lunga data che ha lo scopo di ricordare ai giocatori e al personale le gravi conseguenze delle scommesse sul baseball.
Pete Rose non ha ricevuto questa comunicazione all’interno del suo spogliatoio: nel 1989 è stato bandito a vita per aver scommesso sul baseball. Non lo capì nemmeno il Great American Ballpark di Cincinnati, situato vicino a Pete Rose Way. Nell’area sinistra dello stadio c’è un’enorme pubblicità di FanDuel. Quando Rose è morto l’anno scorso e si è tenuta una cerimonia, una parte di me è rimasta scioccata dal fatto che FanDuel non l’abbia sponsorizzata.
Anche il Wrigley Field non è da meno. Adiacente al vecchio stadio classico, all’angolo tra Sheffield e Addison, si trova un locale Draft Kings. È possibile vedere un fuoricampo di Kyle Tucker e scommettere che i Cubs vinceranno dallo stesso punto. È un’ottima cosa. In pratica ogni singolo luogo di sport ha un qualche tipo di pubblicità o un sito per le scommesse sportive.
Durante una visita a Pittsburgh durante l’estate, un gruppo di ragazzi che si trovava in un bar ha iniziato a parlare con me quando ha saputo che ero un giornalista sportivo. La conversazione si è lentamente spostata da “chi hai coperto” a “su quali squadre o siti scommetti?”.
Ho spiegato loro che non gioco sullo sport. In primo luogo, non è etico scommettere sulle squadre che stai seguendo e, in secondo luogo, è pericoloso. Tutti questi spot e programmi che ti dicono su cosa scommettere ogni giorno non si scusano mai se sbagliano e ti costano soldi.
Tutto quello che hanno detto è “Ehi, se scommetti sulla vittoria dei Browns (dovrebbe essere una red flag, ndr.), sul fatto che i Raiders segnino 10 punti e che Anthony Rendon ottenga una base, vincerai 100 dollari!”. Poi, con una voce che farebbe invidia al tizio delle micro-machine, c’è una voce che vi dice di scommettere in modo responsabile perché potrebbe rovinarvi la vita.
Ho chiesto ai giovani del bar di Pittsburgh quanto fosse facile o difficile scommettere sullo sport. Il ragazzo mi ha guardato come se gli avessi chiesto che anno fosse e mi ha risposto: “È più facile che ordinare un’auto su Uber. In pratica l’unica cosa difficile per noi è dimostrare la nostra età, ma ci sono modi semplici per superare questo ostacolo”. Ho riso, poi ho pianto nella mia birra.
Perché la gente non può semplicemente godersi lo sport senza scommetterci sopra? Quand’è che guardare Stephen Curry che segna un tiro da tre punti, Venus Williams che fa un ace, Aaron Judge che fa un fuoricampo o Fred Warner che fa un grande placcaggio non è più sufficiente? Quand’è che Mike Trout che spedisce una palla nel vuoto per ottenere basi extra, Rickey Henderson che ruba una base, Willie Mays che fa una basket catch o Michael Jordan che tira fuori la lingua per prepararsi a una schiacciata sono diventati secondari rispetto a quanto denaro è coinvolto nella giocata?
Quando siamo diventati tutti Hyman Roth de’ “Il Padrino Parte II”? La sua battuta nell’epico film, “ho amato il baseball da quando Arnold Rothstein ha truccato le World Series nel 1919”, colpisce molto adesso. Oggi nello sport si può scommettere su tutto. Con ESPN e i principali network che trasmettono le Little League World Series, quanto tempo ci vorrà prima che la gente scommetta su quelle partite? Questo sotto è solo un esempio.
Gli arresti di almeno 34 persone – frutto di un’indagine durata anni che ha interessato 11 Stati e coinvolto decine di milioni di dollari – arrivano all’indomani dell’inizio della stagione NBA e alla vigilia delle World Series. Secondo l’accusa, gli imputati “avevano accesso a informazioni private conosciute dai giocatori o dagli allenatori dell’NBA” che avrebbero probabilmente influenzato il risultato delle partite o le prestazioni dei giocatori e fornivano tali informazioni ad altri cospiratori in cambio di un compenso forfettario o di una quota dei profitti delle scommesse. Bene, così il mondo dello sport si è trasformato negli Houston Astros del 2017.
Kash Patel, il direttore dell’FBI, ha dichiarato che diverse famiglie criminali sono coinvolte in frodi che lasciano senza parole. La mia parte preferita della conferenza stampa di giovedì è stata quando Patel ha detto che il denaro coinvolto “non era solo di centinaia o migliaia di dollari”. Davvero, alcune grandi famiglie criminali sono state coinvolte in uno scandalo di gioco d’azzardo per più di centinaia di dollari? Chi lo avrebbe mai detto.
Se togliamo l’incognita dell’esito delle partite sportive, togliamo l’interesse dei tifosi. Se il risultato non è più qualcosa che non viene compromesso, allora mi chiamo fuori. Mi dispiace, ma non guarderò una partita NBA per il resto dell’anno se le cose stanno così.
Se l’NBA e altri sport vogliono accettare denaro pubblicitario da siti di gioco d’azzardo, non si può rimproverare agli atleti di fare cose scorrette nello sport con il gioco d’azzardo. È ora di ritirare le fiches e smettere di essere coinvolti.
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